Categoria: televisione

autore: marcodedomenico | 17 dicembre 2010

Rai, Fratelli d’Italia

categorie: televisione

Devo aprire questo post ringraziando mia cugina Paola Redfox che mi ha involontariamente fornito lo spunto.

Rai ha prodotto e diffuso attraverso i propri mezzi di comunicazione di massa uno spot che pubblicizza il servizio televisivo Nazionale.

La campagna, articolata in cinque soggetti diversi nella parte creativa e uguali nel pay-off mostra la gente comune impegnata in lavori normali e che parla nel più stretto dialetto di provenienza.

Credo che la necessità di realizzare più soggetti fosse essenzialmente legata all’ampia schiera di dialetti facilmente identificabili.

Lo spot suggerisce attraverso l’uso dei dialetti una localizzazione che non esiste più, grazie appunto alla RAI.

E’ una vita che mi domando quanto questa sia una cosa buona oppure no. E la risposta per ora è invariabilmente no.

Sono uno speaker, la mia pronuncia della lingua italiana è pressoché perfetta, scevra da qualsiasi forma di inflessione dialettale. E’ un vanto però soltanto sotto il profilo tecnico, perché lo ritengo un demerito sotto quello culturale.

Essendo figlio di meridionali provenienti da regioni diverse e trapiantate a Milano prima che nascessi, sono cresciuto con la cultura del dialetto messinese per parte di mio padre e pugliese per parte di mia madre.

I miei nonni erano un fulgido esempio di espressioni tipiche, frasario e pronuncia barese e messinese. L’essere però cresciuto a Milano mi ha involontariamente spinto verso l’ascolto del dialetto milanese.

Spesso si dice che chi nasce e cresce in famiglie bilingue sia poi a sua volta bilingue. Io credo di non aver mai imparato veramente né il milanese né il messinese e men che meno il barese.

Ne riconosco i suoni e li imito quasi alla perfezione, ma se mi si chiedesse di capire un dialogo fra due messinesi che parlano il dialetto… farei fatica e mi arrenderei presto.

Non sono uno splendido retaggio del nostro passato i dialetti? Non sono la nostra targa? Non sono l’idea stessa di localizzazione e non trasportano un mondo fatto di suoni e di colori e di sapori e di tradizioni?

Mi piace pensare (ancora oggi) che l’italiano sia la lingua dei libri, dei film, dei notiziari a diffusione nazionale. E invece è (nella sua forma più elementare) la lingua di tutti, dal ragazzo di Bagheria al vecchio di Codroipo.

Se solo a scuola si fosse insegnato in dialetto l’italiano, come si insegna l’Inglese in italiano, ora saremmo tutti perfettamente bilingue. Invece i giovani conoscono soltanto l’italiano e siccome l’Istituzione scolastica fa pena, lo parlano e lo scrivono male.

Un vero successo, non c’è che dire.

Perché la RAI ha realizzato questi spot? Cosa vogliono dire? Che grazie alla radio e alla tv di Stato ora siamo più italiani che mai? Ma chi si sente veramente italiano e ne va fiero?

Io purtroppo sono italiano, ma non ne vado certo fiero. Mi piacerebbe invece poter dire di essere siciliano, oppure pugliese.

Ma di siciliano ho solo il cognome e di pugliese ho due nonni che dall’alto dei cieli forse si amano ancora ma parlano una lingua che non è più fatta di suoni.

Se dico che sono milanese, i veri milanesi ridono.

Dunque cosa sono? E per quest’incertezza delle origini chi dovrei ringraziare? La RAI?

Grazie RAI, il prossimo canone te lo pago in ambrosini d’argento.

Ed ecco i video.

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autore: marcodedomenico | 15 dicembre 2010

Belen Rodriguez, la Tim e Aldo Grasso

categorie: televisione

Il minestrone all’italiana in sostanza.

Ci sono tutti gli ingredienti: lo gnocco (al femminile) il cuoco (la compagnia telefonica) e l’assaggiatore dal palato sopraffino, Aldo Grasso.

Mi piace Grasso perché è cinico e sincero. Si esprime in un italiano splendido e con grande cognizione di causa. Mi ispira riflessioni che da solo non farei.

Quasi quotidianamente controllo che non sia uscito un suo nuovo pezzo fra le pagine multimediali di corriere.it

L’ultimo miniservizio Grasso lo ha realizzato sulle difficoltà che starebbe  incontrando TIM (sarà vero?) con gli ultimi spot.

Non si capisce bene chi abbia diffuso la notizia che ultimamente i prodotti di TIM si vendano di meno, e sempre quel qualcuno avrebbe avanzato l’ipotesi che la colpa sia dell’eccessiva sensualità di Belen Rodriguez.

Attenzione: i gusti sono gusti e non si discutono, ma a me la Rodriguez fa venire in mente l’ipertricosi e l’iperidrosi. Quindi non riesco a viverla proprio come un’icona sexy.

E comunque, credo che gli spot TIM siano brutti non certo per i testimonial quanto proprio per il concept, per l’idea creativa che c’è dietro.

Ho sempre guardato con divertimento e piacere quelli di Wind, che mi sembrano più intelligenti. Quelli di Tre sono addirittura dei minifilm, fatti a regola d’arte.

Vodafone… bleah, i due borgatari mi hanno letteralmente alesato le creste iliache. Quelli di TIM fanno semplicemente cagare.

Aldo Grasso per la prima volta parla di comunicazione, di advertising, di spot, e lo fa con questo video.

http://video.corriere.it/belen-spot-qual-problema/41878b4c-0848-11e0-b759-00144f02aabc

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autore: marcodedomenico | 25 novembre 2010

Se non ti lecchi le dita godi solo a metà

categorie: televisione

E’ il pay-off del famoso snack di mais al formaggio Fonzies. E’ stato inventato da un grandissimo della pubblicità, Marco Mignani.

Mignani è l’inventore anche della “Milano da Bere” e dello slogan dell’allora Democrazia Cristiana, Forza Italia.

Avete capito bene (voce da Silvio che toglie l’ICI), Forza Italia era lo slogan della DC, ripreso anni dopo da Berlusconi per il suo Partito.

Mignani e i suoi dieci rotoli di morbidezza, un autentico genio della pubblicità.

Mi capita spesso di lavorare con quello che credo sia un suo parente, che si chiama Luca Mignani e gli somiglia moltissimo, sembra il gemello del Marco scomparso due anni fa.

Torniamo al pay-off dei Fonzies: Se non ti lecchi le dita godi solo a metà.

Ho pensato spesso a questa frase, l’ho scomposta, l’ho analizzata. Ogni volta che ne apro il file nella mia testa mi imbatto in un’immagine a sfondo sessuale.

Saranno i verbi “leccare” e “godere” che troppo facilmente si trovano vicini nell’immaginario collettivo. Non si capisce bene se lo slogan sia un imperativo o un semplice suggerimento. E non è nemmeno chiaro se godere a metà sia sufficiente oppure molto insoddisfacente. Il fatto è che ti resta in testa come un comandamento. Che brutto parallelismo, un comandamento e una frase per vendere uno snack!

Partirà a breve una nuova campagna televisiva dei Fonzies, prestate molta attenzione al dito. E poi ditemi che ne pensate.

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autore: marcodedomenico | 17 novembre 2010

La TV del futuro e quella che vorrei

categorie: televisione

enrico_mentanaIn principio era il PAL, il sistema di trasmissione analogico che per quarant’anni ha servito gli italiani catodici.

La tv era generalista per definizione, RAI a pagamento e le private gratis.

Beh, non proprio gratis. Diciamo che non pagavamo direttamente la TV privata ma pagavamo di più i prodotti che su di esse si reclamizzavano.

Poi è arrivata Tele+ e gli italiani hanno scoperto la famosa Pay per View. Insieme a Tele+ sono arrivati i metodi per craccarla e per vedersela a scrocco.

Era ancora un normalissimo segnale analogico ricevibile con l’antenna tradizionale

Il mondo ha scoperto il satellite, e non era certo la luna che da sola poverina non trasmette niente se non tanta malinconia.

Zio Rupert è entrato arrembante sul nostro mercato e ha cominciato a mietere vittime digitali me compreso.

Zio Piersilvio e zio Fedele non sono certo stati a guardare e in videochat coi piani alti sono riusciti ad ottenere che il Digitale Terrestre si imponesse per Legge sulle nostre abitudini e andasse a sostituire i comuni televisori analogici.

Così c’è stata la corsa al decoder. O ce l’hai incorporato nel nuovo tv (signori, serve per forza una nuova tv) oppure te lo compri a parte. Si sono arricchiti i costruttori di decoder, ne sono sorti a decine come i funghi dopo la pioggia.

Avete mai provato a fare un giro sui vecchi canali analogici? Che desolazione, che panorama lunare appunto. Non c’è più niente. Frequenze che per anni sono state animate dalle produzioni televisive deserte come Linate alle tre del mattino.

Chi aveva il decoder di Sky e quindi riceveva i segnali dal satellite, pensava di essere al sicuro anche per quanto riguarda la visione dei canali Rai e Mediaset. Qualcuno si è detto: che bisogno c’è di prendere un decoder per il DDT quando vedo tutto anche da Sky?

Falso, purtroppo. Perchè le Reti Rai, Mediaset e La7 non trasmettono proprio tutto il palinsesto sul satellite perchè hanno acquistato i diritti di trasmissione di certi eventi solo per l’Italia e com’è noto la flottiglia di Hot Bird a 13° est irradia in tutta l’Europa fino alle coste nord dell’Africa.

Che fare? Beh, è facile. Mettere in piedi un’altra piattaforma satellitare per la visione in chiaro delle 7 principali TV generaliste. Si chiama TVsat

Così chi abita in zone orograficamente difficili (l’Italia è uno stivale fatto essenzialmente di montagne e un impianto tv a volte serve una singola vallata) e non riceve il Digitale Terrestre deve acquistare il TVsat e se vuole anche Sky, deve avere il suo decoder. Quindi due decoder e una parabola. Come dire due cuori e una capanna, no?

Ma non è ancora finita.

Perchè se è di film che vi nutrite, a partire da ieri potreste anche fare a meno di tutto questo. iTunes ha lanciato un servizio di noleggio e vendita di film scaricabili da internet. E se non volete limitarvi a vederli sui monitor dei vostri computer, Apple propone AppleTV, un affare grande come un pacchetto di sigarette che si collega wireless o via cavo ethernet al vostro computer e vi permette di vedere e ascoltare tutti i contenuti multimediali sul vostro computer proprio sulla TV che avete in salotto.

Da qualche anno a questa parte per me la tv generalista è buona soltanto per i notiziari e da qualche mese comincio a difendermi anche da quelli. Il TG di Minzolini è inguardabile per lentezza e confezionamento ridicolo, penso la stessa cosa del TG2. Il TG 3… beh, è fruibile solo da chi ha sposato certe idee politiche. Loo stesso si dica per il TG4.

Restava buono il TG5 che ha un packaging di gran classe ma da qualche tempo a questa parte si è guastato nei contenuti e per questo possiamo dire grazie al mio collega, il DJ Clemente. I primi 3 minuti politica (se non ci sono ridicoli fatti di cronaca), poi 20 minuti cronaca con inviati, collegamenti, puttanate varie. Si sfocia quindi in articoli sugli scoiattoli canadesi, sulle foche monache del Mare di Barents, sui lati B (che brutta espressione, la odio) su Corona su Belen… insomma di tutto tranne quello che veramente (purtroppo) conta, la politica.

Meno male che La7 ha fatto il colpaccio e ha avvitato allo sgabello della conduzione zio Enrichetto. Io guardo solo lui, e mi immagino che quando finisce la diretta e si spengono le luci lui resta lì incollato su quello sgabello fino alle 8 della sera successiva. La Contessa avrà di che lamentarsi, immagino, ma io no. Mentana mi piace parecchio, ha avuto il coraggio di bacchettare apertamente Berlusconi a Matrix. Mentana è un vero grande giornalista.

Mi auguro che il suo TG salga ancora negli ascolti, se li merita tutti quanti e sta facendo un ottimo lavoro.

Ricapitolando: se vi piace la TV generalista e i suoi pseudovalori a base di Uominiedonne, Veline, Tronisti, Sopravvissuti all’Isola, Grandefratellastri, culi tette ricchi premi e cotillon, allora vi basta il digitale terrestre se da voi si prende oppure TVsat se non si prende.

Se volete di più c’è Sky con il suo vagone di film e di canali tematici.

Se vi piacciono solo i film e solo quelli che dite voi, investite 119 euro e vi comprate la Apple TV e vi noleggiate i film a pochi centesimi.

Io ho Sky perchè sono la voce ufficiale di Nickelodeon e quindi ogni tanto me la devo guardare per capire che aria tira. E quando mio figlio sarà un po’ più grande vorrò gonfiare il petto di orgoglio e dirgli: La senti la voce di papà in televisione?

Ma questo è l’unico motivo, perché per i film forse ho risolto e i TG si possono vedere anche dal web.

Non mi manca più niente.

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autore: marcodedomenico | 25 ottobre 2010

Il dialetto salentino

categorie: televisione

Qualche settimana fa mi è stato chiesto di incidere uno spot con “accento leccese” e quando ho cominciato a parlare con quell’accento il copy mi ha guardato storto.

Domanda: Perchè mi guardi così?

Risposta: Perchè questo non mi sembra pugliese, mi sembra se mai siciliano.

Bravo fesso!!! Non l’ho detto ma l’ho pensato. E da quando in qua a Lecce si parla “il pugliese”?

Assunto che il pugliese non vuol dire nulla così come non vuol dire niente il sardo oppure il lombardo (siamo la nazione con il più alto numero di dialetti al mondo!!!) il pugliese che uno si aspetta di ascoltare si parla forse fra Foggia e Bari. Sia chiaro che a Bari stessa la vocale “a” resta a e non diventa affatto una e. A Brindisi si comincia già a sentire una specie di reflusso di salentino e poi appena si va più a sud il mondo cambia di nuovo e diventa un dialetto che somiglia molto, moltissimo al messinese.

Perchè il salentino somiglia al messinese? Beh, tutte le regioni del sud Italia e che affacciano direttamente sul Mediterraneo hanno subito le stesse influenze. Arabe, greche, bizantine ma anche albanesi, francesi, spagnole e normanne. Pare però che una colonia di messinesi (sicliano orientale) si stabilì nell’odierno salento.

C’è un bellissimo detto salentino che recita:

chiove a su i ricchi e a su i poveri,

allu stessu modu,

sulamente ca i ricchi tenine lu mbrellu.

Potrebbe essere tranquillamente scambiato per messinese.

In questi giorni stiamo ascoltando in televisione il dialetto salentino, forse per la prima volta, per via di quel giallo infinito che è la morte di Sarah Scazzi.

Al di la di tutto quello che potrei dire sulla vicenda (chiaramente non lo faccio, non serve e poi sarei aggressivo) l’unico “vantaggio” che il resto d’Italia ne trae è forse legato a questo insegnamento.

Una volta per tutte, il dialetto salentino non centra niente con i dialetti dell’alta Puglia, non ci si avvicina nemmeno. Appartiene alla famiglia delle lingue romanze ed è classificato nel gruppo meridionale estremo al pari del siciliano, del calabrese centro-meridionale e del cilentano meridionale.

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autore: marcodedomenico | 29 settembre 2010

Spot

categorie: in pubblico, televisione

Non lo faccio quasi mai ma… questo è proprio carino e volevo condividerlo.

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