Situazione classica:
- Pronto?
- Pronto c’è Marco?
- Si ma chi sei?
- Sono un compagno di scuola di Marco.
- Ma come ti chiami, chi devo dire?
- Sono Riccardo.
Quando ero un ragazzino, la scena si riproponeva sempre indentica. Un mio compagno di scuola mi chiamava a casa, e esordiva con “pronto c’è Marco?”.
Questa cosa faceva veramente incazzare mio padre, al punto che a volte metteva giù e buonanotte.
Sarebbe da perfetto film americano descrivere una scena tipo: “vedi figliolo… tutto questo un giorno sarà tuo. Lascia prima però che ti insegni come comportarti al telefono”.
Ovviamente mio padre non si è mai spinto a tanto. Però ricordo di un giorno in cui in auto mi disse di fingere di cominciare una conversazione telefonica. E io, da bravo scolaro dissi: “Casa Rossano? (E in caso di risposta affermativa continuavo…) Buona sera signora Rossano, sono Marco De Domenico, un compagno di scuola di Riccardo? E’ in casa?
Il resto era tutto in discesa, perchè mi ero conquistato le simpatie della signora Rossano. Se vuoi veramente essere il miglior amico di qualcuno, almeno in età scolare, devi stare simpatico ai suoi genitori. In caso di possibile fidanzata, moltiplicare il concetto sopraespresso almeno per dieci, se non per venti.
Al di là dell’aneddoto con il quale mi piace spesso aprire questi post, oggi cerco di dare qualche buon suggerimento su come impostare una buona telefonata.
Bisogna anzitutto partire da due presupposti. Il primo è che dei due media classici (vista e udito) la conversazione telefonica ce ne concede soltanto uno. L’udito, appunto. Tralasciamo per comodità le videotelefonate o le videochiamate over ip.
E questo ci porta a concentrarci sulla nostra voce, perchè non avendo il beneficio delle immagini, è l’unico strumento che abbiamo per trasportare le nostre volontà all’altro capo del filo.
E dunque capirete quanto sia indispensabile adoperare bene la nostra voce, in una conversazione telefonica.
Secondo aspetto, non meno importante. Quando chiamiamo qualcuno siamo tesi, concentrati su quello che dobbiamo dire, e su come lo dobbiamo dire per ottenere il massimo dalla telefonata. Chi dall’altra parte ci ascolta sarà più rilassato. E’ il “cercato”, il “telefonato”, e quindi non fà altro che ascoltarci, per poi decidere se proseguire la conversazione oppure tagliare corto e appendere.
Quindi specie nelle conversazioni di lavoro (o di vendita, in assoluto le più complesse) bisogna essere davvero precisi.
Gli esperti di marketing hanno scritto interi libri sull’arte della comunicazione telefonica, a noi basteranno senz’altro un paio di buone regole.
L’educazione, in primis. L’educazione non è soltanto nelle parole che usiamo nella nostra telefonata, ma anche nel ”come le diciamo”. Una voce sguaiata, mal dosata, o con una forte inflessione dialettale maldispone immediatamente. Guai poi a urlazzare nella cornetta. La voce al telefono deve essere della giusta intensità, e possibilmente usata sfruttando i toni bassi della voce. Questo vale sia per gli uomini che per le donne. Il telefono per sua natura taglia tutte le frequenze alte della voce e tutte quelle basse, perchè è progettato per trasportare solo le frequenze medie. Per i tecnici, possiamo dire che il telefono sega tutto quello che c’è sotto il 1000khz e tutto quello che è sopra i 3000khz nella banda sonora. Per bypassare questo limite, noi usiamo il registrio più profondo che abbiamo, così chi ci ascolta percepirà una voce più morbida, più pastosa, più rassicurante. Per non sbagliare, io suggerisco di parlare piuttosto vicino alla parte microfonica della cornetta, fino quasi a sfiorarla con le labbra. Attenzione che esagerare significa saturare la capsula microfonica col risultato che il suono della nostra voce sarà distorto.
Quindi voce bassa, leggermente impostata, bassa anche di volume e non solo nel registro. Parlare adagio, perchè non è detto che dall’altra parte si segua così rapidamente il flusso dei nostri pensieri. Quindi scandire bene le parole, sempre. Chi ci ascolta deve essere messo nelle condizioni di capire tutto quanto.
Vi è mai capitato di essere chiamate da quelle persone che fanno telemarketing? Hanno il classico tono scazzato che ci dimostra che sono alla loro centonovantasettesima telefonata del turno lavorativo, e normalmente ti vomitano addosso un fiume di parole monocorde. A me viene voglia di attaccare; poi la parte educata di me gli dice che il calcio non mi piace, e quindi il loro pacchetto calcio di Sky se lo possono appendere alla parabola. A me il calcio proprio non piace!
Ecco, bisogna sempre evitare questo atteggiamento. Parlare come se all’altro capo del filo ci fosse la persona più interessante del mondo. Ecco, immaginate che il chiamato sia un vostro idolo. Non so, Vasco Rossi per chi ama il rock italiano, Ratzinger se siete cattolici, Che Guevara se il vostro pugno sinistro di tanto in tanto tende a chiudersi.
E poi le parole, l’uso della nostra magnifica lingua… Aprire sempre con una frase frecisa e detta bene.
Mio padre non sbagliava di molto: “Buona sera, casa Paperino? Salve, sono il Dottor Ballanzone, Gamba di Legno è in casa?
E da qui in poi, mettere a segno le cose che ho scritto qui sopra. Al termine della conversazione, non chiudere mai con il classico “arrivederci”. E’ un errore madornale! Ma perchè, ci siamo forse visti, che dovremmo rivederci? Non ci siamo affato visti, ci siamo solo sentiti. Quindi tutt’al più con un “a risentirci”, che suona anche più “cool”.
Il telefono, la tua voce. Mai pay off fù più azzeccato. Ed erano i tempi della SIP. Ricordate?
Il telefono è la nostra voce, è la protesi del nostro apparato fonatorio, che per combinazione stà proprio sotto il nostro cervello, il centro nevralgico del nostro mondo di emozioni.
Il telefono è comodissimo, perchè ci permette di essere ovunque, anche se solo con la voce. E’ l’alba del teletrasporto, non dimentichiamocene mai.










A proposito di galateo telefonico, Marco, hai presente quegli addetti al marketing che non ti parlano subito, ma si fanno precedere da una fonia pre-registrata?
“Complimenti, il suo numero è stato estratto. Ora lei ha diritto ad un lotto di pregiatissimi vini. Attenda in linea, un nostro incaricato le indicherà come ritirare il premio”.
Poi attacca l’operatore: “Buongiorno, sono della Xy vini srl. Complimenti! Il suo numero è stato estratto. Posso darle indicazioni per ritirare il premio?”
La cosa che ci viene da pensare è: non sarebbe più educato se, anziché la voce automatica, fosse l’essere umano a comunicarci la sedicente vincita?
E non sarebbe corretto dire: “abbiamo preso il suo numero dalla rivista yx a cui è abbonato. Desidera partecipare al nostro concorso?”
Ma la domanda più pressante che ti giro è questa: come difenderci da questi abusi della comunicazione?
Spesso, a chiamate commerciali non richieste (spamming telefonico), ho fatto risponder il signor Centonze. Per chi non lo conoscesse è un personaggio anziano dalla voce roca e sgraziata, dai toni bruti e dai modi agresti anzi ‘agricoli’. Ti posso assicurare che le signorine hanno cancellato per sempre il mio numero.
Ma se non si dispone del signor Centonze, quale invalicabile receptionist, come difendersi? Declinare l’offerta col sorriso? O rispondere alla maleducazione con la maleducazione?
Che bello questo blog … :0)
Bello anche questo articolo … non si finisce mai di imparare!
Giulia
Conosco questo blog solo da poche ore e le sorprese piacevoli si sono rincorse.
Consigli utilissimi; quelle considerazioni più o meno inconsce, fatte fra me e me sempre con il dubbio di dare eccessiva attenzione a cose che agli altri non interessano affatto, e che invece lei rende importanti con singolare efficacia; finalmente una persona che scrive bene (non ho dubbi sulla qualità della sua voce anche se sul momento non riesco a individuarla) e finalmente un italiano che dichiara: il calcio non mi piace!
Evviva.
Grazie De Domenico.