Ci ho preso gusto. Ogni sera, dopo la doccia, il momento più bello della giornata.
Quando ogni cosa è fatta, cala il sipario sul dì di lavoro e finalmente posso riposare l’organismo.
Ho appena 33 anni, eppure riesco a sentirmi un vecchio. Ho dolore a ogni giuntura, ogni tanto scopro muscoli nuovi semplicemente perchè mi fanno un po’ male.
Comunque, poco prima delle nove della sera, è un rito. Accendo lo scaldasonno, mentre fa il suo lavoro io vado in doccia, torno zompettando e il letto è un padiglione di tepore.
E poi naturalmente il film. Skybox mi ha cambiato la vita, mi permette di vedere i film in differita, indipendentemente da quando sono stati realmente trasmessi.
Ieri sera è stata la volta di una commedia davvero speciale. Chi mi conosce sa che della cinematografia, il genere che più apprezzo è la commedia italiana. La sento più vicina a me, i dialoghi sono quasi esattamente come li scriverei io. Riconosco i luoghi, le città, addirittura a volte le vie.
Se poi la commedia è intelligente, ironica, affilata… allora è senz’altro il mio film.
Per me ieri sera c’era “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì. Virzì si conferma un genio! Affronta il tema del lavoro precario e lo sconfigge con una storia che sa commuovere senza esagerare. Io non ho molti punti in comune con il lavoro precario, mi addolora sentire continuamente di persone che vengono licenziante, di intere famiglie che vanno gambe all’aria, di giovani laureati che lavoricchiano in cambio di poco e pienamente coscienti che il loro futuro è nero come le nuvole di questo maledetto momento finanziario da dimenticare alla svelta. Però, siccome non ho mai fatto altro che lavorare da solo e in piena autonomia, mi viene da pensare (con la spocchia tipica di chi nel complesso se la cava) che forse qualche volta il lavoro va meritato. Parliamo di me, una volta di più. Io sono pigro, vivo di un’indolenza che non mi lascia tregua. Eppure ogni giorno affronto le cose della quotidianità stringendo i denti e imprecando perchè non avrei voglia di fare nulla. Però faccio, produco. Invento cose nuove, mi propongo a nuovi possibili clienti, mordo i problemi e li mastico con una certa grinta. C’è la certezza assoluta che tutti facciano davvero quanto è nelle loro reali possibilità per lavorare e per fare quel che piace? E’ un argomento delicato, trattarlo senza offendere è difficile quanto sgridare un bambino.
Tornando al film, vi suggerisco di guardarlo. Virzì dipinge l’immagine del precariato con l’ironia delle persone intelligenti e sensibili. C’è della comicità, ma è sempre piuttosto affilata.
E’ la storia di una laureata con 110 e lode e abbraccio accademico che in mancanza di meglio lavora per un call center. Vende una specie di robot da cucina multiuso sfruttando tecniche di marketing che sconfinano nella vergogna.
E, combinazione, stamane mi suona il campanello e un venditore della Folletto ha tentato di piazzarmi uno dei suoi magnifici aspirapolveri verde Jaguar.
Gli ho detto ovviamente di no, però mi ha fatto tenerezza. Ma che cazzo di lavoro è? Non è una professione, è collezionismo di vaffanculo. Io piuttosto mi farei segare un orecchio. Però probabilmente non tutti la pensano come me, e se sei bravo magari guadagni anche bene.
Chiudo con un suggerimento a chi fa il mio lavoro. Ci sono giorni in cui proprio dalla bocca il suono non esce. La voce è bolsa, scarica di frequenze basse, sembra quasi faticare a uscire dal tubo.
A mali estremi… Provate ad alzare le braccia fino all’altezza delle spalle. Questo gesto dilata i polmoni e aumenta il volume della cassa toracica. La voce risuonerà molto meglio.
Ma siccome so perfettamente (per esperienza personale) che stare mezz’ora in questa posizione è ufficialmente “fachirismo”, il mio suggerimento è quello di intrecciare le mani dietro la nuca.
Questa è una posizione già più accettabile.
Poi per carità, come dice Verdone, la perfezione appartiene solo a Dio.






















Caspita, funziona in modo strabiliante!
?
La potenza d’emissione anche cambia tantissimo…
Ma… questo suggerimento può usarlo anche chi non fa (ancora) il tuo lavoro
Senz’altro, Stefania. Può farlo chiunque.
L’unico (trascurabile) inconveniente è che… se lo fai mentre parli in pubblico sembra che ti stai stiracchiando!