Categoria: cinema

autore: marcodedomenico | 5 gennaio 2012

Non è bello ciò che è bello…

categorie: altro, cinema

E non è brutto ciò che è brutto. Per gli esseri umani tendenzialmente è bello quel che si conosce.

Ecco perché ritrovo bella la mia voce solo davanti a questo microfono, quello del mio studio.

Dopo averla trovata veramente brutta nelle condizioni limite attraverso le quali ho operato da una stanza d’albergo durante le vacanze natalizie.

Partito con l’idea di fare niente, ho finito per lavorare abbondantemente. E il fatto che sia sempre così non mi ha insegnato niente, commetto ogni volta lo stesso ridicolo errore.

Ah, quest’anno a Natale non faccio proprio niente, mi godo la montagna e la famiglia! Mi dicevo.

Naturalmente mi sono goduto la montagna, la famiglia, e Protools!

E a proposito di belle voci… mi piace molto la voce di Gianni Canova. Ma molto, molto davvero. Avrebbe senz’altro potuto fare lo speaker, anche con successo.

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autore: marcodedomenico | 8 novembre 2011

Gianni Musy

categorie: cinema

Spiace che sia passata un po’ inosservata la scomparsa lo scorso ottobre di Gianni Musy, uno dei più grandi doppiatori italiani “senior”.

Era la voce del Cesare ne “Il Gradiatore”, era “il saggio” del Signore degli Anelli e della saga di Harry Potter…

Una voce calda, caldissima, appoggiature straordinarie, un mestiere perfetto per un uomo che come tutti gli altri suoi colleghi è vissuto all’ombra di piante grandi, così grandi da impedire che la luce lo illuminasse abbastanza.

Ha passato quasi tutta la sua vita a leggio, una lucina per illuminare il copione, una cornetta del telefono appesa al collo e un microfono a più di un metro di distanza, nella penombra.

Ma quando la morte arriva, è sempre buona la prima.

Gandalf

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autore: marcodedomenico | 3 settembre 2011

Il discorso del Re

categorie: Consigli, cinema

locandinaPer vincere la noia delle lunghe ore trascorse in spiaggia quest’estate, congetturavo sui miei vicini di ombrellone.
Mi sforzavo ascoltandoli parlare, osservando il loro poco abbigliamento balneare, e analizzando attentamente i modelli educativi che questi applicavano ai loro figli di intuire da dove venissero, che mestiere facessero, se fossero borghesi o ricchi, di destra o di sinistra, e se fossero “stagionali” o mensili o “one shot”.

I signori che parlavano con forte accento romano, di una certa età, Il fatto quotidiano la lettura di lei e l’Unità la lettura di lui… Lui che al telefono chiedeva a un suo (immagino) collaboratore se avesse depositato un atto presso la cancelleria, lei che parlando col marito raccontava di quando un bambino le ha chiesto cento volte di rispiegarle i pronomi personali….

Beh, questa coppia è di facile interpretazione. Entrambi di Roma, prossimi alla pensione, lui avvocato lei maestra elementare, entrambi di sinistra e (dal Fatto Quotidiano) estremamente critici nei confronti del Governo.

Poi c’erano i casi più ambigui, ed è lì che congetturare diventa un esercizio di stile tutt’altro che semplice.

In ultimo c’era quella che io chiamavo “la milanese”. Era in effetti una milanese trapiantata a Roma, sposata con un uomo che poteva essere un ricco imprenditore. La milanese ha due gemelli eterozigoti, forse esito di una cura ormonale per la fertilità, vista anche l’età non più verde.

Questi bambini di tre o quattro anni tendevano a snobbare mio figlio che ancora non cammina e non parla e in definitiva quasi non interagisce. Però li sentivo parlare… un bel mix di accento romano e milanese, un ibrido che non avevo ancora mai avuto il piacere di ascoltare.

Uno dei due parlava piuttosto bene, l’altro con una serie infinita di grossolani errori di pronuncia. Ho tentato di entrare in confidenza con la madre, e a un certo punto della conversazione ho osato e le ho chiesto se suo figlio parlasse così perché lo divertiva oppure se fosse il massimo che sapeva fare. Lei, candidamente mi ha sorriso e mi ha risposto che si, lui parla così.

Sono benestanti, mi immagino pomeriggi di piscina, tennis, equitazione, preiscritti al golf…. e la mamma non si accorge che il figlio parla di merda. Ora è un bambino e giustamente come parla importa poco a molti e pochissimo a tutti, ma poi? Quando sarà un adulto e con la voce dovrà anche lavorare? Come farà un colloquio di lavoro? Come convincerà una ragazza che gli piace ad uscire con lui? Come parlerà ai suoi figli? Sembra che della voce non importi niente a nessuno. Se hai un neo di tre millimetri ti fanno fare nove visite dermatologiche, ma se parli come se avessi un uovo in bocca non fa niente.

Sono convinto che non ci sia mai abbastanza interesse nei confronti della voce, come se l’udito fosse un senso irrilevante. Ma quando due o più persone sono fisicamente insieme mica possono scriversi mail o mandarsi sms, si devono per forza parlare! E allora non è importante parlare bene? E’ un fatto sociale.

Questo blog teoricamente dovrebbe insegnare ad usare la voce. Siccome non posso scrivere post tutti uguali, perché le cose da sapere non sono infinite, quasi sempre divago parlando di fatti professionali, o recensendo apparecchiature che servono a registrare la propria voce.

Oggi suggerisco un film. Si tratta di un autentico capolavoro, scritto recitato girato montato e prodotto a regola d’arte.

Il discorso del Re.

Colin Firth è Giorgio VI, succede al trono a suo fratello che abdica poco dopo la morte del padre Giorgio V perché innamorato perdutamente di un’americana per altro già sposata.
Giorgio VI era del tutto incapace di fare un discorso in pubblico. Per via di profondi blocchi psicologici le cui radici affondavano nell’infanzia, non riusciva che ad emettere balbettanti monosillabi.
Si rivolge a un logopedista psicologo e un po’ filosofo che con metodi poco convenzionali lo cura fino a guarirlo quasi del tutto. Il film si conclude con il discorso radiofonico alla Nazione da parte del Re che annuncia l’entrata in guerra contro la Germania nazista di Hitler.

Se pensate che vi abbia già raccontato tutto, sappiate che non vi ho detto proprio niente. Il film è da vedere, commuove nel profondo, lascia un senso di sazietà e soprattutto fa venire voglia di imparare a parlare meglio. Ecco perché qui a Usalavoce non si può fare a meno di suggerirlo.

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autore: marcodedomenico | 8 febbraio 2011

Qualunquemente

categorie: cinema, televisione

Qualunquemente-Poster_midE’ raro che parli di cinema, ma ora è necessario.

Sono andato a vedere Qualunquemente, con Antonio Albanese.

Per questo film, Albanese ha deciso di non curare la regia e di limitarsi a recitare. Credo abbia fatto bene.

In tutte le occasioni in cui lui ha fatto la regia dei suoi film, si rideva e si piangeva in momenti molto ben separati. Nel mezzo c’era il nulla. Campi lunghissimi che impiegavano dieci minuti a diventare piani americani… silenzi eterei…

Qualunquemente è un film cattivissimo travestito da film comico, in pieno stile Albanese.

Ed ora la recitazione: Albanese è un drago.

Chi non l’ha ascoltato parlare un perfetto milanese nel personaggio di Ivo Perego in la fame e la sete? E cosa ne pensate del suo siciliano molto ben piantato, coi suoni giusti e le espressioni caratteristiche?

Ora si cimenta con il calabrese, cugino di primo grado del siciliano, e anche questa volta la missione è compiuta.

I film di Antonio Albanese fanno ridere perché c’è Antonio Albanese e ci sono le sue facce. Ha delle doti recitative innate, guardategli la faccia quando descrive “u pilu” che c’è in Brasile. Non è magnifico?

Seguo Albanese da un minuto dopo il suo esordio, a Su la Tesa fino ai vari Mai Dire. Ho acquistato le videocassette dei suoi spettacoli teatrali e le ho mandate a memoria.

Chi guardasse ora una di quelle videocassette non vedrebbe quasi nulla, tutto il supporto magnetico è rimasto intrappolato nelle testine del mio vecchio videoregistratore. Non è rimasto quasi nulla, non si vede più niente.

Con Albanese si ride per tutta la durata della sua performance e si piange sul finale, perché ridere va bene ma dopo un po’ “rompe i cugghiuna” come direbbe lui.

Grande Antonio, se fossi sul palco con Giovanni Vernia lui ti direbbe: “Oh, ti stimo fratello”.

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autore: marcodedomenico | 18 settembre 2010

E’ morto Sergio Di Stefano, il doppiatore del Dr. House

categorie: cinema, televisione

Hugh_LaurieDispiace sempre quando se ne va un doppiatore. Quando a lasciarci è uno anche bravo, dispiace ancora di più.

Chi si è mai avventurato nell’ascolto della voce di Hugh Laure, sa perfettamente che Di Stefano aggiungeva moltissimo all’immagine professionale dell’attore. Fra gli altri personaggi, Sergio ha prestato la voce a John Malkovich, Christofer Lambert, Kevin Costner, Alec Baldwin, Willem Dafoe e molti altri.

Se n’è andato per via di un infarto all’età di 71 anni. E’ proprio una brutta notizia.

Io sono un fan di Dr. House fin dalla prima stagione, è l’unico telefilm che guardo. Mi affascina perchè le dinamiche psicologiche fra i protagonisti sono complesse e mai banali, a volte devo proprio concentrarmi per arrivare a capire i significati dei dialoghi che gli autori nascondono dietro quello principale. Faccio fatica a pensare a un Dr. House con un’altra voce, diciamo pure che adesso non ci voglio proprio pensare.

Brutta cosa, povero Di Stefano, ti ho stimato tantissimo.

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autore: marcodedomenico | 9 settembre 2010

Basta che funzioni!

categorie: cinema

Grazie a Linus

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