


E’ per decenza (e solo per quella) che non vado a guardare la data in cui ho scritto il mio ultimo post.
Sarebbe come auto trafiggerci, e non avendo parenti di origine giapponese non è pratica con la quale ho dimestichezza.
Se penso che quando più di tre anni fa aprii questo blog promisi a tutti voi un post al giorno.
Ma è sempre così, non ricordo aspetto della mia vita personale e professionale in cui non abbia pubblicizzato con toni sensazionalistici qualcosa salvo poi vedermela scivolare fra le mani come sabbia.
Ho detto sabbia? Ho detto sabbia? Porca miseria che argomentone, specie se trattato a fine agosto!!!
Anzitutto diamo spiegazione del titolo del post: trattasi di presa per il culo nei confronti dei giornalisti ai quali girano nella testa un centinaio di frasi fatte che a rotazione estraggono dal cappello per scrivere quei titoli ridicoli che campeggiano nei notiziari.
A fine luglio c’è l’esodo e a fine agosto c’è il controesodo così come la notte insegue il giorno. A me l’idea di scomodare le sacre scritture per descrivere le code in autostrada appare alquanto blasfema.
Al di la del titolo, questo post vorrebbe compendiare le mie attività estive di quest’anno.
Dovevo diventare padre per fare una vera lunga vacanza, ma vi pare possibile? Questo significa che per stare veramente bene dovrei bissare l’evento ogni anno. Così fra undici anni avrò fatto undici magnifiche vacanze e messo in piedi un’intera squadra di calcio, panchina compresa!!!
Ma può un libero professionista innamorato del suo lavoro mettere i lucchetti alla serranda per ben tre settimane?
Certo che no, ed ecco perchè quest’estate ho dato il meglio di me. Dopo aver tagliato il nastro del mio “studio orobico” (lo studiolo nella mia casetta in montagna) quest’anno ho inaugurato lo “studio tirrenico” o “studio maremmano” (il titolo è ancora in fase di approvazione nel CDA della mia testa).
La casetta al mare di mia moglie è stata la cornice della depandance del mio “studio padano”.
In definitiva ho comprato una scrivania e l’ho accostata al lato lungo della sala della casetta al mare. Vi ho messo sopra le apparecchiature e il microfono e ho registrato. Tutti i giorni creati di questo bell’agosto, nessuno escluso.
A chi si domanda quanti clienti può avere uno speaker ad agosto, rispondo che è abitudine tipicamente italiana quella di immergere le chiappe lungo i nostri infiniti litorali. Nel resto del mondo si va in vacanza quando si può e si vuole, senza attendere per forza agosto!! Ed ecco perchè, grazie alla rete di contatti che ho sviluppato con il resto del mondo, non ho mai smesso di fare il mio amato lavoro anche in agosto, anche a Ferragosto.
Non male vero? Questa è la mia vacanza ideale! Al mattino mare con il mio cucciolo d’uomo, a pranzo a casa e dopopranzo mentre la family ronfava in mansarda io producevo audio di onesta qualità. Nel tardo pomeriggio di nuovo in spiaggia e così per 21 beati giorni.
Ho guadagnato abbastanza da pagare questa vacanza, la prossima e la successiva ancora. Questa si che è vita, porca l’oca!
E al rientro, surprise!!! Sono stato convocato quasi d’urgenza da uno dei più grandi studi di Milano per incidere tutta la campagna invernale di una nota società di scommesse sportive. Ho prodotto in un solo pomeriggio circa 40 spot tutti con accento regionale. Mi sono prodotto nel mio migliore milanese, torinese, genovese, fiorentino, romano, napoletano, cagliaritano, catanese, palermitano, barese e leccese.
Mi sono divertito parecchio e ho fatto ridere tutti. Qualche attimo di tensione sul leccese perchè pur sapendo che non assomiglia a nessun dialetto pugliese non mi ci ero mai cimentato.
E allora viva Youtube dove mi è stata data l’opportunità di ascoltarlo e di riprodurlo piuttosto fedelmente.
Questi spot radio saranno in onda per tutta la durata del campionato di calcio e su tutti i Network nazionali.
Sarà impossibile non ascoltarli!
Mi sento riposato, e mai come ora desidero lavorare. Ritrovare il piacere di incidere nel mio “studio padano” è sempre bello, perchè in fondo la vera comodità è solo dal rosso di questo studio. A partire dall’aroma di legno che più che mai mi ha invaso le narici all’ingresso dello studio che è stato chiuso per quasi un mese.
Ed ora pronti… via!!! Con l’augurio che questo autunno sia ricco di cose belle da fare.



Questa sera a mezzanotte saranno esattamente due settimane.
Due venerdì fà imbottivo la mia auto e quella di mia moglie e insieme salivamo per la Valle Seriana e raggiungevamo Bratto, la nostra bella casetta di montagna.
Ho speso un giorno intero per montare le apparecchiature qui e per finire di foderare l’armadio più grande della casa trasformandolo quindi nella mia minuscola ed originale sala di ripresa.
Trascorro almeno tre ore al giorno nel chiuso di quest’armadio, su uno sgabello di legno, con le gambe rannicchiate ed in mano l’iPad sul quale leggo i testi degli spot, dei documentari e di tutto il resto che rende magnifico il mio lavoro di speaker e doppiatore pubblicitario.
Dovrebbe essere una specie di paradiso, qui, se non fosse che nonostante i millecento metri di altezza si muore letteralmente dal caldo. Sapere che giù in città ci sono dieci gradi in più mi conforta solo fino a un certo punto. Questo accade perchè nel mio studio milanese posso rifugiarmi nel fresco sintetico dell’aria condizionata che con lungimiranza e grande impegno economico scelsi a suo tempo di diffondere per tutti gli ambienti della casa. Qui no, qui ti attacchi e tiri forte. Sarebbe ridicolo acquistare un condizionatore per usarlo forse dieci giorni all’anno.
Quindi, quando in montagna fa caldo, ti tieni il caldo e stai zitto perchè a Milano è una fornace. Assicuro però chi legge che sarcofaghizzato come sono in questo armadio, dopo soli pochi minuti l’aria comincia a mancare e quella che c’è è letteralmente rovente. E non è cosa facile proseguire a registrare con il sorriso. Si perché se registri uno spot senza il sorriso, fai prima a non farlo.
A ciò si aggiunga che il Mac scalda come una stufa a pellet, e anche il monitor, gli amplificatori delle casse e il processore valvolare per il microfono ci mettono del loro. La “stanza dei bambini” con tanto di letto a castello, comodini in legno e i disegni alle pareti di quando avevo tre anni e che ora è il mio studio diventa nel corso della giornata un simpatico dolceforno Harbert dove rosolare senza pietà.
Purtroppo questa vacanza-lavoro si sta trasformando il lavoro-vacanza. Il lavoro va più che bene, la vacanza purtroppo no. Come ho già avuto modo di scrivere su queste pagine, mi manca la gamba destra. Da quasi quindici anni vivo quindi con una protesi mediante la quale mi è concesso di camminare, di trotterellare e qualche volta anche di pedalare. Purtroppo in questi giorni un’infezione piuttosto estesa sulla pelle che è a contatto con l’arto sintetico mi sta letteralmente rovinando le giornate. Ho dovuto acquistare in farmacia un paio di stampelle ma il dolore a volte è così intenso da togliermi il respiro.
Quando arriva la sera però tutto cambia, di nuovo. Faccio la doccia e finalmente sfilo la protesi. Poi saltellando vado sul terrazzino a guardare il cielo che è una trapunta di stelle. E’ in questo frangente che una bella sensazione di infinito mi riempie e mi appaga.
Consumo l’ultima sigaretta della giornata con lo sguardo all’insù, sapendo che in casa sul divano c’è mia moglie che guardando la tv tiene in braccio mio figlio Leonardo che dorme beato.
E mi rendo conto che in questi pochi metri quadri è racchiuso tutto l’amore che c’è.
E torna il sereno.



Scopro solo qualche minuto fa che Luciano Ligabue è stato “inventato” da Pierangelo Bertoli e che il primo disco (intitolato semplicemente “Ligabue”) si sarebbe dovuto chiamare “E non è obbligatorio essere eroi”, celebre frase di una bellissima canzone del Liga che si intitola “Marlon Brando è sempre lui”. Wikipedia è una gran cosa, no?
Qui a Dresano oggi si muore di caldo più di ieri e a quanto pare meno di domani. Ecco perchè questa sera parto con la famigliola alla volta della montagna dove mi tratterrò per circa un mese. Ho parlato spesso del mio covo orobico sulle pagine di usalavoce.it quindi non mi dilungherò. E’ la prima volta che sto lontano così a lungo dal mio studio di registrazione, pertanto in sostanza lo trasloco lì sull’alpeggio.
Ho riempito il portabagagli dell’auto con tutte le apparecchiature, i monitor, il Mac e tre flight case di cavi, fili, connessioni, microfoni, cuffie e materiale vario. Per smontarlo qui e rimontarlo lì impiegherò almeno due giorni!!!!
Il bello è che lavorerò dalla nostra casa di vacanza, la cosa mi eccita e mi spaventa anche un po’, vi racconterò.
Oggi poco prima del TG5 delle 13.00 davo un’occhiatina a Forum per scoprire che la puntata di oggi dev’essere stata registrata a gennaio!!! Erano tutti col maglione di lana modello Himalaya.
Giugno è stato un mese piuttosto avaro di lavoro, ho fatto pochino, fatturato pochissimo, pagato moltissimo di tasse e annoiato parecchio. Speriamo che luglio vada meglio.
Sono tappato in studio nella penombra e con l’aria condizionata a chiodo, non c’è altro modo di sopravvivere. Mi sembra che l’aria, fuori, oltre ad essere rovente puzzi parecchio. Puzza di putrescenza, non saprei, ha comunque un odore sgradevole.
C’è un mio ex cliente che è rimasto “sconvolto” dalla raccomandata inviata dal mio Avvocato che gli intima di pagare le fatture di marzo, aprile, maggio e giugno del 2009. Mi ha inviato una mail in cui fa riferimento alla nostra “amicizia”, al mio scarsissimo “senso del pudore” e alla mia ignoranza delle leggi che regolano il debito e il credito. Gli avrei risposto volentieri che uno che riceve una prestazione professionale come un bene materiale e non paga si chiama semplicemente ladro. Altro che amicizia, senso del pudore e ignoranza delle leggi. Ladro, ladro, ladro!!! Dammi quel che mi spetta di diritto e poi torniamo a parlare, se vuoi. Viceversa ti sguinzaglio il mio avvocato così paghi anche le spese legali, ladro!
Ho però tenuto a freno le dita e non gli ho risposto, gli avrei rovesciato addosso tutta la mia violenza letteraria, avrei trovato le parole giuste per offenderlo a dovere. Ma non mi sembrava il caso, conservo le energie per scrivere il mio prossimo post.
Ho letto pochi minuti fa su Corriere.it di oggi (2 luglio 2010) che Berlusconi, parlando agli imprenditori Italo-Brasiliani ha raccontato loro una barzelletta. Ha prima premesso che per via dell’età la memoria comincia a fargli cilecca. E ha proseguito così:
«Stamani in albergo volevo farmi una ciulatina con una cameriera. Ma la ragazza mi ha detto: “presidente, ma se lo abbiamo fatto un’ora fa…”. Vedete che scherzi che fa l’età?». Risate in sala e postilla del Cavaliere: «Diffidate di chi non sa ridere, diffidate…». Poco prima si era vantato di essere «l’unico italiano che scrive samba in dialetto napoletano».
Ed ora mi aspetto un bel post da mia cugina Paola!



Questa mattina mi sono alzato molto presto, la note è stata travagliata come tutte le altre da quando in stanza da notte abbiamo un fatottino di appena quattro chili ma che si fa sentire come un tweeter in un concerto degli AC/DC.
Qualche giorno fa mio padre mi ha fatto avere quattro raccoglitori che contengono tutta la mia vita, dagli esami del sangue di mia madre che attestano che da lì a nove mesi sarebbe diventata mamma di me agli articoli di giornale che parlano delle cose pubbliche che ho fatto.
In mezzo ci sono i dentini da latte (quasi tutti), i biglietti di auguri fatti a scuola per le ricorrenze e alcuni temi. Stamane mi è capitato per le mani un mio tema di quando avevo nove anni. Il titolo era “Descrivi il personaggio che più ti ha colpito”.
E ho parlato di Betoven, scritto esattamente così. Mi ha aperto il cuore leggere di me da bambino, quelle frasi così semplici e imprecise, quei pensieri ancora tutti da formare e da migliorare. Mi sono commosso.
Ho ripensato a tutto il tragitto. La bici nuova a dieci anni così grande che non toccavo a terra, gli abbracci di mamma e papà, la Mercedes di mio padre dentro la quale fingevo di guidare innestando tutte le marce compresa la retro, il motorino sognato agognato e ottenuto, e poi i due di picche con le ragazze (complessivamente l’equivalente di tre mazzi Modiano) i saggi di pianoforte, di chitarra e di basso, il mio primo lavoro in radio, la tragedia dell’incidente in moto e l’amputazione della mia gamba destra, e poi Italia Uno, Radio Number One, un aspetto migliore, i primi successi, il matrimonio e la paternità.
Non so quanto utile sia questo esercizio della memoria, Eros Ramazzotti a proposito della malinconia diceva che “caderci è dolce, rimanerci no”. Gli do ragione.
La malinconia è un sentimento ambivalente, ma che nel giorno del mio trentacinquesimo compleanno assume un valore ancora più ricco e profondo.
Tanti auguri a me.



Al di la dei vincitori e dei vinti, i Mondiali FIFA 2010 verranno ricordati anzitutto per le Vuvuzela.
E’ una parola nuova per me, non ne avevo mai sentito parlare e scommetto che lo stesso vale per nove decimi degli italiani.
Queste maledette trombette hanno veramente rotto le scatole, eppure sembra che negli stadi dei Mondiali non se ne possa proprio fare a meno.
E qui entrano in gioco i tecnici del suono capre oppure ipersindacalizzati e quindi senza un minimo di iniziativa.
Aldo Grasso qualche giorno fa è apparso nell’area multimediale del sito del Corriere spiegando com’è semplice eliminare o almeno ridurre di molto quel fastidiosissimo ronzio.
Con parole molto semplici ha fatto notare come abbassando di parecchi db la frequenza di risonanza delle trombette (circa 200 hz) la loro udibilità si riduceva di almeno l’80%.
Voi pensate che quelli della Rai abbiano recepito il messaggio e si siano adoperati per compiere quest’operazione che richiede circa venti secondi? La risposta è chiaramente no.
Io stesso ho provato qui in studio ad agire su uno degli equalizzatori di cui è dotato il mio programma per la cattura e il mix audio, ci ho messo un istante a trovare la frequenza giusta e ad annientarla.
Perchè allora in TV non si sente altro che vuvuzelas? Non possiamo bruciarle tutte quante (ma sarebbe un gran giorno per l’umanità) però almeno possiamo ridurne i malefici effetti.
Io non sono un appassionato di calcio, anzi è uno sport che mi sta vagamente antipatico però i Mondiali me li guardo perché sono un evento mediatico e io non posso e non voglio mancare, anche solo per cultura personale.
I Mondiali 2010 saranno ricordati per questi oggetti che non sono il retaggio culturale di nessuna nazione, non sono uno strumento etnico, non sono niente se non dei coni di plastica fatti da un unico produttore che si è riempito le tasche di soldi con la stessa rapidità con la quale a noi ha riempito i coglioni.

