Archivio di aprile 2008

autore: marcodedomenico | 28 aprile 2008

E alla fine il successo arrivò…

categorie: altro

make_blog_grow.jpgRicevere una telefonata di complimenti che mi hanno sentito nello spot di Coca Cola Zero, o in quello di Mediaworld, o in quello di Acutil…..

Ricevere una telefanata da parte di radio piuttosto importanti che mi vorrebbero come voce ufficiale dei loro liner…

Ricevere mail da parte di lettori di Usalavoce particolarmente attenti, che hanno finalmente imparato a riconoscere la mia voce e ora la abbinano a un nome.

Molti anni fa, Gianfranco Funari diceva che il successo, per i giovani è: Reddito, donne, sensazione di unicità. Sempre Funari, rettificando il tiro, diceva che per gli anziani invece il successo è: buona salute, fare quello che cazzo te pare a te.

Ho pensato spesso a questa frase, che mi ha sempre divertito per schiettezza e verità.

Ovviamente è riduttiva, perchè se i misuratori del proprio successo pesonale fossero solo questi, saremmo veramente ben poca cosa. Settimana scorsa si è laureata mia cugina. Messa così, la frase, non fà alcun effetto. Acquisisce però di significato se si pensa che questa mia cugina ha 50 anni, un marito e due figli. E lavora, lavora sodo.

Io non sapevo nemmeno che stesse studiando, ho solo ricevuto una telefonata da suo marito (altro genio socchiuso del web designing è suo il sito www.marcodedomenico.com) il quale mi informava che sua moglie si era appena laureata con 110 e lode.

Ho un altro cugino che oltre ad essersi laureato (questa volta da ragazzo, come tutti gli altri) con 110 e lode, e dovo essersi di nuovo lauerato in Gran Bretagna in Teologia, ora insegna etica. E’ un’autorità, nell’ambito della morale.

Mio nonno, il papà di mia mamma, si lauerò in Economia e Commercio negli anni 60 (credo) con 103 studiando di notte. Si narra che con un caraffone di the lui tirasse tutta la notte, studiando su di un tavolino così minuscolo che a malapena stava un libro aperto. Mio nonno era obiettivamente un genio, credo di averne già parlato.

Io invece lavoro su una scrivania che definire “faraonica” sarebbe riduttivo, circondato da così tanta tecnologia che quando si entra qui in studio da me si sente immediatamente l’odore caldo dei circuiti. Ho un milione di ausilii. Processori valvolari per la voce, plug in per modellare la forma d’onda della mia voce… un microfono da un milione di dollari che se starnutisci nel box lui se ne accorge! E nemmeno una laurea! Ho un diploma di Maturità Scientifica che presi quasi strappandolo dalle mani della Commissione che mi pare non me lo volesse neppure consegnare.

Ecco il mio 110 e lode! Eppure mi sento in piena fase di successo “da giovane”. La gente mi vuole bene, le case di produzione mi chiamano per chiedermi se voglio essere la voce dello spot del loro cliente di turno. Mi chiamano radio minuscole e mi propongono strane offerte, le rifiuto tutte quante e quasi godo nel rifiutarle. Godo perchè io il profumo dell’inculata ho imparato a riconoscerlo anche controvento. Una volta mi ci sarei buttato a capofitto, anche sapendo che stavo “affà ‘na cazzata” come direbbe il mio amico Claudio Cassoletti.

Però sono contento. Donne? Mi sposo a luglio! Se non è successo con le donne questo! E pochi anni fa, pensavo che il successo fosse uscire con tante donne, averne una per ogni sera! Fonzie è Fonzie, lui è perfetto per Happy Days, però ricordiamoci che fa’ il meccanico di motociclette!

Io non faccio lo speaker (sarebbe sennò come una specie di lavoro). Io SONO uno speaker. E usare la voce per lavoro è la mia forma di successo personale, sfido chiunque a contraddirmi.

 E rimaniamo in argomento di successo:

E’ uscito il nuovo CD di Vasco Rossi, c’è una canzone che mi commuove, si intitola: “E adesso che tocca a me”. Comprendo il dramma di “diventare grandi” soltanto adesso e grazie a questa canzone. Il successo da adulti non vale niente rispetto al ricordo della propria adolescenza. In questi giorni ritorno spesso con la mente ai miei quattordici anni, al motorino, agli amici che non era necessario chiamare perchè tanto erano tutti sempre là, sui gradini, dove ci si incontrava sempre anche per fare niente. Adesso per vedere gli amici li devi avvisare due settimane prima, li devi invitare a cena, e devi predisporre un lato del tavolo dove mettere il seggiolone.

Ma fare un figlio, regalargli un po’ di cognome e di quel che sai, credo che sia ancora il successo più grande.

E alla fine… il sucesso arrivò.

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autore: marcodedomenico | 18 aprile 2008

Amarsi un po’…

categorie: altro

absolute.jpgAmarsi un po’ è evidentemente conditio sine qua non. Indipendentemente da quel che si vuol fare nella vita, rispettare il proprio corpo pare il primo passo verso il vivere in maniera decorosa. Un solo corpo per ogni vita, questa è la regola.

Poi, la voce è tutto un altro discorso. Continua »

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autore: marcodedomenico | 10 aprile 2008

Stronze!

categorie: altro

E’ un aggettivo che nella sua sinteticità racchiude tutta la mia indignazione verso quella fittissima schiera di soldatesse di piombo che popola il mondo dei call center.

Jeans appoggiati alle anche, acconciature da valchiria, espressioni surreali e vacue, unghie in 16/9… questo è il loro mondo. Che comincia con “pronto?” e finisce con “ma si immagini, a risentirla!”.

Gente che schiacciata dagli automatismi della loro misera mansione, sempre uguale nei millenni, perde il contatto con la realtà, fino a trattare col culo lo sventurato cliente di turno, che non solo è preoccupato perchè si accosta a un mondo che non conosce, ma anzi si sente trattato come se fosse l’ultima delle bestie da circo in una gabbia troppo piccola anche solo per respirare!

Siccome Google indicizza alla grande i blog, proviamo allora a scrivere questa frase:

STUDIO RADIOLOGICO CITTA’ DI PARABIAGO

E vediamo se qualcuno, digitando questa riga su un motore di ricerca, accederà a questa pagina, in cui si dice a chiare lettere che le centraliniste sono delle grandissime STRONZE, che pensano forse solo al sedile di pelle del coupè sportivo che le verrà a prendere questa sera, che non a trattar bene chi chiama. E attenzione, chi chiama per una lastra, qualche preoccupazione già ce l’ha a prescindere.

Voce di cazzo, che conosci tre sole intonazioni con lieve sottofondo di vaffanculo, i raggi x ti hanno detonato il tuo già misero cervello, mi piacerebbe che il tuo datore di lavoro ti ascoltasse, mentre tratti a pesci in faccia chi è pronto a scucire 100 euro al volo per una fotografia al femore!

Voce penosa, incapace di ascoltare. Ti auguro il peggio.

Marco De Domenico, quattro del pomeriggio, 10 di aprile 2008

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autore: marcodedomenico | 8 aprile 2008

Un luogo triste..

categorie: altro

triste.jpgPensavo questa sera alla mia classifica personale dei luoghi tristi.

Mi domandavo (Rocky Balboa è un bel film ma moooolto lento, ti lascia tempo per pensare) quali luoghi mi evocassero tristezza, solitudine, malinconia.
Senz’altro dove sono nato e cresciuto fino a 7, a Milano in Via Cefalù. Doveva essere un posto allegro, con molto verde, ma a me ricorda solo cose tristi. Milano è triste di suo, non si deve nemmeno sforzare d’esserlo. Continua »

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autore: marcodedomenico | 2 aprile 2008

Siamo tutti un po’ speciali…

categorie: altro

sigaretta.jpgMi illudo ogni volta che leggo qualcosa scritto da me, che magari appartiene al mio passato. Mi illudo anche quando faccio pensieri che reputo profondi, frutto di una mente viva e veloce.

E soprattutto mi illudo di essere un po’ speciale, quando paragono la mia esistenza fitta, complessa, fatta di tanti sentimenti tutti assieme, con l’esistenza basilare, quasi primordiale dei miei vicini di casa. Continua »

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