Il CD è un oggetto sacro e costituisce insieme al vinile e alla musicassetta una specie di trinità.
E soffro al pensiero che si stia già incamminando lungo il viale del tramonto.
Dopo i vinili e le cassette, l’abbandono delle scene anche del CD chiude un capitolo lungo più di un secolo, da quando si cominciò a registrare musica sui cilindri fonografici.
Ora il concetto di supporto musicale sprofonda ufficialmente nell’oblio, in favore di ben più discrete e impersonali memorie di massa.
La musica di oggi (specialmente quella dei ragazzi) è compressa in formato mp3, o comunque è digitalizzata e stoccata nei nostri hard disk, nei lettori portatili, nei cellulari e nelle chiavette usb.
Ogni copia di un brano è identica al suo originale, un omologo perfetto e senza alcuna sbavatura o perdita di qualità.
Io ho un file audio sul mio desktop, te ne posso inviare una copia identica e tu riceverai un file che il mio computer ha scomposto e inviato al tuo computer che lo avrà ricomposto esattamente uguale al mio.
Non vi ricorda il film “La Mosca”?
Il risultato è che l’industria discografica è diventata una fabbrichetta, vengono abbassati di continuo i traguardi di vendita per conferire le onorificenze di settore e per guadagnare qualcosa gli artisti devono sgolarsi sui palchi di tutta Italia.
Oggi nemmeno Ramazzotti potrebbe vivere di soli dischi, o meglio lui magari si, ma solo lui e quattro o cinque suoi compari italiani sdoganati all’estero come la Pausini, Tiziano Filuferru e Zucchero.
Come quando un uomo è in punto di morte e già ti manca, io provo fin d’ora una vaga nostalgia per il CD.
Il CD è per chi come me è della metà degli anni ‘70 l’equivalente del vinile per chi è nato un ventennio prima, comparabile almeno in quanto supporto “hi end” e quindi migliore delle musicassette. I veri cultori dell’audio poi non si facevano mancare in casa un registratore a bobine, la cui qualità era altissima allora e lo sarebbe anche adesso.
C’era un vero e proprio rito dietro l’ascolto di un disco in vinile. Lo si estraeva prima dalla custodia principale e poi dall’involucro interno. Lo si appoggiava con delicatezza sul piatto e si avviava la rotazione. Poi con una specie di spazzola in velluto che si era prima cosparsa di liquido elettrostatico si accarezzava il disco da entrambi i lati, allo scopo di raccogliere la polvere che vi si era depositata sopra. Chi legge questo post e ha meno di vent’anni non sa neppure di cosa si parli, e probabilmente pensa che sia assurdo che non si possa far partire un brano semplicemente facendo play sull’iPod.
Io però viaggio contro corrente, e vado con la memoria al mio primo, il 33 giri dei Dire Straits “Money for Nothing” una raccolta con le più belle dei Dire. La prima del lato A era Sultans of Swing, brano che ho ascoltato così a lungo che i solchi nel frattempo erano diventati delle specie di percorsi per le biglie e che non mancavano mai di ingolfarsi di polvere e carica elettrostatica. Dopo qualche anno, quel disco saltava sempre negli stessi punti ed era più friscìo che suono. Ho imparato a memoria tutti i brani compresi i punti in cui saltava, sempre.
Poi sono arrivati i compact disc.
Quel suono digitale così puro, scevro da qualunque difetto tipico del vinile mi proiettava al di la del tempo e degli spazi, con le cuffie in testa uscivo dalle mura della sala dei miei genitori ed ero in studio di registrazione insieme a Mark Knoplfer, ero nelle corde della sua Stratocaster, mi sentivo una cosa sola insieme alle sue dita.
Da qualche mese ho riversato tutti i miei cd nel Mac, il mio iTunes è un archivio digitale paragonabile a quello di una radio, se il mio archivio fosse fisico riempirebbe le librerie di quattro pareti grandi. I miei CD sono ora tutti chiusi in due grandi scatole da imballo e sono in soffitta. Ascolto la musica tutti i giorni, eppure il supporto fisico mi manca molto. Mi manca aprire il cd, mi manca sfogliare il libercolo allegato, mi manca la difficoltà di toglierlo e metterlo facendolo passare sotto quelle ridicole linguette trasparenti saldate sul coperchio. Mi manca il gesto di estrarlo dalla custodia ed inserirlo nel carrello del lettore, mi manca il tasto a triangolino del play, mi manca tutto quanto!
Non si torna indietro, non si dovrebbe rimpiangere nulla del passato perchè il passato in quanto tale è irriducibile e non lo si può piegare, però è uno sforzo.
Adesso scarico un disco (una volta la musica si acquistava, ora si scarica!) in meno di tre minuti, dal momento del desiderio all’attimo della sua soddisfazione il tempo è troppo poco. Quando le attese sono brevi, il momento in se vale di meno.
E questo purtroppo vale non solo per la musica. Ora che dispongo di danaro a sufficienza per soddisfare una parte più ampia di quello che mi affascina, la ottengo così alla svelta da rendere tutto meno bello.
Ma veniamo al vero motivo di questo post.
Una volta ogni tanto do anche qualche suggerimento, ho inserito infatti questo articolo nella categoria “tips & tricks”, suggerimenti e trucchetti.
Come si scarta dunque un nuovo CD?
Con un accendino in una mano e il cd nell’altra, lasciate che la fiamma lambisca per pochi attimi uno dei due lati piatti del CD. Il calore scalderà la plastichina che lo avvolge fino a farla arricciare creando un buco. Tranquilli, la plastica del cd non subirà alcun danno. Dentro questo buco infilate un dito e tirate, la plastichina verrà via tutta insieme permettendovi di scartare il cd in meno di dieci secondi e senza altri tentativi vani.
Ed ora un minuto di silenzio per i vinili, i cd, le cassettine (beato strumento di cucco perchè se una ragazza ti piaceva e non sapevi come dirglielo potevi farle la “cassettina” e le canzoni parlavano per te) e tutti gli altri supporti fonografici.
Siamo tutti vittime della grande rete.






















Il suono del vinile, secondo me, il cd non lo batte, neanchè a mettere nel paragone i files che si acquistano e si scaricano.
Il vinile ha una magia in sè, ti avvolge, e ce ne stiamo accorgendo, le ripubblicazioni di album in vinile, fabbriche che stavano quasi chiudendo e che adesso non riescono a star dietro agli ordinativi.
Hai ragione, anche io rimpiango gli anni quando per ascoltare un cd dovevo per forza comprarlo o farmelo prestare da un amico. Le attese erano lunghe e si fantasticava di come potevano essere le canzoni, i video delle stesse ed era una gioia quando andavi in videoteca e dopo tanto che lo cercavi te lo vedevi là “dal vivo” davanti a te. La stessa cosa capitava con i videogiochi, era quasi un onore vedere la custodia in casa tua. Adesso si ottiene tutto troppo velocemente, non c’è più gusto, è tutta un’accozzaglia di file digitali astratti che in un attimo, se al primo ascolto non ti piace, puoi “buttarlo via” con un clic. Io sto quasi pensando di disintossicarmi da internet e di ritornare ai metodi di una volta!
Comunque grande Marco!
P.S.
Tra qualche giorno dovrei iniziare un corso di recitazione, speriamo che la tentazione di tirarmi indietro all’ultimo momento non prenda il sopravvento!