Archivio di febbraio 2010

autore: marcodedomenico | 22 febbraio 2010

Le macchine un giorno sostituiranno l’essere umano?

categorie: altro

Può darsi, ma non in tutti gli ambiti.

Ovunque occorra estro, immaginazione, sensibilità artistica, curiosità e tensione alla perfezione, questo passaggio di consegne non avverrà mai.

Ci sono cose che le macchine fanno già meglio dell’uomo. Per correre, volare, scavare e coltivare, è meglio avvalersi delle macchine.

Per suonare, cantare, disegnare, inventare, ballare, scrivere poesie e fare l’amore, l’uomo sarà insostituibile.

Da circa cinque anni si parla nell’ambiente del doppiaggio di quando i computer sostituiranno gli speaker. Sarebbe un momento esaltante per tutti i miei clienti, che potranno finalmente fare a meno di versarmi i diritti di utilizzo sulla voce e userebbero quella del computer per tutto il tempo che pare a loro.

Ma davvero qualcuno crede che l’uso della voce sia una cosa così meccanica, scomponibile e ricomponibile in particelle da poter essere riprodotta da una macchina?

La bocca è  lo strumento di comunicazione più vicino al cervello, e il cervello è la sede operativa dell’anima. Il concetto di anima non è neppure immaginabile dalle macchine, io stesso farei fatica a spiegare a parole il valore di quel dettaglio che ha reso la razza umana un animale un po’ speciale.

Non potrà mai esistere un sistema in grado di leggere un testo con la stessa naturalezza di una voce umana. Né sarà mai possibile riempire una voce di sintesi di quel bagaglio di conoscenze, sensibilità e speranza di cui disponiamo noi umani.

I computer ci capiscono qualcosa soltanto se gli parli di zero e di uno. Gli uomini hanno inventato un universo di numeri che spazia da meno infinito a più infinito. Il computer ti può dire quante volte è contenuta la parola la lettera “D” in “sedendo e mirando”, ma solo Leopardi poteva comporre l’Infinito.

Il sito del Corriere della Sera (non quello del pescivendolo di Ranzanico al Lago) offre un nuovo servizio, credo destinato ai non vedenti, che legge in automatico il contenuto degli articoli.

Prendiamo un articolo a caso, ad esempio questo: http://www.corriere.it/sport/10_febbraio_15/grasso-buffon-presunta-bestemmia_9ad55c0e-1a02-11df-8cad-00144f02aabe.shtml

Ora proviamo ad ascoltare la voce automatica che lo legge: Computer.L

E compariamolo con la lettura resa da uno speaker professionista: Speaker

I commenti come sempre li lascio a voi.

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autore: marcodedomenico | 19 febbraio 2010

Malika Ayane – Ricomincio da qui

categorie: altro

Poche storie, è dal vivo che si vede chi sa cantare e chi no.

Spero che tutti abbiano provato lo stesso disagio che ho vissuto io nell’ascoltare quella accozzaglia di suoni male emessi dal Principe Emanuele Filiberto e Pupo, che nell’intento disastroso di interpretare una canzone brutta come loro hanno messo in scena uno degli spettacoli più orridi della televisione italiana. E’ come mettere di propria spontanea volontà la testa nell’incavo in legno della ghigliottina.

Ma quanti modi ci sono per coprirsi di ridicolo? Grazie a Sanremo ne abbiamo scoperto uno nuovo!

Ma Malika Ayane no, perchè è una fuoriclasse.

Niente incertezze, ho ascoltato con attenzione la sua esibizione senza rilevare nessuna sbavatura. Una sequenza non interrotta di suoni perfetti, ben calibrati ed enunciati con una naturalezza… innaturale!

Malika Ayane ha dimostrato all’Italia e alle comunità italiane all’estero che il canto è un potentissimo strumento espressivo, che si è cantanti da prima di nascere, che solo sul vocabolario la parola sudore viene prima di successo.

Con il plus di un brano magnifico, che mi ha regalato ben più di una sola emozione. Conosco di persona uno degli autori di Ricomincio da qui perché è un celebre compositore, mio cliente ed amico. A Ferdinando Arnò vanno i miei complimenti perché anche questa volta ha lavorato molto bene.

Mentre scrivo è appena venerdì della settimana sanremese, non posso sapere chi si aggiudicherà il gradino più alto del podio. Ma nella classifica mia personale ci metto senza indugi Malika Ayane, Noemi e Nina Zilli.

E pensare che preferisco le voci maschili a quelle femminili!

Per chiudere, un plauso particolare a Toto Cutugno Mela Cotogna, che la  Xerox dovrebbe dovrebbe scritturare come testimonial delle proprie fotocopiatrici, giacché anche quest’anno si è presentato con la stessa schifezza spelacchiata che ha già interpretato (male) in tutte le edizioni precedenti. Ora Toto può richiudersi nel suo sarcofago e farsi riesumare a febbraio dell’anno venturo.

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autore: marcodedomenico | 19 febbraio 2010

Dove non brillano le stelle

categorie: altro

Fino ad ora su questo blog ho scritto soltanto io,

credo che i tempi siano maturi per dare spazio anche a chi ha qualcosa di interessante da dire.

Pubblico oggi una composizione di un nostro lettore, che si chiama Sal Messina.

tace la parola all’eco
le sinfonie sognate
così come lo sguardo
di chi ti ha tanto amato

silenzi

dove non brillano le stelle
i palpiti del cuore si rivelano
elencano dolori
le carni insanguinate teneri dei figli belli
sfumano smettono i sogni degli amanti
dai santi condannati
in piazza all’unisono inquisiti
arsi coi figli al grembo

memorie

certezze scatenanti
piangono le brezze dai campi in fiore
“ferite dissacrate al petto”
la buona capinera assassinata
i cieli di mio padre tanto amati
i poveri di questa terra dissacrata ormai
“derelitti senza più patria nè anima
senza alcun dio da pregare”

caos

no non m’appartiene questa terra

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autore: marcodedomenico | 18 febbraio 2010

Source Connect

categorie: altro

E’ un ulteriore grande passo verso il futuro della comunicazione.

Si chiama Source Connect, è un plugin prodotto da Source Elements, Società americana che ha investito moltissimo nelle tecnologie che permettono la trasmissione via internet di audio HQ in tempo reale.

Che internet sia il futuro completo della comunicazione non v’è alcun dubbio, nuove applicazioni nascono ogni giorno e permettono a sempre più persone di lavorare meglio e con più profitto.

Source Connect è un plug in la cui architettura modulare permette di essere sfruttato appieno  sia da solo (stand alone) che come plugin all’interno di molti programmi di audio editing.

Source Connect, diversamente dal link ISDN che necessita di  una linea digitale ISDN dedicata, viaggia in rete e usa semplicemente la connessione a internet di cui già si dispone.

Ovunque ci sia un collegamento al web, c’è la possibilità di inviare e ricevere audio in qualità CD in tempo reale. Come al telefono, ma con una qualità rivoluzionaria.

E’ così che nei giorni scorsi ho inciso la mia voce per lo spot Citroen che vedete a tappeto su tutte le tv nazionali, così come lo spot radio Vodafone che è in onda in questi giorni sui network.

E sapete qual’è la cosa più bella?

Prima, per produrre spot nazionali in remoto dovevo stare a casa, o meglio qui in studio da me, perchè il link ISDN prevede l’uso di una doppia linea digitale che è dedicata ed è ovviamente vincolata fisicamente a un luogo preciso.

Ma con Source Connect questo non accade, perchè usa semplicemente internet.

Il che significa che posso incidere la mia voce in remoto da ovunque nel mondo, grazie all’uso di una semplice chiavetta UMTS o meglio ancora HSDPA. Potrei incidere quindi in diretta dalla mia automobile, o dalla casa di montagna, o da quella del mare.

Massima reperibilità, sempre e dovunque, grazie alle nuove tecnologie e che Dio le benedica.

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autore: marcodedomenico | 8 febbraio 2010

Il doppiaggio italiano, difetti generici

categorie: cinema

Il doppiaggio italiano ha qualche piccolo difetto di forma.

Gli attori neri vengono doppiati sempre da voci piuttosto profonde e cavernose, così come del resto si fa con gli attori particolarmente muscolosi.

Più l’attore è secco, più il suo doppiatore avrà una voce sottile. La stessa scelta la si fa per gli attori obesi. Se in video c’è un obeso, la voce sarà sottile perché (mia congettura) il grasso affoga le corde vocali provocando un suono soffocato della voce.

Questa corrispondenza è del tutto arbitraria e credibile solo sotto il profilo stilistico. La realtà naturalmente se ne infischia della credibilità e fa quel che vuole.

Un mio collega che si chiama Massimo Braccialarghe  ha una voce profondissima e molto potente, è uno degli speaker e doppiatori pubblicitari più quotati del momento. Eppure è un unico fascio di nervi, sembra di bisso.

La stessa cosa vale per un altro collega che si chiama Raffaele Farina. Entrambi potrebbero doppiare un nero, oppure un bianco alto e muscoloso come Schwarzeneger.

Per chiudere il quadro, aggiungo la voce di Paolo Monesi, anch’essa profondissima e decisamente potente. Appartiene però a un corpo in grande sovrappeso.

La realtà segue una strada, il doppiaggio ne segue un’altra. Il risultato è che per inseguire un dogma, dall’aspetto dell’attore sai già capire che voce avrà il suo doppiatore italiano.

E’ corretto secondo voi? Non è un’evitabile banalizzazione? Non è meglio sorprendere anziché assecondare?

Io ho una voce piuttosto sottile, per cui ascoltandomi potreste indovinare la mia corporatura. Ricordate però che anche le regole più universali devono fare i conti con qualche eccezione.

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autore: marcodedomenico | 6 febbraio 2010

Ikea, il nuovo spot

categorie: altro

Dev’essere la prima volta che sono in onda così tanto ma riconosciuto così poco.

Per altro, non poteva andare diversamente, visto che nell’arco dei trenta secondi dello spot, dico “hei” e “eh”.

Se dovessi fare la divisione fra il danaro che ho preso per soffiare nel microfono e questi due fonemi, probabilmente ho guadagnato nell’unità di tempo quanto un petroliere.

Imbarazzante e superlativo.

Lo spot è in onda a tappeto su tutte le televisioni satellitari e terrestri, sul web e in un futuro non molto lontano lo sarà anche direttamente sulle retine di tutta la popolazione mondiale.

Si tratta della nuova campagna Ikea, in cui si vede un ragazzo in una casa molto carina che riceve un amico. Insieme passano l’intera giornata bighellonando, fino a sera.

Quando è il momento del commiato, la telecamera compie un gesto più ampio e si scopre che la bella casa altro non era che la cella di una prigione tutta arredata Ikea. Talmente bella da non sembrare nemmeno una cella.

Io doppio l’ergastolano, il quale appunto esclama “hei” quando arriva l’amico che poi si scopre essere un secondino, e poi farfuglia un “uhm” quando questi lo saluta dandogli appuntamento all’indomani.

Lascio ai lettori ogni commento e vi invito a vedere lo spot qui.

Non mi riconoscerei nemmeno io, se non avessi coscienza di averlo fatto per davvero.

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