Sono a Genova, di fronte alla Capitaneria di Porto. Accompagno un amico a fare l’esame per la patente nautica, lui adesso è dentro a farsi interrogare.
Io invece sono sulle panchine del porto antico. E’ una bellezza! Sono le nove del mattino, il sole è già caldo, la città si muove davanti a me, le navi salpano e approdano con precisione millimetrica come a seguire un progetto divino.
Nel bar del porto si parla genovese, per me è occasione di ascolto. Chi mi legge sa quando sia affascinato dai suoni umani, è bellissimo sentir pronunciare le parole della nostra lingua in un modo usato solo qui.
Il genovese si ascolta solo a Zena, belin! Al limite il napoletano lo puoi ascoltare anche a Milano, a Londra e a New York. Ma il genovese… è solo da questo lato del Turchino.
Questa sera terrò la mia teleconferenza conclusiva sul corso “Migliora la Voce” che da circa due anni sto portando avanti con un discreto successo. Quest’attesa forzata mi permette di raccogliere le idee su quel che dirò questa sera. Niente di meglio di una panchina e di un portatile connesso a internet per fare ricerca e concentrarsi sugli argomenti da trattare.
Domani mattina inciderò uno spot declinato in quattro soggetti, per ognuno di essi io dovrò cimentarmi nell’imitazione di quattro dei dialetti italiani più celebri. Fra questi c’è appunto il ligure, ed ecco anche perchè ho accettato di venire qui.
Genova, ogni volta che mi tocca di venire, mi prendi allo stomaco, mi fai morire…
Parafrasando una delle più belle canzoni di Lucio Dalla, si può intuire l’atmosfera speciale che si respira qui.





















