autore: marcodedomenico | 17 luglio 2009

Psicoacustica…

categorie: tips & tricks

Sono passate da poco le tre del pomeriggio di questo che è considerato dai meteorologi il giorno più caldo dell’anno. Nel mio studio di registrazione ci sono esattamente 24 gradi, un metro al di la della finestra che dà sul giardino i gradi sono invece 34.

Un gradiente termico di 10 gradi mi permette di starmene qui seduto a fare quasi niente, se non ascoltare musica naturalmente.

Oggi la colonna sonora è tutta Eagles, mentre edito questo post c’è Those Shoes. Schedulate nei prossimi minuti invece Desperado, Hotel California (la attendo con ansia) e The Last Resort.

Sono tutte canzoni che Itunes ha tradotto nel suo formato proprietario  AAC, il figlio naturale di casa Apple  dell’mp3.

Con questo post rispondo a quanti mi chiedono (accade spesso) com’è possibile ridurre un brano che nella sua forma originale pesa (una volta digitalizzato) 50 mega a meno di 3 mega.

Quel che le nostre orecchie percepiscono come un suono fluido, nell’ambito dell’audio digitale non sono altro che numeri, infinite sequenze di 0 e di 1. Il suono digitale è rappresentato sempre da una forma d’onda che se vista al microscopio si presenta più come una “scaletta” piuttosto che una linea curva. Più i gradini sono piccoli, (al posto del travertino ci sono gli 0 e gli 1) migliore sarà il suono.

Ma questi gradini sono tutti necessari? Evidentemente no, e vi spiego perchè.

L’orecchio umano è molto più limitato di quanto si immagini. Per esempio non codifica le informazioni sonore in maniera omogenea al variare del volume d’ascolto.

Così come gli occhi perdono la percezione del colore quando c’è poca luce (la sera tendiamo a vedere più in bianco e nero che a colori) le orecchie non sono in grado di rilevare tutte le frequenze che compongono il suono al variare del volume. Inoltre (e qui sta il segreto dell’mp3) le orecchie non riescono a percepire  ”variazioni” di suoni molto vicini per frequenza e volume.

Messa così la spiegazione è fin troppo semplificata, ma credo sia utile per capire cosa combina l’algoritmo che comprime l’audio in mp3 e perchè pesa così poco.

L’algoritmo mp3 (mpeg 1 layer 3) non fa altro che eliminare quel che l’orecchio non è in grado di ascoltare, lasciando intatto tutto il resto.

Ed ecco perchè un mp3 può pesare anche un decimo del suo omologo PCM non compresso.

E’ un fatto di psicoacustica, l’mp3 inganna le orecchie e le orecchie ingannano il nostro cervello. Una specie di gioco a fregarsi.

Vedete qualche analogia con la vita reale?

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Commenti (1)

  1. |

    Ricordo anche l’esistenza di un codec audio lossy opensource e libero da brevetti:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Vorbis

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