E’ raro che parli di cinema, ma ora è necessario.
Sono andato a vedere Qualunquemente, con Antonio Albanese.
Per questo film, Albanese ha deciso di non curare la regia e di limitarsi a recitare. Credo abbia fatto bene.
In tutte le occasioni in cui lui ha fatto la regia dei suoi film, si rideva e si piangeva in momenti molto ben separati. Nel mezzo c’era il nulla. Campi lunghissimi che impiegavano dieci minuti a diventare piani americani… silenzi eterei…
Qualunquemente è un film cattivissimo travestito da film comico, in pieno stile Albanese.
Ed ora la recitazione: Albanese è un drago.
Chi non l’ha ascoltato parlare un perfetto milanese nel personaggio di Ivo Perego in la fame e la sete? E cosa ne pensate del suo siciliano molto ben piantato, coi suoni giusti e le espressioni caratteristiche?
Ora si cimenta con il calabrese, cugino di primo grado del siciliano, e anche questa volta la missione è compiuta.
I film di Antonio Albanese fanno ridere perché c’è Antonio Albanese e ci sono le sue facce. Ha delle doti recitative innate, guardategli la faccia quando descrive “u pilu” che c’è in Brasile. Non è magnifico?
Seguo Albanese da un minuto dopo il suo esordio, a Su la Tesa fino ai vari Mai Dire. Ho acquistato le videocassette dei suoi spettacoli teatrali e le ho mandate a memoria.
Chi guardasse ora una di quelle videocassette non vedrebbe quasi nulla, tutto il supporto magnetico è rimasto intrappolato nelle testine del mio vecchio videoregistratore. Non è rimasto quasi nulla, non si vede più niente.
Con Albanese si ride per tutta la durata della sua performance e si piange sul finale, perché ridere va bene ma dopo un po’ “rompe i cugghiuna” come direbbe lui.
Grande Antonio, se fossi sul palco con Giovanni Vernia lui ti direbbe: “Oh, ti stimo fratello”.
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