Categoria: altro

autore: marcodedomenico | 27 settembre 2011

Convertitori A/D

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rosetta200

Anche oggi tocca constatare che l’ignoranza è beatamente sconfinata.

Solo Dio può sapere tutto. E’ già moltose gli esseri umani sanno qualcosa. E’ già tantissimo se si è esperti nel proprio ambito di lavoro e colti abbastanza da non sfigurare ad una cena con amici.

Però se c’è una cosa che mi addolora, è dover scoprire da solo e a distanza di molto tempo da una convinzione personale che le cose non stanno come mi sembrava.

Quando ho iniziato la mia attività, ero convinto di saperne abbastanza di elettronica da poter mettere in piedi un piccolo studio completamente da solo.

E così ho fatto, ho collegato quattro cavi in croce ad un mixer ridicolo e mi sentivo Guglielmo Marconi! Era l’anno 1999.

I cavi erano tutti sbilanciati, le ronze si sommavano creando una specie di concertino per Corrente Alternata e orchestra. Non conoscevo il significato di segnale sbilanciato e bilanciato.

Per me un cavo di segnale mono, era semplicemente composto da due poli. Anzi da due polli, di cui uno ero io.

Quando nel 2008 ho costruito lo studio dove attualmente lavoro, ho chiamato un microfonista professionista che ha progettato e cablato il tutto.

L’ottimo suono di questo studio è da ascrivere anche a Fabio Marchesi, che fra le altre cose mi ha svelato il segreto del cavo di segnale bilanciato.

Per il lettore più curioso, ecco un piccolo approfondimento.

Ho sempre pensato che una volta che la catena microfono => pre => scheda audio fosse ben congegnata, il lavoro fosse praticamente finito, relegando la trasformazione del segnale da analogico a digitale a un mero calcolo matematico.

Ed è in questi giorni che m’è toccato amaramente ricredermi.

Quando qualche settimana fa acquistai e testai Apogee One, mi resi immediatamente conto che i conti non tornavano alla perfezione. Perché il suono era così bello eppure così diverso dal suono ottenuto con i convertitori della Digi 003 di Avid?

Sabato scorso la conferma definitiva che vale per me come una bastonata sull’osso occipitale.

Nel weekend è venuto a farmi visita un pianista professionista, mi ha portato da provare la Apogee Rosetta 200. La “Rosetta” (con la e spalancata) qui a Milano è un tipo di pane dalla caratteristica forma a cupola divisa a spicchi. Il nome di questo convertitore Analogico/Digitale mi ha sempre fatto sorridere.

Sapevo che era considerata dai cultori del suono come una specie di Ferrari della conversione di segnale. Però mi ero sempre posto la questione di quanto un orecchio non così allenato come il mio potesse riconoscere la differenza fra i convertitori di Avid da pochi euro a quelli ultrafantastracostosissimi di Apogee.

E chiaramente sono stato smentito dai fatti. Una volta collegato il panino alla mia catena audio… non credevo alle mie orecchie. La mia voce sembrava… più calda, più presente, più avvolgente.. in sostanza era davvero più bella.

Ho impiegato parte della domenica a cercare su internet forum, notizie, discussioni che potessero avallare la mia sensazione e leggendo attentamente i commenti degli ingegneri del suono mi sono definitivamente convinto che la conversione di un segnale audio in numeri non è un semplice e statico calcolo ma è un esercizio molto complesso dalle caratteristiche più artistiche che matematiche.

Ed ecco perché questo arnese infernale che ora occupa l’ultimo slot libero nel mio rack ha portato un’aria di sano rinnovamento nel mio studio. Invito chiunque valuti l’acquisto di apparecchiature per il proprio home studio, di destinare una parte del proprio budget a un buon convertitore analogico/digitale. Perché non è vero, ripeto NON E’ VERO che conta poco o nulla.

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autore: marcodedomenico | 21 settembre 2011

L’Iva al 21%

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E’ uno strazio. Annunciato e poi materializzatosi sotto i miei occhi.

L’Iva al 21% è anzitutto la più odiosa delle idee geniali del nostro Ministro delle Finanze, perché tocca veramente tutti. Tocca sia chi paga le tasse sia chi non le paga, tocca i poveri il ceto medio e i ricchi, tocca tutti quanti gli italiani.

Per i liberi professionisti è oltretutto una menata infinita. Se in maniera più intelligente avessero fatto partire la norma dal primo giorno del mese, sarebbe stato forse un po’ più semplice.

E invece no, parte da un anonimo giorno 17 dell’ancor più anonimo mese di settembre.

Io faccio normalmente una quarantina di fatture al mese. Prima di diventare fatture, i miei documenti si chiamano “preventivi” anche se non si tratta di veri preventivi. Sono più che altro dei fogli  di lavorazione che alla fine del mese si tramutano in vere e proprie fatture. All’interno dei fogli di lavorazione io annoto tutti gli audio prodotti all’interno del mese per il cliente a cui il foglio è intestato. Automaticamente il programma gestionale genera una riga per ogni lavoro, la riga comprende costo unitario, costo totale, eventuale sconto e prezzo con Iva. Ora mi ritrovo con l’Iva al 20% per i lavori eseguiti prima del giorno 17 e l’Iva al 21 per i successivi. Col risultato che dovrò spendere alcune ore del mio tempo per rettificare a mano ogni riga di ogni foglio di lavoro.

Per di più uso dal 2008 uso un programma per la fatturazione che si chiama Danea Easy Fatt che per scelta degli sviluppatori di Danea gira solo su Windows. Così ogni volta devo virtualizzare Windows dentro la mia sessione di Mac OSX col risultato che buona parte della memoria del Mac Pro è usata da Windows Paralles. Memoria che potrei usare per le mie applicazioni native di Mac.

Ho contattato tempo fa gli sviluppatori chiedendo loro se avessero intenzione di scrivere Easy Fatt anche per Mac ma mi hanno educatamente risposto che non ne avevano alcuna intenzione.

Esistono ottimi programmi anche per Mac, ma l’idea di ricopiare a mano 1600 fatture circa mi toglie ogni velleità. Così sono ancorato a sta baracca dalla grafica ridicola che mi succhia tutte le risorse.

Tornando all’Iva al 21%, si aggiunge un ulteriore fastidio. Se prima nelle fatture dei professionisti per una combinazione l’aliquota Iva era uguale e contraria alla ritenuta d’acconto pertanto virtualmente si annullavano, ora questo non accade più. Così le mie fatture anziché contenere cifre tonde (io propongo ai miei clienti sempre cifre arrotondate ai 5 euro) ora vantano importi frammentati ai centesimi.

Per intenderci, se prima producevo un audio per un cliente a cui chiedevo ad esempio 100 euro, il netto a pagare era di 104 euro, calcolati secondo il principio in base al quale all’imponibile andava sommata l’Iva al 20 e sottratta la ritenuta d’acconto del 20. Al risultato finale si aggiungeva la famosa “Rivalsa Contributo Previdenziale” del 4% così si finiva a 104 euro.

Ora per lo stesso importo la fattura è di 105,04 euro. Ridicolo.

Non sono un economista anzi di economia ci capisco meno di niente, però se l’Idea del governo è quella di tassare oltre misura i cittadini per uscire dalla crisi… Cazzo siamo fottuti!!!

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autore: marcodedomenico | 2 settembre 2011

Intervista a Marco De Domenico, dal minuto 11,49

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Tam Tam si gira – Nr. 6 from TamTamSiGira on Vimeo.

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autore: marcodedomenico | 15 agosto 2011

Il Frantoio San Luigi

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Vicino a Gavorrano, un minuscolo comune nel cuore della Maremma, c’è un frantoio.

Difficile anche solo avvicinarsi fra ottobre e novembre, poiché la coda dei contadini che portano le loro olive fresche di vendemmia e di sudore a frangere è di gran lunga superiore a qualsiasi ragionevole attesa.

Ma se ad agosto si fa una visitina, l’atmosfera è diversa.

Il Frantoio San Luigi mi ha regalato un’esperienza di marketing straordinaria.

Le indicazioni per raggiungerlo sono disseminate lungo un raggio di una trentina di chilometri dal frantoio.

Più ci si avvicina, più le indicazioni sono precise, saprebbe arrivarci anche un bambino sulla bici a rotelle.

Arrivati al frantoio, dalla strada si vede una bella costruzione con tre immense vetrate che mostrano le antiche macchine per frangere le olive. E la vista è già appagata.

Chi entra, come è capitato a me in un assolato e rovente pomeriggio agostano, vive un’esperienza quasi mistica.

Appena si varca la soglia si è colti da un odore acre di olive. C’è un ragazzo che è il figlio del titolare che pare un condensato umano di tutta la gentilezza e la voglia di vivere della Toscana.

Scambiamo due chiacchiere, mi vede curioso e interessato al suo lavoro. Allora mi invita ad una visita guidata all’interno del frantoio. Eravamo da soli, la mia famigliola e lui. A un certo punto vedo che prende in mano un telecomando che pilota un proiettore e un lettore di DVD. In pochi secondi parte un mini-documentario realizzato ad hoc per la sua azienda, che mostra tutte le fasi della spremitura, dalla raccolta delle olive all’imbottigliamento del loro squisito olio.

Il filmato è un tipico filmato industriale, ma è realizzato davvero bene. Sono stato attento a come ha lavorato lo speaker, ed era niente male! Nessun errore di dizione, appoggiature perfette. Non avrei saputo farlo meglio.

Dopo cinque minuti entrano una dozzina di tedeschi. Lui ci fa un cenno di scusa e si rivolge a loro in perfetto tedesco. Minchia! (ho pensato), un attimo prima parlava in toscano e ora è un tedesco perfetto.

In poche battute ha invitato i tedeschi ad unirsi a noi alla visione del filmato, erano predisposte una trentina di sedie come per un piccolo concerto. Ha fatto ripartire il film daccapo e lo ha doppiato all’istante in tedesco per i biondoni dietro di noi. Alla fine questi hanno comprato un mucchio di olio e lo hanno ringraziato cento volte.

Le bottiglie erano in mille formati, vendeva anche il suo olio ma aromatizzato al peperoncino, al limone, al rosmarino… Butto un’occhio sulla parete dell’ufficio e appese c’erano le foto aree del frantoio e della tenuta coltivata neanche a dirlo ad ulivi. Un’intera pagina del quotidiano locale era stata scannerizzata e ingrandita, parlava del frantoio e ne tesseva le lodi. Un’altra immagine aerea evidenziava la copertura del tetto del frantoio con pannelli solari. Fuori dal frantoio un cartello indicava quanti kw i pannelli stavano producendo.

Ha imballato la merce dei tedeschi con una scatola bellissima, li ha invitati a tornare, gli ha regalato una copia del DVD che avevano appena visto e gli ha fatto la ricevuta.

Anche noi abbiamo comprato qualcosa, ha fatto la ricevuta anche a noi.

Tornato a casa sono andato su internet e ho scoperto che hanno un sito bellissimo. Il ragazzo mi ha raccontato che spedisce il suo olio in tutto il mondo, lui riceve il bonifico poi imballa e invia. Ultimamente fa grossi affari coi russi, è il fornitore ufficiale dell’Hotel Gallia di Punta Ala dove una volta alla settimana tiene una piccola degustazione nella hall.

Insomma, o questo ha studiato marketing alla Bocconi oppure è un genio di suo, oppure ha avuto l’ottima idea di mettersi nelle mani di un’agenzia di comunicazione integrata che ha reso mondiale la sua più che locale piccola impresa.

Sono persone come queste, aziende come queste che mandano avanti il nostro paese, che lo arricchiscono e lo rendono bello agli occhi delle altre Nazioni.

Ho ammirato molto questo ragazzo, la sua voglia di fare, le sue idee acute ma a un tempo genuine in fatto di gestione di impresa.

Al commiato, fra sorrisi e strette di mano, mi ha confessato che ha sposato una tedesca.

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autore: marcodedomenico | 12 agosto 2011

Pensieri sparsi…

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Sarà il caldo, il mare della Toscana, la poca voglia di fare, è un fatto però che aggiorno il blog piuttosto di rado.

La sera prima di addormentarmi penso ai fatti della giornata, rivivo le cose che mi hanno colpito, provo a fare un po’ d’ordine.

Ieri notte, caldo molto e poco sonno, mi è venuto in mente che magari delle cose da scrivere le avevo. Non proprio a riguardo del mio lavoro, o meglio non solo.

Comincio da un commento, purtroppo molto negativo a riguardo della televisione durante il periodo estivo. Terminato il cosiddetto “periodo di garanzia” le TV tirano i remi in barca. Trasmettono qualche avanzo di magazzino, raschiano sul fondo della cineteca e sfoderano qualche minchiata vecchia di secoli.

La Rai rompe il vuoto pneumatico con i soliti marchettoni estivi, sotto forma di serate ad hoc dalle località di mare le cui amministrazioni comunali pingui dell’extra gettito vacanziero non attendono altro che vedersi in TV.

Mediaset risponde con bordate a salve, fatte di telefilm, televendite, telefesserie e qualche film serale.

Ecco, l’unica cosa buona sono i film serali, che la rete ammiraglia del gruppo ha dimenticato i favore di produzioni in studio e film per la TV.

D’inverno su Canale 5 non c’è altro che mini serie televisive con le solite facce (la Arcuri, Garko et similia…) e le trasmissioni.

Ma c’è un programma in particolare che l’altra sera mi ha letteralmente shockato.

… Lo show dei record…

Dio… che dolore al cuore nel vedere quello scempio. Possibile che Aldo Grasso, che è capace con meno di nove parole di affossare anche il più bel programma TV non abbia mai scritto nulla sullo Show dei record?

Io ho visto la D’Urso (ma perchè fa la conduttrice????) che si sforzava di trovare divertente la presenza sul palco dell’uomo più piccolo del mondo accanto all’uomo più alto del mondo. Ha tentato di convincermi che la loro esistenza è magnifica, che essere quello che sono sia la fortuna più grande che ti possa capitare.

Ma si rende conto la D’Urso di quanto è ridicola? Chi potrebbe mai credere che avere vent’anni ed essere alto 70 centimetri sia una figata? Ma ti accorgi che quello è un poveretto e che lo stai usando come fenomeno da baraccone?

Ma se il miniuomo poteva quasi forse strappare un sorriso ai più cinici, quella specie di statua alta tre metri che arriva dalla lontana Mongolia e con la mestizia dipinta sul viso, doveva parlare da se.

Vi immaginate che vita vive un uomo di tre metri? Niente letto normale, niente automobile, niente case normali, niente di niente. Solo una stampella alta due metri con la quale camminare, perché purtroppo siamo bipedi, e un essere vivente di tre metri e che pesa duecento chili non può stare in equilibrio in verticale! Ecco la bellezza di essere alti tre metri. E la mongola che domanda al mongolo?

Gli chiede cosa fa durante giornata, come trascorre le sue ore. E come le passerà? Probabilmente maledicendo il giorno in cui è nato, domandandosi perché proprio a lui la tiroide ha fatto difetto, sperando magari che la natura faccia il suo corso anzitempo!

No? Cosa passerebbe per le vostre teste se foste alti come una panchina o come una giraffa? Il mondo sarebbe così bello?

Per la D’Urso probabilmente si, tanto che rideva e scherzava e pigolava e starnazzava, con le sue ascelle sempre sollevate e le sue domande ridicole. Ho spento la TV, e ho sofferto per quelle due povere vittime spacciate per capolavori che nemmeno su una tela di Picasso.

Cambio discorso, parlo del piumone. Eh, che ci volete fare, l’estate dello speaker è fatta di piumoni.

Ho definitivamente risolto tutti i miei problemi di riverbero nella casa al mare. Un tavolino, un macbook air, il mio Neumann, il processore TL-Audio e un piumone a due piazze.

Mi metto in testa il piumone piegato in due, quindi doppio strato, col quale avvolgo praticamente tutto il tavolino. Cuffie e.. via!

Assicuro a tutti quelli che vorranno provare che il suono è esente da qualunque forma di eco e riverbero. Niente, perfettamente secco.

Insomma sto lavorando allegramente anche da qui, sfruttando quel paio d’ore al pomeriggio che il mio cucciolo d’uomo usa dormendo e sognando biberon, pannolini puliti e ciucci vari.

Chiudo con Crema. Alla fine di luglio ho portato mio padre e mia madre a visitare Crema, non ci erano mai stati. Io abito a una ventina di km da Crema, ma da Rho (dove abitano i miei) è esattamente dall’altra parte del mondo.

Mio padre, stupito, mi ha domandato se mi fossi mai accorto che a Crema parlano con un forte accento che lui ha definito “quasi bergamasco”.

Io gli ho risposto con un sorriso, e nella testa mi si è acceso quel bel motto pisano che dice “e che vuoi insegnà a babbo a trombà?”.

Vero papi, un figlio non può insegnare a suo padre come si fanno i figli, però non dimentichiamoci che se tuo figlio fa lo speaker, è più che attento ai suoni.

E confermo, a Crema (provincia di Cremona) si parla una specie di dialetto bergamasco. Eppure si trova a 20 km dalla città di Milano e a soli 4 km dal confine con la provincia di Milano.

E procedendo così, verrebbe da dire che anche a Lodi stessa si parla un dialetto i cui suoni in definitiva sono più vicini al bergamasco che al milanese oppure al piacentino.

In sostanza c’è questa lingua del nord che è quello che noi identifichiamo come “bergamasco” che curiosamente pur originando dalla città di Bergamo si estende ad ovest fin quasi a Milano, e a Sud fin quasi a Piacenza. A est fa strage e ingloba il bresciano. E non mi vengano a dire che il bresciano col bergamasco non c’entra niente perché si tratta solo di guerre intestine. Alle orecchie del forestiero sono perfettamente sovrapponibili.

E dunque… che bello! A crema si parla il bergamasco e a Paullo (15 km prima) si parla il milanese. Questa è la nostra magnifica italia feudale che amo anche per questo.

E se il nostvo ministvo dell’economia ci metterà un’Irpef da mascherina nera sulla faccia…. pazienza. Sempre meglio che vivere in Svizzera.

Saluti cari dalla maremma majala.

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autore: marcodedomenico | 21 giugno 2011

Sultans of Swing

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Money for nothingE’ sempre la solita storia, passa il tempo e i gusti non cambiano.

Magari si evolvono, si estendono, si frammentano ma la musica che mi piaceva da bambino ha continuato a piacermi da adolescente e quindi da adulto.

Ora posso ascoltare i Club Dogo, quel pirla di Fibra, Alexandra Stan e persino quel vaccone della Germanotta e trovare belle le loro canzoni.

Ma quando sono qui in studio come ora, e lascio che sia iTunes a selezionare la musica per me attraverso quella favolosa funzione che si chiama Genius e sento partire Sultans of Swing…

Sento i brividi frustarmi la schiena e comincio a scuotere il testone di qua e di la al ritmo delle corde della Stratocaster di Knopfler.

E schizzo indietro nel tempo quando con un paio di antiche cuffie Khoss in testa spanavo i solchi dell’LP  dei Dire Straits che suonavo sullo stereo di mio padre.

Che bello che era… niente pensieri, nessuna preoccupazione, solo questi suoni misteriosi e che solo col tempo ho imparato a riconoscere, ad isolare, a fare miei.

La mia formazione musicale purtroppo è gravemente condizionata dai gusti un po’ ridicoli dei miei genitori. Era più facile che in macchina si ascoltasse Mino Reitano che i Beatles o i Pink.

Al massimo i miei si spingevano fin verso Fausto Leali o Mina, ma mai quegli autentici capolavori che il mondo catapultava nell’universo musicale in rapida espasione che erano gli anni settanta.

I Dire Straits li ho scoperti andando a giocare a Rugby. Come rugbista ero una schiappa patentata, ma quando l’allenatore ci riaccompagnava a casa ascoltava i Dire Straits.

Ricordo perfettamente la sequenza! Parte Sultans e subito penso: che bella! E poi Romeo and Juliet, Tunnel of Love, Twisting by the pool, Money for nothing!!!

Non ne conoscevo nessuna, avevo tredici anni, ma mi piacevano tutte quante. Sono corso a comprare il mio primo vinile. E l’ho consumato.

Quel vinile è ancora lì, a casa dei miei, i bordi dell’involucro sono così consumati dall’infilasfila che l’inchiostro ha lasciato il posto al marrone del cartoncino.

E ne vado orgoglioso! Mi piace la musica, lavoro nella musica, faccio musica, sono la voce di Radio Monte Carlo e di Nickelodeon, ho uno studio i cui diffusori Genelec mi permettono di ascoltare tutto quello che mi pare in altissima qualità digitale.

Direi che per oggi può bastare!

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