autore: marcodedomenico | 4 giugno 2009

Piove su le tamerici salmastre ed arse…

categorie: altro

E’ un ricordo sempre vivo quello del mio incontro con La pioggia nel pineto di D’Annunzio.

Ero ragazzo, e non capendo (ancora) il senso della poesia, ne apprezzavo il suono. Ascoltare la maestra che leggeva, il solo ascoltarla, mi suggeriva un pomeriggio di pioggia in un bosco.

Potere del suono, no? Niente senso, solo emozioni. Più chiaro di così…

In questi giorni sto apprezzando il silenzio preciso della mia nuova automobile. Dopo alcuni mesi di sofferenza acustica, finalmente viaggio all’interno di una cellula confortevole, bella a vedersi e soprattutto silenziosa. Complici anche le ore interminabili che trascorro nel chiuso del mio studio silenzioso, ogni suono che poi mi giunge dall’esterno tende a disturbarmi un po’. Ora finalmente, un mezzo che mi permette di non dover pensare a quanto rumore mi stia trapassando i timpani! Un passo avanti, senz’altro.

Quanta differenza c’è fra suono e rumore? Il confine è sottilissimo! Per me un concerto di death metal è brutto rumore, per molti invece un gran bel suono. Per me gli irrigatori che alle 21 partono nel mio giardino emettono un suono stupendo, per altri potrebbe essere un fruscio fastidioso. E’ dunque chiaro che ogni suono è virtualmente anche un rumore e viceversa.

Io ho imparato a scomporre il suono in tanti elementi più piccoli e a infilarli nelle mie personali caselle sensoriali per il puro gusto di analizzarli e giudicarli.

Che suono fanno le gocce di pioggia che cadono nel pineto di D’Annunziana memoria? Io credo che emettano un suono così dolce e sensuale, che una volta ascoltato indelebile si imprimerebbe nella nostra memoria.

L’ho scritto molte volte ma mi va di ripeterlo: un bravo speaker è anzitutto orecchie. E poi, ma mooolto poi.. è anche bocca.

In questi giorni mi è stato chiesto se sono romano oppure toscano. E la domanda arrivava da un copy, un art director, una responsabile marketing di un’importante azienda che produce giochi per bambini.

Non male per un milanese figlio di un siciliano e di una pugliese, no?

Accendete le vostre orecchie! Usatele, godetevele, rendetele migliori, ascoltatele! Perchè il suono della pioggia sulle tamerici salmastre ed arse, sia sempre dentro di voi.

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Commenti (2)

  1. |

    Quando la maestra mi leggeva questa poesia, io immaginavo di stare nella pineta di Tarquinia lido dove andavo in vacanza.

    Immaginavo di stare stesa in quel pavimento di aghi marroni e di sentire la pioggia sulla mia faccia e un timido raggio di sole faceva l’effetto arcobaleno….

    Hai mai provato ad ascoltare il rumore della pioggia sui raggi di sole?

  2. |

    Io invece, quando la signorina maestra me la recitava… mi trovavo nel pineto… proprio quello di Gabriele…. E la pioggia mi bagnava ed io non bestemmiavo, solo perché ero troppo piccolo….
    Non era idilliaco…. ero in colonia… tutti morti di fame…. con gli aiuti americani del dopoguera… e le signorine tanto gentili e romantiche quanto manesche e violente….

    Per le Tamerici che non erano arse né potevano essere salmastre in quanto ricoperte di sabbia e non di salsedine, devo dire che si trovavano solo nel centro di Pescara…. ora ne hanno messe anche nel lungomare… giusto per omaggiare un effemminato.
    Uno che per vivere ha dovuto sfruttare tutte le sue amanti fino a ridurle in miseria…. ivi compresa la Duse…
    Non è romantico proprio per niente.
    Morí da solo…. nella stanza a fianco (senza manco accorgersene) l’ultima donna della sua vita…. una prostituta che gli procurava piaceri ininnominabili…. portandosi dietro altre prostitute.
    Che brutta fine……..

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