
Rai, Fratelli d’Italia
categorie: televisioneDevo aprire questo post ringraziando mia cugina Paola Redfox che mi ha involontariamente fornito lo spunto.
Rai ha prodotto e diffuso attraverso i propri mezzi di comunicazione di massa uno spot che pubblicizza il servizio televisivo Nazionale.
La campagna, articolata in cinque soggetti diversi nella parte creativa e uguali nel pay-off mostra la gente comune impegnata in lavori normali e che parla nel più stretto dialetto di provenienza.
Credo che la necessità di realizzare più soggetti fosse essenzialmente legata all’ampia schiera di dialetti facilmente identificabili.
Lo spot suggerisce attraverso l’uso dei dialetti una localizzazione che non esiste più, grazie appunto alla RAI.
E’ una vita che mi domando quanto questa sia una cosa buona oppure no. E la risposta per ora è invariabilmente no.
Sono uno speaker, la mia pronuncia della lingua italiana è pressoché perfetta, scevra da qualsiasi forma di inflessione dialettale. E’ un vanto però soltanto sotto il profilo tecnico, perché lo ritengo un demerito sotto quello culturale.
Essendo figlio di meridionali provenienti da regioni diverse e trapiantate a Milano prima che nascessi, sono cresciuto con la cultura del dialetto messinese per parte di mio padre e pugliese per parte di mia madre.
I miei nonni erano un fulgido esempio di espressioni tipiche, frasario e pronuncia barese e messinese. L’essere però cresciuto a Milano mi ha involontariamente spinto verso l’ascolto del dialetto milanese.
Spesso si dice che chi nasce e cresce in famiglie bilingue sia poi a sua volta bilingue. Io credo di non aver mai imparato veramente né il milanese né il messinese e men che meno il barese.
Ne riconosco i suoni e li imito quasi alla perfezione, ma se mi si chiedesse di capire un dialogo fra due messinesi che parlano il dialetto… farei fatica e mi arrenderei presto.
Non sono uno splendido retaggio del nostro passato i dialetti? Non sono la nostra targa? Non sono l’idea stessa di localizzazione e non trasportano un mondo fatto di suoni e di colori e di sapori e di tradizioni?
Mi piace pensare (ancora oggi) che l’italiano sia la lingua dei libri, dei film, dei notiziari a diffusione nazionale. E invece è (nella sua forma più elementare) la lingua di tutti, dal ragazzo di Bagheria al vecchio di Codroipo.
Se solo a scuola si fosse insegnato in dialetto l’italiano, come si insegna l’Inglese in italiano, ora saremmo tutti perfettamente bilingue. Invece i giovani conoscono soltanto l’italiano e siccome l’Istituzione scolastica fa pena, lo parlano e lo scrivono male.
Un vero successo, non c’è che dire.
Perché la RAI ha realizzato questi spot? Cosa vogliono dire? Che grazie alla radio e alla tv di Stato ora siamo più italiani che mai? Ma chi si sente veramente italiano e ne va fiero?
Io purtroppo sono italiano, ma non ne vado certo fiero. Mi piacerebbe invece poter dire di essere siciliano, oppure pugliese.
Ma di siciliano ho solo il cognome e di pugliese ho due nonni che dall’alto dei cieli forse si amano ancora ma parlano una lingua che non è più fatta di suoni.
Se dico che sono milanese, i veri milanesi ridono.
Dunque cosa sono? E per quest’incertezza delle origini chi dovrei ringraziare? La RAI?
Grazie RAI, il prossimo canone te lo pago in ambrosini d’argento.
Ed ecco i video.








