Ho conosciuto la parola “arcipelago” nell’ottobre del 1981. Avevo sei anni, era il mio primo autunno da scolaro.
All’interno di una scuola elementare che applica il metodo Montessori, è piuttosto facile che i concetti si apprendano per immagini, all’interno di una specie di gioco educativo. Io ho imparato la parola “arcipelago” guardando un gruppo di atolli della Polinesia. Il suono della parola mi piacque moltissimo, e allora pensai che un luogo incantevole come un arcipelago, non si sarebbe mai potuto chiamare diversamente da così: arcipelago, appunto.
Quanti fanno caso al suono delle parole? E quanti lo associano realmente al loro significato nella nostra lingua?
La parola “fegato” è orribile come la forma dell’organo e il suo sapore. La parola “miele” suona come un ruscello di dolcezze nelle orecchie. La parola “Bidone” risuona di grassoccio, grosso, e in testa mi risuona di vuoto.
E poi ci sono i silenzi. Ne distinguo un’infinità, oramai. C’è il silenzio delle campagne attorno a casa mia, virato seppia e al profumo di autostrada. Solo in agosto, di notte, si trasforma in silenzio quasi puro. Però nessuno si accorge di questa variazione, perchè non è come un interruttore; passano mesi transitori dal silenzio con sottofondo di auto sfreccianti e il silenzio vero. Penso spesso e con nostalgia al silenzio in Sicilia, quando da bambino trascorrevo le vacanze nelle vigne di mio nonno. Lì la sera non c’erano scuse, tuti fuori sul sedile di pietra a guardare in lontananza le luci della Calabria, ad accarezzarci i polmoni col profumo del rosmarino selvatico, e tesi d’orecchi ad ascoltare il silenzio, quello vero.
Se un grillo frinisce in estate, non rompe realmente il silenzio perchè è un suono talmente in sintonia con la natura, che non la scalffisce affatto, anzi l’esalta e la rende ancor più vera.
In ultimo c’è il silenzio della mia sala di incisione. E’ assordante. E’ un tipo di silenzio sintentico che alla lunga ti sfonda i timpani. Il cervello non sente niente, niente davvero. E pur di non andare in stand-by, se le inventa tutte. Ti fa sentire cento volte più forti il respiro, il suono liquido del sangue, che sventricola di qua e di là.
I suono fisiologici, quelli emessi dal corpo umano (anche quando non si mangiano i fagioli) sono l’indicazione di quanto si lenzio hai attorno. Se li senti forte, sei proprio in un bel silenzio.
Io ora sento il ronzio pessimo della ventola del portatile, le mie dita che veloci ticchettano sulla tastiera, e lo strusciare del mio braccialetto in argento sul bordo della scrivania. Quando salverò questo post, odrò il clic del tasto sinistro del mio mouse. La vita è suoni e rumore. Quando non li sentirò più, sarà la volta di cambiare intestatario alla mia Polizza Vita.
E ora nanna. Quiet, please!










ciao marco!
gni parola ci da il senso di cosa ci aspetta, tipo “bidone”…
ottima considerazione
volevo fare un’altra considerazione, però: questa cosa, potrebbe essere causata anche dal fatto che le conosciamo… se proviamo ad aprire il dizionario ad un termine che non conosciamo e non abbiamo mai sentito dire (quindi non abbiamo presupposti nel modo più assoluto)… esse compaiono neutre e difronte a loro, magari mentre leggiamo un libro, passano inosservate senza trasmetterci nulla… poi con il senso della frase iniziano ad avere una forma propria, ma prima, rimangono li, tutte sole, nel loro inconsapevole significato…
Ciao Marco ^^
Ho presente cosa intendi per “silenzio assordante”, e ti dirò che spesso mi viene in mente questa contraddizione, e passo ore a pensarci sopra. La prima volta che ho sentito questo tipo di silensio ero a casa di mio padre, di notte.. magari sarà stato perché la stanza in cui mi trovavo era praticamente sotto terra, ma ho fatto caso che anche se mi trovavo nel silenzio più totale, nelle orecchie risuonava un rumore forte e ripetitiovo, come un disco che si incanta. Un rumore acuto.. Sai spiegarmi come mai in certi casi accade che nel silenzio ci sia tanto fracasso? E da cosa dipende precisamente?
Ciao Mattia, molte grazie per le tue sempre belle parole. Fai sapere anche agli amici che leggono questo blog, quando pubblicherai l’intervista che mi hai fatto.
Claudia, il forte rumore che senti nelle orecchie quando il silenzio è spinto, è determinato da un unico fattore.
In assenza di rumore, è come se la soglia dell’udito si abbassasse. Non essendoci alcun rumore, l’orecchio diventa infinitamente più sensibile, fino a percepire i tuoi suoni fisiologici. Vale a dire il ritmo del respiro, il battito del tuo cuore fino a spingersi al suono che fa il sangue quando scorre nel nostro corpo, o meglio vicino alle orecchie. Accanto al timpano, accade ogni tanto che il sangue nel suo costante muoversi crei qualche piccolo turbine, una specie di accenno di mulinello, proprio come in un fiume. Tale movimento inusuale del sangue genera una specie di microfischio. Essendo vicinissimo al timpano, il fischio si finisce per sentirlo realmente. E’ un disturbo serio, se ci legge un medico senz’altro ce lo spiega meglio, credo che si chiami “acufeno”, o qualcosa del genere.
Leggimi sempre.
Molte grazie della spiegazione ^^
Non mancherò