autore: marcodedomenico | 11 febbraio 2009

La coscienza…

categorie: altro

E’ successo di martedì, ma sarebbe potuto essere un qualunque altro giorno della settimana. 

I miei pomeriggi spesso sono molto più lunghi di quanto vorrei, impiego buona parte del tanto tempo libero ad attività ricreative.

Chi mi legge saprà che sto imparando a suonare il sax, adoro cantare, suono il piano (suonicchio il piano) e leggo molto. Quando tutto è già stato abbondantemente fatto, prendo la macchina e vado a farmi un giretto.

Con la scusa di comprare la Diavolina per il camino vado in un grande negozio di casalinghi di Pantigliate, ridente cittadina fra Milano e Crema.

Alla cassa, un signore  anziano e con l’aria da buono che era davanti a me, consegna alla cassiera un 5 euro non proprio fresco di stampa. Era piuttosto stropicciato e leggermente strappato nel mezzo. La cassiera con una faccia da stronza (da bellissima stronza, a onor del vero) glielo rificca fra le mani dicendo con accento dell’est “mi spiace, noi questa banconota così usurata non può accettare”. Il vecchio sorride e mi guarda stupìto cercando nei miei occhi un cenno di supporto. Io non sapevo bene che fare, mi sentivo come il compagno di scompartimento del treno sul quale Verdone che interpreta Raniero appena sposato con Fosca pratica dei forellini sulla sua sigaretta per diminuire la nicotina. Il vecchio poi, rivolgendosi di nuovo alla bellissima e stronzissima cassiera le dice in milanese: “voglio vedere se non ti metteresti in tasca questa banconota, se la trovassi per terra”. E lei, di rimando: “ho detto che non può accettare banconota vecchia”. In realtà, a innervosire non erano le parole della ragazza, era la faccia molto seccata, stizzita, dava l’impressione di essere lì proprio perchè doveva, e in altre circostanze al vecchio gli avrebbe senz’altro scaraventato in faccia tutta la cassa, baracchino del pos incluso. 

Alla fine della disputa durata meno di un minuto che io ho trascorso a far finta di guardare un pacco di batterie scontate del venti appeso accanto alla cassa, il vecchio chiede di parlare col direttore. La stronzissima alza un dito e senza guardarlo dice :”lì in fondo, a sinistra c’è ufficio direttore di negozio”.

Arriva dunque il mio turno, la ragazza mi chiede di testimoniare a suo favore davanti al direttore. Io davvero non sapevo che fare. Non volevo testimoniare il falso, ma la cassiera mi ha fatto anche pena, a sentire lei non era la prima volta che il direttore la richiamava per atteggiamenti non proprio cortesi coi clienti, con la promessa che l’avrebbe fatta licenziare.

Alla fine, molto controvoglia, accetto di testimoniare. In ultimo però non è stato necessario perchè il vecchio ha solo fatto finta di parlare col direttore, ma se n’è uscito dal negozio senza fare nulla.

Tornando a casa mi sono guardato dentro. Ho pensato che per l’ennesima volta non sono stato capace di prendere una decisione rapidamente, non sono riuscito a trovare una via d’uscita buona per risolvere la situazione. L’istinto mi diceva di non testimoniare, anzi se mai di accusarla di essere una gran maleducata, ma poi di fatto ho agito diversamente.

Ma perchè? Perchè non sono capace di sostenere uno sguardo incazzato, perchè non riesco ad accettare che qualcuno non mi voglia bene e non mi consideri bello. 

Ho fatto un milione di cose in passato, per pura compiacenza, compreso non mandare mai a quel paese quel despota odioso del proprietario di una radio dove lavorai anni fa. Ma quando si cambia? Quanto tempo occorre?

Chiudo con una nota positiva, sono in onda in questi giorni sulle reti Rai e Mediaset con ben tre spot: Corriere della Sera, Spider Riders (gioco per bambini) e le scarpine per bambini “Polizia”. Questo pomeriggio andrò a doppiare un personaggio di una nuova serie televisiva. Domani sarò a Palermo a trovare un mi caro e affezionato cliente e il suo magnifico staff.

Ora io chiede me: Ma tu sa trovare lato positivo da brutte situazione? E io rispondo me: no!

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Commenti (6)

  1. |

    Avere la frase giusta al momento giusto è un dono.

  2. |

    Evidentemente… è così.

  3. |

    Ci stai già riuscendo.
    La prossima volta ti fermerai un istante prima di farlo, ti ricorderai di questa sensazione bruciante e non lo farai.
    Buon viaggio!

  4. |

    Se ti fermi a Palermo ti invito a pranzo o a cena !

  5. |

    Ciao Salvo, grazie di cuore per l’invito.
    A pranzo sarò con i miei clienti, e a cena di nuovo a casa mia qui in Lombardia perchè ho il volo alle 17,50.
    Però grazie davvero, apprezzo molto, e senz’altro ricapiterò a Palermo, in quell’occasione ci organizziamo.
    Buona giornata.

  6. |

    Caro Marco,
    sicuramente occorre la frase giusta al momento giusto, ma se uno è scemo, la frase giusta al momento giusto gli può venire per caso una o due volte…

    A mio parere quello che conta è la verità della situazione.
    La verità non è mai un dettaglio, è composita.

    In quel caso la verità era che la signorina era molto bella, che era maleducata e questo non si fa, che forse ha bisogno di lavorare (anche per evitare che decida di sfruttare in maniera indegna la sua avvenenza) e quindi non era il caso che venisse licenziata…

    A fronte di questo svisceramento, come ti saresti comportato?

    Io avrei detto la verità circa il comportamento secco e poco accomodante e nel caso in cui il direttore avesse detto alla commessa “Vattene”, gli avrei chiesto di ripensarci e destinarla magari ad un’altra mansione visto che anche il problema di lingua non è da sottovalutare…

    Voglio dire io in Russia non saprei dire: “Mi dispiace caro signore, ma il direttore mi ha dato indicazione di non accettare banconote usurate, altrimenti poi me le trattiene…”
    Forse direi: “mi spiace, noi questa banconota così usurata non può accettare”.

    Ma la sai meglio anche tu, che l’intenzionalità è sempre un discorso di sfumature comportamentali e anche linguistiche…

    Che palle che sono: quando verrà a capacità di sintesi?

    Ciao
    O.

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