
Convertitori A/D
categorie: altroAnche oggi tocca constatare che l’ignoranza è beatamente sconfinata.
Solo Dio può sapere tutto. E’ già moltose gli esseri umani sanno qualcosa. E’ già tantissimo se si è esperti nel proprio ambito di lavoro e colti abbastanza da non sfigurare ad una cena con amici.
Però se c’è una cosa che mi addolora, è dover scoprire da solo e a distanza di molto tempo da una convinzione personale che le cose non stanno come mi sembrava.
Quando ho iniziato la mia attività, ero convinto di saperne abbastanza di elettronica da poter mettere in piedi un piccolo studio completamente da solo.
E così ho fatto, ho collegato quattro cavi in croce ad un mixer ridicolo e mi sentivo Guglielmo Marconi! Era l’anno 1999.
I cavi erano tutti sbilanciati, le ronze si sommavano creando una specie di concertino per Corrente Alternata e orchestra. Non conoscevo il significato di segnale sbilanciato e bilanciato.
Per me un cavo di segnale mono, era semplicemente composto da due poli. Anzi da due polli, di cui uno ero io.
Quando nel 2008 ho costruito lo studio dove attualmente lavoro, ho chiamato un microfonista professionista che ha progettato e cablato il tutto.
L’ottimo suono di questo studio è da ascrivere anche a Fabio Marchesi, che fra le altre cose mi ha svelato il segreto del cavo di segnale bilanciato.
Per il lettore più curioso, ecco un piccolo approfondimento.
Ho sempre pensato che una volta che la catena microfono => pre => scheda audio fosse ben congegnata, il lavoro fosse praticamente finito, relegando la trasformazione del segnale da analogico a digitale a un mero calcolo matematico.
Ed è in questi giorni che m’è toccato amaramente ricredermi.
Quando qualche settimana fa acquistai e testai Apogee One, mi resi immediatamente conto che i conti non tornavano alla perfezione. Perché il suono era così bello eppure così diverso dal suono ottenuto con i convertitori della Digi 003 di Avid?
Sabato scorso la conferma definitiva che vale per me come una bastonata sull’osso occipitale.
Nel weekend è venuto a farmi visita un pianista professionista, mi ha portato da provare la Apogee Rosetta 200. La “Rosetta” (con la e spalancata) qui a Milano è un tipo di pane dalla caratteristica forma a cupola divisa a spicchi. Il nome di questo convertitore Analogico/Digitale mi ha sempre fatto sorridere.
Sapevo che era considerata dai cultori del suono come una specie di Ferrari della conversione di segnale. Però mi ero sempre posto la questione di quanto un orecchio non così allenato come il mio potesse riconoscere la differenza fra i convertitori di Avid da pochi euro a quelli ultrafantastracostosissimi di Apogee.
E chiaramente sono stato smentito dai fatti. Una volta collegato il panino alla mia catena audio… non credevo alle mie orecchie. La mia voce sembrava… più calda, più presente, più avvolgente.. in sostanza era davvero più bella.
Ho impiegato parte della domenica a cercare su internet forum, notizie, discussioni che potessero avallare la mia sensazione e leggendo attentamente i commenti degli ingegneri del suono mi sono definitivamente convinto che la conversione di un segnale audio in numeri non è un semplice e statico calcolo ma è un esercizio molto complesso dalle caratteristiche più artistiche che matematiche.
Ed ecco perché questo arnese infernale che ora occupa l’ultimo slot libero nel mio rack ha portato un’aria di sano rinnovamento nel mio studio. Invito chiunque valuti l’acquisto di apparecchiature per il proprio home studio, di destinare una parte del proprio budget a un buon convertitore analogico/digitale. Perché non è vero, ripeto NON E’ VERO che conta poco o nulla.









