Non c’è momento migliore dell’anno per ammalarsi di tristezza.
Il sole scorre basso lungo l’orizzonte, proietta ombre quasi infinite sulle cose e sulla gente, che crede (illusa) che il Natale porti allegria e spensieratezza.
Per me il Natale è frustrazione per quel che vorrei avere e che invece non ho (a partire da una taglia 50), per quel coagulo di falsissime aspettative, per quella fastidiosa aria di festa obbligatoria che ognuno di noi ha ma solo per facciata.
Per me il Natale è pomeriggi infiniti, buio presto, aria fredda e umida, silenzio involotnario.
Meno male che è finito!





















