Ieri, giovedì 12 febbraio 2009, ero in volo su un Airbus 320 in servizio da Milano Linate a Palermo Punta Raisi.
Durante la discesa ci siamo infilati all’interno di uno spesso strato di nubi che vedevo nere da lontano. Mentre pensavo al fatto che atterrare col temporale per il pilota sarebbe stato senz’altro più impegnativo, guardavo fuori dal finestrino, ammirato, i fulmini scaricarsi al suolo attorno a noi. Nemmeno il tempo di valutare bene e…
BANG!!!
Un fulmine ha riversato i suoi diecimila kilowatt sullo scafo che per un lungo istante ha vibrato intensamente. Ma più dello scuotimento, che in mezzo a un temporale si avverte relativamente, ad animare la situazione è stato il suono, pazzesco, violento fin quasi al dolore, che ancora ho perfettamente nelle orecchie e solidamente registrato nella mia colonna sonora mentale. Poteva essere paragonato a un colpo di fucile sparato a dieci centimetri dalle orecchie. Ero affacciato all’oblò, ho visto la scena del fulmine che originava dalle nubi sopra di noi, si avventava sul reattore avvolgendolo, per poi scivolare al suolo.
Un’esperienza fantastica, dal mio punto di vista. Molto meno per chi era intorno a me. Un istante di silenzio, giusto il tempo di metabolizzare l’accaduto, seguito invariabilmente da una sequela di urla disumane.
Io ero in silenzio, e non certo per scelta. Non ricordo mai un’occasione in cui per paura abbia urlato, anzi. In realtà non ero nemmeno spaventato, caso mai “elettrizzato”. In tutti i sensi.
Comunque, in virtù delle mie qualità uditive, ho ascoltato gli urlazzamenti dei passeggeri che erano con me in aeroplano e mi sono convinto che nella paura ogni individuo dia il peggio di se. Quando ad avere paura è una massa, le cose peggiorano sensibilmente.
La paura comprime il diaframma che libera l’energia attraverso un flusso d’aria che passando da un epiglottide ridotta a un chiodo genera l’urlo più acuta che umanamente si possa emettere. E in quest’arte, le donne ci battono 9-1 come al bigliardino.
Dunque nella testa la sequenza è… BANG + SILENZIO + URLA
Non credo dimenticherò mai quest’esperienza.
Poi naturalmente l’aereo è atterrato in tranquillità, senza alcun disagio.
Oggi dal fiorista (domani è San Valentino ndr) ho conosciuto un tale al quale ho raccontato l’accaduto. Questo tizio mi ha detto che anche lui ieri mattina era in volo verso Punta Raisi, circa un’ora dopo il mio, e lo hanno fatto atterrare a Catania perchè la pista di Palermo era impraticabile per neve e grandine.
In effetti, ieri non ho visto Palermo ma una specie di Cortina d’Ampezzo con il mare. Nevicava e grandinava e tirava un gran vento.
E’ stata una vera goduria girare a bordo di un’auto alla quale mancava la ventola dell’aria. Il mio ricordo di Palermo sarà di una città velata di nebbia, per via di un parabrezza che sembrava fatto di carta oleata, quella che usa il salumiere per incartare le puntine di vitello.
Ed ora il bollettino lavorativo: E’ di nuovo in onda in TV il mio spot di Corriere della Sera e Walt Disney, lo sarà fino al 18 febbraio.
Martedì vado a incidere la nuova campagna radio per Alpitour, mi aspetto una bella creatività, quelli di Alpitour ci sanno davvero fare.
Sto registrando un audio di circa 3 ore (sbattimento!!!) per Tetra Pack. Un lavoro che mi arriva da lontano, esattamente da Long Grove, Illinois. Il villaggio globale colpisce ancora, un giovane speaker italiano registra nella sua lingua nativa per una Società di audioproduzioni americana che ha ricevuto una grande commessa da una Società italiana. Il mondo è grande come Dresano, e tutto il mondo è paese.
A sto punto verrebbe da dire: chi ha avuto ha avuto e chi ha dato a dato, scurdammoce ‘o passato semm’e napule paisà!





















