Non sarò certo io a darvi la notizia del terremoto che ha devastato Haiti.
Non c’è notiziario che non apra con il bollettino dei morti e dei feriti, ai quali si aggiungono gli “sciacalli” e le immense difficoltà organizzative dei salvataggi.
Io sono ipercritico per natura, e non voglio perdere l’occasione di dire la mia sulla parte che di questa immane tragedia mi compete.
Normalmente, quando accadono fatti così dolorosi non causati dalla mano dell’uomo, tutti noi diventiamo di colpo buoni di spirito e responsabili. Ogni strumento di comunicazione di massa ci invita a fare donazioni a tutti gli enti e le associazioni che sono in grado di dare un aiuto alle popolazioni colpite.
E’ una “gara della solidarietà” come la chiamano i giornalisti, che sono sempre a corto di neologismi e di sinonimi.
Ieri mi è arrivata una mail da iTunes in cui si chiedeva di “acquistare” una donazione in multipli da 5 euro per la Croce Rossa Internazionale. Io ho accettato e ho fatto la mia piccola offerta.
Questa mattina mi è arrivata una mail da voice123, un’organizzazione americana che raccoglie i “voice talent” di tutte le lingue del mondo e che chiedeva di leggere un testo no profit per la raccolta fondi organizzata dalla Croce Rossa Italiana. Non ho esitato un solo istante, ero ancora mezzo addormentato ma ho acceso l’impianto del mio studio e ho inciso la parte, era breve e molto semplice.
Poi l’ho riascoltata. Era penosa, nel senso più intimo del termine.
Ho letto il testo con tono triste, serio, troppo serio. Sembrava che il terremoto fosse l’esito dell’azione irresponsabile di qualcuno, appoggiavo la voce come a mimare il dito indice puntato contro chi ascolta, al quale intimavo di fare una donazione.
No, non è così che si legge un testo di questo genere. Lo speaker non deve ingenerare ansia, non deve lasciar credere con il suo tono che la colpa è di chi non versa il suo contributo, non deve lasciar intendere che chi non offrirà la sua parte brucerà nelle fiamme dell’inferno.
Allora ho reinciso il testo con un tono piuttosto neutro, informativo. Ho spiegato semplicemente che c’è qualcuno che in questo momento ha più bisogno di noi, e che volendo lo si può aiutare versando solo del danaro. Danaro in cambio di aiuto, danaro in cambio di condizioni di vita migliori di quelle che adesso stanno vivendo i terremotati di Haiti.
Se accendete la tv, in qualunque momento, passano spot no profit che chiedono aiuto per Haiti, ascoltate la speaker. Parla in modo così triste… sembra un funerale. Ma noi dobbiamo aiutarli i superstiti o dobbiamo seppellirli insieme a tutti gli altri?
Il messaggio deve essere positivo, non deve essere accusatorio. Ogni volta che ascolto quello spot, penso di aver fatto troppo poco per dare una mano e mi mette tristezza.
Sentimento del quale, ora più che mai, non abbiamo alcun bisogno.










Ciao Marco, anche a me è arrivata quella email, e anche io ho inciso la la parte. E ti giuro, ho fattlo lo stesso tuo pensiero! Credo che le cose stiano in questo modo perchè le persone e i media (fatti anch’essi da persone) credono che per ottenere un qualsivoglia tipo di aiuto si debba puntare sul pietismo, a questo proposito mi viene in mente anche uno spot penoso dell’unione italiana ciechi che è circolato via sms su un sacco di telefonini italiani, anche di ciechi. Il pietismo non mi appartiene, non mi appartiene in quanto disabile, ma credo che non avrevve fatto parte di me neppure se fossi stato una persona “normale”. Ho fatto 2 versioni di quello spot, spero non scelgano quella più smorta, uguale a come l’avrebbe incisa qualsiasi altro speaker che pensa di dover scatenare sensi di colpa improvvisi.
Ciao Marco,
concordo pienamente! Se già il messaggio è triste di per sé non bisogna accentuare la tristezza con la voce… l’effetto sarebbe veramente angosciante e poi si finirebbe per dover raccogliere fondi per tutti quelli che sono rimasti traumatizzati dallo spot sociale… :-\
Ironia a parte, hai fatto bene a rifare lo spot e a parlarne nel tuo blog; mi sembra importante condividere queste riflessioni.
Ciao Marco
dico un paio di cose, perchè sono molto sul pezzo di Haiti:
1)
non è vero che l’uomo non c’entra in una tragedia del genere; ragioniamoci: il terremtoto è un movimento terrulico, movimento dovuto alla struttura della tettonica delle zolle etc. etc. etc. pianetà così fatto dal Creatore affinché funzionasse. Giusto?
Se poi l’uomo costruisce case in luoghi a rischio terremoto, che venendo giù lo ammazzano, colpa è dell’uomo. Se mia figlia gioca a lego sul tavolino con la gamba traballante, non deve prendersela con altri se la costruzione cade;
2) tuttavia, odio il balletto delle responsabilità, perchè riempie la bocca degli opinionisti, ma non offre nessuna risposta alla gente che sguazza nel dramma;
la domanda a cui vogliono trovar risposta è la solita: “Perché Dio permette questo?”; e la risposta è sempre la stessa: “Dio permette ad un architetto o responsabile delle costruzioni di fregarsene perché ci ha dato la libertà di peccare o di fare le cose bene”; ma la risposta di Dio non si ferma lì, perchè manda tanta gente a prender su le persone e ad aiutarle; aiuto in cui rientra anche il tuo piccolo o grande contributo;
3) ergo non mazzularti, fai quello che ti è chiesto senza remore e al meglio; che sia scavare eroicamente fino allo sfinimento tra le macerie, oppure incidere il messaggio…
4) valido per tutti, prega Dio affinché sempre più persone aiutino le sempre più bisognose di aiuto.
Questo secondo me è il vero livello della questione. Il resto è fuori luogo.
Ciao
A.
Ciao Andrea,
ti pubblico sempre perché offri ogni volta un contributo sensato e pieno di ragioni.
Sono abbastanza d’accordo con te a riguardo della responsabilità dell’uomo sugli esiti delle catastrofi. Certo se lo stesso terremoto fosse avvenuto in Amazzonia oppure in Groenlandia, se ne sarebbero accorti solo i sismografi.
E’ che forse la civiltà umana e i suoi insediamenti sono arrivati un po’ dopo gli studi sulla tettonica a placche, ecco perché esistono città potenzialmente pericolosissime come Los Angeles o ben più vicina a noi la stessa Messina, che nel 1908 ha subito insieme a Reggio Calabria uno dei terremoti più devastanti della storia e che causò la morte di 120.000 persone.
Ho imparato a evitare di farmi domande alle quali non c’è una risposta logica, perché diversamente da quanto è accaduto a te fra i vari doni che ho ricevuto manca ahimè quello principale.
Mi mazzulo ogni giorno nel tentativo di arrecare il minor danno possibile con le mie paranoie, ma il giochino è complesso e richiede una certa energia.
Dunque la questione per me è su vari livelli e non uno solo. Poi, come sai, alla fine ne esco sempre.
In queste ore ti chiamo perché ti devo parlare di un’idea che mi è venuta per il mio lavoro.
Ciao!
Caro Marco,
hai notato che ad ogni catastrofe naturale nasce una nuova associazione per la raccolta fondi con sms? Ognuno la sua come una gara tra rai e mediaset. Adesso c’è “agire” pubblicizzata da Gerry Scotti. Mi chiedo: ma davvero ne servono tante? Non sarebbe sufficiente una sola magari con la sigla OGC (organizzazone aiuti catastrofi)?
Ciao Costanza. Agire dovrebbe essere un’Associazione che raccoglie tutte le Associazioni attive in Haiti. O almeno così dicono.
A presto!
Credo che uno dei meccanismi usati in pubblicità sia quello di “far sentire in colpa” l’utente per “manipolarlo” e sicuramente anche in questo caso chi ha scritto il testo dell’audio che hai prodotto ha utilizzato questa “tecnica”, che personalmente non condivido, ovvio!
Chiedo scusa! “Agire” raccoglie tutte le associazioni (finalmente)