Mi sono messo comodo. Sono le 13,49 di oggi 2 settembre 2008, fra undici minuti Claudia Cassani sarà qui nel mio studio per incidere insieme a me nuove puntate del programma Tv Mya Mag, in onda sul digitale terrestre di Mediaset.
Ho dunque undici minuti per esprimere un concetto che avevo in un angolo della mente da molto tempo, e che tuttavia non riuscivo ad esprimere.
Poco fa, pranzando, davo un’occhiata svogliata al TG5. L’orecchio mi è caduto su un servizio che il giornalista ha scelto di concludere proprio così: Il segreto della felicità è fare quello che si sognava da bambini.
Pam! Colpito nel segno. Mi sono quasi commosso.
Ma allora è vero, sono un privilegiato. Se penso alla mia infanzia e alla mia adolescenza, devo constatare non senza un abbondante sorriso che non ho mai desiderato fare altro che questo.
A meno di sei anni mi stupiva e mi sconcertava il concetto di radio. Era il 1980, a Milano le radio private erano ancora poche, eppure viaggiavo sul sedile posteriore dell’Alfetta di mio papà, e ascoltando la radio concepivo un perfetto pensiero di bambino. Mi domandavo come potessero quelle voci essere altrove anzichè dentro l’autoradio, evidentemente troppo piccola per contenere persone fisiche. A sei anni mio papà mi ha regalato una radio, il modello cubo della Brionvega, un oggetto ora di culto per il design dei tempi alla Munari.
Rotolavo le manine sulle manopole della sintonia e del volume, esplorando l’etere in quell’FM e AM che nemmeno intuivo cosa fossero. Ci passavo le notti. A tredici anni sono diventato radioamatore, violando ogni legge delle PPTT che prevede l’uso di tali apparati solo dal quattordicesimo anno in poi e dietro Concessione del Ministero.
E poi è stato un susseguirsi di eventi che mi ha portato fino qui, fino alla poltroncina del mio studio. Aspetto una collega doppiatrice, faremo dell’audio. Stamane ho inciso l’audio per uno spot che sarà in onda sul sito di MTV, nel tardo pomeriggio ho in programma di produrre l’audio per il nuovo spot di Zed in onda sulle reti Mediaset quest’autunno.
E’ questa la mia felicità? Da bambino probabilmente non desideravo altro. Credo allora di essere felice, estremamente felice.
Mi emoziono all’idea che il mio lavoro è anche il mio hobby, il mio ieri che scavalca l’età adulta e si proietta nel mio domani. E io non ho fatto niente, ho solo seguito la mia inclinazione naturale, ho messo i piedi su un solco che in qualche modo era già tracciato.
L’agiatezza è un riflesso incondizionato, e la uso quasi esclusivamente per fare acquisti nel mio ambito. Quanto godo a pasticciare su tasti e levette di ogni nuova apparecchiatura che acquisto dietro la maschera dello strumento di lavoro. Perchè è vero che scarico l’iva e metto il cespite in carico fiscale, ma il godimento vero è armeggiare e imparare a usare.
Faccio lo speaker, sono uno speaker, lavoro per le radio e le televisioni e i loro cloni del futuro nel web. Amo il mio lavoro, amo l’idea di aver regalato realtà al mio sogno di bambino.
E sono felice.
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