Ricevere una telefonata di complimenti che mi hanno sentito nello spot di Coca Cola Zero, o in quello di Mediaworld, o in quello di Acutil…..
Ricevere una telefanata da parte di radio piuttosto importanti che mi vorrebbero come voce ufficiale dei loro liner…
Ricevere mail da parte di lettori di Usalavoce particolarmente attenti, che hanno finalmente imparato a riconoscere la mia voce e ora la abbinano a un nome.
Molti anni fa, Gianfranco Funari diceva che il successo, per i giovani è: Reddito, donne, sensazione di unicità. Sempre Funari, rettificando il tiro, diceva che per gli anziani invece il successo è: buona salute, fare quello che cazzo te pare a te.
Ho pensato spesso a questa frase, che mi ha sempre divertito per schiettezza e verità.
Ovviamente è riduttiva, perchè se i misuratori del proprio successo pesonale fossero solo questi, saremmo veramente ben poca cosa. Settimana scorsa si è laureata mia cugina. Messa così, la frase, non fà alcun effetto. Acquisisce però di significato se si pensa che questa mia cugina ha 50 anni, un marito e due figli. E lavora, lavora sodo.
Io non sapevo nemmeno che stesse studiando, ho solo ricevuto una telefonata da suo marito (altro genio socchiuso del web designing è suo il sito www.marcodedomenico.com) il quale mi informava che sua moglie si era appena laureata con 110 e lode.
Ho un altro cugino che oltre ad essersi laureato (questa volta da ragazzo, come tutti gli altri) con 110 e lode, e dovo essersi di nuovo lauerato in Gran Bretagna in Teologia, ora insegna etica. E’ un’autorità, nell’ambito della morale.
Mio nonno, il papà di mia mamma, si lauerò in Economia e Commercio negli anni 60 (credo) con 103 studiando di notte. Si narra che con un caraffone di the lui tirasse tutta la notte, studiando su di un tavolino così minuscolo che a malapena stava un libro aperto. Mio nonno era obiettivamente un genio, credo di averne già parlato.
Io invece lavoro su una scrivania che definire “faraonica” sarebbe riduttivo, circondato da così tanta tecnologia che quando si entra qui in studio da me si sente immediatamente l’odore caldo dei circuiti. Ho un milione di ausilii. Processori valvolari per la voce, plug in per modellare la forma d’onda della mia voce… un microfono da un milione di dollari che se starnutisci nel box lui se ne accorge! E nemmeno una laurea! Ho un diploma di Maturità Scientifica che presi quasi strappandolo dalle mani della Commissione che mi pare non me lo volesse neppure consegnare.
Ecco il mio 110 e lode! Eppure mi sento in piena fase di successo “da giovane”. La gente mi vuole bene, le case di produzione mi chiamano per chiedermi se voglio essere la voce dello spot del loro cliente di turno. Mi chiamano radio minuscole e mi propongono strane offerte, le rifiuto tutte quante e quasi godo nel rifiutarle. Godo perchè io il profumo dell’inculata ho imparato a riconoscerlo anche controvento. Una volta mi ci sarei buttato a capofitto, anche sapendo che stavo “affà ‘na cazzata” come direbbe il mio amico Claudio Cassoletti.
Però sono contento. Donne? Mi sposo a luglio! Se non è successo con le donne questo! E pochi anni fa, pensavo che il successo fosse uscire con tante donne, averne una per ogni sera! Fonzie è Fonzie, lui è perfetto per Happy Days, però ricordiamoci che fa’ il meccanico di motociclette!
Io non faccio lo speaker (sarebbe sennò come una specie di lavoro). Io SONO uno speaker. E usare la voce per lavoro è la mia forma di successo personale, sfido chiunque a contraddirmi.
E rimaniamo in argomento di successo:
E’ uscito il nuovo CD di Vasco Rossi, c’è una canzone che mi commuove, si intitola: “E adesso che tocca a me”. Comprendo il dramma di “diventare grandi” soltanto adesso e grazie a questa canzone. Il successo da adulti non vale niente rispetto al ricordo della propria adolescenza. In questi giorni ritorno spesso con la mente ai miei quattordici anni, al motorino, agli amici che non era necessario chiamare perchè tanto erano tutti sempre là, sui gradini, dove ci si incontrava sempre anche per fare niente. Adesso per vedere gli amici li devi avvisare due settimane prima, li devi invitare a cena, e devi predisporre un lato del tavolo dove mettere il seggiolone.
Ma fare un figlio, regalargli un po’ di cognome e di quel che sai, credo che sia ancora il successo più grande.
E alla fine… il sucesso arrivò.






















Stai per avere un erede???
Sandra
Ciao Marco,
Io sono abbastanza nuova di questo blog: fino ad ora ho letto e mai scritto.
Ma questo tuo post mi ha fatto venire in mente un po’ di cose…
Sai, io ho 37 anni e ho fatto il contrario di quello che attualmente fanno in molti: dopo un diploma universitario, mi sono sposata giovanissima (22 anni) perché ho voluto farlo (e non perché fossi incinta come molti hanno pensato all’epoca).
Per un po’ ho lavorato nell’ufficio estero di una grossa multinazionale percependo un ottimo stipendio, ho avuto due figlie bellissime (quindi, se mai ceneremo insieme, dovrai preparare un seggiolone e una sedia) e poi….
E poi 4 anni fa ho deciso che era giunto il momento di re-inventarmi: mi sono licenziata e ho iniziato a studiare per fare quello che realmente mi piace: leggere ad alta voce.
Ho fatto un corso di doppiaggio, sto andando a un corso di lettura a voce alta, da una logopedista per togliermi due difetti di fonazione che mi porto dietro da quando ero piccola…e sono felice!
E’vero, non guadagno una lira (anzi un euro) per adesso, la gente pensa che io sia pazza ad aver rinunciato a un posto a tempo indeterminato per niente di concreto (un po’ anche mio marito, che però mi ama e quindi mi asseconda) e a volte penso di essere troppo “vecchia” per inserirmi in questo mondo.
Ma ho comunque un sacco di progetti, sono sempre sorridente e quando mi capita di leggere a voce alta per qualcuno (anche solo le mie figlie) mi sento pervadere da una gioia così grande e mi sento così piena che….sai che ti dico? Questo è GIA’ il mio successo personale.
Un abbraccio.
Francesca
Congratulazioni!!! a te e alla sposa….
Carolina
Grazie Carolina.
Per Francesca: il tuo percorso che agli occhi di molti può apparire assurdo, offre invece un’infinità di spunti di riflessione.
L’ottimo stipendio, valeva il disagio esistenziale che evidentemente provavi? La risposta è senz’altro “no”. Ed ecco la spinta emotiva che ti ha indotto a intraprendere un cammino di formazione, piuttosto che professionale.
Francesca, non credo sia mai realmente tardi per usare la voce per professione, e te lo dico anche pensando a me. Se mi leggi da molto, avrai scoperto che in questa attività io ho investito tutto. Pensa a cosa potrei mai fare, se non avessi il mio lavoro? Conto quindi di farlo fino alla fine, o almeno fino a che ne avrò voglia io e non gli altri.
Io ti ammiro, e questo è già il tuo successo personale!
Abbracci a te e alla tua bella famiglia.
Marco scusa se mi permetto di usare il tuo blog ma ho letto il commento di Francesca ed anche io voglio dirle che non è mai troppo tardi. Se un giorno riuscirà ad entrare in questo mondo fantastico della comunicazione verbale scoprirà, se ancora non lo sospetta, che c’è bisogno di voci di qualsiasi età. Il tempo, per una volta, ci è alleato. Quindi in bocca al lupo e complimenti per il tuo percorso fino ad oggi.
Sandra
Hai fattto bene Sandra, come vedi ti ho subito pubblicata!
Grazie mille, per la stima e per l’incoraggiamento. Io continuo a leggere (sia questo blog che a voce alta)…poi si vedrà.
Baci.
Francesca
Diventi papà???
No, ma non mi dispiacerebbe affatto… Tra l’altro i miei clienti mi chiedono costantemente voci di bambini per gli spot che non so mai dove andare a prendere…
Sono la cugina citata nel post. Grazie per la menzione. Un po’ meno grazie per i 50 anni. Sono ancora 46! Un abbraccio.
Bravo Marco
il successo di chi se lo merita è il più grande successo!!
E sai come l’ho capito??…da quando sono tonata in Italia, sento solamente ripetere questa frase: “Ouh occhietto vai a piangere un pò sulla cipolla”, col tono usato come nello spot…Forse sto esagerando, questo fenomeno sarà ristretto dalle mie parti, però per me è una gran cosa, sono felice di attribuire una persona a questo successo.
Continua così.
Grazie Alice…
Simpatica questa cosa della “memorabilità” dello spot….
In effetti, quando mi chiamano i miei amici… mi chiedono come stà l’occhietto.
Ultimamente vado in giro col collirio!
Ti abbraccio!
“Adesso per vedere gli amici li devi avvisare due settimane prima”
xkè questa frase mi sembra un “miraggio”?
Altrimenti detto anche: sogno, apparenza, fantasticheria, vagheggiamento, utopia, chimera.
Lenny
ciao M.
lo spot della coca mi fa piegare.
Le voci ci stanno a pennellllo (come direbbe la lingua).
Ma (per deformazione professionale) mi fanno impazzire le caratterizzazioni, le lingue con le zampe da elefante sono fantastiche.
A quando quella con il cervello che gira in spagnolo su youtube?
Ciao
A.
p.s.
hei se ti serve una voce di bambino ti faccio sentire i miei due… fammi un fischio.