Archivio di settembre 2008

autore: marcodedomenico | 29 settembre 2008

Cerottino

categorie: tips & tricks

 Sarebbe inopportuno fare pubblicità a una marca particolare, ma devo parlare molto bene dei cerottini che si applicano sul naso.

In principio furono gli sportivi ad adoperarli, perchè tenendo ben aperte le narici, favoriscono la respirazione. Di fatto, gradualmente gli sportivi li hanno abbandonati con la stessa rapidità con la quale presero ad adoperarli.

Probabilmente perchè si sono accorti che non aumentavano le performance.

Parliamo di performance sportive, ovviamente. Perchè quelle vocali e canore sono senz’altro favorite. 

Questo vale, sia chiaro, solo se si hanno dei problemi di flusso d’aria dal naso.  Continua »

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autore: marcodedomenico | 26 settembre 2008

Senza fine…

categorie: altro

 In termini puramente fisici, tutto è senza fine. Ad ascoltare Lavoisier, non è possibile creare o distruggere nulla. Ogni cosa invece è soggetta a perenne e costante trasformazione.

Scendo un gradino e mi appoggio saldo al mondo della musica, di quelle sette note della scala modale di DO che ogni giorno non mancano di trasmettermi fortissime emozioni. Una volta da ragazzo ero sul sedile posteriore di una Ford Fiesta già rudere all’ora, quando ascoltando una musicassetta dei Pearl Jam riprodotta su un mangiacassette ancor più rudere pensai che senza la musica la mia vita sarebbe stata ben peggiore.

Per fortuna a quella bella pensata negli anni ne sono seguite altre, ho scelto di frequentare il mondo dell’audio e di farne anche un lavoro. Continua »

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autore: marcodedomenico | 25 settembre 2008

Mi dia del lei!

categorie: altro

 Mi capita sempre più spesso. Passano gli anni, e ora quando un ragazzo giovane (diciamo sui vent’anni) mi vede, mi dà istintivamente del lei.

Sarà per il pizzetto e i baffi, sarà per la faccia da adulto che ho sempre avuto, sarà per l’espressione matura e seria, è raro che un ragazzo mi dia del tu.

A me un po’ dispiace, chi non desidererebbe rimanere giovane in eterno. Un po’ però mi attizza, mi da l’idea di essere finalmente un passo in là rispetto a quand’ero adolescente.

Dunque, tirando le somme, ho una voce da adolescente, un animo da adulto,  un viso da uomo maturo, e un corpo da vecchio. Percorro con una sola figura tutto l’arco temporale della vita umana. Una specie di full vestito di prima mano.

Oggi ho tracheite e tonsillite. Giro per lo studio con gli occhi lucidi e una sciarpa di lana al collo, sebbene qui dentro ci siano quasi trenta gradi per via delle luci e delle apparecchiature. Vorrei incidere, dovrei farlo, ma la voce è troppo cesso. Riprovo più tardi, nel frattempo mi riguardo "Que bravi ragazzi".

 

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autore: marcodedomenico | 23 settembre 2008

Me la fai un po’ più così?

categorie: radio, tips & tricks

 Come no… ora te ne incido una versione metallizzata, vedrai che ti piace.

Questi sconfinamenti di campi semantici nel mondo degli spot sono all’ordine del giorno. 

Se normalmente durante le sessioni di registrazione il cliente (il pagante) è soddisfatto e nel complesso tace, c’è sempre qualche animale di copy, di account o di producer che deve dir la sua a tutti i costi. Chi ne paga le conseguenze di norma è proprio lo speaker, che dall’altra parte del vetro, solo e sotto stress, subisce meschino i commenti (solitamente discordanti) della sua raffazzonata platea.

Dunque proprio ieri mi è capitato di imbattermi in questa situazione paradossale. Stavo incidendo uno spot per un noto marchio che produce… (se lo dico rischio troppo). Per mia fortuna non ero fisicamente presso gli studi di produzione, ma in link dal mio project studio. Il link è un sistema che sfrutta la tecnologia ISDN e che trasporta la mia voce ovunque nel mondo ci sia qualcuno in grado di riceverla. Dunque spesso, per evitare code, patemi d’animo e sgranamenti di rosario, anzichè andare nei grandi studi di produzione di Milano, me ne sto a casa e mi collego in digitale con questo sistema. Continua »

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autore: marcodedomenico | 22 settembre 2008

Privo di titolo

categorie: altro

 E’ un post vario, quello che mi accingo a scrivere. Ed ecco perché privo di titolo.

Torno da un comodissimo week end in montagna, e relativo bagaglio di suoni. Il primo è quello magnifico della parlata delle Valli Bergamasche. Adoro come abusano delle vocali, ne hanno un’infinità e le usano come puntine da disegno su quelle bacheche fitte di fogli appesi.

E poi il crepitìo della legna di Robinia che arde nel mio caminetto. E’ un mondo di suoni leggeri fatto di scoppiettii e sfrigolii, inframezzati dal rumore di qualche tizzone che di tanto in tanto casca dal braciere per finire sul fondo del camino. E’ un suono tipico.

Qualche motocicletta da enduro ben di rado passa nella via che sale al Passo della Presolana, a rompere una quiete quasi sovrannaturale. Le campane la domenica mattina, il gallo del vicino che canta a orari discutibili, alcuni colpi di fucile da caccia in lontananza perchè sabato si è aperta la caccia.

In ultimo, ieri in serata, il suono della pioggia sulle tegole canadesi che frangono le gocce in altre mille piccole gocce e generano un suono così delicato, che passa la voglia di ascoltare altri suoni combinati.

Io ci ho messo un po’ di impegno, mi sono portato dietro il sax. Ho cominciato a suonare il mio primo strumento a fiato, wind instrument come dicono oltre manica, con risultati per ora piuttosto penosi. Mia moglie mi ha fatto capire che forse è il caso che mi limiti ad esercitarmi nel mio project studio, che in virtù della sua totale insonorizzazione mi permette di sperimentare suoni nuovi senza infastidire altre orecchie oltre alle mie. Per adesso è così, per il futuro spero in meglio. Proprio per non starmi ad ascoltare in queste condizioni, giovedì comincio le lezioni di  sax presso una celebre scuola di musica qui nel lodigiano. 

Si è quasi rotto del tutto il mio storico mixer Tascam, oggetto che pagai quasi quanto la mia Citroen C1. Sono alla ricerca di un manutentore che sia in grado di riportarmelo alle condizioni di nuovo, conto di trovarlo a breve. Nel frattempo, piuttosto che stare senza lavorare, ne comprerò un altro! Leggermente diverso, giusto per il gusto di imparare ad usarlo. Ho già scritto qui di quanto mi piaccia smanettare sugli oggetti tecnologici.

Questo pomeriggio sarò in un importante studio di registrazione di Milano per produrre il nuovo spot radio di Duracell, domani pomeriggio invece sarà la volta di Nokia. Due marchi per i quali non ho mai lavorato, questo rende ancor più piacevole questa prima porzione di settimana.

Un’importante agenzia giornalistica ha scritto un pezzo sul mio studio personale di registrazione, chi vuole può leggere qui: http://www.presspool.it/cont

ent/view/5108/60/

Ed ora, saluti e baci a Posillipo.

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autore: marcodedomenico | 16 settembre 2008

Audaces fortuna iuvatì

categorie: altro

 E meno male, se no sarebbe un inferno.

Ecco quello di oggi: Sveglia alle sette. Ore otto in punto sono in strada con mia moglie, destinazione "MM3 San Donato Milanese" a circa 7 km da casa nostra. Ore otto e quarantacinque arrivo. Tre quarti d’ora per fare sette chilometri, la tartaruga di Bruno Lauzi, anche dopo l’incidente che le ruppe qualche dente, ci avrebbe messo di meno.

La metropolitana ovviamente era sfondata di gente, dunque viaggio in piedi fino a Piazza Repubblica, più o meno in centro a Milano.

Lì, ricerca di un Taxi. L’incubo procede bene. Cento Taxi e tutti pieni, sembravo un fesso col braccio alzato. E non so nemmeno fischiare!

Poi si ferma un tassista che in meno di dieci minuti mi racconta tutta la sua vita ampiamente costellata di lutti. Avevo un certo prurito inguinale a cui non ho badato per etichetta, ma avrei desiderato tre mani.

Incido il narrative tape presso questo studio di registrazione che ha avuto la pensata di convocarmi alle nove e mezza, e l’incubo si riavvolge. Si torna a casa.

Quindi il taxi, questa volta preso in comodità. A bordo il tassista mi racconta che Milano è un cesso di città, che la Moratti andrebbe violentata col Napalm, che l’Ecopass è una ecoladrata e via dicendo.

Metropolitana fino a San Donato. Non sono abituato alla metro, e soffro il movimento. Alla terza fermata di sedici, avrei voluto il sacchettino degli aeroplani.

Dulcis in fundo (visto che siamo in vena di citazioni latine) non trovo più la macchina. Non avevo fatto caso, arrivando, che i silos a San Donato sono due, identici. Ma quale? Ho impiegato mezz’ora.

Sono arrivato a casa a mezzogiorno. E tutto per incidere quattro minchiate che avrei comodamente potuto realizzare dal mio studio casalingo. 

Io credo di essere stato audace, ho provato  l’esperienza dei mezzi pubblici per scoprire che anche in coda, è meglio l’auto. Patisco per tutti quelli che sono obbligati a prendere tram, autobus e metropolitane. Mia moglie è una santa.

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