Sono mesi frenetici quelli che precedono il matrimonio.
E’ una regola aurea, vale indistintamente per tutti. Se alle nozze, si aggiunge anche l’impegno di cambiare casa, si capisce facilmente con quale agilità i nervi comincino ad affiorare.
Se poi la casa (debitamente attrezzata) è anche luogo di lavoro, la tensione sale alle stelle.
Ecco come mi sento negli ultimi mesi. Teso di nervi in attesa della bandiera a scacchi del fatidico “si”.
C’è da vendere la casa dove attualmente abito, acquistare la nuova e addobbarla (in parte) a sala di doppiaggio. Ma questa volta non baderò a spese. E’ il luogo dove passo la stragrande maggioranza della mia giornata, non può essere un luogo brutto o poco confortevole. E nemmeno freddo!
Sabato ho portato al mio mobiliere alcune fotografie delle più grandi case di produzione italiane, gli ho detto: “Ecco, signor Ravera, io lo studio lo vorrei così”. Lui mi ha guardato in faccia è mia detto: “ma ti te se màt, mi el pedi no de fà cheil lavur chì”.
Il Ravera, da buon lodigiano doc, alla fine ha accettato la sfida. Staremo a vedere che carretta metto in piedi.
Mi preoccupa più che altro il suono. Ho impiegato mesi per calibrare l’audio in questo studio, non vorrei impiegare anni dall’altra parte. D’altra parte, come diceva il mitico Furio in Bianco Rosso e Verdone, la perfezione appartiene solo a Dio, per carità.
Speriamo che la mia Magda non abbia nulla da obiettare!






















Bravo Marco, ti invidio veramente moltissimo, chissà quando avrò io, una casa mia…troppo tempo ‘a da passà, ma per il momento ti annuncio la mia prossima partenza in quel di Barcellona.
Chissà che non diventi la mia nuova casa…
Keep on,
alice
PS: lo sai che ho registrato un Intro recitato per un brano di musicisti emergenti?!?!
bisognerà pure iniziare da qualche parte, giusto?
alla prossima, cia ciao!