Archivio di aprile 2009

autore: marcodedomenico | 8 aprile 2009

The Lion!

categorie: altro

Mi sento un leone!!!
Sento calare progressivamente nel mio organismo le quantità di formaldeide, acroleina, ammoniaca, fenoli, acido cianidrico, polonio 210, cadmio, nichel e soprattutto NICOTINA.
Dopo un anno di agonia, trascorso a maledirmi e a maledire il tabacco, ho nuovamente e definitivamente detto basta.
E’ accaduto domenica sera, ero a pezzi.
Il giorno prima si era tenuto il funerale di mio nonno. Novantotto anni sarebbero un bel traguardo e un esempio per tutti, dunque nessuno si è chiesto perchè è successo. Tuttavia vedere soffrire mio padre mi ha provocato un dolore molto intenso e in parte inaspettato.
Dopo il dolore del sabato, domenica ho fumato doppiamente. A sera, percepivo i miei polmoni come due vecchi mantici da camino impastati di grasso e di carbone. Mi sono odiato profondamente, come di rado in passato mi era accaduto.
Dunque lunedì mattina ho cercato e radunato tutti gli accendini sparsi per casa, ne ho totalizzati 27!
Ho fatto un fagotto e l’ho buttato nel cestino dei rifiuti che c’è in strada.
Avevo acquistato due pacchetti di sigarette che sono ancora nel vano portaoggetti della mia auto. Mi basterebbe aprirne uno e accendere, sono lì. Naturalmente non l’ho fatto e nemmeno intendo farlo. Potrei venderli a chiunque, sono molto commerciabili. Anche questo, credo che non lo farò.
Mi sento meglio, meglio davvero. E non credo sia semplice suggestione. Sono più lucido, più energico, sento la forza fluire nel mio organismo come mi capitava solo molti anni fa e in condizioni particolari.
Ecco come ci si sente quando si rinasce…
Anche i miei audio hanno immediatamente beneficiato della mia nuova vita da non fumatore. Non sento quasi più la necessità di sgracchiarmi, prima era un continuo strusciare le corde vocali facendo forza sull’epiglottide. Le conseguenze erano deleterie, perchè “sgracchiarsi” è per il nostro apparato fonatorio l’equivalente del prendere a sberle uno che è svenuto.
Ho in mente un megapost a breve in cui raccolgo tutti i consigli sull’uso della voce che in questi due anni di blog ho dispensato al mondo in cambio di niente.
Una ragazza laureanda in Pubbliche Relazioni e Pubblicità alla IULM mi ha chiesto di aiutarla nella stesura della sua tesi sull’uso professionale della voce. Ho istintivamente detto di si, nei prossimi giorni sarà qui in studio da me per un’intervista. Ho l’ego in zona rossa! :)
Per ora è tutto, stasera Dr House, coccole e pasticcone.

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autore: marcodedomenico | 7 aprile 2009

Dolly Parton, la cantante del popolo…

categorie: altro

passat_cc_02_1024Mastico vorace chewingum alla nicotina e ascolto Dolly Parton, una delle più famose country lady americane.
Il suono delle sue canzoni, è quello tipico delle riprese microfoniche degli anni sessanta e settanta, che per inciso in america erano già dieci volte migliori delle nostre, allora.
Poi è arrivata l’elettronica di massa e ha schiacciato un po’ le differenze fra le registrazioni d’oltre oceano e le nostre.
Non c’è niente da fare, il country mi piace sempre. Ho cominciato a 13 anni, ascoltando John Denver. Da allora non mi sono mai fermato.
Dolly Parton ha una voce sottile e vagamente lamentosa, e una delle caratteristiche che l’hanno resa celebre (incredibile) sono i suoi seni, immensi.
Il nome di Dolly, la pecora clonata nel 1996, prende il suo nome dalla prosperosa cantante, poiché fu clonata da una cellula mammaria.
Dolly Parton, la cantante del popolo.
E a proposito, ho acquistato anch’io la mia bella “macchina del popolo”. Il vuoto lasciato dalla Corvette andava assolutamente colmato, più o meno ad ogni costo.
Dopo aver trascorso buona parte delle mie lunghe notti invernali con gli occhi piantati sullo schermo del mio Macbook, la scelta è caduta su una Passat CC.
Ve la mostro in una bella fotografia.
Curiosità, il nome che ho scelto per la mia nuova Volkswagen (si pronuncia Folcsvàghen e non vosvaghen) è… Pàsserat. Perchè come dice il grande Julio Iglesias: “un uomo non è niente senza una donna accanto”.

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autore: marcodedomenico | 1 aprile 2009

A Cloudy Day

categorie: altro

Chiudere gli occhi, ondeggiare leggermente avanti e indietro, trattenere a stento un pianto improvviso. E’ una cosa sola.

A Cloudy Day di J.J. Cale è una di quelle canzoni che fin dalle prime cinque note ti strappa violenta dal luogo fisico in cui sei e ti porta indefinitamente in una quarta dimensione fatta di pentagrammi svolazzanti, di chitarre burrose e saxofoni di ciliegio.

A Cloudy Day è la prova reale, tangibile, dell’esistenza di un’entità suprema che governa il mondo e inspira i musicisti. A Cloudy Day è un brano che non andrebbe ascoltato mentre si guida l’auto, non va ascoltato a basso volume, non va ascoltato come sottofondo.

La tristezza languida della chitarra elettrica, come fosse suonata a gambe accavallate alla fine di una serata in cui è successa ogni cosa, la batteria sempre uguale a se stessa e così precisa, incasellata nel suo paradigma malinconico, le modulazioni di un saxofono che entra a chiosa degna del pezzo, la voce che sembra dover arrivare in fondo a ogni sequenza armonica e invece si lascia attendere fino alla fine senza mai fare capolino.. Ingredienti semplici, figli della più antica tradizione blues degli stati meridionali degli Stati Uniti…

J.J. Cale, classe 1938, classe indiscussa, l’autore di Cocaine, After Midnight, Magnolia, Cajun Moon e A Claudy Day. Appunto.

Vi invito a cercare e ad ascoltare questo disco, regalatevi in un giorno di pioggia e nuvole come oggi, cinque minuti e ventisei secondi di piacere assoluto, dedicatevi un momento. Al termine dell’ascolto, sarete migliori. Diversi, e migliori.

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