Archivio di gennaio 2010

autore: marcodedomenico | 25 gennaio 2010

Religione in saldo

categorie: altro

Ero esattamente a metà dell’arco che descrive la forchetta che parte dal piatto di spaghetti e si tuffa fra le fauci quando in tv, ieri sera, è passato uno spot che mi ha messo piuttosto a disagio.

TV Sorrisi e Canzoni offre in allegato  ”La Sacra Bibbia, tre volumi di Antico Testamento e uno di Nuovo Testamento” ad un prezzo lancio di soli € 2,90.

Lo speaker, forse il più famoso dei miei colleghi, Daniele Milani, ha usato esattamente lo stesso tono di quando descrive il detersivo per i piatti, il deodorante per ambienti, lo sturalavandini.

Chi non ci crede, guardi qui: http://www.sorrisi.com/2010/01/10/la-sacra-bibbia-in-edicola-con-sorrisi/

Non penso che occorra una grande sensibilità religiosa per realizzare immediatamente che una tale mercificazione di un Libro Sacro sia da aborrire.

Non ho ancora deciso bene cosa pensare di questa iniziativa ma lo spot mi ha infastidito. E’ un disagio che mi vagola nella coscienza, ne volevo parlare almeno qui.

La Bibbia è in saldo Signore e Signori, venghino ad ammirare l’Eterno per soli due euro e novanta.

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autore: marcodedomenico | 22 gennaio 2010

Come si scarta un CD? Suggerimenti tardivi su oggetti antichi

categorie: altro, tips & tricks

Il CD è un oggetto sacro e costituisce insieme al vinile e alla musicassetta una specie di trinità.

E soffro al  pensiero che si stia già incamminando lungo il viale del tramonto.

Dopo i vinili e le cassette, l’abbandono delle scene anche del CD chiude un capitolo lungo più di un secolo, da quando si cominciò a registrare musica sui cilindri fonografici.

Ora il concetto di supporto musicale sprofonda ufficialmente nell’oblio, in favore di ben più discrete e impersonali memorie di massa.

La musica di oggi  (specialmente quella dei ragazzi)  è compressa in formato mp3, o comunque è digitalizzata e stoccata nei nostri hard disk, nei lettori portatili, nei cellulari e nelle chiavette usb.

Ogni copia di un brano è identica al suo originale, un omologo perfetto e senza alcuna sbavatura o perdita di qualità.

Io ho un file audio sul mio desktop, te ne posso inviare una copia identica e tu riceverai un file che il mio computer ha scomposto e inviato al tuo computer che lo avrà ricomposto esattamente uguale al mio.

Non vi ricorda il film “La Mosca”?

Il risultato è che l’industria discografica è diventata una fabbrichetta, vengono abbassati di continuo i traguardi di vendita per conferire le onorificenze di settore e per guadagnare qualcosa gli artisti devono sgolarsi sui palchi di tutta Italia.

Oggi nemmeno Ramazzotti potrebbe vivere di soli dischi, o meglio lui magari si, ma solo lui e quattro o cinque suoi compari italiani sdoganati all’estero come la Pausini, Tiziano Filuferru e Zucchero.

Come quando un uomo è in punto di morte e già ti manca, io provo fin d’ora una vaga nostalgia per il CD.

Il CD è per chi come me è della metà degli anni ‘70 l’equivalente del vinile per chi è nato un ventennio prima, comparabile almeno in quanto supporto “hi end” e quindi migliore delle musicassette. I veri cultori dell’audio poi non si facevano mancare in casa un registratore a bobine, la cui qualità era altissima allora e lo sarebbe anche adesso.

C’era un vero e proprio rito dietro l’ascolto di un disco in vinile. Lo si estraeva prima dalla custodia principale e poi dall’involucro interno. Lo si appoggiava con delicatezza sul piatto e si avviava la rotazione. Poi con una specie di spazzola in velluto che si era prima cosparsa di liquido elettrostatico si accarezzava il disco da entrambi i lati, allo scopo di raccogliere la polvere che vi si era depositata sopra. Chi legge questo post e ha meno di vent’anni non sa neppure di cosa si parli, e probabilmente pensa che sia assurdo che non si possa far partire un brano semplicemente facendo play sull’iPod.

Io però viaggio contro corrente, e vado con la memoria al mio primo, il 33 giri dei Dire Straits “Money for Nothing” una raccolta con le più belle dei Dire. La prima del lato A era Sultans of Swing, brano che ho ascoltato così a lungo che i solchi nel frattempo erano diventati delle specie di percorsi per le biglie e che non mancavano mai di ingolfarsi di polvere e carica elettrostatica. Dopo qualche anno, quel disco saltava sempre negli stessi punti ed era più friscìo che suono. Ho imparato a memoria tutti i brani compresi i punti in cui saltava, sempre.

Poi sono arrivati i compact disc.

Quel suono digitale così puro, scevro da qualunque difetto tipico del vinile mi proiettava al di la del tempo e degli spazi, con le cuffie in testa uscivo dalle mura della sala dei miei genitori ed ero in studio di registrazione insieme a Mark Knoplfer, ero nelle corde della sua Stratocaster, mi sentivo una cosa sola insieme alle sue dita.

Da qualche mese ho riversato tutti i miei cd nel Mac, il mio iTunes è un archivio digitale paragonabile a quello di una radio, se il mio archivio fosse fisico riempirebbe le librerie di quattro pareti grandi. I miei CD sono ora tutti chiusi in due grandi scatole da imballo e sono in soffitta. Ascolto la musica tutti i giorni, eppure il supporto fisico mi manca molto. Mi manca aprire il cd, mi manca sfogliare il libercolo allegato, mi manca la difficoltà di toglierlo e metterlo facendolo passare sotto quelle ridicole linguette trasparenti saldate sul coperchio. Mi manca il gesto di estrarlo dalla custodia ed inserirlo nel carrello del lettore, mi manca il tasto a triangolino del play, mi manca tutto quanto!

Non si torna indietro, non si dovrebbe rimpiangere nulla del passato perchè il passato in quanto tale è irriducibile e non lo si può piegare, però è uno sforzo.

Adesso scarico un disco (una volta la musica si acquistava, ora si scarica!)  in meno di tre minuti, dal momento del desiderio all’attimo della sua soddisfazione il tempo è troppo poco. Quando le attese sono brevi, il momento in se vale di meno.

E questo purtroppo vale non solo per la musica. Ora che dispongo di danaro a sufficienza per soddisfare una parte più ampia di quello che mi affascina, la ottengo così alla svelta da rendere tutto meno bello.

Ma veniamo al vero motivo di questo post.

Una volta ogni tanto do anche qualche suggerimento, ho inserito infatti questo articolo nella categoria “tips & tricks”, suggerimenti e trucchetti.

Come si scarta dunque un nuovo CD?

Con un accendino in una mano e il cd nell’altra, lasciate che la fiamma lambisca per pochi attimi uno dei due lati piatti del CD.   Il calore  scalderà la plastichina che lo avvolge fino a farla arricciare creando un buco. Tranquilli, la plastica del cd non subirà alcun danno. Dentro questo buco infilate un dito e tirate, la plastichina verrà via tutta insieme permettendovi di scartare il cd in meno di dieci secondi e senza altri tentativi vani.

Ed ora un minuto di silenzio per i vinili, i cd, le cassettine (beato strumento di cucco perchè se una ragazza ti piaceva e non sapevi come dirglielo potevi farle la “cassettina” e le canzoni parlavano per te) e tutti gli altri supporti fonografici.

Siamo tutti vittime della grande rete.

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autore: marcodedomenico | 19 gennaio 2010

Una voce per Haiti

categorie: altro

Non sarò certo io a darvi la notizia del terremoto che ha devastato Haiti.

Non c’è notiziario che non apra con il bollettino dei morti e dei feriti, ai quali si aggiungono gli “sciacalli” e le immense difficoltà organizzative dei salvataggi.

Io sono ipercritico per natura, e non voglio perdere l’occasione di dire la mia sulla parte che di questa immane tragedia mi compete.

Normalmente, quando accadono fatti così dolorosi non causati dalla mano dell’uomo, tutti noi diventiamo di colpo buoni di spirito e responsabili. Ogni strumento di comunicazione di massa ci invita a fare donazioni a tutti gli enti e le associazioni che sono in grado di dare un aiuto alle popolazioni colpite.

E’ una “gara della solidarietà” come la chiamano i giornalisti, che sono sempre a corto di neologismi e di sinonimi.

Ieri mi è arrivata una mail da iTunes in cui si chiedeva di “acquistare” una donazione in multipli da 5 euro per la Croce Rossa Internazionale. Io ho accettato e ho fatto la mia piccola offerta.

Questa mattina mi è arrivata una mail da voice123, un’organizzazione americana che raccoglie i “voice talent” di tutte le lingue del mondo e che chiedeva di leggere un testo no profit per la raccolta fondi organizzata dalla Croce Rossa Italiana. Non ho esitato un solo istante, ero ancora mezzo addormentato ma ho acceso l’impianto del mio studio e ho inciso la parte, era breve e molto semplice.

Poi l’ho riascoltata. Era penosa, nel senso più intimo del termine.

Ho letto il testo con tono triste, serio, troppo serio. Sembrava che il terremoto fosse l’esito dell’azione irresponsabile di qualcuno, appoggiavo la voce come a mimare il dito indice puntato contro chi ascolta, al quale intimavo di fare una donazione.

No, non è così che si legge un testo di questo genere. Lo speaker non deve ingenerare ansia, non deve lasciar credere con il suo tono che la colpa è di chi non versa il suo contributo, non deve lasciar intendere che chi non offrirà la sua parte brucerà nelle fiamme dell’inferno.

Allora ho reinciso il testo con un tono piuttosto neutro, informativo. Ho spiegato semplicemente che c’è qualcuno che in questo momento ha più bisogno di noi, e che volendo lo si può aiutare versando solo del danaro. Danaro in cambio di aiuto, danaro in cambio di condizioni di vita migliori di quelle che adesso stanno vivendo i terremotati di Haiti.

Se accendete la tv, in qualunque momento, passano spot no profit che chiedono aiuto per Haiti, ascoltate la speaker. Parla in modo così triste… sembra un funerale. Ma noi dobbiamo aiutarli i superstiti o dobbiamo seppellirli insieme a tutti gli altri?

Il messaggio deve essere positivo, non deve essere accusatorio. Ogni volta che ascolto quello spot, penso di aver fatto troppo poco per dare una mano e mi mette tristezza.

Sentimento del quale, ora più che mai, non abbiamo alcun bisogno.

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autore: marcodedomenico | 15 gennaio 2010

Cigomma

categorie: altro

Ma anche  ceuingùm, masticante, masticabile, ciungam, gomma, in milanese è cicca.

Era troppo difficile pronunciare correttamente il forestierismo chewingum.

Le parole straniere diventate d’uso comune in Italia prima dell’ondata tecnologica che ci ha letteralmente travolti, venivano pronunciate all’italiana. Non c’era nemmeno lo sforzo a una pronuncia accettabile.

Probabilmente per via di un retaggio esterofobo del fascismo, le parole che  pochissime  provenivano dal versante sbagliato dell’arco alpino, venivano tradotte, italianizzate, spesso anche dialettizzate. Chewingum ne è la dimostrazione. Gomma da masticare è indiscutibilmente troppo lungo da dire, quindi il nome straniero poteva anche andare. In Puglia era la cigòmma, a Messina era la masticante (ho i brividi) a Milano addirittura cicca, come una sigaretta finita.

Siccome chi si occupa di marketing e di pubblicità è sempre un passo avanti e addirittura anticipa i costumi della società in cui opera, certi marchi con nomi stranieri venivano importati direttamente con il suono prodotto dalla lettura italica del termine.

Così certi assorbenti femminili erano “carefrè” anzichè “cheir frii” come andrebbero pronunciati.

Un famoso dentifricio venne introdotto in Italia col nome di “Colgate”, senza mai pensare al fatto che la pronuncia reale sarebbe “Colghèit”. In creolo Haitiano addirittura dentifricio si dice Koget!

Ora mi viene in mente che in Provincia di Bergamo c’è un comune che si chiama Telgate. Un Inglese la chiamerebbe Telghèit!

Il primo giorno di scuola in prima media, la Prof. di Inglese (che si chiamava Balzarelli e sembrava la sorella gemella eterozigote di Paul Mc Cartney) ci invitò a scrivere sul quaderno tutte le parole inglesi d’uso comune.

Era il settembre del 1985. Riempii almeno tre pagine. Misi Box (in Inglese è scatola e non garage),pullover, cardigan, ferry boat (u ferribbòttu a Messina), claxon (scoprii vent’anni dopo che era il nome dell’Azienda che in America produceva gli avvisatori acustici per le auto, e poi per estensione diede il nome all’oggetto) e per non sbagliare anche Sony.

Poi è arrivato il boom economico, è arrivata la pubblicità introdotto con metodi scientifici importati direttamente dagli Usa, quindi sono arrivate parole come Benchmark, management fee, spot e prime time.

Alla fine è arrivata internet e la new technology. Così ora abbiamo il download e l’upload, il word editor, la internet key (chi? chiede Totti) la webcam, i provider e per fortuna gli speaker, che in Inghilterra sono i diffusori acustici e non le voci professionali, per cui esiste il nome di voice talent o anche (e più figo) voice artist.

Quindi io sarei  voice talent, mia moglie Account Manager Specialty, mio fratello AD di una importante real estate  e mio padre è nientemeno che un personal financial adviser.

Non male per chi spara cazzate dentro un microfono, chi cerca disoccupati, chi vende case e chi gestisce i soldi degli altri!

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autore: marcodedomenico | 12 gennaio 2010

San Crispino, bere buono ogni giorno

categorie: televisione

Ho passato mesi a tentare di decifrare cosa diceva il vecchio dopo aver sorseggiato quel nettare degli dei che dev’essere il San Crispino.

Poi la folgorazione, questa mattina verso le sette, mentre mi facevo la barba.

Pensavo a “boia deh”, tipico di Pisa e Livorno. Ma ovviamente non poteva essere, volgare e violento, e poi geograficamente non centrava nulla.

Occorreva cercare nel dialetto emiliano e… zac!

Tutt i dè! Quindi… “Tutti i giorni”!

Come ho fatto a non arrivarci prima? Io riesco a riconoscere la voce di qualunque doppiatore italiano anche se pronuncia una sola sillaba, e non ho capito il tutti i dè?

Starò invecchiando!

Comunque, lo spot è penoso. Le luci sono quelle stereotipate della magnifica domenica di sole… il casolare in campagna, la famiglia unita dove tutti si vogliono bene a prescindere.

La mamma invita i ragazzini a lavarsi le mani per andare a tavola, dunque la famiglia è di valori sani, crede nell’educazione dei figli.

C’è quest’ospite di mezza età e dall’aria serenza che si sorprende perchè il padrone di casa tiene il vino in cartone in cantina. La cantina è incantevole (anzi, incantinevole :) ) perfetta per vini d’annata e d’etichetta più che pregevole, però dentro ci tiene il San Crispino. In tetrapack!!!

Ma lo sapete che San Crispino, secondo Christian De Sica in “Vacanze in America”  protegge il buono il bello e il burino?

Eppure se Ronco ha investito così tanto in quello spot (o meglio nell’acquisto degli spazi, perchè lo spot in se sarà costato si e no 50.000 euro) significa che gli rende, che di vino ne vende.

Allora quanto è vero che gli italiani amano il buon vino, se poi a tavola tutti i giorni bevono il Ronco? Di solito sono secondi vini, ottenuti per seconda svinatura, raggiungono chimicamente il grado alcoolico minimo per poter raggiungere la qualifica di vino in luogo di quella di succo d’uva.

Il sottofondo musicale è un semplice arpeggio di chitarra classica. Lo speaker (il mio collega e amico Luca Catanzaro) dice: “San Crispino, bere buono ogni giorno”.

Il payoff induce tre concetti, che quel vino è San Crispino e non un altro vino, che è “buono” (aggettivo molto vago per un vino, no?) e che si può bere ogni giorno perchè presumibilmente costa poco. Come se il vino fosse una bevanda che è meglio acquistare a basso prezzo per poterla bere ogni giorno anziché il contrario.

Il vino per sua natura è gradevole quando è di qualità. Credo che chiunque accetterebbe di bere un ottimo vino una volta ogni tanto anziché quel kerosene tutti i giorni.

Eppure, funziona. Non conosco i dati di vendita ma qualcosa mi dice che alla Ronco gli affari girino bene.

San Crispino, bere buono ogni giorno. Tutt i dè!

Spot San Crispino

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autore: marcodedomenico | 8 gennaio 2010

Intercalare

categorie: altro

Questa sera i miei vicini di casa sono scatenati.

I figli litigano quasi ogni giorno con i genitori, è tutto un gran sbattere di porte, di urla il cui contenuto è quasi del tutto incomprensibile da questa parte del muro, di auto che si accendono e partono sgommando, pur di allontanarsi dal luogo dello scontro verbale.

Chissà perchè sentiamo sempre un gran desiderio di darci alla fuga dal sito dove si è consumato un diverbio o peggio un litigio.

Da ragazzo pensavo: essere marito è moglie dev’essere proprio difficile. E’ quasi surreale che si debba dormire accanto ad una persona con la quale hai appena finito di insultarti! Poi ho capito che averla a cinquanta centimetri, favorisce la carezza che segna la tumulazione dell’ascia di guerra e l’accensione del calumet della pace.

Chanunpa Wakan a parte, questo post è dedicato agli intercalare. La sola parola mi fa sorridere. Intercalare… intercalare… intercalare… provate a farvela girare nella bocca. Non è buffa?

E’ buffa quasi quanto il suo significato. Il Wikidizionario dice semplicemente che: “nel linguaggio parlato, è una parolaespressione che, per abitudine, si ripete frequentemente nel discorso“.

Ho provato a pensare agli intercalare che conosco, e mi è venuto in mente che in quarta e quinta Liceo avevo una prof. di lettere che diceva sempre “cioè praticamente”.

Un mio compagno di classe che si chiamava Alessandro Martegani spesso passava il tempo ad annotare su un quaderno quante volte la prof. diceva “cioè praticamente” all’interno dell’ora di lezione. Se le ore erano due di fila, poteva dirne anche un’ottantina.

Mio padre dice spesso “effettivamente”, io dico spesso “in effetti”. Qualcuno dice “fondamentalmente”, un mio amico che stimo poco dice sempre “tra parentesi”. Anzi (tra parentesi). :)

Il venditore della Volkswagen presso il quale a maggio dello scorso anno ho acquistato la Passerat ogni venti secondi diceva “tra virgolette”. Io (tra virgolette) gli avrei sputato volentieri!

Lo zio cocainomane di Johnny Stecchino era famoso perchè diceva di continuo “in buona sostanza”.

C’è qualche pirla che dice ancora “in ultima analisi”, o anche (e peggio) “in ultima istanza”.

Gli adolescenti vengono spesso presi in giro per via del “cioè”.

Cioè, ciao tipo, cioè, ci diamo un puntello in piazzetta, cioè?

Anche Verdone nel ruolo del figliol prodigo  in Un sacco bello diceva sempre “cioè”, passandosi la mano sul petto nudo.

Voi se intercalate, quale intercalare usate?

Non valgono le parolacce, perchè sto cazzo di blog è una cosa seria e deve rimanere tale.

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