autore: marcodedomenico | 27 ottobre 2008

Il plug in giusto e la mano a conchetta

categorie: radio, tips & tricks

 La tecnologia rende possibile quel che solo quindici anni fa era letteralmente impensabile.

C’è una Società irlandese che si chiama Digidesign, che da molti anni a questa parte ha messo a punto e costantemente migliorato un applicativo per la registrazione digitale dell’audio che si chiama Pro Tools.

Pro Tools è considerato da molti operatori del settore, nel mondo, come il programma più completo e potente per la registrazione e la manipolazione di suoni.

Ne ho sempre sentito parlare, non manca in nessuno dei grandi studi di registrazione di Milano, lo desideravo intensamente. Quando a maggio di quest’anno ho scelto di migrare verso Mac e lasciarmi alle spalle i problemi e i crash di sistema e i virus del PC, ho acquistato Pro Tools. Pro Tools non è solo un programma, è un intero mondo dedicato all’audio, ed è in grado di funzionare solo se abbinato a un hardware dedicato. 

Ora ho Pro Tools e una DIgi003 Factory, una specie di mixer e scheda audio tutto insieme, collegata via Firewire col mio Mac. Con quest’oggetto e con questo programma sono realmente in grado di fare qualunque cosa.

Collego la mia tastiera e suono il pianoforte, o il violino, o il sassofono, oppure la batteria o un’orchestra sinfonica. Canto e modifico la mia voce per renderla perfettamente intonata. Incido uno spot ascoltandolo in cuffia già per quel che sarà.

L’ascolto della propria voce in cuffia quando si incide è fondamentale. Non esiste suono migliore di quello che esce dai padiglioni auricolari della propria cuffia quando si registra, ma a patto che il suono sia correttamente trattato.

Pro Tools dà la grandissima opportunità di ascoltare in tempo reale una cosa ma di inciderne un’altra. Io posso parlare nel mio microfono e ascoltare la mia voce abbondantemente processata in tempo reale, in modo che il mio ritorno in cuffia sia superlativo. Una voce potente, profonda, carica delle giuste frequenze e piuttosto schiacciata nella dinamica è l’ideale per registrare. Non credo che si possa desiderare altro. E il bello è che quel che ascolto in real time nelle mie orecchie, non è quello che registro. E’ opportuno piuttosto registrare la propria voce al naturale, per poterla processare a dovere in fase di post produzione. I miei spot sono perfetti, l’audio è cristallino e assolutamente privo di sbavature, difetti di ripresa, clack di saliva, fruscio e respiri.  Ascoltare le mie produzioni in onda in radio e in TV è un vero godimento, perchè uno speaker produttore come me non potrebbe desiderare altro.

Pro Tools è costoso, nella configurazione come la mia costa circa duemila euro, ma garantisco che ne vale la pena. Se si usa all’interno di uno studio perfettamente insonorizzato e corretto acusticamente come il mio, il risultato è da grande studio di registrazione. Una volta occorrevano tre miliardi per ottenere un risultato simile al mio. Ora un privato cittadino se lo può permettere, favorendo così la creatività e rendendola realmente disponibile a chiunque abbia qualcosa di buono da dire.

Ho registrato presso studi il cui ritorno in cuffia era penoso. Che danno ascoltarsi male quando si registra, è quasi doloroso per orecchie ben trattate come le mie. Piuttosto, meglio la mano a conchetta.

La mano a conchetta è l’escamotage tipico di ogni speaker che non voglia o non possa indossare un paio di cuffie per monitorare la propria voce. Un uso pienamente consapevole della voce richiede che essa venga monitorata nell’emissione con grandissima attenzione. A più riprese ho sostenuto su questo blog quanto uno speaker sia anzitutto un eccellente uditore. Ascoltarsi durante la perfomance è il primo passo per una ripresa di qualità. E dunque la seconda possibilità è rappresentata dalla mano a conchetta. Si mette la mano relativa all’orecchio "pilota", vale a dire quello che usiamo quando siamo al telefono (e nel mio caso è il sinistro) a forma di conca dietro il padiglione auricolare, aumentando così virtualmente la superficie riflettente del suono. E’ come ottenere una protesi istantanea del proprio padiglione auricolare.

Il ritorno che abbiamo è molto naturale, ovviamente non processato, ma almeno più amplificato di quello che si potrebbe ottenere senza fare nulla. Questo accade principalmente perchè la bocca e le orecchie sono su assi completamente differenti.

Indossare le cuffie, significa in pratica avere una duplice copia della nostra bocca, a un centimetro delle nostre orecchie. E’ innaturale per chi non le ha mai indossate, eppure assolutamente indispensabile per noi artisti della voce.

Dunque, o li plug in giusto che processi a regola d’arte la nostra voce che riascoltiamo in tempo reale durante la performance, oppure la mano a conchetta. In mancanza di meglio, la conchetta ci salva da una pessima esibizione.
Se possibile, Pro Tools forever!

 

 

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