Provo sempre un profondo sdegno quando un personaggio pubblico, o un magistrato, o un politico, o un avvocato o un professore universitario parla con forte accento regionale. Mi dispiace, mi dispiace molto, ma faccio fatica a sopportarlo. Ogni volta che accade un fatto di cronaca, una selva di giornalisti arrapati pianta la propria telecamera in faccia a un magistrato o un avvocato. Immancabilmente, la voce dell’interessato ha un’inflessione dialettale a volte imbarazzante. Eppure, un laureato l’italiano l’ha studiato. Scrive correttamente la parola "sordo", ma la pronuncia "sòrdo", con la o aperta. C’è un cugino di mio padre che insegna materie tributarie all’Università di Messina, e mi conferma che coi colleghi professori parla in dialetto siciliano. Bellissimo, niente di più folcloristico, le tradizioni vanno difese. Ma che ognuno dei professori sia poi in grado di parlare un italiano corretto. Se no è ingiusto.
Ho una cugina di mia madre che insegna lettere al Liceo Scientifico, e ha un accento pugliese che quando parla mi fa cascare le sopracciglia. Sbaglia anche la sintassi delle frasi. Quando chiamava a casa mia, e rispondevo io, lei esordiva con: "Pronto Marco, sono Maria, Angela sta? Angela sta? ANGELA STA?? Caso mai: "c’è Angela"? Il verbo "stare" al posto del verbo "essere" nella sua forma riflessiva, è tipico della Provincia di Bari. Anche il verbo in fondo, è tipico di quelle zone. Mi rendo conto di avere un’ipersensibilità per queste cose, ma l’italiano è la nostra lingua nazionale (fino a che non lo sarà quella araba) e quindi dovrebbe essere pronunciata correttamente. Anche per quest’esigenza, è nato il corso "migliora la voce", in otto lezioni settimanali che si terranno direttamente sul web. Chi fosse interessato, può visitare il sito www.miglioralavoce.com e iscriversi. Ecco invece un link ai 6 buoni motivi per prendere parte a questo corso. Mi piacerebbe che chi occupa un ruolo di rilievo nelle istituzioni, chi insegna a tutti i livelli, chi vive una vita sociale intensa frequentasse questo corso. Ci sono tante buone cose da imparare, perchè la voce è parte di noi, è il nostro strumento musicale ed espressivo personale, e tendiamo a usarla solo per come abbiamo imparato automaticamente da bambini. Un talento sprecato, insomma. PS: E’ in onda in questi giorni su tutti i network un bello spottino di una banca tedesca. A recitare sono uno speaker tedesco e… io, che fingo d’esserlo. Mi sono sentito molto Fantozzi che mancia polpettìnen!!!










Caro Marco,
quello che scrivi sugli errori lessicali (e sintattici) della provincia di Bari (in cui vivo) è assutamente vero; io condivido la tua stessa insofferenza per l’abuso del verbo stare e per altre espressioni tipicamente “meridionalesi” come ” assai, mo’, pure. Per non parlare dell’utilizzoo dei verbi transitivi in senso intransitivo e viceversa; ti sarà certamente capitato di udire frasi del tipo: ho uscito i soldi.
Da noi errori del genere li fanno anche i laureati in Lettere.
Bravo Domenico, dici delle cose che conosco benissimo. Mia mamma è originaria di Bari, e sono cresciuto proprio con i suoni e le costruzioni verbali di Bari e della sua immensa Provincia.
Assai… mo’….. quanto all’uso improprio dei verbi transitivi, si sfiora spesso la barzelletta. Eppure è così.
Mè, uagliò… ci sentiamo!
Parole sante… finalmente non mi sento una mosca bianca, perchè anch’io la penso come te, ma purtroppo sembra di parlare di fantascienza. La dizione dovrebbero insegnarla già alle elementari, invece non gliene frega niente a nessuno. Io fortunatamente ho girato molte città a causa del lavoro di mio padre, e quindi non ho un accento particolare, questo mi ha sicuramente aiutato a parlare senza inflessioni. Comunque me la cavo bene almeno con tre dialetti… Ci sono invece alcuni attori che nonostante le lezioni di dizione, non fanno molti progressi..è davvero così difficile perdere un accento??
hai ragione, certi errori sintattici propri di alcuni dialetti sentiti da certa gente che “usa la voce” per lavoro fanno proprio effetto.
per quanto riguarda l’inflessione, non sono però pienamente d’accordo. finchè non pregiudica la comprensione del messaggio, a me piace sentire le parlate di gente di altre parti d’italia.
ti faccio un esempio: come radio ascolto rtl 120.5. nei notiziari molti servizi non sono realizzati dai giornalisti in redazione, ma da corrispondenti che si trovano sul posto. sentire un servizio dalla sicilia con un lieve accento siciliano (ma comunque non in dialetto, quindi comprensibile), piuttosto che da firenze con un po’ di accento, mi fa prima di tutto sorridere, rende il tutto meno monotono e poi mi dà un’idea di presenza sul territorio. se invece sono i giornalisti che lavorano in redazione ad avere accenti troppo marcati, è vero, questo dà fastidio, perchè non avendo una collocazione geografica precisa non dovrebbero avere inflessioni troppo evidenti.
già che ci sono, ti faccio i complimenti per il blog
Ciao Somis…
Condivido in pieno le tue opinioni, tra l’altro molto ben argomentate.
E dunque.. quanto dici a riguardo dell’accento (non dialetto, solo accento) di provenienza geografica per i corrispondenti dalle nostre regioni, mi trova pienamente d’accordo. Un po’ di sano accento dà l’idea del luogo di corrispondenza. Per il resto, diciamo entrambi la stessa cosa.
Già che ci sono.. ti ringrazio dei complimenti per il blog!
Leggimi sempre…
…sei un po’ integralista e “deformato” professionalmente o sbaglio?
e tu che scrivi “ogniuno” al posto di “ognuno”? sei un ignorante? non credo…
sei un fissato