
Dove lavoro…
categorie: altroIn questi anni mi sono limitato a spiegare dove lavoro e cosa faccio.
In questo video, finalmente vedrete me e il mio studio di registrazione.
Buona visione!!!



In questi anni mi sono limitato a spiegare dove lavoro e cosa faccio.
In questo video, finalmente vedrete me e il mio studio di registrazione.
Buona visione!!!



Le tasse sono amate solo dai tassi. Il resto del mondo probabilmente passa dalla sopportazione silenziosa all’odio violento.
I lavoratori dipendenti non hanno scelta, si pagano le loro tasse senza nemmeno vedersi sfilare sotto il naso la grana, perchè viene trattenuta direttamente dal datore di lavoro che funge da sostituto d’imposta.
I lavoratori autonomi (gli speaker, tipicamente) invece incassano l’ottanta percento del loro fatturato (il rimanente venti viene trattenuto dai propri clienti e a loro volta versato al fisco) e poi chiaramente pagano l’iva e le tasse.
Nel mio regime fiscale, pago l’Iva ogni tre mesi. Una discreta sassata alla quale in qualche maniera faccio fronte.
Ma giugno e novembre per noi sono mesi neri. Perchè a giugno i lavoratori autonomi pagano il saldo dell’anno passato e l’anticipo per l’anno in corso. Nel mio caso e visti i miei guadagni, con quel che verso al fisco a giugno potrei tranquillamente acquistare un’auto sportiva di lusso. E’ come se Tremonti andasse in giro con una Bmw comprata con i miei soldi. E il solo pensiero mi spegne ogni entusiasmo lavorativo.
Naturalmente, se fossi un bravo ragioniere accantonerei una congrua parte dei miei incassi proprio per pagare le tasse. Ma siccome non lo fossi, ma fossi invece una cicala spendacciona… arriva giugno e io sono in ginocchio. Sui ceci.
Per come sono fatto io, credo che non imparerò mai. Vivrò sempre nell’incubo delle tasse, dell’Iva, degli anticipi dei posticipi dell’Irpef, dell’INPS, dell’Irap, delle addizionali regionali provinciali e comunali.
Ma perchè allora si lavora? Chi non ha niente, non ha niente da perdere. Compreso il sonno.



Qualche anno fa frequentavo un noto studio di doppiaggio di Milano.
Ricordo perfettamente che c’era una bacheca lungo il corridoio sulla quale c’era appeso fra gli altri un foglio il cui contenuto iniziava così: “Gli attori che……”
La prima volta che l’ho visto, ero ancora praticante. Gironzolavo per questo studio nella speranza che presto o tardi mi tirassero dentro a incidere qualcosa. Leggevo e rileggevo quel foglio pensando: “Ma allora i doppiatori… sono attori!”
Mi sembrava strano. Cos’hanno in comune gli attori con i doppiatori? Per me niente, almeno allora.
E’ vero, i doppiatori recitano ma solo con la voce. Gli attori sono più completi, perchè il loro corpo concorre all’atto della recitazione. Eppure nel doppiaggio non solo devi essere un bravo attore ma devi avere anche una certa tecnica, perché la tua voce si incolli perfettamente alla faccia dell’attore, devi essere in grado di modellarla a piacimento. Plastilina vocale, in sostanza.
Ho scritto diverse volte a riguardo della differenza che passa fra i doppiatori, gli speaker, i doppiatori pubblicitari e gli attori, chi volesse può rileggere i miei post arretrati.
Usalavoce si accinge a compiere i suoi tre anni di età, eppure è evidente che non tutto ancora è stato scritto. Sono giorni che mi arrovello sull’ultimo argomento da trattare, un po’ demotivato dai lettori che ultimamente sono meno del solito.
Forse perchè parlo troppo di me? Perché racconto i fatti della mia vita personale? E’ probabile, perché no, in fondo a chi dovrebbe mai interessare? Non sono mica Richard Gere.
Allora ecco un post tecnico.
Mi sono domandato quanti dei doppiatori italiani famosi sono anche effettivamente attori in toto.
Mi sono venuti in mente Ferruccio Amendola (cazzo, è il Re), Luca Ward, Liù Bosisio, Marco Guadagno, Pannofino e Pino Insegno. La domanda successiva è stata: “Saranno più bravi come attori o come doppiatori”?
Io penso che i doppiatori potrebbero tranquillamente continuare a fare i doppiatori, senza darsi la pena di apparire in video. Ferruccio Amendola è stato l’icona incontrastata del doppiaggio italiano. Se si parla di doppiaggio con non addetti ai lavori, c’è sempre qualche pirla che tira fuori Ferruccio Amendola. Di solito si conosce solo lui. Ma si tratta dello stesso pirla che alle feste propone il trenino, che agli addii al celibato ti mette il Viagra nel mojito, che lava la macchina la domenica mattina, che legge solo i freepress e che la sera guarda Canale 5 a prescindere da quel che trasmette.
Bene, per questa gente Amendola è “il doppiatore” come Linus è “il dj” e come Sordi è “l’attore”. Amendola era moooolto meglio come doppiatore che non come attore, d’accordo? E gli altri?
Io credo che la regola valga più o meno per tutti. Luca Ward è al limite dell’inguardabile, ha una sola espressione facciale. Marco Guadagno è poco noto come attore e molto noto come doppiatore, un motivo ci sarà! Era Brandon di Beverly Hills 90210, per intenderci. L’ho visto con Verdone nel Mio miglior nemico e anche in Io loro e Lara. Meglio se parla e basta. Pino Insegno ha una faccia duttile, ma usa la voce in modo divino. Per me è in assoluto il più bravo doppiatore italiano di sempre. I gusti sono gusti, ma è bravo per davvero. Pannofino… idem. E’ un genio a doppiare, come attore gli regalo un appena sufficiente. Liù Bosisio è Marge Simpson e anche il cartone anni ‘80 Spank. Al cinema è stata la prima moglie di Fantozzi. Direi che è meglio come moglie di Homer.
Non mi vengono in mente altri artisti dalla duplice personalità, si accettano commenti.



I diffusori Genelec del mio studio di audioproduzione si concedono qualche minuto di meritato riposo.
E’ da stamane all’alba che non la smettono di riprodurre la mia voce. A volte penso che se i miei monitor soffrissero di quel disturbo tipico dei televisori per cui se rimangono troppo a lungo sullo stesso fermo immagine questo poi si “fossilizza” e si perpetua, ora dovrebbero riprodurre ogni suono più o meno sulla stessa modulazione della mia voce.
Questa mattina ho inciso 12 codini per 12 nuovi negozi Ecostore della Regione Lazio. Li ho montati con lo spot master che a sua volta è stato prodotto qui da me in studio.
Poi ho inciso l’audio di due spot di un centro commerciale della Toscana. Di questi spot io ho inventato, suonato, mixato e masterizzato la base musicale, inclusi i cori con cantanti maschili e femminili. Dopodichè ho inciso la mia voce e quella di una mia collega e remixato nuovamente il tutto.
Poi ho registrato la mia voce che andrà su tre videoclip di Sony, che si accinge al lancio di una nuovissima e rivoluzionaria fotocamera. Quindi ho prodotto lo spot di una concessionaria Iveco.
Se pensate che questo basti per riempire una giornata, senz’altro apprezzerete il fatto che in pausa pranzo mi sono recato a Milano presso un grande studio di postpro per l’incisione del nuovo spot di quel famoso yogurt che aiuta a prevenire l’infarto del miocardio.
Ma se il cardio è tuo, si può dire tuocardio???
Ad ogni buon conto, tutti questi bei lavoretti sarebbero niente se non fosse che da 14 santissimi giorni sono diventato papà di un maschietto bellissimo che si chiama Leonardo.
Trovo che il piccolo Leonardino sia la mia opera meglio riuscita, il mio contratto migliore, la mia assicurazione sulla vita, la mia ipoteca sul futuro, il mio cognome e tutti i miei sogni.
Quando è nato sono stato travolto da ondate concentriche di emozioni che mi hanno prima sbilanciato e poi piegato in un pianto singhiozzante che non sono stato in grado di controllare.
Mentre la pediatra mi porgeva domande inopportune sull’anamnesi familiare, io ero in cerca di fazzolettini di carta per asciugarmi dalle lacrime. Ero buffo, lì nella divisione di neonatologia dell’ospedale San Raffaele di Segrate.
Mio figlio aveva tre minuti di vita e piangeva sommessamente, io che di minuti di vita ne ho qualcuno in più e dovrei essere abituato ad ogni tipo di emozioni, ero lì in piedi davanti a lui, con al collo la macchina da presa e quella fotografica quasi inadoperate perchè non riuscivo a muovere un dito, fossilizzato com’ero su quel magnifico panorama che è la vita che comincia.
Leonardo è un bocciolo di rosa, è crisalide, è il nuovo che perpetua la specie, è quanto di più vicino a me ci possa essere ora e qui e che non sono io.
Con la sua nascita mi sono fatto tre promesse: La prima è che non mi rivolgerò mai ad altri parlando di lui come di “bambino” a dirò sempre il suo nome. Quindi a mia moglie non dirò mai “il bambino è affamato” ma “Leonardo ha fame”. E’ il suo nome, ed è molto meglio di un generico “bambino” perchè è il mio.
Poi non mi rivolgerò mai a lui parlando di me alla terza persona singolare, con frasi ridicole tipo “ora papà ti porta a fare un giro”. Ecco, lo trovo stupido. Molto meglio un normalissimo “ora ti porto a fare una passeggiata”.
La terza e che per quanto possibile non gli imporrò quel che io penso sia giusto o sbagliato, ma glielo lascerò scoprire. Ho imparato molto più dai miei errori (e i conti, salatissimi, li ho sempre pagati fino all’ultimo centesimo) che non da quelli non commessi perchè qualcuno mi aveva detto che era male.
E’ arrivato Leonardo, ha portato l’amore paterno nella mia vita che ora vale molto più che prima. E scusate se è poco!



Con tutto il cinismo e l’arroganza che è caratteristica dei maschi, nell’ambito degli speaker e doppiatori pubblicitari c’è un detto: “Bella voce, figa atroce”.
Non occorre l’esegesi per capirne il significato. Diciamo soltanto che normalmente (ma non sempre) se una collega speaker ha una bella voce, di solito non è un capolavoro di bellezza. Viceversa per sfortuna no, ovvero non è assolutamente vero che se una donna ha una brutta voce, deve essere per forza di bell’aspetto.
Le frasi fatte vanno prese per quello che sono, specie se volgari. Qui si è voluto fare la rima ad ogni costo. Lavoro tutte le settimane con i colleghi e le colleghe dello stato maggiore degli speaker milanesi, e come in ogni ambito ci sono le bellissime, le sine laude e i tombini.
Questo post però si concentra sui maschi e sulle loro voci.
Ci sono persone insospettabili, che nella vita si occupano di tutt’altro e che pure hanno una voce incantevole per profondità, timbro e qualità della fonazione.
Nelle ultime due settimane ci ho riflettuto intensamente, mi sono appuntato le voci che mi piacciono, che mi hanno colpito, ne ho fatto un piccolo elenco personale.
Il tecnico del suono che ha progettato e in parte realizzato il mio studio di incisione ha una voce bellissima. Non è uno speaker né un cantante.
Per anni ho intrattenuto rapporti di lavoro con una web agency il cui titolare aveva una voce incantevole. Avrebbe potuto fare lo speaker, ne sono certo.
Poi l’altro giorno, nella mia navigazione a vista sui quotidiani on line sono incappato in un’intervista ad Aldo Busi, “naufrago” dell’Isola dei Famosi.
E… che sorpresa!!! Non lo avevo mai ascoltato attentamente, o almeno non in un’intervista in cui appariva rilassato e sereno. Aldo Busi ha una voce MERAVIGLIOSA!!!
Non mi era simpatico e ora meno che mai, non foss’altro che per una certa dose di insanissima invidia nell’ascoltarlo.
Perchè non ho la voce di Aldo Busi? Con che profittevoli risultati avrei condotto all’apice la mia carriera di speaker e doppiatore pubblicitario?
E’ un esercizio di congetture concentriche nelle quali io non mi addentrerei, ma la tentazione è forte.
Conoscete persone che non usano la voce per motivi professionali eppure quando parlano vi incantano? Sono persone comune oppure dei vip?
Mi piacerebbe leggere un po’ di commenti a questo post.



Negli ultimi dodici mesi mi sono fatto la convinzione che le visite al mio blog siano inversamente proporzionali alla quantità del mio lavoro di speaker e doppiatore pubblicitario.
Tengo sott’occhio quasi ogni giorno il numero di visitatori che fa capolino sul verde di queste pagine, e credo che ci sia una relazione fra il numero di questi e il mio impegno lavorativo.
E’ probabile che quando ho poco da fare scriva di più, ed è probabile che quando scrivo con più frequenza, Google mi premi migliorando il rate di questo blog nelle pagine dei risultati.
Sono congetture, è chiaro. Però è un fatto che i miei lettori oscillino da circa 60 al giorno a quasi 200 a seconda di quanti articoli pubblichi nell’unità di tempo.
Atteso che questa mie supposizioni corrispondano più o meno a verità, dovrei scrivere un post al giorno, come Linus.
Solo che Linus ha molti più stimoli di me, visto quel che fa di mestiere e le persone che incontra.
I miei incontri giornalieri sono quelli del Ragazzo di Campagna interpretato da Renato Pozzetto.
Mi sveglio col gallo, chiacchiero del meteo e di altre amenità con l’edicolante in fondo alla via, bevo il caffè e compro le sigarette al baretto all’angolo, esercito da una signora così gentile che ogni giorno mi chiede quanto manchi alla nascita di mio figlio. Mi ha promesso un regalino.
Poi torno in studio e comincio a registrare. Ogni giorno è diverso eppure identico al precedente.
Cosa potrei dire ogni giorno? La fantasia non credo mi manchi, potrei raccontare delle puttanate immani e convincervi che tutto corrisponda a verità. Però purtroppo non ho grandi esperienze di politica!
Per adesso, se vi va, mi ascoltate in radio con lo spot di Blockbuster, lo spot del Ministero dei Beni Culturali e lo spot di Post It.
In televisione invece mi sentite nella pubblicità di Bosch.
Forse lunedì prossimo ci scappa un altro bel Nazionale.
Mi pare che per ora possa bastare.
Baciamo le mani al Signor Google, il quale mi auguro noterà che oggi ho scritto ben due post.

