Categoria: altro

autore: marcodedomenico | 14 giugno 2011

Cabina di registrazione Puma Pro 25

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Dopo un anno di calcoli, pensieri e pensierini, alla fine ho fatto il grande passo.

Per il mio “holiday studio” della casetta di montagna avevo attrezzato un armadio con dei fogli di piramidale e uno sgabello.

Avevo praticato un foro sul cielo dell’armadio dal quale avevo calato un tubo di acciaio, il cavo per il microfono e quello per le cuffie.

Così la scorsa estate per tutto il mese di luglio avevo inciso in condizioni quasi disastrose e soprattutto rischiando grosso per la pochissima aria contenuta nell’armadio.

Navigando in rete in questi mesi ho scoperto che c’è una Società di Settimo Milanese che si chiama Puma e che progetta e costruisce cabine di registrazione.

Li ho contattati per un preventivo che riguardava la più piccola delle loro cabine, la Pro 25, le cui misure sono di 91 x 91 x 193.

In pratica un ascensore insonorizzato. Il costo era altino, perché compreso il trasporto in loco si arrivava a 3000 euro. Rinunciai.

Poi ad aprile di quest’anno ho cambiato auto, ho acquistato una monovolume molto spaziosa. Così grande da poter contenere la cabina di incisione.

Così mi sono deciso, l’ho acquistata e l’ho trasportata in montagna in autonomia.

Lì grazie all’aiuto dei miei familiari l’ho montata (è ad incastro, occorrono meno di dieci minuti) e devo dire che…. cavolo se è funzionale!

Non è grandissima, ci entro e poi devo stare immobile, però grazie al tavolinetto ribaltabile e alla finestra visiva posso tranquillamente stare seduto, appoggiare sul tavolino microfono, cuffie  e Macbook air, mentre dall’altra parte della visiva ho posizionato un altro monitor.

Insomma, penso di aver risolto definitivamente tutti i miei problemi di eco e riverbero in montagna ed ora dispongo di un vero e proprio studio di incisione.

Vicino alla cabina c’è un tavolo ampio con cassapanca dove appoggerò i monitor, un Mac Mini e… basta. E’ più che sufficiente per spararsi un luglio intero al fresco.

Posto alcune foto, valutate voi.

Se vi interessa posso fornirvi le caratteristiche tecniche della Pro 25 che è costata € 2000,00 oltre Iva.

IMG_1450IMG_1451

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autore: marcodedomenico | 18 maggio 2011

Quattroruote

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logo_quattroruote

Intanto ho inciso questo, per il futuro come sempre si vedrà.

http://quattroruote.it/notizie/eventi/raduno-dei-raduni-2011-i-top-driver-della-regolarita

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autore: marcodedomenico | 18 maggio 2011

Benedetti giornalisti…

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Schermata 2011-05-18 a 14.27.53Troppo facile prendersela con chi si espone ogni giorno al grande pubblico.

Come i giornalisti, ad esempio che scrivono e pubblicano e ci mettono le loro idee fatte del sentire comune e filtrato dalle loro coscienze.

E’ un fatto però che con l’avvento del dominio digitale, i giornalisti della carta stampata sono spesso chiamati anche a produrre dei contributi audio/video che finiscono sui siti internet delle relative testate giornalistiche.

Corriere.it insieme a Repubblica.it e molte altre ogni giorno arricchiscono di contenuti multimediali le proprie pagine web. Il risultato è che i giornalisti le cui voci fino a poco tempo fa rimanevano nell’ombra, ora si fanno sentire.

Si fanno sentire e.. non si possono sentire.

Accenti regionali, difetti di pronuncia da lievi a imbarazzanti, incartamenti vari.

Io se sbaglio normalmente rifaccio. E se risbaglio rifaccio e poi rifaccio e rifaccio e rifaccio e rifaccio finché alla fine se il risultato è buono va in onda altrimenti rifaccio ancora una volta.

I giornalisti invece mi pare che leggano una sola volta il loro pezzo, bello farcito di tutto il pattume vocale e lo mandino in onda e ciao a tutti. Come se l’essenziale debba essere sempre e soltanto il contenuto e non la forma.

E’ chiaro che non è così, e le mie orecchie scoppiettano. Tanto da farmi venire voglia di parlarne qui.

A Pioltello vicino Milano è stata inaugurata una nuova sala cinematografica della UCI che sfrutta le più moderne tecnologie disponibili nell’entertainment e il giornalista ne ha fatto sia un pezzo scritto sia una clip video.

Si chiama Marco Letizia , dev’essere un romanazzo DOC, e oltre a leggere in perfetto accento de bborgata, ci regala verso la fine una serie di farfugliamenti che mi hanno fatto sorridere.

Ecco il link alla pagina esatta, ascoltate e giudicate voi stessi. Marco Letizia, il pezzo è bello ma… se lo leggi tu diventa Marco Mestizia.

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autore: marcodedomenico | 17 maggio 2011

Enav, fraseologia e tono dei controllori di volo

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Abitare a un passo dall’aeroporto milanese di Linate può avere i suoi vantaggi.

Avere per vicini di casa due controllori di volo dell’Enav ancor di più.

Così questa mattina prima dell’alba ho avuto il piacere di fare una visita nella sala radar dell’Enav di base all’aeroporto di Linate.

E’ stata un’esperienza sconvolgente.

In punta di dita un’ottantina di controllori gestiscono lo spazio aereo di tutto il nord Italia, diviso per microsettori ognuno dei quali affidato ad un singolo controllore di volo.

Per ogni postazione ci sono tre monitor, il monitor principale che è obiettivamente immenso rappresenta l’intero spazio aereo gestito dal controllore. Accanto al monitor principale un monitor di backup e un monitor relativo alle condizioni meteo sul cielo dell’aeroporto.

Come extrema ratio c’è una specie di scrivente su nastro nel caso in cui entrambi i monitor collegati ai radar siano fuori uso. Non si adopera mai e mi è stato fatto capire che se dovesse capitare che i monitor non funzionino, la faccenda sarebbe veramente seria.

Ad ogni modo, siccome usalavoce è un blog sul quale si parla per l’appunto dell’uso della voce, una delle cose che più mi ha colpito di questa esperienza sconvolgente è il frasario dei controllori di volo con i piloti degli aeroplani e soprattutto il tono con cui si parlano.

Io sono abituato ad usare la voce per vendere, quasi sempre mi prefiggo però un obbiettivo un po’ più alto che è quello di emozionare chi mi ascolta. Regolo il timbro il tono le appoggiature e la dizione in maniera micrometrica, potrei ripetere una frase in un milione di modi diversi oppure pronunciarne un milione tutte identiche dalla prima all’ultima.

I controllori di volo invece devono solo farsi intendere dai piloti ed eventualmente dalla torre di controllo (sono ruoli diversi, semplificando al massimo la torre di controllo gestisce il traffico al suolo e nonappena gli arerei staccano le ruote dall’asfalto passano di mano al controllore di volo).

Dunque, la lingua ufficiale è naturalmente l’Inglese. Il solo italiano che ho sentito è limitato a “ciao” e “buongiorno”. L’Inglese rappresenta il 99,9% di tutta la conversazione. I passaggi fra una parte e l’altra non sono mai più lunghi di 10 secondi e le notizie che si scambiano solo esclusivamente funzionali alla navigazione.

Il frasario è limitato a un centinaio di parole che riguardano la posizione della prua, la velocità, l’altitudine e il numero del volo. Concorrono ai discorsi anche i posizionamenti dei radiofari che ho scoperto essere disseminati su tutto il territorio nazionale.

Immaginate un robottino che parla a raffiche di mitra. Pra tra pra pra tra tra…

silenzio (breve, mai più di un secondo)

e poi dall’altra parte: pra tra tra pra pra taratà, bye bye.

E qui finisce il dialogo.

Io avevo le cuffie in testa, mi sforzavo di capire ma ho quasi subito abbandonato l’idea perché capire è praticamente impossibile.

Un solo tono, uno solo, identico per ogni informazione e uniforme su tutta la durata del collegamento con l’aeroplano.

Insomma è un’esperienza questa che mi mancava davvero.

Questi uomini decidono della vita o della dipartita di centinaia di persone che ignare sui nostri cieli dormono o leggono o ascoltano musica e non immaginano che a terra c’è un singolo individuo, una sola persona con il suo carico di problemi, di tensioni, di ricordi e di disagi che decide tutto quanto.

Le decisioni sono totalmente a carico del controllore in turno, è lui che di fatto guida in remoto l’aereo, è lui che sceglie l’altitudine e le rotte, quando voliamo non siamo solo nelle mani del pilota, ma siamo soprattutto nelle mani del controllore di volo al quale è stato affidato il settore dentro il quale sta svolazzando il nostro aeroplano.

E quando qualcosa va storto (e capita spesso da quanto m’è parso di capire) il sistema dipinge subito di rosso sul monitor la sigla legata al nostro aereo. Il computer proietta altitudine, velocità e direzione di un aeroplano davanti a se per almeno una cinquantina di miglia nautiche. Se legge qualche possibile conflitto avvisa il controllore mettendo in rosso il puntino relativo al velivolo. In quel caso il controllore decide in una frazione di secondo il da farsi, se possibile si consulta al volo con il collega accanto e poi agisce dicendo via radio al pilota che fare.

I turni sono di otto ore ma ogni ora il controllore ha non solo il diritto ma soprattutto il dovere di fare una pausa.

Durante la pausa il mio vicino di casa mi accompagna fuori e mi spiega che fare per uscire con l’auto dall’area che dell’aeroporto è destinata agli addetti ai lavori e che i passeggeri naturalmente non vedono.

Mi ha chiesto che me n’è parso dell’esperienza e io ho risposto in tutta sincerità che è stata sconvolgente.

Ho domandato: Giovanni come la vivi questa immensa responsabilità?

Risposta: Per me l’aereoplano in volo è un puntino sul radar e una sigla. Non posso pensare che a bordo ci siano 300 persone che vivono per merito mio o muoiono per mia colpa. Se ci penso è la fine, se ci penso cambio mestiere.

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autore: marcodedomenico | 16 maggio 2011

Text to speech

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E’ da sempre che si fantastica di automi in grado di fare ogni cosa, di sostituirsi all’uomo.

Quando studiavo all’università, ricordo che spesi un mucchio di soldi per acquistare un programma che a detta della software house che lo commercializzava avrebbe dovuto trasformare in testo editabile un qualunque documento audio.

L’idea mi attizzava parecchio, pensavo di poter prendere appunti semplicemente parlando dentro un microfono. Appunti che poi avrei editato in Word e condiviso magari coi colleghi di corso.

Si, la fava d’Aronne! Come direbbero a Pisa. Il sistema era una baracca infernale, dopo settimane trascorse a fargli apprendere la mia voce, s’inceppava e sbagliava di continuo.

E poi c’è il suo inverso. Esistono dei sistemi che trasformano in audio un testo scritto. I non vedenti li conoscono benissimo, si tratta di voci di sintesi che attraverso un algoritmo molto complesso aggreganbo i fonemi basici della nostra lingua e li trasformano in periodi di senso compiuto.

Sia chiaro, si tratta di palliativi perché anche i sistemi più evoluti non si avvicinano neanche un po’ alla voce umana.

Leggo un blog dedicato al mondo Apple e che oggi riportava questo articolo: Melablog.

Sembra che Apple abbia stretto accordi con questa società che si chiama Nuance per il riconoscimento vocale. In sostanza coi sistemi operativi di domani (in realtà Lion, l’evoluzione di Snow Leopard dovrebbe arrivare quest’estate) si potrà realmente trasformare la nostra voce in testo editabile.

Il blogger di Melablog invita anche ad andare ad ascoltare le voci di sintesi di Nuance, e posta un link che voi stessi potrete aprire cliccando sul link tre righe sopra questa.

Beh sono subito corso a sentire ste benedette voci, ho scovato l’unica maschile italiana. Con la mano sinistra facevo gli scongiuri e con la destra facevo click per ascoltare.

Ecco il link a quello che ho sentito: Voce Uomo Italiana

Beh, che ne dite? Possiamo dormire ancora sonni tranquilli per qualche tempo oppure no?

Dai, io sono scoppiato a ridere, se questa è la qualità attuale della sintesi, lunga vita agli speaker!!!

PS: Piccola nota di produzione, la sintesi vocale italiana è ottenuta dai fonemi incisi da un mio collega che si chiama Michele Mariotti.

Nonostante la qualità audio faccia realmente pena, sono riuscito a riconoscere il suo timbro. Trasmettevamo insieme 5 anni fa a Radio Repoter di Rho.

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autore: marcodedomenico | 13 maggio 2011

Aruba, le scuse ufficiali

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A tutti quelli che come me hanno i server dei loro siti appoggiati su Aruba, quanto è successo lo scorso aprile ha parecchio scoraggiato.

Ciò che pensavamo inamovibile ed eterno, come i siti internet, si è trasformato di colpo in qualcosa di cagionevole ed esposto ai rischi.

Io ho martellato la Vodafone di telefonate, convinto che il mio IP funzionasse a singhiozzo e aprisse certi siti ed altri no.

Alla fine come noto un principio di incendio ha causato il black out della sala macchine di Aruba.

C’è una bella notizia, Aruba chiede scusa e fa qualche regalino.

Ecco il testo integrale della mail che mi è appena arrivata:

“Gentile cliente,

rinnovando le nostre scuse per quanto avvenuto in data 29 Aprile, cogliamo l’occasione per annunciare l’iniziativa  che Aruba ha deciso di dedicare a tutti i clienti per ringraziarli della loro scelta e fiducia.

Nei prossimi giorni le verrà inviata una e-mail contenete i dettagli dell’iniziativa a lei riservata.

Tuttavia le anticipiamo che:

- a tutti i clienti che utilizzano i nostri servizi hosting e  domini che includono la posta elettronica attiveremo gratuitamente la Business Mail; coloro che già utilizzano questo servizio riceveranno invece una Gigamail.

- tutti i contratti relativi a ServerDedicati, Housing e Virtuali saranno prolungati gratuitamente di 15 giorni solari.

ed infine

tutti i clienti avranno l’opportunità di usufruire di  un voucher del valore di 5 Euro per l’acquisto dei prodotti Fotoaruba. Le spese di spedizione sino ad Euro 1,90 e le spese di gestione dell’ordine saranno a nostro completo carico.

Certi di averle fatto cosa gradita, cogliamo l’occasione per porgere i nostri migliori saluti.”

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