autore: marcodedomenico | 18 dicembre 2007

Mani giunte…

categorie: tips & tricks

bagno_bocca_donna.pngCerti giorni, specialmente in inverno, trovo pessima la mia voce e quindi tutto il lavoro ne risente. Ci sono dei momenti in cui non riesco a “scendere” con la voce. Mi pare di avere un’estensione vocale ridotta. Quei bei bassi profondi che di norma mi sento risuonare in pieno petto, quasi per incanto svaniscono, si sciolgono. E questa cosa mi crea un profondo disagio interiore. E mi domando perchè? Perchè certi giorni (e spesso anche solo certi momenti della giornata) la voce non è profonda e carica di armoniche come sempre? Io tutt’ora non riesco a darmi una risposta. Parlavo del mio problema con un mio collega e anch’egli mi conferma che ci sono dei momenti in cui a sua detta “spinge a un terzo”.

Non sono un medico, quindi fatico a teorizzare i motivi di questi imbolsimenti improvvisi.

E questo è solo un aspetto…

Perchè ci sono dei giorni in cui fatico ad articolare le parole. La consonante “erre”, specie se preceduta da un’altra consonante, mi risulta di difficile emissione. E lì mi incazzo doppiamente, perchè si tratta dei pilastri del mio lavoro.

Poi, in certi giorni (meno di dieci all’anno) subisco entrambe le congiure: poca voce con scarsa profondità dei bassi + difficoltà ad articolare.

E lì proprio vorrei entrare in chiesa con in mano un lanciafiamme e accendere qualche centinaio di ceri in sul colpo.

Poi ricordo a me stesso che siamo umani, oltrechè speaker. Però è frustrante. Ah, se lo è….

Piccolo trucchetto: Quando vedo che butta proprio male alzo le braccia all’altezza delle spalle, e le congiungo dietro il microfono, come per abbracciarlo. E incido in quella posizione. E’ di una scomodità imbarazzante, ma così allargo la cassa toracica è il suono della voce migliora leggermente, specie sui bassi.

Quanto alle difficoltà ad articolare, mi sforzo di incidere un po’ più lentamente, alzo leggermente il microfono oppure abbasso lo sgabello così mi costringo a tenere il mento un po’ più alto, e controllo scrupolosamente le labbra che faccio in modo di tenere più aperte del dovuto.

Insomma, metto in atto i miei personali “piani B” per fare in modo di non produrre delle autentiche schifezze, ma solo delle schifezze contraffatte.

Io abbraccio voi, voi abbraccerete il microfono.
 

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