autore: marcodedomenico | 16 luglio 2010

Tutto l’amore che c’è

categorie: altro

Questa sera a mezzanotte saranno esattamente due settimane.

Due venerdì fà imbottivo la mia auto e quella di mia moglie e insieme salivamo per la Valle Seriana e raggiungevamo Bratto, la nostra bella casetta di montagna.

Ho speso un giorno intero per montare le apparecchiature qui e per finire di foderare l’armadio più grande della casa trasformandolo quindi nella mia minuscola ed originale sala di ripresa.

Trascorro almeno tre ore al giorno nel chiuso di  quest’armadio, su uno sgabello di legno, con le gambe rannicchiate ed in mano l’iPad sul quale leggo i testi degli spot, dei documentari e di tutto il resto che rende magnifico il mio lavoro di speaker e doppiatore pubblicitario.

Dovrebbe essere una specie di paradiso, qui, se non fosse che nonostante i millecento metri di altezza si muore letteralmente dal caldo. Sapere che giù in città ci sono dieci gradi in più mi conforta solo fino a un certo punto. Questo accade perchè nel mio studio milanese posso rifugiarmi nel fresco sintetico dell’aria condizionata che con lungimiranza e grande impegno economico scelsi a suo tempo di diffondere per tutti gli ambienti della casa. Qui no, qui ti attacchi e tiri forte. Sarebbe ridicolo acquistare un condizionatore per usarlo forse dieci giorni all’anno.

Quindi, quando in montagna fa caldo, ti tieni il caldo e stai zitto perchè a Milano è una fornace. Assicuro però chi legge che sarcofaghizzato come sono in questo armadio, dopo soli pochi minuti l’aria comincia a mancare e quella che c’è è letteralmente rovente.  E non è cosa facile proseguire a registrare con il sorriso. Si perché se registri uno spot senza il sorriso, fai prima a non farlo.

A ciò si aggiunga che il Mac scalda come una stufa a pellet, e anche il monitor, gli amplificatori delle casse e il processore valvolare per il microfono ci mettono del loro. La “stanza dei bambini” con tanto di letto a castello, comodini in legno e i disegni alle pareti di quando avevo tre anni e che ora è il mio studio diventa nel corso della giornata un simpatico dolceforno Harbert dove rosolare senza pietà.

Purtroppo questa vacanza-lavoro si sta trasformando il lavoro-vacanza. Il lavoro va più che bene, la vacanza purtroppo no. Come ho già avuto modo di scrivere su queste pagine, mi manca la gamba destra. Da quasi quindici anni vivo quindi con una protesi mediante la quale mi è concesso di camminare, di trotterellare e qualche volta anche di pedalare. Purtroppo in questi giorni un’infezione piuttosto estesa sulla pelle che è a contatto con l’arto sintetico mi sta letteralmente rovinando le giornate. Ho dovuto acquistare in farmacia un paio di stampelle ma il dolore a volte è così intenso da togliermi il respiro.

Quando arriva la sera però tutto cambia, di nuovo. Faccio la doccia e finalmente sfilo la protesi. Poi saltellando vado sul terrazzino a guardare il cielo che è una trapunta di stelle. E’ in questo frangente che una bella sensazione di infinito mi riempie e mi appaga.

Consumo l’ultima sigaretta della giornata con lo sguardo all’insù, sapendo che in casa sul divano c’è mia moglie che guardando la tv tiene in braccio mio figlio Leonardo che dorme beato.

E mi rendo conto che in questi pochi metri quadri è racchiuso  tutto l’amore che c’è.

E torna il sereno.

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Commenti (1)

  1. |

    Le cose importanti della vita.

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