autore: marcodedomenico | 30 ottobre 2007

Le mode della voce

categorie: altro, in pubblico, radio, televisione

radio__depoca.jpgTorno a scrivere su questo blog dopo un certo periodo di “silenzio stampa“.

Scrivo non certo perchè pungolato da chi ha progettato e realizzato questo sito, che evidentemente si arroga il diritto di farmi notare che “ultimamente scrivo poco”. Continuo a pensare che sebbene questo sia un blog professionale e non un diario, per scrivere qualcosa (che non sia retribuito) si deve avere qualcosa di valido da dire. Viceversa meglio tacere.
Spesso mi capita di dedicare interi post a mie vicende lavorative personali. Ho la sensazione che questi siano più apprezzati di molti altri post prettamente professionali.

Eppure è da qualche giorno che per la testa mi girano strane idee. Continuo ad ascoltare le canzoni degli anni sessanta e settanta e le paragono a quelle moderne. Più spesso, le paragono ai loro cloni moderni. E’ una moda oramai consolidata, quella di trasporre ai giorni nostri melodie del passato, anche del passato remoto della canzone, autorale e non solo. C’è Giuliano Palma che evidentemente non ha mai scritto nulla di suo pugno, visto che si è specializzato nella riedizione dei vecchi successi del passato, e sempre e solo in chiave reggae. E le sue interpretazioni tra l’altro continuano  a piacermi, ironia della sorte.

Cosa cambia? A che serve riproporre i grandi successi del passato con arrangiamenti moderni?  E’ senz’altro uno splendido esercizio di stile, che altro non fa che accrescere in me la sensazione che il “modo di cantare” sia legato alle mode del momento.

Poco fa canticchiavo “Occhi di ragazza” di Gianni Morandi della prima ora. E la canticchiavo alla maniera in cui lui la cantava all’ora. Il modo di usare la voce di Gianni Morandi in questa canzone è proprio tipico dell’epoca, gli anni sessanta. Fa’ il classico vibrato morbido di allora! Ascoltato ora rasenta la pietà, eppure allora era di gran moda. Come lui i Camaleonti, che nell’Ora dell’amore cantano come nessuno più canterebbe ora. Non parliamo dei Cugini di Campagna, che nel nome del loro Complesso (allora si chiamavano così) esplicitavano già l’idea di ruspante. Antichi perfino all’ora.

In generale noto che ogni decennio ha il suo modo di cantare. Esiste un milione di modi diversi di cantare, ogniuno ritengo legato a un periodo storico e a una Nazione. Mi limito ad osservare la canzone italiana perchè è parte del tessuto sociale nel quale sono immerso fin da bambino, quando in auto coi miei genitori si ascoltavano le canzoni degli anni sessanta, un must già negli anni ottanta. Questa cosa dovrebbe farci pensare. Può essere quindi che i mitici anni sessanta fossero davvero straordinari e non solo sotto il profilo della produzione musicale? Credo proprio di si.
Provate a pensarci bene. Quali e quante canzoni dei nostri giorni porterete nel cuore fra un paio di decenni? Forse Parlami d’amore dei Negramaro? O Come tu mi vuoi di Irene Grandi (già cover)? Non credo proprio. Gli anni ottanta forse avranno un debole strascico, gli anni novanta io li dimenticherei volentieri. All’interno di questo decennio, oramai oltre la sua metà, non trovo proprio nulla degno di nota. Parliamo di musica, s’intende, ma parlerei anche del modo di usare la voce per parlare.

Alzo i riflettori sul mondo della pubblicità, della comunicazione a fini commerciali. Anche a chi come me è trentenne in questo decennio, non sfugge il significato della parola “Carosello“. Anche senza averlo mai visto di persona, saremmo in grado di canticchiarne la Sigla, e di citare un paio di marchi. Ava, con Calimero. Lavazza e Caballero. Martini e il suo milanesissimo “dura minga”. Negli anni ottanta c’era Barilla e la sua storia infinita, sempre Lavazza e Manfredi, e poi c’era Renault e il suo pay off “Muoversi oggi”. E oggi? Io faccio spot, li vedo e li ascolto tutti quanti, ma che campagna pubblicitaria tirerei fuori dal mio cilindro di telespettatore per portarla oltre il confine di questo decennio? Sarei parecchio indeciso. Eppure il modo di fare pubblicità dovrebbe essere migliorato! Le tecniche di ripresa e di editing video sono holliwoodiane, copy e art sono a centomilagirialminuto, gli investitori polverizzano milioni di euro ogni giorno.

Non è strano? Un passo avanti in ambito tecnologico segna un inevitabile passo indietro nell’ambito della comunicazione. Forse perchè oramai siamo saturi negli occhi e nelle orecchie, le pubblicità ci trapassano come raggi x e addosso ci lasciano poco o nulla. Altro che “teoria dell’ago ipodermico“.

Sempre pensando al modo di usare la voce nel passato e oggi, sorrido anche all’ascolto degli spot di una volta. Gli speaker erano più che altro “fini dicitori”, un modo elegante e senz’altro autarchico per indicare qualcuno che sa come usare bene la bocca. Al di là dei tripli sensi carpiati con avvitamento sull’uso professionale della bocca, penso che anche il lavoro dello speaker sia legato alle mode. Visitate il sito www.spot80.it per riascoltare e guardare gli spot degli anni 80. Gli speaker hanno un modo di parlare quasi imperiale, sembrano incisi nella pietra, non su nastro. Ora la comunicazione è molto più disinvolta, assai più vicina alla gente. Non conosco copy che in fase di incisione di uno spot non mi dica “Marco fammela meno speaker, più da uomo della strada”. Oppure altre stronzate tipo “ok, quella buona ce l’abbiamo, buttamene giù ora una come te la senti tu”. E io penso: “Ma testa di minchia, secondo te fino adesso cosa ho fatto? Ho inciso con la voce di un altro per compiacerti oppure ho tentato di dare il meglio di me stesso”?

Sfoghi personali a parte (che posso permettermi solo qui) l’uso della voce è senz’altro legato alle mode. Uno dei miei colleghi più ricchi, affermati e con grande anzianità di servizio è Daniele Milani. Daniele negli anni 80 incideva spot con un modo piuttosto diverso a quello attuale. E parliamo della stessa persona! I tempi cambiano e con essi il modo di usare la voce, sia nel canto che nel parlato.

Avete in mente la voce dei cronisti delle partite di calcio e delle gare automobilistiche degli anni 50? Immaginate quelle voci decise, precise, stentoree.

“L’undici italico si schiera sulla linea di centrocampo, in attesa dell’autorevole fischio dell’arbitro. Undici anime azzurre, un solo luminoso obiettivo: la vittoria”.

Quanta nostalgica retorica fascista in queste frasi declamate allora. Adesso i cronisti di calcio si lasciano andare a manifestazioni che Freud avrebbe volentieri studiato e messo a verbale.

La voce e le sue mode, io ho solamente introdotto la questione, vorrei che qualcuno di voi commentasse e suggerisse qualcosa. Anche perchè sono le dieci passate di una piovosa e gelida serata d’autunno, e comincio a sentire un certo desiderio di lettone e di libro. A tal proposito, chiudo con un consiglio letterario. Sto leggendo “Mondo senza fine”, il proseguimento dei Pilastri della terra di Ken Follet. Amici lettori, acquistatelo e leggetelo! Se passerete più di qualche notte insonne perchè il libro vi ha aggaciati e trascinati nel tardo medioevo, date pure la colpa a me.

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Commenti (6)

  1. |

    tu hai sempre qualcosa di valido da dire secondo me…

  2. |

    Bene, sono contenta di aver poterne parlare,almeno un pochino. Di solito, se sollevo questi argomenti, potrei parlare per ore, e mi fa ancora più piacere sapere che ci sia qualcuno che pensa a queste cose, e le scrive. condivido ciò che dici sulle voci, sulla musica( anche se avrei da ridire su: I MITICI anni 60, perchè è così che li abbiamo chiamati, ma solo noi italiani..) e sugli anni 90…rabbrividiamo!!! Il parlare è lo specchio di ciò che viviamo, segue mode.
    è per questo che dico, solo col tempo riusciremo a capire cosa tenere e cosa buttare di questi anni…per ora è difficile stimarlo, come per un’opera d’arte, credo…Il tempo è un gran Signore, farà tutto lui..Ma arriveremo un giorno a ricordarci tutte le cazzate, i tormentoni e i modi di dire di quest’epoca?
    Probabilmente no…SONO TROPPI!! E anche perchè non ci sono più le campagne pubblicitarie e le idee di prima- è un ambito sociale diverso, mordi e fuggi,pieno di imput, da ogni dove-rispecchiano perfettamente il tipo di persone a cui si rivolgono, persone che non hanno neanche il tempo di star seduti a tavola, figurarsi se si concentrano su quello che vedono o che ascoltano..
    …Un pò mi intristisce…Si cambia canale, si spegne la tv…e ci si risveglia, resettati. Belli i tempi del mitico spot URRà, della bambina col gattino della barilla. Forse ora come ora non se li cagherebbe nessuno…Forse c’è bisogno di qualcosa di nuovo, di veramente nuovo, perchè oramai è stato fatto praticamente di tutto. Anche nella danza sai? Oramai gli stili si mischiano,vale tutto, tutto di tutto, il risultato dà qualcosa…ma mai, ancora, nulla di innovativo. è un periodo di rimescolamento delle carte, d’altrone il 900 è stato un secolo di innovazioni a tutto spiano, ora viviamo un pò di rendita, poi si vedrà.

  3. |

    Ah..a proposito di cronisti, e nostalgica retorica fascista. Hai visto Fascisti su Marte?

  4. |

    Si Alice, ho visto Fascisti su Marte perchè mi piacciono sia Mazzocchi che il mitico Quelo… (ci ho scritto anche un post qui su Usalavoce). Però in tutta sincerità devo dirti che non mi ha entusiasmato. Forse me lo aspettavo un po’ più comico, o forse è un genere di comicità per la quale non ho sviluppato i recettori.
    Prometto di riguardarlo fra qualche tempo: come spesso mi accade a un secondo ascolto (visione) ho pareri diversi.
    Per chi ci legge, Alice vuoi dire di cosa ti occupi a Parigi e che studi hai fatto?

  5. |

    Bel post …
    Saggio questo pezzo
    “Non è strano? Un passo avanti in ambito tecnologico segna un inevitabile passo indietro nell’ambito della comunicazione. Forse perchè oramai siamo saturi negli occhi e nelle orecchie, le pubblicità ci trapassano come raggi x e addosso ci lasciano poco o nulla.”

    Giulia

  6. |

    principalmente, di professione, mi ritengo danzatrice, ho studiato al MAS, di milano, per due anni, e poi un anno di perfezionamento all’Accademia del Teatro Franco Parenti, sempre a milano. Sono a Parigi in cerca di una compagnia di danza contemporanea, quindi audizioni, lezioni ancora tutti i giorni, per l’allenamento e l’aggiornamento, e nel frattempo, mi godo la città. Ma la danza non è la mia unica passione, adoro il teatro, gli attori, il cinema, gli attori, e il doppiaggio. Per questo sono finita su questo incredibile blog!
    Grazie Marco
    A proposito di Fascisti, io intendevo farti notare la “radio cronaca, il tono e i modi di dire, così inconsueti , ma che Guzzanti cerca di rapportarli ad una comicità di oggi. questo l’ho trovato geniale!
    *A

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