Vi è mai capitato, guardando un film, di pensare: quel tizio è senz’altro un attore di teatro?
Da cosa riconosci gli attori di teatro strappati dal palcoscenico e scaraventati davanti a una macchina da presa?
E’ molto semplice. Gli attori di teatro non parlano ma urlano, come si dice in gergo “portano la voce”. Abituati a farsi sentire fino all’ultima fila della piccionaia, nessuno ha mai spiegato loro che qualcuno tempo addietro ha inventato i microfoni, e questi possono essere anche piuttosto sensibili se è il caso.
Gli attori di teatro al cinema dunque urlano e… abusano della recitazione. E’ sempre una recitazione di maniera, amplificano i gesti e le espressioni del viso fin quasi alla caricatura. Forse è per lo stesso principio della voce, tutti devono poter vedere l’espressione del mio volto quindi la esaspero così si vede fino in galleria.
Gli attori di teatro al cinema sono patetici come gli attori di fiction. Il classico attore di fiction non parla ma sussurra. Si dispera per simulare un lieve disagio, ha espressioni ridicole delle quali senz’altro è in grado di andare fiero se si rivede al pomeriggio su Canale 5. Non si capisce un cazzo di quello che dice e a lui va bene così.
E poi ci sono i grandi attori. Il grande è uno che non riconosci immediatamente ma impieghi almeno qualche minuto. Il grandissimo è quello che ti colpisce con un interpretazione che non è come tu ti immagini una scena ma è come lui la produce. Nessuno si è mai chiesto: “che faccia farei io in quella circostanza”? Oppure anche: “Come potrei rendere vero e plausibile quel sentimento o quel mix di sentimenti”?
Ricordiamoci che non siamo come l’iPhone prima dell’aggiornamento al 4.0 e perciò monotasking. E’ impossibile provare un solo sentimento per volta, è più facile provarne due o tre o quattro simultaneamente. L’attorucolo forse ne sa riprodurre uno per volta e magari anche male. Il grande attore in uno sguardo o in una parola ne racchiude cinque o sei.
Provate a guardare un film in cui recita Elio Germano (fatto salvo Il Mattino ha l’oro in bocca che è patetico) e scoprirete a cosa alludo.










Posso essere banalotta??? A me fa impazzire Giannini!!! trovo che “travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto” sia un film recitato meravigliosamente. In due (Giannini/Melato) reggono tutto il film senza stancare mai. Anche se è un film che è uscito poco prima della mia nascita! Poi ci sono interpretazioni che scopro a posteriori spinta dalla curiosità. Tipo Anna Magnani, volevo scoprire per quale motivo è considerata una delle più grandi attrici, poi l’ho scoperto… o la Streep che nella scena di “i ponti di Madison County” ti fa crescere un nodo in gola grosso come un’arancia mentre stringe la maniglia della portiera delle macchina del marito. O Jack N. in “qualcuno volò sul nido del cuculo” parlava con lo sguardo…assente. E potrei citarne tanti altri… queste erano le prime scene che mi venivano in mente! Non se alcuni dei miei attori, o film, qui citati rientrano nella tua “critica” ma concordo sugli attori di fiction che sussurrano mentre recitano.. e la parola “recitano” per alcuni è veramente uno sproposito. Cmq ho fatto un corso di teatro per 3 anni e ci spiegavano sempre l’importanza della voce, che tutti devono sentire e capire quello che si sta dicendo. Con questo non voglio assolutamente dire che io sia un’esperta.. anzi, mi piacciono anche certe ca.ga.te inimmaginabili, stroncate dalla critica..!!! Ma ricordo che ti spiegano la differenza tra palco e macchina da presa, tra i movimenti del corpo nello spazio e del piccolo particolare che la telecamera può cogliere. Insomma, avranno pur studiato questi attori di oggi? sono proprio pochi quelli che nascono, attori. Poi mi viene in mente che una mia amica voleva entrare in una nota scuola di recitazione e siccome non era molto raccomandata non ci è riuscita… ma non voglio fare polemica!!!!! andrò a guardarmi Elio Germano… ciaoo
Elio Germano è un grandissimo attore. L’ho sempre apprezzato. Lo stesso non si può certo dire per la valanga di volti che invadono gli schermi (piccoli o grandi che siano).
Un volta per arrivare in alto ci voleva talento. Oggi… beh, lasciatemi citare una battuta del film “La dea dell’amore” di Woody Allen, quando Mira Sorvino dice “…il mio insegnante di recitazione dice che sfonderò perché ho culo”!