autore: marcodedomenico | 27 febbraio 2008

Ma quanti anni ho?

categorie: altro

images1.jpgVecchietto casorezzese a bordo di Fiat Ritmo stizzito perchè ho parcheggiato un po’ in mezzo: Uè giovanottooooo… Se ti te lévet il machinùn, mi el pàset!

Amico dai modi gentili: Cazzo, ma hai davvero appena 32 anni? Minchia ne dimostri almeno 40…

Collega donna (quarantaduenne molto carina e in forma, mamma di tre figli): Ma dai.. hai 32 anni? Ma sai che dalla voce te ne davo si e no 20? E poi sai, l’età io la vedo negli occhi.. e si vede che i tuoi occhi hanno visto ancora poco.

 Avete sbagliato tutti quanti! Al vecchietto dico che è naturale che per lui tutti siano giovanotti. D’altronde se era già in vita ai tempi di Costantinopoli io colpe non ne ho. Tutt’al più la chiamerò Istànbul! :)

Al collega bestia, dico che forse farebbe bene a farsi gli affari suoi, perchè se voglio con la voce faccio il vecchio, e sempre se voglio gli faccio un ragazzino di tredici anni.

Alla collega quarantaduenne carina con gli occhi blu e tre figli dico grazie, ma i miei occhi (purtroppo) hanno visto molto più di quanto immagina. Quasi quasi mi alzo e me ne vado (zoppicando).

E questo per quanto riguarda l’aspetto. Poi ovviamente c’è la voce. Che bella o brutta che sia, è davvero una voce da ragazzino. Quando avevo quattordici anni, e mi avvicinavo piratescamente al mondo della radiofonia con il CB, tutti mi scambiavano per una bambina, in gergo “ghiringhella”.

Mi arrabbiavo! Ma come… proprio io, che vorrei avere una gran bella voce baritonale e profonda come un crepaccio?
Mi sono detto che crescendo tutto sarebbe cambiato.

Poi sono arrivati i primi peli, prima lì, e poi sul petto. Anche un accenno di barba e baffi. E la voce? E’ rimasta la voce di un ragazzino.

Niente crepaccio di voce, niente basso né baritono, niente armoniche belle piene e in generale niente di niente. In eredità ho ricevuto un’ugola da usignolo, una laringe piccolina e morbidina che genera una voce di legno dolce, di flauto. La mia insegnante di dizione sentenziò nel 1997 che la mia era una bella voce di flauto, con un timbro ligneo.

Io volevo un trombone, ho avuto un flauto.

Ma non è stata la morte del mio desiderio di usare la voce in modo professionale, anzi. E’ stata la spinta per imparare a usarla, questa voce. Per farla rendere, per imparare a governarla, a imbrigliarla. Perchè chi ha una voce forte, stentorea e tonante, non è affatto detto che sappia guidarla. Riempire un bicchiere d’acqua da un’idrante è impossibile quanto svuotare una piscina con un cucchiaino.

Ed ecco la spinta emotiva che mi ha condotto fin qui, ora (e per la prima volta) ne parlo su questo blog.

Questa mattina doppiavo un ragazzino fighetto di diciassette anni all’interno di un cartone animato che andrà in onda in queste settimane su Rai Due. E mentre usavo la mia voce per lavoro, pensavo proprio a questo.

Ora… Mi sento di suggerire a tutti i miei lettori di non giudicare mai male la propria voce. Anzi, vi chiedo di accettarla, esattamente  come si accetta la propria altezza, le dimensioni del proprio seno per le donne e.. le proprie “lunghezze” per i maschietti.

Perchè se il timbro resta sostanzialmente quello, l’uso che ne fate può migliorare, e di molto.

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Commenti (1)

  1. |

    Siamo in una situazione simile caro Marco, io ho un timbro di voce piuttosto basso per la mia età, e diciamo che non è sempre così roseo..
    Se potessimo fare a cambio sarebbe magnifico :D

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