L’otto coppie è un tipo di cavo che serve per trasportare audio da un punto all’altro di uno studio di registrazione, di uno studio televisivo o da un palco alla consolle di un concerto.
Come suggerisce appunto il nome, l’otto coppie dà l’opportunità di muovere audio su otto canali separati. Fino a ieri uno dei punti deboli del mio studio era proprio la limitata possibilità di trasportare un segnale audio da una parte all’altra della sala di ripresa che si compone di tre ambienti.
Poi è arrivato Fabio Marchesi, un bravo ingegnere del suono che ha progettato e realizzato per me un cablaggio cavi tutto nuovo. Non era semplice, perché non si è partiti da zero ma da una situazione piuttosto malfatta e preesistente.
In definitiva Fabio ha aggiunto cavi, ne ha sostituiti alcuni e tolti altri. Ora il tutto è più coerente, abbiamo regalato al mio studio la possibilità di registrare e riascoltare audio multitraccia praticamente in ogni punto.
Può sembrare un fatto da poco, invece ha reso davvero migliore il mio studio.
Inoltre, ora ho anche “il pedale”.
Provate a immaginare uno speaker che incide ad esempio un lungo documentario. Nessuno ha mai fatto caso che i respiri non ci sono? Lo speaker sembra parlare per interi minuti senza prendere mai fiato. Chiaramente è umanamente impossibile, e il risultato è l’effetto di un editing digitale che viene fatto a posteriori. In quest’opera detta di “postproduzione” il tecnico del suono frammenta la traccia audio in un’infinità di monconi, dopodichè screma quel che non serve (gli errori, i click di saliva e i fiati appunto) e lascia tutto il resto.
Senza perdermi troppo nei dettagli di quest’attività che pure è creativa, posso dire che fino a ieri buona parte del mio tempo veniva spesa in questa fase che alla lunga risulta noiosa e ripetitiva.
Cos’è cambiato? Ora c’è il pedale.
Il pedalino è un oggetto grande come un pacchetto di sigarette che io tengo per terra, sotto la scrivania della sala microfonica. Nei momenti in cui prendo fiato, premo il pedale e il registratore digitale semplicemente smette di registrare. Almeno fino al momento in cui non mollo il pedale. Dunque, con un certo sincronismo, nei punti in cui so che prenderò il fiato (i momenti opportuni sono scelti dallo speaker con un anticipo di almeno due o tre secondi) premo il pedale.
Il risultato è un audio già definitivo, che non richiede alcuna postproduzione, e quindi pronto per essere inviato alle radio, alle tv o alle grandi case di produzione mie clienti.
Ottengo con questo artificio un risparmio immenso in termini di tempo, che mi dà l’opportunità di dedicarmi ad altro, magari in modo più produttivo.
Messa così sembra la fabbrica degli audio, nella realtà le cose sono un po’ diverse, sono però contento di aver messo a punto anche questa idea che da un po’ mi galleggiava in testa.
Otto coppie e un pedale, sembra il nome di una fiction!























Applausi scroscianti e tanti complimenti e, mentre che ci sono, tanto di cappello!!!
AuguriBelli!
Gran figata il pedale! ma si interfaccia a pro tools, marco? Chissà se è possibile, magari via midi anche con sound forge… da qualche parte dovrei aver visto midi triggers