autore: marcodedomenico | 10 aprile 2008

Stronze!

categorie: altro

E’ un aggettivo che nella sua sinteticità racchiude tutta la mia indignazione verso quella fittissima schiera di soldatesse di piombo che popola il mondo dei call center.

Jeans appoggiati alle anche, acconciature da valchiria, espressioni surreali e vacue, unghie in 16/9… questo è il loro mondo. Che comincia con “pronto?” e finisce con “ma si immagini, a risentirla!”.

Gente che schiacciata dagli automatismi della loro misera mansione, sempre uguale nei millenni, perde il contatto con la realtà, fino a trattare col culo lo sventurato cliente di turno, che non solo è preoccupato perchè si accosta a un mondo che non conosce, ma anzi si sente trattato come se fosse l’ultima delle bestie da circo in una gabbia troppo piccola anche solo per respirare!

Siccome Google indicizza alla grande i blog, proviamo allora a scrivere questa frase:

STUDIO RADIOLOGICO CITTA’ DI PARABIAGO

E vediamo se qualcuno, digitando questa riga su un motore di ricerca, accederà a questa pagina, in cui si dice a chiare lettere che le centraliniste sono delle grandissime STRONZE, che pensano forse solo al sedile di pelle del coupè sportivo che le verrà a prendere questa sera, che non a trattar bene chi chiama. E attenzione, chi chiama per una lastra, qualche preoccupazione già ce l’ha a prescindere.

Voce di cazzo, che conosci tre sole intonazioni con lieve sottofondo di vaffanculo, i raggi x ti hanno detonato il tuo già misero cervello, mi piacerebbe che il tuo datore di lavoro ti ascoltasse, mentre tratti a pesci in faccia chi è pronto a scucire 100 euro al volo per una fotografia al femore!

Voce penosa, incapace di ascoltare. Ti auguro il peggio.

Marco De Domenico, quattro del pomeriggio, 10 di aprile 2008

aggiungi il post al tuo social bookmarks: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
  • del.icio.us
  • Technorati
  • Digg
  • Wists
  • Fark
  • Furl
  • NewsVine
  • Reddit
  • Spurl
  • Taggly
  • YahooMyWeb
  • Segnalo

Commenti (11)

  1. |

    A me è successo con il call center della mia assicurazione. Sono stata trattata veramente come una m.. tanto che alla fine ho detto alla “gentile” signorina di prendersi un Valium. Incazzata come uncaterpillar ho scritto una lettera di protesta alla direzione indicando il nome dell’operatrice e l’orario della telefonata. Mi è arrivata dopo una settimana una lettera di scuse. Bisogna comunque ammettere che non è un bel lavoro, anche a loro ne capitano di tutti i colori. Se vuoi divertirti vai al blog ilcallcenter….

  2. |

    Se avessi minimamente idea delle condizioni in cui si lavora in un call center, se avessi idea dello stipendio (stipendio?? chiamamiamola elemosia) mensile, delle regole ferree che – per non perdere il lavoro – si è costretti a seguire (tipo far durare le chiamate il minor tempo possibile, a meno che non sia un call center a pagamento, allora tocca chiederti anche il colore delle mutande, così paghi)… forse saresti in grado di trattenere quello ’stronze’ gratuito.

  3. |

    Ti pubblico solo perchè trovo giusto rendere noto parere di tutti. Tengo per me invece ogni commento a quello che hai scritto.

  4. |

    Marco, anch’io nel portfolio ho delle brutte esperienze con una centralinista.

    Lei si chiama A., la sua voce mi dice: femmina, 30 anni, timbro garrulo che fa molto Ilaria D’Amico (di Exit, La7).

    A. presidia il centralino di una grossa emittente regionale del centro-sud. C’ho avuto a che fare per lavoro (di certo divertimento non era, parlare con lei).

    Sul suo telefono convergono ogni giorno decine e decine di chiamate: inserzionisti pubblicitari, potenziali clienti, agenzie di produzione audio/video.

    La collaborazione tra la mia piccola agenzia e la sua l’emittente prese il volo. Le chiamate si fecero frequenti. Oggetto dei nostri discorsi: tempi di consegna, testi da approvare, disponibilità degli speaker, ordinaria amministrazione insomma.

    Ciò che invece usciva dall’ordinario era la sua voce: la donna continuava a cantilenare frasi, senza freno, come un disco rotto che gira all’infinito, tra lamenti e laceranti stridori.

    Nonostante tutto la voce di A. era in lei la cosa più bella. Perché poi c’era il carattere. Scontroso, irridente, sdegnoso e spesso sprezzante.

    Adorava molto interrompere: apriva una parentesi, iniziava un ragionamento, ne prendeva un altro, poi improvvisamente ne iniziava un terzo. Deragliamenti logici all’ordine del giorno.

    Poi l’ultima goccia: in un’occasione si lamentò del computo di uno spot: “Ma sto addebito da dove esce? Perché sta in fattura? Ma quando mai l’ho chiesta, sta’ cosa?” “Me l’hai richiesta nell’e-mail del giorno x, delle ore y” – risposi io. “Sì, vabbè. Ma quella era una prova, ma com’è? Nemmeno una prova si può fare? Ma stiamo impazzendo qui?”

    Cellulare. Si alza e senza mettermi in attesa, attacca a parlare: “Hey, ciao. No, niente di speciale. Sì, sì, sto tempo è un po’ così. Ma comunque pare che domani esce il sole. Beh, e stasera che fate?…”

    Dopo 5 minuti di forzato voyeurismo telefonico, la donna riprese la conversazione e disse: “Ci sei?” “Sì” “Allora, dicevamo?” “Dicevamo che…” “Aspe’, che è arrivato il ragazzo del bar. Ciao, era ora! … vediamo… no, no… e mica sono quelle con la panna, queste. Uffa”.

    Al che m’assalì un impeto di cieco furore e sferrai la cornetta sul telefono. Quindi mi ripassai ad alta voce tutto il dizionario delle espressioni scortesi. E i muri arrossirono.

    All’indomani chiamai il titolare, gli esposi il problema, lui la difese con aria bonaria e indulgente: “Va capita”. A quel punto mi arresi, per rivolgermi altrove. Oggi lavoro con i loro diretti concorrenti.

    MORALE: se si fa un mestiere, anche se è un mestiere che non si vuol fare, si deve farlo al meglio. Chi risponde al telefono deve: 1) ascoltare più che parlare; 2) sapere come costruire discorsi brevi e coerenti; 3) curare l’uso della voce (pronuncia, intonazioni ed intenzioni).

    Si è pagati poco? Che significa. Se non si migliora non si troverà mai un lavoro migliore.

    Sai, Marco, mi capita di avere delle allucinazioni sonore a volte: la voce di quella centralinista ancora mi ronza nelle orecchie. E la tal cosa mi sta facendo apprezzare non poco il suono del gesso sulla lavagna.

  5. |

    Avrei una mezza vagonata di cose da dire sul tuo racconto/parabola, Francesco. Ma anche questa volta tocca tenermeli per me. :) Ultimamente, prima di scrivere,conto fino a dieci. In dizione perfetta, ovviamente!

  6. |

    Carissimo,
    sei fortunato perchè sei uno speaker, e ami il lavoro che fai, già perchè infine è pur sempre un lavoro.
    Ma… a non fare un lavoro che ami… dopo tempo…
    eh… si diventa stronze. Ma non solo al telefono, un po’ con tutti…
    Lavorai in un call center e diventai stronzo, me ne resi conto e cambiai… oggi vendo zucchine e sono felice!

  7. |

    Ciao Carissimo,
    capitai qui cercando qualcosa sulla dizione e trovai profondamente divertente il tuo post, e ti scrissi di zucchine, ma non vendo zucchine e neppure ho mai lavorato in un call center… anche se quel che ti ho scritto è reale, ne senso che fare un lavoro che detesti può comportare delle conseguenze stronze…
    Da qualche settimana guardo i blog perché desidero farne uno mio… allora quale CMS usare… quali filtri usare… e bla bla… ma poi mi sono fermato davanti ad un fatto.
    Il blogger può essere denunciato penalmente per diffamazione aggravata… è già successo e in più occasioni! Vedi qui:
    http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2200471
    Restano tanti interrogativi… ma nel frattempo forse sarebbe il caso di togliere questo post “stronze” anche seppure magari meritato… o modificarlo in modo ironico… la legge in tal senso è davvero pesante trattandosi di penale.
    Anche se il blogger afferma di non essere testata giornalistica la legge non cambia, poiché c’é comunque l’aggravante della diffusione…
    Rileggo ora quanto ti ho scritto, in effetti non è un commento e forse non è neppure il caso di pubblicarlo…
    Ciao!

  8. |

    A volte, quando vengo maltrattata dal call center di turno, penso che in fondo potrei esserci io, a fare quel lavoro.
    Non mi sento di condannare l’intera categoria a priori. Vero che a volte l’operatore si trasforma in un mostro di scortesia. Vero che mi dico, quando metto giù schiumante la cornetta, che io non avrei mai risposto in quel modo. Vero che quando sono loro a chiamare per venderti dalla tariffa telefonica al rinoceronte indiano puoi vendicarti con un sottile piacere sadico.
    Però credo che il problema (uno dei problemi) sia a monte: e cioè nella “formazione” del telefonista: non dicevano una volta: “Il cliente ha sempre ragione”…?
    Beh, ora non più.
    Temo.

  9. |

    Non lavoro in un call center ma faccio un altro lavoro che mi porta a contatto con il pubblico e so bene cosa vuol dire avere a che fare con la gente. E parlo di qualsiasi tipo di utenza, da quello carino che ti si rivolge con educazione fino al cafone che pretenderebbe che tu ti mettessi a 90 gradi solo in virtù del fatto che lui respira.
    Ci siamo mai chiesti quanto volte queste persone sono state aggredite verbalmente da utenti arroganti ed ignoranti?
    Certo, anch’io ho trovato centralinisti stronzi ma ne ho anche trovati di carini e disponibili.
    Come d’altra parte succede in posta, in banca, al supermercato o in coda allo skylift.
    Prima di dire delle cose così pesanti su delle persone che non si conoscono bisognerebbe provare a mettersi per una giornata nei loro panni.

  10. |

    Ciao Emanuela,
    condivido in pieno il tuo commento, e dimostrazione ne è la sua immediata pubblicazione.

    Però vedi, il mio racconto parte da un presupposto non detto. Io sono una persona per bene, un utente serio e gentile. Siccome sono ancora convinto che la gentilezza generi a sua volta gentilezza riflessa, mi sforzo in ogni occasione di usare tutta la cortesia che tipicamente mi appartiene, anche (e non solo) a favore di un buon esito della mia conversazione telefonica.

    Altro discorso è invece quando, anche di fronte alla più umile e cortese richiesta come la mia, di una TAC al ginocchio (specificando che sono un amputato di gamba) vengo trattato malamente. E ti assicuro che io ai 90 gradi psicologici a cui tu senz’altro alludi non ci ho mai messo nessuno,

    Se tu come scrivi sei per mestiere a contatto col pubblico, saprai certamente quanto è bello e piacevole parlare con chi si dimostra sensibile e ragionevole e viceversa.

    Immagina di aver invece parlato con sufficienza e arroganza a una persona che ha ammesso pubblicamente che sta soffrendo, e che ha disperatamente bisogno del tuo servizio, anche a pagamento. E poi torna a scrivere qui.

  11. |

    Io credo che l’educazione di chi risponde ad un call center non debba essere misurata in base a quanto si prende di stipendio.

    Credo che la maggior parte delle persone non ami il lavoro che fa e non riesce ad avere la retribuzione che gli spetterebbe.

    Pensate se ad un operaio della fiat, visto che non gli piace il suo lavoro e riceve uno stipendio non i linea con i costi della vita, dovesse stringere un bullone delle ruote si ed uno no, cosa succederebbe?

    ciao
    itacud992

Scrivi un commento




(non verrà pubblicata)



(link sul nome dell'autore)


commento:

n.b.
il tuo commento non verrà pubblicato finchè il moderatore non lo approverà. Un messaggio e-mail sulla casella che hai indicato , ti avviserà quando il tuo commento sarà reso pubblico.