Categoria: radio

autore: marcodedomenico | 24 settembre 2009

Basta provarci… La canzone del Pelotto del 1288

categorie: in pubblico, radio

L’altro giorno mi sono cimentato in un’opera ai confini delle mie possibilità. Era da tempo che nella testa mi girava l’idea di scrivere una canzoncina che parodiasse quella usata dalla società 1288 per reclamizzare i propri servizi.

Il brano usato da quelli del 1288 era “King of the road” di Roger Miller, magnifica canzone country scritta e interpretata da Miller nel 1965.

Per la campagna italiana si rivolsero a un grande studio di registrazione di Milano che si chiama Quiet, Please! I ragazzi di Quiet, Please! (che sono miei clienti e anche molto amici) hanno ingaggiato Bobby Solo per ricantare esattamente questa canzone con rime buffe che finissero in “otto”, in modo che ogni strofa si risolvesse con “Non c’è dodici senza ottantotto”.

La canzone a me piaceva già in originale, la versione pubblicitaria di Bobby Solo era un raro esempio di candore infantile, con rime molto “politically correct”.

Quando io sento queste cose così dolci, così gentili, così fruibili da tutti quanti… mi viene una specie di prurito intellettuale. E’ come se la parte più trasgressiva di me si impossessasse del tutto.

Così dopo qualche settimana di pensieri ondivaghi, ho cominciato a pensare a delle rime che stessero perfettamente in metrica con la canzone di Miller. Ne è venuto fuori un testo ai confini del demenziale, che tocca rare vette di volgarità da taverna portuale, ma che regala anche una discreta dose di buonumore.

Il testo l’ho inventato nel tempo che impiega una busta pronta della Knorr a trasformarsi in risotto.

E poi mi sono dedicato al canto e al mix….

La canzone è venuta davvero carina, l’ho girata a un po’ di amici fra cui Tony H che lavora a Radio Capital.

L’ha ascoltata, ha riso moltissimo, l’ha girata a DJ Angelo e forse la trasmette in Ciao Belli, il programma comico di Radio Deejay.

Insomma, in meno di tre giorni dal mio studio di incisione alle frequenze di Deejay. Non male, vero?

La allego a questo post, così chiunque se vuole può ascoltarla e scaricarla gratuitamente!

Non c’è coito senza interrotto

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autore: marcodedomenico | 23 gennaio 2009

Squillino le trombe, si trombino le squillo!

categorie: radio

 

Non è una mia battuta!

E non mi dispiacerebbe rivendicarne la paternità. Sentivo dire questa frase a Marco Baldini, ai tempi in cui trasmetteva su Deejay.

Ricordo con nostalgia quel periodo, quegli anni. Andavo al Liceo, e non potendo ascoltare W Radio Deejay alle due del pomeriggio, lo seguivo in replica a mezzanotte, cuffie in testa.

Era un sogno, allora, la Radio. La desideravo intensamente, avrei dato molto per poter trasmettere, magari con lui in un programma comico.

Ascoltare Baldini mi dava una carica straordinaria, insieme a Fiorello hanno interpretato un’infinità di personaggi. Vado a memoria e senza nemmeno sforzarmi troppo: Il Circo Calabrese, Radio Rosalia Network (allora era di moda, qualunque radio con più di una frequenza era “network”), il Ragionier Colombo, il Mostro Inviato e mille altri. Continua »

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autore: marcodedomenico | 17 dicembre 2008

Meraviglioso

categorie: altro, radio

 "…ma guarda intorno a te
che doni ti hanno fatto
ti hanno inventato il mare
tu dici: "Non ho niente"
ti sembra niente il sole
la vita, l’amore.
Meraviglioso, il bene di una donna
che ama solo te. meraviglioso
la luce di un mattino
l’abbraccio di un amico, il viso dì un bambino, meraviglioso." 

E’ semplicemente… meraviglioso! Ci penso ininterrottamente dal primo momento in cui ho ascoltato questa bellissima canzone di Domenico Modugno, nella cover dei Negramaro. I Negramaro non mi stanno affatto simpatici, trovo stucchevole e retorica la loro sonorità, sono alla conquista della musica italiana spinti dalla forza tipica di chi ha ancora molto da dimostrare. Eppure non sarebbero i primi artisti che il Salento ci regala. 

Questa volta però credo abbiano fatto centro. Hanno saputo con un’alchimia perfetta, da Mago Merlino, dare nuova linfa vitale a un brano oramai definitivamente consegnato alla storia della musica italiana.

Ascoltate per favore la versione dei Negramaro di Meraviglioso, vi ritroverete commossi a galleggiare fra la poesia del testo originale e tesi d’orecchi a isolare una commistione di suoni quasi sovrannaturali.

 

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autore: marcodedomenico | 12 dicembre 2008

Lo stereotipo del mestiere di speaker

categorie: in pubblico, radio, televisione

Spesso, quando racconto a qualcuno il lavoro che faccio, questi mi guarda sorridendo e "imposta la voce" a presa di culo. Simula in sostanza il modo di parlare dei giostrari, dei calcinculari, degli speaker sfigatissimi degli autoscontri.

Voce ingolata, finto tono figo, imbarazzante abuso del diaframma, frasario da "disc jockey" anni ottanta tipo: "bene ragazzi, ben sintonizzati sui novantanove megacicli di reteeeeeee centocinqueeeeee.. il prossimo successo è già sul piatto in rotazione a trentatrè giri e un terzo… e vai con la musicaaaaaaaaaaa".

Diciamo qualcosa:

Lo speaker, non è un conduttore radiofonico. I ruoli sono molto ben separati. Chi fa il conduttore radiofonico non è affatto detto che sappia anche fare lo speaker, anzi. L’uso della voce è completamente diverso, e senz’altro mi sarà concesso evidenziare il fatto che lo speaker deve avere una sensibilità ben maggiore rispetto a quella del conduttore. Almeno nella parte di emissione del suono

Il conduttore radiofonico non parla più così da circa un ventennio, i bravi conduttori oggi parlano in maniera molto naturale, non sembrano più nemmeno alla radio. A chi si sta ancora chiedendo come mai agli albori della radiofonia privata si tendeva ad urlazzare nel microfono e ad allungare le vocali, ecco la risposta: Allora, si tendeva a copiare il modo di condurre dei dj americani. Ma la lingua imponeva loro (agli yankee) un mondo di suoni che in Italia non abbiamo affatto. Anche gli usi della voce sono ben diversi (si legga un mio post del passato in cui sostengo che l’americano è lingua da baritono). Il risultato era buffo già allora, io ero bambino e ascoltavo i primi network e relativi conduttori che sbraitavano davanti al microfono trascinandosi dietro fiumi di inutili vocali. 

Dunque, un conto è fare il conduttore radiofonico, un conto è fare lo speaker. Lo speaker è una persona che conosce benissimo i suoni della lingua italiana, conosce la differenza fra accenti fonici e accenti tonici, ha approfonditissima conoscenza delle regole della corretta pronunzia delle nostre parole. Il DJ è un bravo intrattenitore, potrebbe avere voce pessima, pessimo modo di usarla, potrebbe perfino parlare un dialetto regionale. Lo speaker, ovviamente, no.

E poi c’è il doppiatore pubblicitario, facciamo quindi un passo in là. 

Spesso, un bravo speaker (uomo o donna che parla in perfetto italiano) è anche un bravo doppiatore pubblicitario. E’ un arte che richiede qualche capacità in più. Uno speaker che approccia al mondo del doppiaggio pubblicitario, sarà anche un bravo venditore. Saprà modulare la sua voce per farla aderire perfettamente alla situazione che i creativi pubblicitari hanno pensato per lo spot. Saprà correre come un fulmine e scivolare anche sulle articolazioni più difficili, saprà interpretare un ruolo con ricchezza di colore e di interpretazione, pur volando come una scheggia nei trenta secondi a disposizione. Saprà anche incollare la sua voce all’attore dello spot, nel caso di una pubblicità televisiva, saprà aggiungere un tocco personale alla produzione.

Lo speaker ovviamente no, non è detto che sappia fare questo.

E poi c’è il doppiatore vero e proprio. Il doppiatore è la figura professionale di riferimento, perchè solo nel doppiaggio l’attore in voce è in grado di esprimersi appieno, il doppiatore è la quinta essenza della recitazione con la voce. E’ un arte che coinvolge tutti i sensi, richiede una sensibilità artistica elevatissima, capacità di tradurre in voce i sentimenti espressi dall’attore, prevede grandissima tecnica, indispensabile per far aderire la propria voce sul volto di un altro rispettandone i tempi recitativi e senza snaturarne il senso originale.

Il doppiaggio è l’arte della recitazione con la voce. 

Lo speakeraggio pubblicitario è l’arte di vendere con la voce.

Lo speakeraggio puro è l’arte di parlare al meglio la nostra lingua

La conduzione radiofonica è l’arte di intrattenere il proprio pubblico

 

Sono quattro professioni, distinte come possono esserlo quella dell’Avvocato, del Magistrato, del Giudice e del Pubblico Ministero. Nelle prime quattro, il comune denominatore sarà l’uso della voce. Nelle ultime invece, la conoscenza delle leggi e delle istituzioni.

Speaker è una parola inglese che significa "diffusore", "cassa acustica", "altoparlante". 

E’ già un peccato che in italiano non esista una parola adatta a questa figura professionale. Cerchiamo di non peggiorare le cose dando al termine inglese un significato sbagliato anche in italiano!

 

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autore: marcodedomenico | 27 ottobre 2008

Il plug in giusto e la mano a conchetta

categorie: radio, tips & tricks

 La tecnologia rende possibile quel che solo quindici anni fa era letteralmente impensabile.

C’è una Società irlandese che si chiama Digidesign, che da molti anni a questa parte ha messo a punto e costantemente migliorato un applicativo per la registrazione digitale dell’audio che si chiama Pro Tools.

Pro Tools è considerato da molti operatori del settore, nel mondo, come il programma più completo e potente per la registrazione e la manipolazione di suoni.

Ne ho sempre sentito parlare, non manca in nessuno dei grandi studi di registrazione di Milano, lo desideravo intensamente. Quando a maggio di quest’anno ho scelto di migrare verso Mac e lasciarmi alle spalle i problemi e i crash di sistema e i virus del PC, ho acquistato Pro Tools. Pro Tools non è solo un programma, è un intero mondo dedicato all’audio, ed è in grado di funzionare solo se abbinato a un hardware dedicato.  Continua »

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autore: marcodedomenico | 23 settembre 2008

Me la fai un po’ più così?

categorie: radio, tips & tricks

 Come no… ora te ne incido una versione metallizzata, vedrai che ti piace.

Questi sconfinamenti di campi semantici nel mondo degli spot sono all’ordine del giorno. 

Se normalmente durante le sessioni di registrazione il cliente (il pagante) è soddisfatto e nel complesso tace, c’è sempre qualche animale di copy, di account o di producer che deve dir la sua a tutti i costi. Chi ne paga le conseguenze di norma è proprio lo speaker, che dall’altra parte del vetro, solo e sotto stress, subisce meschino i commenti (solitamente discordanti) della sua raffazzonata platea.

Dunque proprio ieri mi è capitato di imbattermi in questa situazione paradossale. Stavo incidendo uno spot per un noto marchio che produce… (se lo dico rischio troppo). Per mia fortuna non ero fisicamente presso gli studi di produzione, ma in link dal mio project studio. Il link è un sistema che sfrutta la tecnologia ISDN e che trasporta la mia voce ovunque nel mondo ci sia qualcuno in grado di riceverla. Dunque spesso, per evitare code, patemi d’animo e sgranamenti di rosario, anzichè andare nei grandi studi di produzione di Milano, me ne sto a casa e mi collego in digitale con questo sistema. Continua »

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