Categoria: televisione

autore: marcodedomenico | 12 gennaio 2010

San Crispino, bere buono ogni giorno

categorie: televisione

Ho passato mesi a tentare di decifrare cosa diceva il vecchio dopo aver sorseggiato quel nettare degli dei che dev’essere il San Crispino.

Poi la folgorazione, questa mattina verso le sette, mentre mi facevo la barba.

Pensavo a “boia deh”, tipico di Pisa e Livorno. Ma ovviamente non poteva essere, volgare e violento, e poi geograficamente non centrava nulla.

Occorreva cercare nel dialetto emiliano e… zac!

Tutt i dè! Quindi… “Tutti i giorni”!

Come ho fatto a non arrivarci prima? Io riesco a riconoscere la voce di qualunque doppiatore italiano anche se pronuncia una sola sillaba, e non ho capito il tutti i dè?

Starò invecchiando!

Comunque, lo spot è penoso. Le luci sono quelle stereotipate della magnifica domenica di sole… il casolare in campagna, la famiglia unita dove tutti si vogliono bene a prescindere.

La mamma invita i ragazzini a lavarsi le mani per andare a tavola, dunque la famiglia è di valori sani, crede nell’educazione dei figli.

C’è quest’ospite di mezza età e dall’aria serenza che si sorprende perchè il padrone di casa tiene il vino in cartone in cantina. La cantina è incantevole (anzi, incantinevole :) ) perfetta per vini d’annata e d’etichetta più che pregevole, però dentro ci tiene il San Crispino. In tetrapack!!!

Ma lo sapete che San Crispino, secondo Christian De Sica in “Vacanze in America”  protegge il buono il bello e il burino?

Eppure se Ronco ha investito così tanto in quello spot (o meglio nell’acquisto degli spazi, perchè lo spot in se sarà costato si e no 50.000 euro) significa che gli rende, che di vino ne vende.

Allora quanto è vero che gli italiani amano il buon vino, se poi a tavola tutti i giorni bevono il Ronco? Di solito sono secondi vini, ottenuti per seconda svinatura, raggiungono chimicamente il grado alcoolico minimo per poter raggiungere la qualifica di vino in luogo di quella di succo d’uva.

Il sottofondo musicale è un semplice arpeggio di chitarra classica. Lo speaker (il mio collega e amico Luca Catanzaro) dice: “San Crispino, bere buono ogni giorno”.

Il payoff induce tre concetti, che quel vino è San Crispino e non un altro vino, che è “buono” (aggettivo molto vago per un vino, no?) e che si può bere ogni giorno perchè presumibilmente costa poco. Come se il vino fosse una bevanda che è meglio acquistare a basso prezzo per poterla bere ogni giorno anziché il contrario.

Il vino per sua natura è gradevole quando è di qualità. Credo che chiunque accetterebbe di bere un ottimo vino una volta ogni tanto anziché quel kerosene tutti i giorni.

Eppure, funziona. Non conosco i dati di vendita ma qualcosa mi dice che alla Ronco gli affari girino bene.

San Crispino, bere buono ogni giorno. Tutt i dè!

Spot San Crispino

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autore: marcodedomenico | 29 ottobre 2009

Dove c’è Barilla… c’è Mina

categorie: in pubblico, televisione

barillaSe tutto l’advertising venisse realizzato usando i personaggi famosi, noi speaker e doppiatori pubblicitari saremmo a vendere le carrube.

La consecutio è traballante come i nostri fatturati.

Negli anni ottanta era facile, per fare lo speaker di Barilla ti davano venti milioni! Poi sono arrivati gli anni novanta, e le Agenzie pubblicitarie hanno cominciato a capire che così non poteva funzionare, i costi di produzione dello spot andavano parametrati al costo dell’acquisto degli spazi.

Bene!

Siamo ai giorni nostri, vediamo di fare il punto della situazione.

Di dieci spot, due sono in lingua originale (ora l’Inglese lo sanno anche gli asini, che di carrube sono ghiotti). Tutte le pubblicità televisive di profumi sono in lingua originale, così come molte pubblicità di birra, e adesso anche alcune pubblicità di alcolici.

Degli otto commercial rimasti, un paio almeno sono senza speaker! C’è solo il Super (la grafica) e una musica.

E siamo a sei spot disponibili per noi doppiatori pubblicitari

Di questi sei, circa due sono con voce femminile. A noi speaker maschi ne restano quattro.

Quattro spot su dieci, non male!

E adesso viene il bello, di questi quattro spot, almeno uno è prodotto direttamente con la voce del personaggio famoso, del testimonal, dell’endorser.

Così ci ritroviamo la voce del maratoneta tirolese sulle merendine, la voce di Fiorello sulle compagnie telefoniche, la voce della Rodriguez e quella della Huntziker.

E poi c’è una cantante famosa che ha prestato la sua voce (in cambio di pochi spiccioli, immagino…) per la pubblicità di Barilla.

L’altro giorno mia moglie mi ha detto: “Amore, ma di chi è questa bella voce calda?”

Il giorno dopo mio suocero mi ha chiesto: “Marco, tu che sei nel giro, mi sai dire di chi è quella voce così soffice dello spot di Barilla? Sembra una voce “di casa”, mi da una bella sensazione di famiglia”.

Sapete chi è?  E’ Mina!!!!

Non essendo una “professionista”, Mina ha usato la sua voce nell’unico modo che conosce. Il risultato dal mio punto di vista (puramente professionale) è patetico, perchè ha appoggiature ridicole.

Eppure… eppure…. piace!

Quelli dell’Agenzia hanno capito tutto, cazzo!

Serve una voce sterile e perfetta, una specie di sala operatoria della voce? Oppure occorre la voce di qualcuno che parli come noi, come tutti?

La risposta è nel titolo di questo post!

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autore: marcodedomenico | 17 aprile 2009

Susan Boyle

categorie: televisione

susanboyletalent_lI più cattivi non esiterebbero un solo istante a chiamarla Susan Boyler!

Ha quarantasette anni ma ne dimostra almeno una decina in più, è pagnottella e non certo attraente.

Ma la sua voce è un mix fra Celine Dion e Dionne Warwick. Praticamente Celine Dionne Warick!

Questa donna si è presentata alla versione britannica di X Factor con una specie di tenda da cucina per vestito, due polpacci che sembrano due fiaschi di Chianti rovesciati e un’acconciatura degna di un Fox Terrier.

L’hanno presa per il culo, è naturale.

Ma poi ha aperto la bocca e lasciato a bocca aperta il pubblico in sala. Una voce strepitosa, potente e aggraziata, quasi perfettamente intonata, con un modo di modularla un po’ antico ma praticamente perfetto.

Quante volte dovremo riconoscere una totale distonia fra la voce e il volto prima di farcene una ragione? Perchè continuiamo a stupirci quando dentro un corpo non bello alberga una voce magnifica? Come se i due aspetti fossero ancorati!

Perchè purtroppo non è vero che l’occhio vuole la sua parte, l’occhio la parte se la prende quasi tutta, lasciando alle orecchie quel poco che serve per cogliere qualche possibile sfumatura. Così, di passaggio, senza impegno.

Quando accade (più spesso di quanto si pensi) che al cervello arrivino segnali contrastanti fra loro (vale il vecchio assioma della doppiatrice: bella voce, cesso atroce) il nostro santuario dell’omologazione crolla in tanti piccoli pezzi.

Ed ecco Susan Boyle, una specie di salsicciotto ungulato che canta divinamente. Perchè la voce e l’organismo che la ospita, per fortuna, rimangono due cose ben divise fra loro.

Parola di speaker non bello!

Ed ecco il link al video: http://www.youtube.com/watch?v=RxPZh4AnWyk

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autore: marcodedomenico | 3 febbraio 2009

Telefilm Magazine…

categorie: televisione

Dev’essere la prima volta che pubblico il video di un lavoro con la mia voce..

Ma… c’è sempre una prima volta!

 

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autore: marcodedomenico | 20 gennaio 2009

Yes, we can!

categorie: in pubblico, per persuadere, televisione

 Sono le 18.14 di oggi 20 gennaio 2009.

Questa data passa alla storia come il giorno in cui Barack Hussein Obama II giura con la mano sulla Sacra Bibbia che fù di Abraham Lincoln.

Come molte milioni di persone sono con la TV accesa, sintonizzata su La7.

Al di la di ogni implicazione politica, da speaker prendo atto della voce, bellissima, di Obama. 

Più di un anno fa scrissi proprio sul verde di queste pagine che l’americano è lingua da baritono. I suoni dell’Inglese pronunciato oltreoceano sono ricchi di bassi, ogni individuo cerca involontariamente i suoni più profondi della sua voce.

Barack Obama porta all’apice questo concetto, grazie a un timbro caldo, profondo, tranquillo.

Ha grande carica Obama, ha un sound coinvolgente e trascinante.

Si può essere d’accordo o meno con quel che dice, ma lo dice da Dio!!!!

Vi invito a ragionare su quest’aspetto. E’ un caso che l’uomo più potente d’America e quindi del Mondo intero abbia una voce bellissima e la usi un gran bene? Ma qual’è il potere reale della voce?

A chi vuole potenziare il proprio apparato fonatorio, io dico YES, YOU CAN. A chi pensa che la propria voce sia un potente strumento di persuasione e intende migliorarla, io dico YES, YOU CAN.

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autore: marcodedomenico | 12 dicembre 2008

Lo stereotipo del mestiere di speaker

categorie: in pubblico, radio, televisione

Spesso, quando racconto a qualcuno il lavoro che faccio, questi mi guarda sorridendo e "imposta la voce" a presa di culo. Simula in sostanza il modo di parlare dei giostrari, dei calcinculari, degli speaker sfigatissimi degli autoscontri.

Voce ingolata, finto tono figo, imbarazzante abuso del diaframma, frasario da "disc jockey" anni ottanta tipo: "bene ragazzi, ben sintonizzati sui novantanove megacicli di reteeeeeee centocinqueeeeee.. il prossimo successo è già sul piatto in rotazione a trentatrè giri e un terzo… e vai con la musicaaaaaaaaaaa".

Diciamo qualcosa:

Lo speaker, non è un conduttore radiofonico. I ruoli sono molto ben separati. Chi fa il conduttore radiofonico non è affatto detto che sappia anche fare lo speaker, anzi. L’uso della voce è completamente diverso, e senz’altro mi sarà concesso evidenziare il fatto che lo speaker deve avere una sensibilità ben maggiore rispetto a quella del conduttore. Almeno nella parte di emissione del suono

Il conduttore radiofonico non parla più così da circa un ventennio, i bravi conduttori oggi parlano in maniera molto naturale, non sembrano più nemmeno alla radio. A chi si sta ancora chiedendo come mai agli albori della radiofonia privata si tendeva ad urlazzare nel microfono e ad allungare le vocali, ecco la risposta: Allora, si tendeva a copiare il modo di condurre dei dj americani. Ma la lingua imponeva loro (agli yankee) un mondo di suoni che in Italia non abbiamo affatto. Anche gli usi della voce sono ben diversi (si legga un mio post del passato in cui sostengo che l’americano è lingua da baritono). Il risultato era buffo già allora, io ero bambino e ascoltavo i primi network e relativi conduttori che sbraitavano davanti al microfono trascinandosi dietro fiumi di inutili vocali. 

Dunque, un conto è fare il conduttore radiofonico, un conto è fare lo speaker. Lo speaker è una persona che conosce benissimo i suoni della lingua italiana, conosce la differenza fra accenti fonici e accenti tonici, ha approfonditissima conoscenza delle regole della corretta pronunzia delle nostre parole. Il DJ è un bravo intrattenitore, potrebbe avere voce pessima, pessimo modo di usarla, potrebbe perfino parlare un dialetto regionale. Lo speaker, ovviamente, no.

E poi c’è il doppiatore pubblicitario, facciamo quindi un passo in là. 

Spesso, un bravo speaker (uomo o donna che parla in perfetto italiano) è anche un bravo doppiatore pubblicitario. E’ un arte che richiede qualche capacità in più. Uno speaker che approccia al mondo del doppiaggio pubblicitario, sarà anche un bravo venditore. Saprà modulare la sua voce per farla aderire perfettamente alla situazione che i creativi pubblicitari hanno pensato per lo spot. Saprà correre come un fulmine e scivolare anche sulle articolazioni più difficili, saprà interpretare un ruolo con ricchezza di colore e di interpretazione, pur volando come una scheggia nei trenta secondi a disposizione. Saprà anche incollare la sua voce all’attore dello spot, nel caso di una pubblicità televisiva, saprà aggiungere un tocco personale alla produzione.

Lo speaker ovviamente no, non è detto che sappia fare questo.

E poi c’è il doppiatore vero e proprio. Il doppiatore è la figura professionale di riferimento, perchè solo nel doppiaggio l’attore in voce è in grado di esprimersi appieno, il doppiatore è la quinta essenza della recitazione con la voce. E’ un arte che coinvolge tutti i sensi, richiede una sensibilità artistica elevatissima, capacità di tradurre in voce i sentimenti espressi dall’attore, prevede grandissima tecnica, indispensabile per far aderire la propria voce sul volto di un altro rispettandone i tempi recitativi e senza snaturarne il senso originale.

Il doppiaggio è l’arte della recitazione con la voce. 

Lo speakeraggio pubblicitario è l’arte di vendere con la voce.

Lo speakeraggio puro è l’arte di parlare al meglio la nostra lingua

La conduzione radiofonica è l’arte di intrattenere il proprio pubblico

 

Sono quattro professioni, distinte come possono esserlo quella dell’Avvocato, del Magistrato, del Giudice e del Pubblico Ministero. Nelle prime quattro, il comune denominatore sarà l’uso della voce. Nelle ultime invece, la conoscenza delle leggi e delle istituzioni.

Speaker è una parola inglese che significa "diffusore", "cassa acustica", "altoparlante". 

E’ già un peccato che in italiano non esista una parola adatta a questa figura professionale. Cerchiamo di non peggiorare le cose dando al termine inglese un significato sbagliato anche in italiano!

 

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