autore: marcodedomenico | 3 settembre 2010

Steve Jobs

categorie: altro

Steve Jobs

Quante destinazioni condividiamo con tutti gli altri esseri umani?

La domanda è retorica e provocatoria: una sola, è naturale.

Cosa c’è di più naturale della morte? Non ricordo bene chi disse che chi nasce inizia a morire. Comincia dunque con la nascita quel lungo percorso che ci porta all’ultimo respiro. E’ una visione un po’ pessimistica della vita, ma è un concetto purtroppo fin troppo perfetto nella sua ineluttabilità.

Nessuno vorrebbe morire, siamo stati progettati con quel magnifico istinto alla vita e per via dello stesso ci teniamo la vita cucita addosso con tutte le nostre forze. Eppure è nel destino di tutti noi. Si nasce, si cresce, si vive l’età adulta, quindi la vecchiaia. Poi il sipario cala, le luci si spengono e gli spettatori tornano a casa con gli occhi rossi di lacrime. Se gli spettatori saranno stati molti, si potrà dire di te che sei stato una bella persona, viceversa accontentati di quel che il Signore dirà di te. La Fede è una bella maniglia d’acciaio per i morituri, ma chi non ce l’ha muore e basta.

Io non penso che Steve Jobs sia del tutto guarito dal cancro al pancreas di cinque anni fa. Mi addolora pensarci perchè Jobs è una di quelle persone così inguaribilmente ottimiste e visionarie che ha fatto della sua vita il veicolo di grande innovazione. Io sto scrivendo questo pezzo su una tastiera wireless di Apple, quando mi sposto fra i capoversi uso un Mighy Mouse di Apple, il computer che milioni di volte al secondo sta ragionando su quel che c’è e quel che ci sarà e che si accontenta di un po’ di corrente e qualche ronzìo di ventole è un Apple, per l’appunto.

Dunque quanto devo io a Steve Jobs? Quanto ha fatto per me e per tutte quelle persone che si intrattengono, che lavorano e guadagnano con i suoi prodotti? Probabilmente devo molto a lui e alle sue idee, al suo modo romantico e pioneristico di intendere la vita e il suo contenuto.

L’altro ieri sera si è tenuto l’ennesimo Keynote, appuntamento immancabile per i Mac addicted all’interno del quale Jobs presenta al mondo intero le novità di Cupertino. E ho visto il genio travestito da spaventapasseri.

Nei suoi jeans a me sta un braccio, forse. Il suo pullover nero andrebbe bene a un bambino di nove anni. In faccia gli ho visto l’ombra di quel male che ti mangia dal di dentro e ti consuma fino alla morfina. E ho provato dolore.

Mai come in questi giorni la mia vita ha un grande senso e mai come in queste settimane vivo una specie di gioco alla fune fra la vita che comincia e quella che finisce. Ho sotto gli occhi mio figlio che ha meno di 100 giorni. Ogni giorno c’è una novità. Ieri sorride e oggi ride, l’altro ieri non sa chi è e oggi riconosce mamma e papà. Mio figlio Leonardo è la vita che nasce e che cresce, è una foglia verdissima di maggio. Se il senso della vita è portarla avanti senza compromessi io penso che la mia vita ora ha molto più senso. Ma una persona sensibile e intelligente non può non pensare alla morte di fronte a una nuova vita, è come non pensare al nero se vedi il bianco, è come non pensare alla luce quando c’è buio.

Ecco perchè guardando in faccia Jobs, mi è venuto da pensare che forse è meglio che dica ai suo figli nei prossimi mesi quel che avrebbe desiderato raccontargli nei prossimi vent’anni.

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Commenti (2)

  1. |

    Bel post, tuttavia non sono d’accordo sul finale… che non dica niente. Capiranno.

  2. |

    Era un modo elegante per dire che avrebbe dovuto iniziare a prepararsi.
    E’ tra l’altro notizia di ieri che Jobs è ancora malato, ha provvisoriamente abdicato da Apple.

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