Categoria: altro

autore: marcodedomenico | 5 gennaio 2012

Non è bello ciò che è bello…

categorie: altro, cinema

E non è brutto ciò che è brutto. Per gli esseri umani tendenzialmente è bello quel che si conosce.

Ecco perché ritrovo bella la mia voce solo davanti a questo microfono, quello del mio studio.

Dopo averla trovata veramente brutta nelle condizioni limite attraverso le quali ho operato da una stanza d’albergo durante le vacanze natalizie.

Partito con l’idea di fare niente, ho finito per lavorare abbondantemente. E il fatto che sia sempre così non mi ha insegnato niente, commetto ogni volta lo stesso ridicolo errore.

Ah, quest’anno a Natale non faccio proprio niente, mi godo la montagna e la famiglia! Mi dicevo.

Naturalmente mi sono goduto la montagna, la famiglia, e Protools!

E a proposito di belle voci… mi piace molto la voce di Gianni Canova. Ma molto, molto davvero. Avrebbe senz’altro potuto fare lo speaker, anche con successo.

aggiungi il post al tuo social bookmarks:
  • del.icio.us
  • Technorati
  • Digg
  • Wists
  • Fark
  • Furl
  • NewsVine
  • Reddit
  • Spurl
  • Taggly
  • YahooMyWeb
  • Segnalo
autore: marcodedomenico | 28 novembre 2011

Si si si… no no no.. bah.. forse.. nu.. ni.. so… boh?

categorie: altro

Ho fatto caso solo oggi che quasi sempre quando incido piego leggermente il collo da una parte e dall’altra…

Mi do il ritmo, mi aiuta ad articolare meglio specialmente attraverso i passaggi più incasinati.

Piego il capo di qua e di là… in su e in giù.. cambio espressione del viso a seconda di quel che sto dicendo…

Oltre a ciò, come ho scritto in passato, tengo il tempo con il piede, battendo la punta del sinistro sulle sillabe.

E’ un aiuto straordinario, come il metronomo in cuffia per i batteristi.

aggiungi il post al tuo social bookmarks:
  • del.icio.us
  • Technorati
  • Digg
  • Wists
  • Fark
  • Furl
  • NewsVine
  • Reddit
  • Spurl
  • Taggly
  • YahooMyWeb
  • Segnalo
autore: marcodedomenico | 27 novembre 2011

L’Albero della Vita

categorie: altro, per persuadere

Quando circa due mesi fa abbiamo scelto di pranzare all’aperto, ci è andata meglio del previsto.

Eravamo al Passo della Presolana, a 1600mt d’altezza. Proprio sul passo, che dista pochi km dalla mia casa di montagna, c’è un ristorante molto carino, le specialità sono quelle della cucina bergamasca.

Era una splendida giornata di sole, e sebbene il vento non fosse dei più tiepidi abbiamo comunque tentato la fortuna, ci è andata bene.

Al tavolo accanto al nostro c’era una famiglia che per composizione era identica alla mia, mamma e papà giovani e un bimbo poco più grande di Leonardo.

Ci siamo messi a chiacchierare, con un figlio piccolo in comune è un fatto inevitabile. Lui è un avvocato, lei che per anni si è occupata di pubblicità per alcune grandi Agenzie di comunicazione di Milano ora lavora presso l’Associazione l’Albero della Vita. Si chiama Simona Iallonardo.

Le ho detto che qualora  fosse servito uno speaker per le loro produzioni no-profit avrei volentieri donato la mia voce.

E così è stato perché poche settimane dopo mi ha contattato chiedendomi di produrre l’audio per una campagna contro la violenza sui bambini per un video che sarebbe stato diffuso in occasione della Festa di Ognissanti, Halloween per gli USA.

La campagna è andata benissimo, hanno raccolto molto denaro. Per ringraziare chi ha collaborato al Progetto, l’Associazione ha pubblicato sul Corriere della Sera di oggi a Pagina 16 un annuncio a pagina intera.

Leggere il mio nome fra chi si è mosso attivamente in favore di una causa così importante mi ha riempito di orgoglio, che voglio condividere con voi.

Non sono sicuro di poter pubblicare senza autorizzazione un’intera pagina del Corriere della Sera. Non è da escludere che di fronte ad una richiesta ufficiale dovrò toglierla, però mi piace rischiare e per ora eccola qui.

Corriere della Sera del 27 Novembre 2011 - Pagina 16

aggiungi il post al tuo social bookmarks:
  • del.icio.us
  • Technorati
  • Digg
  • Wists
  • Fark
  • Furl
  • NewsVine
  • Reddit
  • Spurl
  • Taggly
  • YahooMyWeb
  • Segnalo
autore: marcodedomenico | 14 novembre 2011

Darth Vader…

categorie: altro, radio, televisione

Qualcuno in Italia lo pronuncia Fader, a tutti suona come padre, a me suona come il fader del mixer. Dall’Inglese “to fade”, svanire sbiadire avvizzirsi cancellare.

Quanti di quelli che mi leggono hanno esperienza di sala di registrazione?

Dedico a tutti i miei colleghi, e soprattutto ai tecnici del suono “rompicoglioni” questo simpatico video.

E’ un virale di TomTom. Non fate caso al fine, guardate “il mezzo”.

aggiungi il post al tuo social bookmarks:
  • del.icio.us
  • Technorati
  • Digg
  • Wists
  • Fark
  • Furl
  • NewsVine
  • Reddit
  • Spurl
  • Taggly
  • YahooMyWeb
  • Segnalo
autore: marcodedomenico | 31 ottobre 2011

Il piede giusto

categorie: altro

Castellina in ChiantiQuando sedici anni fa mi hanno amputato la gamba destra per via di un volo in moto, Giovanni Ciminelli di Radio Delta International dove lavoravo mi chiamava al telefono diretto dell’ospedale e esordiva dicendo: “Allora, sei partito col piede giusto?”

Io mi sforzavo di ridere e lui, rinfrancato dal mio finto ottimismo,  rincarava la dose dicendomi cose tipo “gambe in spalla” oppure “ingamba” o anche “se non torni presto in radio ti licenzio su due piedi”.

Alla fine questo umorismo da trivio mi dava coraggio. Lui però mi chiamava, certi parenti lo hanno fatto solo alcuni mesi dopo e facendo quasi scena muta. Al telefono non è il massimo della figura.

In questi sedici anni ho sofferto molto più che i primi mesi. Allora almeno non camminavo, se non con le stampelle. Passavo la gran parte del mio tempo a letto oppure in sedia a rotelle, fantasticando di magnifiche camminate quando avessi finalmente potuto indossare la protesi.

Mi hanno mentito. Il chirurgo a cui è toccato il compito di segarmi tibia e perone, amputati di lungo corso che venivano a trovarmi in ospedale reclutati dagli assistenti sociali, i miei genitori (inconsapevolmente). Tutti quanti.

Ah come camminerai bene con la protesi, ah che bello sarà tornare a passeggiare con la protesi.

Non era vero un cazzo. Con la protesi ho camminato poco, male e con molto dolore. Ma molto dolore, a tratti moltissimo. Per settimane, poi per mesi e infine per anni.

Fino a quando due mesi fa ho scoperto che esisteva una protesi particolare progettata e fabbricata negli Stati Uniti, che a detta del produttore avrebbe concesso ricche passeggiate anche a un amputato “difficile” come me.

Costava settemila euro, non li avrei mai spesi se non me li avesse regalati mio padre dietro consiglio di mia madre.

Da due mesi cammino come chiunque possegga e governi a regola d’arte due gambe.

Posso camminare dall’alba al tramonto, posso andare dove mi pare, non mi devo preoccupare del dolore che avrei viceversa provato ogni volta che da seduto mi fossi messo in piedi.

Mi trovo in Chianti con la mia famiglia, in questo lungo ponte di Ognissanti ho visitato negli ultimi tre giorni San Gimignano, Volterra, Certaldo, Castellina in Chianti, Greve in Chianti e tutta la Val di Chiana.

Non ho più dolore, cammino e basta. Nelle lunghe salite di acciottolato degli antichissimi e incantevoli borghi medievali che punteggiano queste colline benedette ho sorriso e spinto il passeggino, ho acquistato vino e olio felice di farmi fottere da questi bottegai assetati di sangue, ho raggiunto la mia auto senza quella stramaledetta sensazione di dolore estremo e sfinitezza fisica ed emotiva che in questi anni mi ha tenuto mio malgrado compagnia.

Non è detto che questo Paradiso duri all’infinito, basta un taglietto sulla pelle ridotta a un velo di quel che resta della gamba per sprofondare di nuovo nell’abisso.

Ad ogni modo, questo Cielo Sereno che ho dentro me lo tengo ben stretto, perché il sipario sulla mia giovinezza si è chiuso da un pezzo, non a tutti è concesso un secondo e terzo atto, e fino a prova contraria dopo la morte non c’è  niente. Tanto vale vivere l’adesso, specie quando quest’adesso è bello come adesso.

Ah, ovviamente tutto questo col blog non c’entra nulla, ma volevo far sapere a quel coglione di anestesista ex amico che mi legge e  protetto da quel debolissimo segreto telematico mi critica, che io sto benissimo mentre lui soffre perché si crede un toro mentre invece è un’autentica figura mitologica con il corpo di uomo e la testa di cazzo.

Amen.

aggiungi il post al tuo social bookmarks:
  • del.icio.us
  • Technorati
  • Digg
  • Wists
  • Fark
  • Furl
  • NewsVine
  • Reddit
  • Spurl
  • Taggly
  • YahooMyWeb
  • Segnalo
autore: marcodedomenico | 6 ottobre 2011

Stay Hungry, Stay Foolish

categorie: altro

luttoNon c’è mai un momento buono per morire. Anche chi si aspetta di andare in Paradiso non desidera morire.

Con queste ed altre bellissime parole, Steeve Jobs spiegava la vita in un lungo discorso passato alla storia ai neolaureati della Stanford University di Palo Alto nel 2005.

Da poco aveva scoperto di avere un cancro al pancreas. Si era curato e sembrava esserne uscito.

Poi però il male è tornato, lo ha preso a braccetto per sei lunghissimi anni fino a portarselo via per sempre.

La morte di Jobs pone tutti noi di fronte a una serie di riflessioni.

La natura è un esempio altissimo di democrazia perfetta. Il tumore non discerne fra un bianco caucasico e un nero africano. Non predilige i poveri in favore dei ricchi, non sa distinguere i Re i Principi e le Regine dal Popolo, non sa apprezzare quel che si è fatto in vita, non si chiede che eredità d’affetti lasci l’organismo che stringe in un abbraccio mortale.

Il cancro è un male ignorante, tutti valiamo uguale, come dinanzi agli occhi di Dio.

Il male si è portato via Jobs a 56 anni, uno degli uomini più ricchi del mondo. Il danaro non è valso a nulla, a dimostrazione che non tutto è acquistabile con la moneta inventata dall’uomo.

Eppure l’errore che secondo me ha commesso la natura, è stato quello di toglierci anzitempo una delle menti migliori che ci avesse mai donato. La natura con una mano ci dà e con l’altra si riprende, senza appelli.

Ogni volta che uso un’oggetto prodotto da Apple, penso che prima di essere fra le mie mani è stato un’ombra nella testa di Jobs. L’ombra è mutevole ed effimera, l’arte sta nel cristallizzarla in qualcosa di fisico e renderla fruibile a tutti.

E se gli oggetti di Apple non sono mai stati propriamente a buon mercato per cui la parola “tutti” poco si addice, è anche vero che tramite questi la vita è più semplice, più ricca, in altre parole migliore.

Stringendo il campo visivo fino alla miopia spinta del mio agire quotidiano, viene da chiedersi quanto di meno e con quante difficoltà in più avrei portato avanti la mia attività di speaker e tecnico del suono se non avessi avuto il privilegio di usare la tecnologia inventata da Jobs.

Ma un grazie a Steve Jobs può bastare? No, credo proprio di no.

All’uomo che ha dato tutto se stesso a tutti noi ricevendo in cambio solo danaro dolore e morte, un grazie non è sufficiente. Forse vale di più il dolore per la sua scomparsa. Non immaginavo si potesse soffrire per la morte di una persona che non si conosce, oggi scopro qualcosa di nuovo di me. E per questo ancora grazie.

Il genio visionario chiuse quel mitico discorso ai laureandi con le esatte parole che ho scelto come titolo a questo post di lutto.

Cercherò di farle mie, anche come segno di rispetto nei confronti di una persona che ho stimato molto.

Ciao Steve.

Sarò affamato e sarò folle.

aggiungi il post al tuo social bookmarks:
  • del.icio.us
  • Technorati
  • Digg
  • Wists
  • Fark
  • Furl
  • NewsVine
  • Reddit
  • Spurl
  • Taggly
  • YahooMyWeb
  • Segnalo