autore: marcodedomenico | 1 febbraio 2008

Un giusto equilibrio fra contenuto e veicolo..

categorie: per persuadere, tips & tricks

cassiera.jpgGiocavo al classico Tetris 3D che si compone ogni volta che si deve insacchettare alla cassa del supermercato. La cassiera è sempre più veloce di me, complice anche quel maledetto bip-bip a lettura ottica che ha accelerato di molto i tempi di battitura. Il risultato è che il nastro trasporta gli oggetti a una velocità schiacciante, mentre di solito annaspo con i sacchetti che dapprima non si aprono (inumidisco le dita, ci soffio soffra, tiro un paio di santoni) e poi quando si aprono risultano sempre troppo piccoli o troppo sottili.

Il latte sotto perchè è pesante, insieme allo scatolame. E poi a salire gli affettati, gli yogurt, il pane… l’insalata già lavata, e in cima le uova.

La cassiera come sempre si fa i cazzi suoi, stordita dal bailame tipico del supermercato, poi a un tratto si blocca. Schiaccia il pulsante alla base del microfonino pieghevole e starnazza: “un addetto del reparto latticini in cassa noveeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee”.

Ero rosso di stupore. Un attimo prima di premere il pulsante, voce normalissima di donna di mezza età e cultura mediobassa. Un attimo dopo una specie di acquila in picchiata sulla lingua italiana”. Cazzo gridi? E soprattutto perchè mi strascichi le vocali? Pensi che sia il modo giusto di comunicare un fatto?

Le avrei strappato quel microfono e giuro che l’annuncio glielo avrei fatto io, gratis ovviamente! ;)

Tornando a casa guidavo adagio per non rovesciare tutto quanto, e nel frattempo ragionavo: senz’altro il commesso dei latticini avrà capito perfettamente quel che voleva la cassiera. Gli ha semplicemente detto di recarsi in cassa nove e lui avrà mollato tutto e si sarà diretto in cassa nove. Quand’anche la cassiera fosse stata una doppiatrice di talento, e avesse recitato meglio la sua frase, sarebbe cambiato qualcosa? L’addetto ai latticini avrebbe reagito in maniera diversa?

La domanda è volutamente retorica, e la risposta ovviamente è “no”.

E quindi, diversamente da quanto il mio lavoro mi porterebbe a pensare, ciò che conta veramente è il contenuto del messaggio, e non la forma. La forma conta, perchè è il veicolo indispensabile per muovere il concetto da chi lo esprime a chi lo riceve, ma penso (e lo penso da poco…) che ricopra un aspetto non così essenziale come sarei portato a credere.

E quindi, anche se la cassiera guaisce nel microfono, va bene. Anche se i giornalisti radiotelevisi sono delle assolute seghe di dizione e intonazione, va bene. Preoccupiamoci quando i giornalisti scrivono  fesserie, semmai.
Lavoro come speaker ufficiale di una grande casa di produzione video che si occupa principalmente di motori. Lavorano accanto a me una dozzina di “giornalisti” che scrivono appunto di auto e moto. Spesso, oltre allo speaker, devo fare il revisore delle bozze. La punteggiatura fa pena, i concetti espressi sono così surreali che io stesso fatico a capirli, figuriamoci ad interpretarli. I refusi non si contano, spesso sono tali da rendere del tutto inintelleggibile l’intero servizio. E a me spetterebbe anche il compito di migliorarli sotto il profilo editoriale.

Il mio amico Frenzis dalle Murge direbbe: “che cazz iè la vit“… E come biasimarlo!

Io mi concentrerei più sul contenuto della comunicazione. Perchè una bestemmia mal pronunciata, è pur sempre una bestemmia!

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Commenti (3)

  1. |

    Dalla costa pugliese aggiungo:
    i pennivendoli incapaci di scrivere in un italiano decente non meritano di essere definiti giornalisti.
    Per loro fortuna incontrano chi, come te, sa non solo parlare, ma anche scrivere.

  2. |

    Caro Marco, è il tuo Frenzis che ti scrive. Pienamente d’accordo con quello che dici. Ai giornalisti, più che di sapere se si dice ‘chièsa’ o ‘chiésa’, si chiede di scrivere meno cazzate possibili.

    Quindi la forma è importante ma non essenziale: la forma influenza il contenuto, perché lo arricchisce di connotazioni e significati ulteriori (es. che bella voce, ma come parla bene…). Ma se il contenuto è povero, una buona forma può solo trasformare un discorso vuoto in un bel discorso vuoto. Che sempre vuoto è.

    Le cassiere poi quando danno voce ai loro annunci di servizi, oltre allo strascinamento delle vocali intervengono anche a livello di emissione: parlano di naso. Come se questo significasse “impostare la voce”. Dovrebbero secondo me parlare in modo naturale, secondo i regimi espressivi della conversazione spontanea.

    Quanto al ‘ke kazz iè la vìt’ voglio precisare che questa è un’espressione idiomatica registrata nel barese. In genere commenta in maniera disincantata un episodio amaro o soltanto curioso (es “Sai che m’è finita la benzina ad un kilometro da casa?”). Vale l’italiano ‘che vuoi fare, è la vita’.

    Ed infatti per certe cose noi non possisamo fare davvero niente.

  3. |

    beh Marco, tieni conto che la cassiera sta parlando ad un suo collega, quindi con lo scazzo e lo strascicamento dovuto…

    inoltre lo strascicamento e la cacofoni, le permette di distinguersi nel marasma di messaggi commerciali che si librano nell’aria dei centri commerciali…

    forma e contenuto sono indissolubilmente legati, perchè il contenuto giunge al suo bersaglio se viene veicolato con la forma giusta.
    da qui l’importanza intrinseca della forma.
    (ovviamente forma senza contenuto, fa scena, ma non dura a lungo).

    la voce strascicata della commessa bersaglia l’orecchio del commesso latticini e lo trascina insieme alle vocali alla cassa nove = forma adeguata alla veicolazione del contenuto

    è importante la forma, ma mai arrovellarsi su di essa manieristicamente. del resto quando ti passano un messaggio, adegui la forma al contenuto che dovrai doppiare, o no?

    Saludos
    o.

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