
Nuove voci
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I diffusori Genelec del mio studio di audioproduzione si concedono qualche minuto di meritato riposo.
E’ da stamane all’alba che non la smettono di riprodurre la mia voce. A volte penso che se i miei monitor soffrissero di quel disturbo tipico dei televisori per cui se rimangono troppo a lungo sullo stesso fermo immagine questo poi si “fossilizza” e si perpetua, ora dovrebbero riprodurre ogni suono più o meno sulla stessa modulazione della mia voce.
Questa mattina ho inciso 12 codini per 12 nuovi negozi Ecostore della Regione Lazio. Li ho montati con lo spot master che a sua volta è stato prodotto qui da me in studio.
Poi ho inciso l’audio di due spot di un centro commerciale della Toscana. Di questi spot io ho inventato, suonato, mixato e masterizzato la base musicale, inclusi i cori con cantanti maschili e femminili. Dopodichè ho inciso la mia voce e quella di una mia collega e remixato nuovamente il tutto.
Poi ho registrato la mia voce che andrà su tre videoclip di Sony, che si accinge al lancio di una nuovissima e rivoluzionaria fotocamera. Quindi ho prodotto lo spot di una concessionaria Iveco.
Se pensate che questo basti per riempire una giornata, senz’altro apprezzerete il fatto che in pausa pranzo mi sono recato a Milano presso un grande studio di postpro per l’incisione del nuovo spot di quel famoso yogurt che aiuta a prevenire l’infarto del miocardio.
Ma se il cardio è tuo, si può dire tuocardio???
Ad ogni buon conto, tutti questi bei lavoretti sarebbero niente se non fosse che da 14 santissimi giorni sono diventato papà di un maschietto bellissimo che si chiama Leonardo.
Trovo che il piccolo Leonardino sia la mia opera meglio riuscita, il mio contratto migliore, la mia assicurazione sulla vita, la mia ipoteca sul futuro, il mio cognome e tutti i miei sogni.
Quando è nato sono stato travolto da ondate concentriche di emozioni che mi hanno prima sbilanciato e poi piegato in un pianto singhiozzante che non sono stato in grado di controllare.
Mentre la pediatra mi porgeva domande inopportune sull’anamnesi familiare, io ero in cerca di fazzolettini di carta per asciugarmi dalle lacrime. Ero buffo, lì nella divisione di neonatologia dell’ospedale San Raffaele di Segrate.
Mio figlio aveva tre minuti di vita e piangeva sommessamente, io che di minuti di vita ne ho qualcuno in più e dovrei essere abituato ad ogni tipo di emozioni, ero lì in piedi davanti a lui, con al collo la macchina da presa e quella fotografica quasi inadoperate perchè non riuscivo a muovere un dito, fossilizzato com’ero su quel magnifico panorama che è la vita che comincia.
Leonardo è un bocciolo di rosa, è crisalide, è il nuovo che perpetua la specie, è quanto di più vicino a me ci possa essere ora e qui e che non sono io.
Con la sua nascita mi sono fatto tre promesse: La prima è che non mi rivolgerò mai ad altri parlando di lui come di “bambino” a dirò sempre il suo nome. Quindi a mia moglie non dirò mai “il bambino è affamato” ma “Leonardo ha fame”. E’ il suo nome, ed è molto meglio di un generico “bambino” perchè è il mio.
Poi non mi rivolgerò mai a lui parlando di me alla terza persona singolare, con frasi ridicole tipo “ora papà ti porta a fare un giro”. Ecco, lo trovo stupido. Molto meglio un normalissimo “ora ti porto a fare una passeggiata”.
La terza e che per quanto possibile non gli imporrò quel che io penso sia giusto o sbagliato, ma glielo lascerò scoprire. Ho imparato molto più dai miei errori (e i conti, salatissimi, li ho sempre pagati fino all’ultimo centesimo) che non da quelli non commessi perchè qualcuno mi aveva detto che era male.
E’ arrivato Leonardo, ha portato l’amore paterno nella mia vita che ora vale molto più che prima. E scusate se è poco!








