E’ dal 1995 che faccio spot. Da allora e fino ad oggi, fra spot locali, nazionali, radio e TV, redazionali e quant’altro ho inciso circa 15.000 spot!
Per molti di questi ho curato anche il testo e il mix. Perchè oltre che speaker mi vanto anche di essere un discreto copy e un bravo tecnico del suono.
Negli anni ho sempre tentato di dare il meglio in questi tre ambiti che tanto attengono alla mia professione. A questi si sommino gli sforzi commerciali, perchè da zero cominciare è difficilissimo.
Quindi ho fatto moltissima promozione di me stesso, anche quando da promuovere c’era poco o niente. Diciamo che il fumo era molto (mi chiamavano il Bob Marley del microfono) e l’arrosto era pochissimo.
Ancora adesso, dopo dodici anni di lavoro, di passione, di sudori freddi, di notti insonni, di email roboanti, di cd spediti a chiunque in cambio di quasi niente, ogni volta che mi accosto al testo di uno spot ho un certo timore reverenziale.
E mi domando se oggi la voce è ok, faccio versi strani il cui suono conosco solo io, sparo cazzate multilinque in una specie di chep up, insomma scaldo il motore.
Poi comincio a dare una letta al testo.
Una volta ero tutt’altro che critico. Leggevo tutto quanto d’un fiato e me ne fottevo altamente che il contenuto fosse idiota o peggio ancora imbarazzante.
Oggi no, oggi proprio non ce la faccio. Può darsi che si tratti della spocchia tipica di chi fà lo stesso lavoro ogni giorno da anni e quindi ha fatto una specie di callo, ma quando leggo certe minchiate galattiche al posto degli script, mi viene davvero da ridere.
Diciamo che mediamente gli spot nazionali sono decorosi, quando non addirittura spassosi.
Chiariamo che per spot nazionali si intendono quelle pubblicità che vanno in onda in radio e nelle tv a diffusione nazionale.
E per noi professionisti della pubblicità, c’è una bella differenza fra spot locali e spot nazionali. Gli spot nazionali, prima dell’onda, seguono un iter rigorosissimo.
L’inserzionista decide di fare pubblicità. Di norma contatta una più o meno famosa e potente agenzia pubblicitaria, che cura la campagna dal messaggio in se stesso all’acquisto degli spazi e messa in onda del comunicato. Ci sono i copy, gli art director, gli account (detti anche i “crocevia dei vaffanculo”) e svariate altre figure professionali. Il risultato è che gli spot nazionali di norma sono belli; script (i testi) sempre simpatici e accattivanti, incisi da speaker professionisti, prodotti da bravissimi tecnici del suono che mixano le voci con gli effetti e le musiche, incisi in sale di produzione cablate a regola d’arte.
E questa è la parte di comunicazione nazionale. Tutta quella parte invece che riguarda la produzione di “spot locali” ossia quelli a diffusione areale, è mediamente una tragedia.
Valgono veramente due soldi (io ammetto di vendere i miei spot locali a 30 euro, cifra davvero ridicola) e sono scritti da un pool di professionisti che vanno da Topo Gigio al Gatto Silvestro, passando per la Banda Bassotti e Ciccio il nipote obeso di Nonna Papera.
Fuor di metafora, gli spot locali sono scritti mediamente dai clienti stessi, oppure dai venditori della pubblicità delle radio locali. Il risultato è che fanno veramente pena. Sono il festival italiano della banalità in 30 secondi netti.
Per anni ho letto cose tipo:
1. Corri in edicola, è uscito il nuovo numero di Favalessa! (Avete mai visto uno che “corre” come un pazzo in direzione di un’edicola?)
2. Dissetati di offerte. Al reparto bevande del supermercato Favabollita, trovi le offerte giuste per te! (Voglio proprio conoscere chi di offerte intende dissetarsi, poichè da lì a pochi minuti morirà senz’altro disidratato)
3. Vieni da noi. (Ma noi chi? Cazzo di Buddha, è chiaro che io faccio lo speaker di mestiere e non sono il “noi” riferito al cliente”
4. Un mondo di convenienza, oppure un mondo di offerte. (Ma quale mondo? Quanti mondi ci sono?)
4. E’ primavera! E al centro commerciale Favafritta SBOCCIANO LE OFFERTE! (E al Giacomo Leopardi della Padania che scrive queste scemenze andrebbe regalata un’antologia letteraria)
5. Pub Favainsalmì, aperto al divertimento e chiuso il lunedì. (La Neuro non chiude mai!)
6. Incredibile!!!!! Al supermercato Favabrodosa sono cominciati i maxisconti di Natale! (Incredibile? Ma de che? Avete mai sentito uno spot in cui non si strombazzino i prezzi più bassi del mondo? Tutto dovrebbe costare niente)
7. Eccoli, sono arrivati, sono gli scontissimi del Centro Commerciale Favasucata. I più convenienti, quelli che costano meno di tutti! (Ah, e ora anche gli sconti costano meno? Ma non ti vergogni rincitrullito lobotomizzato che non sei altro?)
E questi sono i primissimi esempi che mi sono venuti in mente, ma potrei scriverne almeno duecento. Conosco una sola persona che scrive testi dignitosi anche per gli spot locali, si chiama Francesco, è di Altamura e spesso interviene a proposito dei miei post.
Il resto è un mare di ignoranza, di italiano imparato alla Scuola Radio Elettra, di banalità da bar di paese, da trivio.
Scrivere è un arte, scrivere per la comunicazione commerciale è un’arte dei miracoli. Non ci si improvvisa copy, non è una cosa che si può imparare come usare una sega circolare o un tornio. Scrivere non è per tutti, al pari di come non è per tutti fare lo speaker. Perchè allora anche mio nonno che ora ha 97 anni e un accento siciliano di quelli veraci potrebbe fare lo speaker, e mio fratello che di mestiere vende case sarebbe un copy inarrivabile.
Lasciamo che ogniuno faccia ciò per cui è portato, e lasci il resto ai professionisti.






















ma il Francesco di Altamura che citi sono io? Sì, mi sa proprio di sì
Grazie Marco: sono molto lusingato.
Ad ogni modo, mi trovi perfettamente d’accordo su ciò che scrivi. E mi riferisco soprattutto alla pubblicità locale. Chi scrive quei testi così strani, spesso è proprio l’agente commerciale, quello che nel tempo libero gira con la macchina sperando di strappare qualche contrattino da 100 euro al mese, tanto per arrotondare un po’. Oppure è proprio il proprietario tutto fare dell’emittente (imprenditore, giornalista, fonico, antennista…).
Ecco l’errore più grande della scrittura fai-da-te: scrivere tanto e male. Invece – ce lo insegna la pubblicità americana – meno cose si dicono è meglio è.
Un’altra delle deficienze della scrittura fatta in casa consiste inoltre nel non saper dare valore progettuale al testo: non c’è una struttura chiara, il testo si riduce ad un lungo elenco di cose, più o meno rilevanti (da noi risparmi, comodo parcheggio, sempre aperti…).
Invece lo script deve convergere verso un solo punto strategico: uno deve essere il vantaggio da promettere, non una decina. E’ la famosa U.S.P. di Rosser Reeves (unique selling proposition, unico argomento di vendita) Pensate che ancora oggi, a distanza di anni, di questo padre burbero della pubblicità sopravvive ancora qualche claim. Avete presente i confetti M&M’s? “Si sciolgono in bocca, non in mano”. E’ sua la frase. Dimostrazione di quanto sia importante una pubblicità costruita su un solo vantaggio, unico, esclusivo. Di un succo d’arancia Reeves disse: “Contiene più vitamine di una spremuta d’arancia”. Dichiarazione scioccante ma puntualmente dimostrata con i fatti (”main promise” e “reason why”, promessa e argomentazione, altro che le chiacchiere generiche tipo ‘bontà e genuinità per grandi e piccini’).
Altro errore della pubblicità locale è quello dei dialoghi: troppo enfatici, ridondanti, artificiosi, a volte esageratamente didascalici (come a voler salire in cattedra e fare la lezioncina al consumatore): “Tesoro, ti piace il vestito che mi sono messa? L’ho preso dalla Boutique Xy. Sei molto elegante, ma è vero che da XY ci sono anche le camicie per me? So anche che fanno interessantissimi sconti. Dai, portami da lui oggi. Perché solo lui ti fa risparmiare veramente”.
E che dire del lessico? A volte ci sembra come il verbale d’una runione di condominio “XY arredamento è situato presso via Roma fronte Stadio. Inoltre a partire dal giorno 20 effettuerà promozioni particolari”.
Caro Marco, permettimi di aggiungere alla tua lista di esempi queste altre perle di comicità involontaria, frutto sì della disabilità verbale di ’scrive’ ma soprattutto indizio di disturbi della personalità più o meno latenti:
1) da noi trovi il più al poco;
2) augurandovi buone feste, vi offriamo una vasta scelta di gioielli unici ed esclusivi
3) Macelleria XY: la buona mangiata è figlia della scelta della buona carne.
Questo post è stupendo w la pubblicità di altamura! E viva la voce…Favaalcartoccio!
Ciao ragazzi,
concordo pienamente con quello che avete scritto…
… e volevo anche dirvi che mi avete fatto sbellicare dalle risate!
E’ vero, certi spot sono proprio come li avete riportati: imbarazzanti!
Beh, per fortuna che non sono tutti così. Ci sono anche delle cose belle. Ma, soprattutto, ci sono ancora persone preparate e attente, l’unica vera “garanzia di qualità” per le orecchie (e il cervello) dei poveri ascoltatori!
allora, anzitutto la definizione di account è stupenda! (sai com’è, ci sono passato e un po’ mi ci ritrovo. Anzi, se posso segnalare questa “iniziativa” http://savetheaccount.org/
.
In secondo luogo ritengo opportuno segnalare un’altra piaga che affligge le radio (non solo locali) in questo periodo dell’anno:
BABBO NATALE!
il BABBO di Natale che riceve le letterine, quello che deve comprare i regali, quello che li deve spedire, quello che si è perso ecc. ecc….
riusciremo mai a liberarcene?!
C’è sempre sto vocione finto come la banconota da 3 euro che fà: “oh oh oh oh… “!