Archivio di luglio 2010

autore: marcodedomenico | 24 luglio 2010

Gli attori di fiction, gli attori di teatro, i grandi attori e… Elio Germano

categorie: cinema

Elio Germano Vi è mai capitato, guardando un film, di pensare: quel tizio è senz’altro un attore di teatro?

Da cosa riconosci gli attori di teatro strappati dal palcoscenico e scaraventati davanti a una macchina da presa?

E’ molto semplice. Gli attori di teatro non parlano ma urlano, come si dice in gergo “portano la voce”. Abituati a farsi sentire fino all’ultima  fila della piccionaia, nessuno ha mai spiegato loro che qualcuno tempo addietro ha inventato i microfoni, e questi possono essere anche  piuttosto sensibili se è il caso.

Gli attori di teatro al cinema dunque urlano e… abusano della recitazione. E’ sempre una recitazione di maniera, amplificano i gesti e le espressioni del viso fin quasi alla caricatura. Forse è per lo stesso principio della voce, tutti devono poter vedere l’espressione del mio volto quindi la esaspero così si vede fino in galleria.

Gli attori di teatro al cinema sono patetici come gli attori di fiction. Il classico attore di fiction non parla ma sussurra. Si dispera per simulare un lieve disagio, ha espressioni ridicole delle quali senz’altro è in grado di andare fiero se si rivede al pomeriggio su Canale 5. Non si capisce un cazzo di quello che dice e a lui va bene così.

E poi ci sono i grandi attori. Il grande è uno che non riconosci immediatamente ma impieghi almeno qualche minuto. Il grandissimo è quello che ti colpisce con un interpretazione che non è come tu ti immagini una scena ma è come lui la produce. Nessuno si è mai chiesto: “che faccia farei io in quella circostanza”? Oppure anche: “Come potrei rendere vero e plausibile quel sentimento o quel mix di sentimenti”?

Ricordiamoci che non siamo come l’iPhone prima dell’aggiornamento al 4.0 e perciò monotasking. E’ impossibile provare un solo sentimento per volta, è più facile provarne due o tre o quattro simultaneamente. L’attorucolo forse ne sa riprodurre uno per volta e magari anche male. Il grande attore in uno sguardo o in una parola ne racchiude cinque o sei.

Provate a guardare un film in cui recita Elio Germano (fatto salvo Il Mattino ha l’oro in bocca che è patetico) e scoprirete a cosa alludo.

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autore: marcodedomenico | 16 luglio 2010

Tutto l’amore che c’è

categorie: altro

Questa sera a mezzanotte saranno esattamente due settimane.

Due venerdì fà imbottivo la mia auto e quella di mia moglie e insieme salivamo per la Valle Seriana e raggiungevamo Bratto, la nostra bella casetta di montagna.

Ho speso un giorno intero per montare le apparecchiature qui e per finire di foderare l’armadio più grande della casa trasformandolo quindi nella mia minuscola ed originale sala di ripresa.

Trascorro almeno tre ore al giorno nel chiuso di  quest’armadio, su uno sgabello di legno, con le gambe rannicchiate ed in mano l’iPad sul quale leggo i testi degli spot, dei documentari e di tutto il resto che rende magnifico il mio lavoro di speaker e doppiatore pubblicitario.

Dovrebbe essere una specie di paradiso, qui, se non fosse che nonostante i millecento metri di altezza si muore letteralmente dal caldo. Sapere che giù in città ci sono dieci gradi in più mi conforta solo fino a un certo punto. Questo accade perchè nel mio studio milanese posso rifugiarmi nel fresco sintetico dell’aria condizionata che con lungimiranza e grande impegno economico scelsi a suo tempo di diffondere per tutti gli ambienti della casa. Qui no, qui ti attacchi e tiri forte. Sarebbe ridicolo acquistare un condizionatore per usarlo forse dieci giorni all’anno.

Quindi, quando in montagna fa caldo, ti tieni il caldo e stai zitto perchè a Milano è una fornace. Assicuro però chi legge che sarcofaghizzato come sono in questo armadio, dopo soli pochi minuti l’aria comincia a mancare e quella che c’è è letteralmente rovente.  E non è cosa facile proseguire a registrare con il sorriso. Si perché se registri uno spot senza il sorriso, fai prima a non farlo.

A ciò si aggiunga che il Mac scalda come una stufa a pellet, e anche il monitor, gli amplificatori delle casse e il processore valvolare per il microfono ci mettono del loro. La “stanza dei bambini” con tanto di letto a castello, comodini in legno e i disegni alle pareti di quando avevo tre anni e che ora è il mio studio diventa nel corso della giornata un simpatico dolceforno Harbert dove rosolare senza pietà.

Purtroppo questa vacanza-lavoro si sta trasformando il lavoro-vacanza. Il lavoro va più che bene, la vacanza purtroppo no. Come ho già avuto modo di scrivere su queste pagine, mi manca la gamba destra. Da quasi quindici anni vivo quindi con una protesi mediante la quale mi è concesso di camminare, di trotterellare e qualche volta anche di pedalare. Purtroppo in questi giorni un’infezione piuttosto estesa sulla pelle che è a contatto con l’arto sintetico mi sta letteralmente rovinando le giornate. Ho dovuto acquistare in farmacia un paio di stampelle ma il dolore a volte è così intenso da togliermi il respiro.

Quando arriva la sera però tutto cambia, di nuovo. Faccio la doccia e finalmente sfilo la protesi. Poi saltellando vado sul terrazzino a guardare il cielo che è una trapunta di stelle. E’ in questo frangente che una bella sensazione di infinito mi riempie e mi appaga.

Consumo l’ultima sigaretta della giornata con lo sguardo all’insù, sapendo che in casa sul divano c’è mia moglie che guardando la tv tiene in braccio mio figlio Leonardo che dorme beato.

E mi rendo conto che in questi pochi metri quadri è racchiuso  tutto l’amore che c’è.

E torna il sereno.

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autore: marcodedomenico | 15 luglio 2010

Life

categorie: televisione

life-thumbnailBisognava attendere l’estate per vedere qualcosa di veramente bello in TV.

Ieri sera su Retequattro è andata in onda la prima puntata di Life, un superdocumentario naturalistico girato nei luoghi più remoti del globo terracqueo.

Al di la delle immagini, che erano obiettivamente stupende e commoventi, il pezzo forte (per le mie orecchie ipertrofiche da speaker) era la voce del grande, immenso Giorgio Lopez.

Giorgio Lopez è la voce di Denny De Vito, Dustin Hoffmann, Dan Aykroyd e molti altri.

Ci voleva proprio un bravo doppiatore a dare forma completa a quelle riprese spettacolari, non credo che nessuno speaker sarebbe arrivato a tanto. Se fosse ancora in vita il buon Claudio Capone penso che non avrebbero esitato un solo istante a farlo fare a lui. E sarebbe stato “il solito” bravo Capone.

Penso che qualche volta osare sia la formula giusta per il successo. Lopez ha una voce più buffa che profonda, più da “cazzone” che istituzionale, eppure posso assicurare che il risultato è stato straordinario.

Ad ogni riga, un’intonazione diversa. Ogni passaggio sulle parole era un fraseggio perfetto, un appoggiarsi qua e là sulle sillabe frutto dell’allenamento di una vita e figlio di una grande sensibilità artistica.

Vi invito a guardare la seconda puntata, mercoledì prossimo su Retequattro di Life.

E fa niente che a condurre “da studio” ci sia quella faccia da Jocker di Tessa Gelisio.

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autore: marcodedomenico | 9 luglio 2010

TG5, il dj Clemente e le parolacce

categorie: televisione

Ieri sera, alla vigilia della giornata di sciopero indetta dall’Associazione dei giornalisti per protestare contro il famoso decreto sulle intercettazioni, Clemente DJ Mimùn (il Direttore del notiziario della rete ammiraglia del gruppo Mediaset) ha tenuto una rubrica personale di circa tre minuti.

Si è espresso negativamente a riguardo dello sciopero, dice che la legge è senz’altro migliorabile ma che è giusto che passi alla Camera. Ha aggiunto che è ingiusto “sputtanare” chiunque, anche chi non ha commesso alcun reato.

Ho sgranato gli occhi, mi sono subito chiesto se “sputtanare” sia una parolaccia oppure no. Nel dubbio, in un notiziario io non l’avrei mai detta. Attenzione, io sono il re delle parolacce e ne faccio ampio ed abbondante uso quindi lungi da me l’idea di condannare il concetto di parolaccia, però il gesto del DJ Mimun mi ha fatto effetto, era la prima volta che sentivo una parolaccia detta da un direttore di telegiornale all’interno del suo stesso telegiornale nell’edizione delle venti, la principale.

A ben pensarci qualcosa di anomalo c’è. Quando le parolacce si saranno infiltrate in ogni ambiente, quando si saranno impossessate anche delle scuole e delle istituzioni, dopo essersi prese la radio e la tv, chi salvaguarderà la nostra lingua? Chi si premurerà di spiegare a chi nasce oggi che la lingua italiana è così completa e articolata che è in grado di spiegarsi perfettamente da sola e senza l’ausilio di cattive parole?

Io dico parolacce, è vero, ma se proprio dovrà accadere preferirei che mio figlio le imparasse da me, perchè potrei spiegargli quanto volgare rendano chi le pronuncia. Ma se mio figlio le sente dire dal direttore di un notiziario televisivo, potrebbe pensare che siano perfettamente intercambiabili con le parole “normali” e quindi farne un uso sconsiderato e in tutti gli ambienti. E questo sarebbe grave.

A questo, Clemente DJ avrebbe potuto e dovuto pensare.

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autore: marcodedomenico | 2 luglio 2010

Appunti sparsi…

categorie: altro

Scopro solo qualche minuto fa che Luciano Ligabue è stato “inventato” da Pierangelo Bertoli e che il primo disco (intitolato semplicemente “Ligabue”) si sarebbe dovuto chiamare “E non è obbligatorio essere eroi”, celebre frase di una bellissima canzone del Liga che si intitola “Marlon Brando è sempre lui”. Wikipedia è una gran cosa, no?

Qui a Dresano oggi si muore di caldo più di ieri e a quanto pare meno di domani. Ecco perchè questa sera parto con la famigliola alla volta della montagna dove mi tratterrò per circa un mese. Ho parlato spesso del mio covo orobico sulle pagine di usalavoce.it quindi non mi dilungherò. E’ la prima volta che sto lontano così a lungo dal mio studio di registrazione, pertanto in sostanza lo trasloco lì sull’alpeggio.

Ho riempito il portabagagli dell’auto con tutte le apparecchiature, i monitor, il Mac e tre flight case di cavi, fili, connessioni, microfoni, cuffie e materiale vario. Per smontarlo qui e rimontarlo lì impiegherò almeno due giorni!!!!

Il bello è che lavorerò dalla nostra casa di vacanza, la cosa mi eccita e mi spaventa anche un po’, vi racconterò.

Oggi poco prima del TG5 delle 13.00 davo un’occhiatina a Forum per scoprire che la puntata di oggi dev’essere stata registrata a gennaio!!! Erano tutti col maglione di lana modello Himalaya.

Giugno è stato un mese piuttosto avaro di lavoro, ho fatto pochino, fatturato pochissimo, pagato moltissimo di tasse e annoiato parecchio. Speriamo che luglio vada meglio.

Sono tappato in studio nella penombra e con l’aria condizionata a chiodo, non c’è altro modo di sopravvivere. Mi sembra che l’aria, fuori, oltre ad essere rovente puzzi parecchio. Puzza di putrescenza, non saprei, ha comunque un odore sgradevole.

C’è un mio ex cliente che è rimasto “sconvolto” dalla raccomandata inviata dal mio Avvocato che gli intima di pagare le fatture di marzo, aprile, maggio e giugno del 2009. Mi ha inviato una mail in cui fa riferimento alla nostra “amicizia”, al mio scarsissimo “senso del pudore” e alla mia ignoranza delle leggi che regolano il debito e il credito. Gli avrei risposto volentieri che uno che riceve una prestazione professionale come un bene materiale e non paga si chiama semplicemente ladro. Altro che amicizia, senso del pudore e ignoranza delle leggi. Ladro, ladro, ladro!!! Dammi quel che mi spetta di diritto e poi torniamo a parlare, se vuoi. Viceversa ti sguinzaglio il mio avvocato così paghi anche le spese legali, ladro!

Ho però tenuto a freno le dita e non gli ho risposto, gli avrei rovesciato addosso tutta la mia violenza letteraria, avrei trovato le parole giuste per offenderlo a dovere. Ma non mi sembrava il caso, conservo le energie per scrivere il mio prossimo post.

Ho letto pochi minuti fa su Corriere.it di oggi (2 luglio 2010) che Berlusconi, parlando agli imprenditori Italo-Brasiliani ha raccontato loro una barzelletta. Ha prima premesso che per via dell’età la memoria comincia a fargli cilecca. E ha proseguito così:

«Stamani in albergo volevo farmi una ciulatina con una cameriera. Ma la ragazza mi ha detto: “presidente, ma se lo abbiamo fatto un’ora fa…”. Vedete che scherzi che fa l’età?». Risate in sala e postilla del Cavaliere: «Diffidate di chi non sa ridere, diffidate…». Poco prima si era vantato di essere «l’unico italiano che scrive samba in dialetto napoletano».

Ed ora mi aspetto un bel post da mia cugina Paola!

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