Categoria: radio

autore: marcodedomenico | 3 gennaio 2012

Avid Artist Control

categorie: Consigli, radio

Babbo Natale quest’anno è stato più generoso del solito.

Ora il mio studio è un po’ più ricco e un po’ più performante.

Era da qualche mese che tenevo d’occhio la Artist Control di Avid, una delle innumerevoli superfici di controllo dedicate a Protools.

Questa non solo ti permette di pasticciare con più precisione con Protools, ma consente un uso approfondito e quantomai rapido di molti altri programmi, oltre che delle funzionalità primarie dello stesso Mac.

Allego un breve filmato fatto con l’iPhone poco fa, in occasione della produzione di uno spottino locale.

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autore: marcodedomenico | 14 novembre 2011

Darth Vader…

categorie: altro, radio, televisione

Qualcuno in Italia lo pronuncia Fader, a tutti suona come padre, a me suona come il fader del mixer. Dall’Inglese “to fade”, svanire sbiadire avvizzirsi cancellare.

Quanti di quelli che mi leggono hanno esperienza di sala di registrazione?

Dedico a tutti i miei colleghi, e soprattutto ai tecnici del suono “rompicoglioni” questo simpatico video.

E’ un virale di TomTom. Non fate caso al fine, guardate “il mezzo”.

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autore: marcodedomenico | 7 novembre 2011

RC

categorie: radio

Uno speaker pubblicitario che prepari una fattura per un suo cliente, inserirà quasi sempre la dicitura RC per ogni riga contabile.

RC naturalmente sta per Radiocomunicato. Ogni volta che scrivo RC (la mia posologia è di circa 30 volte al giorno) la mente vola a Reggio Calabria, Rugby Club, Responsabilità Civile (ahi che dolore…) ma soprattutto “Resistenza e Condensatore” in un circuito elettronico. L’elettronica era la mia passione da ragazzino, ne divoravo libri e riviste.

Ora RC è soltanto Radiocomunicato.

Da bravo professionista ascolto le radio quasi solo per la pubblicità. Mi sforzo di non ascoltare i conduttori, sarò uno snob aristocratico ma mi sembra tutta della solenne aria fritta, la musica mediamente mi piace ancora meno, oramai è solo pop, almeno sulle radio generaliste.

Però gli spot li ascolto, cerco di capire che aria tira, faccio una media mentale di quanto stanno lavorando i miei colleghi, mi rallegro quasi per tutti, mi addoloro per quei pochi che giudico sopravvalutati e comunque non all’altezza.

Ma l’altro giorno abbiamo toccato il fondo, ho sentito “tonk” nella mia testa.

Era prima dell’alba, accompagnavo mio figlio di 16 mesi all’ospedale per un intervento chirurgico, ero già di pessimo umore e ogni chilometro che percorrevo in Tangenziale mi si arrotolava nel cuore e coagulava in un’angoscia crescente.

La radio era un pallido sottofondo, si mischiava alla pioggia battente e ai rumori del traffico.

Parte uno spot (voce quasi certamente di Roberto Benfenati) che pubblicizza un sito internet mediante il quale chi è sposato e sessualmente è annoiato dal proprio partner può concedersi una sana scappatella con un partner occasionale nello stesso stato.

Non sarò certo io a fare della morale sull’argomento, mi sono sposato a 35 anni e prima di allora ho gozzovigliato, le corna esistono da quando l’uomo ha scoperto che la spina entra nella presa, però mi sono vergognato.

Ho desiderato che mia moglie stesse pensando ad altro, invece ha ascoltato e ci siamo guardati sgomenti.

Chi cerca il tradimento lo trova in mezzo secondo, internet è il paradiso dei delinquenti, degli intemperanti e dei fedifraghi. Perché pubblicizzare su un network nazionale un sito così? Bastava una buona indicizzazione su Google, facendo in modo che i controlli parentali dei browser potessero eventualmente bloccarlo nei risultati di ricerca.

E invece no, mettono a disposizione di chiunque un comunicato così diretto da sembrare surreale.

Io sono adulto da un pezzo, mi posso solo indignare. Ma un bambino? Che strumenti cognitivi ha per elaborare correttamente un’informazione di questo genere? E chi vive il matrimonio in senso molto religioso? Non proverà molto più ribrezzo di me?

Chi paga per questa brutta sensazione? E perché non se n’è parlato da nessuna parte di questo spot? Non ha suscitato nemmeno scalpore?

Gli interrogativi sono aperti.

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autore: marcodedomenico | 1 luglio 2011

Claudio Lauretta

categorie: radio, televisione

Claudio Lauretta è una delle persone più talentuose che abbia mai ascoltato.

Amo fare le imitazioni, mi ci sono sempre cimentato, fin da piccolo. Imito le persone famose e i familiari, i dialetti e i modi di parlare. Spesso vengo convocato per incidere comunicati nazionali soltanto per le mie capacità imitative.

Ho imitato Jovanotti, Galeazzi, Verdone in molti spot. Proprio ieri pomeriggio mi sono collegato con Torino dove per la Ferrero ho imitato Andrew Howe per l’animatic di un nuovo soggetto Kinder. Ho ricevuto i complimenti della speaker che recitava con me.

Ho sempre criticato aspramente chi ha fondato la propria carriera sulle imitazioni senza saperle fare. Secondo me Gigi Sabani era un bravo conduttore ma un mediocre imitatore. Però non c’è più e non mi va di eccedere con quel che penso. Poi ci sarebbe Teo Teocoli, che spingeva più sulle movenze e sull’aspetto che non sulla voce.

Ma imitare la voce di un personaggio è cosa ben diversa, lì non ti aiuta nessuno, sei da solo col microfono.

Da qualche anno a questa parte, all’interno della trasmissione “Ciao Belli” di Radio Deejay c’è Claudio Lauretta. Lauretta è in assoluto l’imitatore più bravo che conosca.

E attenzione, Lauretta non imita uno o due personaggi, ne imita una ventina!!!!

Andate su Youtube per scoprire cos’è in grado di fare, oppure sottoscrivete il Podcast di Ciao Belli su iTunes e su altre piattaforme.

Ascolterete Lauretta che imita ALLA PERFEZIONE Adriano Celentano, Antonio Di Pietro, Vittorio Sgarbi, Vasco Rossi, Umberto Bossi, Renato Pozzetto, Giorgio Faletti, Pupo, Pino Daniele, Fabio Concato….

Ma quanti sono? Io ne ricordo dieci ma saranno almeno il doppio, forse di più.

E Lauretta li fa perfettamente tutti quanti.. è imbarazzante. Ma quanto è bravo?

L’imitazione è un dono che piove dal cielo, non è una cosa che si studia, non credo la si possa imparare. Lauretta è depositario di questo dono straordinario, e credo meriti molto di più in ambito professionale.

Forza Claudio!

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autore: marcodedomenico | 22 giugno 2011

Si parla meglio in piedi o da seduti?

categorie: Consigli, radio

Uomo col megafonoRicevo regolarmente in posta elettronica la newsletter di www.radiospeaker.it, un sito internet dedicato a chi ha la passione della radio, della conduzione radiofonica, dell’uso della voce.

Il sito è esercito da un conduttore di Dimensione Suono Roma che si chiama Giorgio d’Ecclesia.

d’Ecclesia mi sembra uno veramente animato dal sacro fuoco della radio e da quel che ci sta intorno, mi ricorda Carlo Flora. Flora è un altro personaggio di cui un giorno parlerò.

d’Ecclesia è per certi versi però ammirevole. Ha messo in piedi una scuola per giovani speaker in erba e porta avanti anche questa avventura. Temo accanto a mille altre.

Fra tutti gli argomenti trattati, lo scorso 16 giugno d’Ecclesia ha scritto un articolo a riguardo dell’opportunità di stare in piedi quando si registra la propria voce.

Secondo lui quando si è in piedi il diaframma è più libero di fare il suo lavoro e “vibra meglio”.

Allora, sia chiaro che questa è una puttanata interplanetaria, quando parliamo vibra tutto tranne che il diaframma, che è un muscolo e per sua natura non vibra e non ronza.

E poi questa storia del diaframma più libero quando si sta in piedi deve finire, non ne posso più di leggere a riguardo di questa leggenda.

Si, è una leggenda.

Io ho conosciuto saxofonisti di altissimo livello che in piedi non riescono a suonare, devono stare seduti. Si sono abituati così, hanno sempre studiato da seduti e quando vanno in piedi faticano a governare il diaframma e il suono fa schifo.

Per me vale la stessa cosa. Ho sempre inciso da seduto, e quando negli studi di Milano mi costringono a stare in piedi sento già la goccia di sudore alla tempia per lo sforzo che dovrò fare.

Cosa non va nel parlare da seduto? Ci rendiamo conto che sta storiella del diaframma compresso è una bugia resa vera perché ripetuta all’infinito e basta?

Mi viene in mente che a Unomattina Estate l’anno scorso Diaco intervistò Bianca Berlinguer e durante lo show le attribuì una collaborazione con la Gazzetta di Mantova.

La Berlinguer smentì e anzi disse che non sapeva come mai fosse in giro questa voce.

Io andai su Wikipedia e scoprii che nella biografia della Berlinguer c’era questa fantomatica attività per la Gazzetta di Mantova. Ho capito che i redattori del programma, dovendo preparare delle domande da far dire al conduttore, si fidarono di Wikipedia senza verificare ulteriormente la notizia.

Ecco, la storia del diaframma meglio in piedi e mai seduto mi sembra la stessa cosa. Qualche fesso deve averla sparata in qualche manuale e tutti a riprendere la cosa senza nemmeno porsi il problema di confutarla. Praticamente un assunto aristotelico.

Mi piacerebbe sentire il parere di un fisiologo, o magari anche di un foniatra.

Si registra allora meglio in piedi o da seduti? Io registro molto meglio da seduto, perché i muscoli delle gambe e della schiena sono giocoforza più rilassati e posso concentrarmi interamente su diaframma, gola e lingua.

E se permettete l’immodestia, sono uno speaker nazionale.

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autore: marcodedomenico | 6 giugno 2011

In radio suona diverso

categorie: radio

Quanti dei lettori di Usalavoce come me sono abituati a riconoscere i suoni fin nei loro dettagli troveranno senz’altro gradevole questo confronto diretto.

Le radio, tutte le radio in FM diciamo, prima di diffondere il segnale (che oramai proviene sempre da una regia digitale, i cd le cassette i vini e persino i minidisc e i DAT sono in soffitta da tempo) questo viene processato da apposite macchine.

Se ben tarate, queste macchine tendono ad esaltare il suono e a massimizzarlo nel volume e nell’energia. E’ una specie di guerra fra emittenti, vince chi suona più forte e più deciso. Ogni radio affila le armi, quelle più ricche possono permettersi la ferrari dei processori radiofonici che è rappresentata dall’Orban, un apparato costosissimo e mediante il quale si può raggiungere un setup quasi perfetto.

Di fatto però tutti questi ghirigori digitali tolgono al suono la sua fedeltà iniziale per trasformarlo in qualcosa di piatto e “tutto forte” che non sempre è bello da sentire.

Un paio di settimane fa mi sono collegato attraverso Source Connect con uno studio di Milano dove è stato prodotto lo spot discografico del nuovo album degli Zero Assoluto.

Quindi c’è il suono del mio microfono (Neumann TLM49), del mio processore Avalon 737 e dei miei convertitori Digidesign.

Il mix è  a cura dello studio di Milano al quale ho chiesto di mandarmi copia del mix definitivo e approvato.

Poi l’ho ascoltato in Radio, su Deejay.

A voi, alla vostra sensibilità uditiva il raffronto ed il commento.

ZERO_ASSOLUTO_15_DEF

ZERO_ASSOLUTO_15_DEF_DEEJAY

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