autore: marcodedomenico | 8 gennaio 2010

Intercalare

categorie: altro

Questa sera i miei vicini di casa sono scatenati.

I figli litigano quasi ogni giorno con i genitori, è tutto un gran sbattere di porte, di urla il cui contenuto è quasi del tutto incomprensibile da questa parte del muro, di auto che si accendono e partono sgommando, pur di allontanarsi dal luogo dello scontro verbale.

Chissà perchè sentiamo sempre un gran desiderio di darci alla fuga dal sito dove si è consumato un diverbio o peggio un litigio.

Da ragazzo pensavo: essere marito è moglie dev’essere proprio difficile. E’ quasi surreale che si debba dormire accanto ad una persona con la quale hai appena finito di insultarti! Poi ho capito che averla a cinquanta centimetri, favorisce la carezza che segna la tumulazione dell’ascia di guerra e l’accensione del calumet della pace.

Chanunpa Wakan a parte, questo post è dedicato agli intercalare. La sola parola mi fa sorridere. Intercalare… intercalare… intercalare… provate a farvela girare nella bocca. Non è buffa?

E’ buffa quasi quanto il suo significato. Il Wikidizionario dice semplicemente che: “nel linguaggio parlato, è una parolaespressione che, per abitudine, si ripete frequentemente nel discorso“.

Ho provato a pensare agli intercalare che conosco, e mi è venuto in mente che in quarta e quinta Liceo avevo una prof. di lettere che diceva sempre “cioè praticamente”.

Un mio compagno di classe che si chiamava Alessandro Martegani spesso passava il tempo ad annotare su un quaderno quante volte la prof. diceva “cioè praticamente” all’interno dell’ora di lezione. Se le ore erano due di fila, poteva dirne anche un’ottantina.

Mio padre dice spesso “effettivamente”, io dico spesso “in effetti”. Qualcuno dice “fondamentalmente”, un mio amico che stimo poco dice sempre “tra parentesi”. Anzi (tra parentesi). :)

Il venditore della Volkswagen presso il quale a maggio dello scorso anno ho acquistato la Passerat ogni venti secondi diceva “tra virgolette”. Io (tra virgolette) gli avrei sputato volentieri!

Lo zio cocainomane di Johnny Stecchino era famoso perchè diceva di continuo “in buona sostanza”.

C’è qualche pirla che dice ancora “in ultima analisi”, o anche (e peggio) “in ultima istanza”.

Gli adolescenti vengono spesso presi in giro per via del “cioè”.

Cioè, ciao tipo, cioè, ci diamo un puntello in piazzetta, cioè?

Anche Verdone nel ruolo del figliol prodigo  in Un sacco bello diceva sempre “cioè”, passandosi la mano sul petto nudo.

Voi se intercalate, quale intercalare usate?

Non valgono le parolacce, perchè sto cazzo di blog è una cosa seria e deve rimanere tale.

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Commenti (19)

  1. |

    L’intercalare diventato ormai insopportabile perchè abusato da tutti è la parola assolutamente.
    Per di più essa è usata a sproposito perchè, pur essendo parola dal significato molto forte, viene inserita in tutte le salse, quano di assoluto non c’è assolutamente niente.
    Il concetto di assoluto è, per definizione, rarissimo se non impossibile a realizzarsi.

  2. |

    Invece un mio compagno di scuola delle superiori era ripreso dalla prof di filosofia (data la materia….) proprio per il reiterato e superfluo uso della parola “PRATICAMENTE” con cui qsto tizio, un po’ il prototipo del “milanesone”, era solito farcire le sue interrogazioni. Un po’ alla Pozzetto ;D “eh!PRATICAMENTE Marx…” e quella “no ‘praticamente’ un corno Marchiori nn siamo al bar dello sport!”‘un altro qndo si diede alla politica di Istituto capii che lo “avevamo perso” allorquando ad ogni domanda rispondeva anteponendo l’avverbio “TENDENZIALMENTE”…- Diego

  3. |

    Ultimamente l’intercalare che utilizzo, troppo spesso, è senza ombra di dubbio “insomma”.

  4. |

    Domenico, concordo con te su “assolutamente”. E’ appunto il concetto di assoluto assai raro, inadatto all’uso quotidiano. Linus di Radio Deejay l’altro giorno in un fuori onda spiegava quanto odia chi dice assolutamente no e assolutamente si. In generale nella scrittura poi gli avverbi sarebbero da evitare come la peste. Lo dice anche Stephen King nel suo manuale di scrittura “On Writing”.
    Diego, grazie per la visita e il commento. Il “praticamente” lo sento dire spesso, troppo spesso.
    Peppe, è vero, anche “insomma” è molto usato. E’ un intercalare “aritmetico” che se abusato può dare fastidio.
    Altro?

  5. |

    Io come Peppe uso “insomma”, e, meno spesso, “fondamentalmente”.

  6. |

    Aggiungo anche quelli che dicono “alla fine della fiera”. Peggio chi dice addirittura “alla fin della fiera”.
    Non è veramente orribile?

  7. |

    Ciao Marco volevo aggiungere una curiosità, esulando dalla nostra lingua, ascoltata in una puntata di un brillante programma didattico sulla lingua inglese in onda su RADIO24 nel week end. E’ su Scarlett Johansson che “esaminata” nel corso di una conferenza stampa è stata pizzicata a pronunciare una valanga di “LIKE” (se nn ho capito male…)un po’ l’equivalente del nostro “cioè”!

  8. |

    Alla fin della fiera è veramente terrificante!

  9. |

    Brrrrrr….. :)

  10. |

    Proporrei di istituire la pena di morte per chi pronuncia l’espressione “alla fine della fiera”.

    Questo post mi fa tornare in mente un personaggio del cabarettista Leonardo Manera, ovvero Piter da Brescia!
    …infatti….purtroppo…in ultima analisi…

  11. |

    Ha ha ha…. bravo Peppe!!!
    Lo ricordo perfettamente, quando strofinava a compasso la punta del piede per terra e diceva….. “intatti… purtroppo……. in ultima analisi”….

  12. |

    Salve, non seguivo molt la televisione, ma da quando sono stato costretto a farlo, ho avuto un vero colpo.
    L’italiano non lo parla più nessuno, viene intercalato da inglesismi pronunciati da SCHIFO, ossia da persone che non lo conoscono e scimmittano per mostrarsi “colti” e poi ospiti e conduttori ripetono in modo esasperato ASSOLUTAMENTE. E’ ESASPERANTE!!!!! Provate a contare quante volte lo ripetono e lo usano in modo inapprpriato, ad esempio: “ha visto che bel quadro?” la conduttrice, ripeto la conduttrice risponde:”assolutamente”. Ma non si VERGOGNA??????
    Un abbraccio a tutti
    GG

  13. |

    Sono assolutamente d’accordo con te.

  14. |

    E i vari “certo che si” o “certo che no” oppure “nella maniera più assoluta”?

  15. |

    ciao, conosco un tizio che spesso mi annichilisce con i suoi “no-o”, “non è cosi’”, “lascia perdere”…lo ammazzerei…se ti becca con l’autostima bassa ti distrugge.
    Assolutamente da evitare….;-)

  16. |

    Spesso il ricorso agli intercalari è motivato dalla necessità di prendere tempo per formulare un concetto corretto che sintetizzi in una frase breve ed efficace tutto che quello che vogliamo dire.
    C’è un modo, una tecnica che i “professionisti” della parola, gli speaker radiofonici, utilizzano per evitare gli intercalari?

  17. |

    Angelo, i professionisti della parola hanno sempre qualcosa di interessante da dire. Gli intercalari dunque raramente occorrono.
    Chi come me è stato anni davanti al microfono di una radio, quando proprio era a corto di idee, diceva le solite cosette tipo l’ora, il nome della radio, autore e titolo del brano oppure faceva l’elenco dei programmi che sarebbero seguiti.
    Non è il massimo della strategia, ma è un buon tampone. Lo stesso trucchetto si usava e si usa ancora per arrivare a coprire tutta la musica che precede l’arrivo del cantato di un brano.
    In termine tecnico si chiama “prendere l’intro”.

  18. |

    Grazie della risposta, Marco.

    Io però mi riferivo a quando, se ti è capitato, ti viene posta una domanda su un determinato argomento: in quel momento devi sintetizzare tutto quello che sai e renderlo “accattivante”.
    E, comunque, intercalari sono anche gli “eeeehhhhh” più o meno gutturali che precedono l’inizio di un discorso. Se ci si fa caso, si sentono molto anche tra i professionisti della parola, i giornalisti televisivi in particolare ma anche radiofonici.
    Quello che mi interessava è se esiste e puoi proporre una tecnica, un accorgimento idoneo ad eliminarli o minimizzarli.

    Complimenti per il sito

    Angelo

  19. |

    Ciao Angelo, quel suono a cui alludi tu non è esattamente un intercalare, ma un suono senza senso che ci serve istintivamente per colmare il vuoto creato dai nostri pensieri.
    Io dico: eeeeee…. e nel frattempo riordino i pensieri. Dopodiché parlo.
    I giornalisti abusano di questo aspetto, inserendo quel suonaccio anche fra una parola e l’altra, anche quando non serve.
    ciao!

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