autore: marcodedomenico | 15 agosto 2007

Chiacchiere da ombrellone

categorie: altro

ombrellone2.jpgTrascorrere sei ore al giorno in spiaggia ti apre nuovi orizzonti, specie se non ti capita da molto tempo.

Da sempre refrattario alla vita da spiaggia, che trovo noioseta, quest’anno ho ceduto al fascino della sabbia e mi sono concesso due settimane di cazzeggio sotto l’obrellone.

Per via di un incidente in moto di alcuni anni fa, mi è impossibile entrare in acqua, così trascorro tutto il tempo all’ombra del mio ombrellone blu, schiacciando il lettino a nolo sotto il peso dei miei cento e rotti chili.

Se in spiaggia hai occhiali molto scuri e un libro in mano, sei a cavallo. Puoi guardare tutti, e soprattutto ascoltare tutti. Nessuno sospetterà mai che gli occhi non sono sul libro ma altrove. Le orecchie poi sono tutte per i miei vicini di ombrellone.

Questo è un blog sulla voce, quindi mi concentrerò sulla parte uditiva del mio piccolo paradiso terrestre. Che paradiso completo non sarebbe se a popolare questa bella e affollata spiaggia toscana non ci fossero certi splendidi esemplari della fauna locale e forestiera.

I glutei però sono più o meno uguali ovunque (se mi leggesse Tinto Brass si farebbe il segno della croce). La vera diversità sosta tra gli accenti regionali e le abitudini alimentari.

Accanto al mio ombrellone, una fila in più verso la pineta, c’è una mesta famigliola composta da padre e madre di una certa età, più la loro figliola (scrivo già da maremmano purosangue) che è molto giovane, silenziosa, e con un’aria triste e annoiata.

Devono essere per forza di Bergamo, anche se ovviamente non gliel’ho domandato. L’accentone delle valli fà sempre la sua bella figura, anche qui in riviera. Parlano poco fra di loro e con quei suoi gutturali tipici che io ricordo sin da bimbo, quando da piccolo passavo le vacanze in Val Brembana. L’uomo, dei tre, dev’essere un imprenditore. Passa molto tempo a parlare al telefono a voce alta, impartendo ordini monosillabici ai suoi poveri sottoposti, che diversamente da lui saranno in ufficio a impazzire d’agosto.

Una fila oltre la nostra verso la riva invece ospita una Famiglia romana di otto elementi complessivi, di cui sei sotto i nove anni. Fanno un casino tutti insieme che neanche a Malpensa il sabato pomeriggio. Urla selvagge dei bambini che litigano per ogni dettaglio. I bambini più che parlare in effetti urlano, credo sia una cosa del tutto naturale, deve avere a che fare con la loro giovane psiche, o forse con le loro piccole gole; indagherò.

I genitori naturalmente del casino che i figli spargono in spiaggia se ne fottono alla grande, e non fanno altro che parlare di mangiare con i loro vicini di ombrellone, una famiglia altrettanto numerosa di Firenze.

Ecco il leit motive di quest’estate a Castiglione. Il mangiare, il cibo, la pappa, i pranzi e le cene, il desinare, lo sfondarsi di calorie e di prelibatezze tipiche del posto.

Questi quattro genitori tarscorrono intere ore a sciorinare ricette come gli speaker degli stadi annunciano le sostituzioni in campo.

Esce, con la maglia numero sei……. un piatto di pappardelle al ragù di cinghiale. Ed entra, con la maglia numero nove…. un piatto di tagliolini al tartufo!

Io, che sono un gran mangione, li strozzerei tutti e quattro.

Mi consola solo l’accento che toscano da un lato e romano dall’altro, si fonde a metà strada. Una specie di Civitavecchia fonatoria virtuale a onor del vero assolutamente godereccia.

E’ bello sentire quest’intreccio di dialetti, e nelle pause continue dal mio bellissimo libro di Ken Follett (e quale libro di Follett non è bello?) mi fermo e li ascolto, li ascolto tutti.

Mi viene in mente la canzone “Milano” di Lucio Dallla, dove a un punto egli dice: “Milano, gli fai una domanda in tedesco e ti risponde in siciliano”.

Se chiudo gli occhi riesco a vedere le regioni d’Italia, le visualizzo lì, dipinte dal loro accento caratteristico. E amo l’Italia più che mai… Non farei lo speaker se non adorassi il romanaccio borgataro biascicato e con una sola “ere”, il toscano sottile e intelligente e traboccante di parole molto belle e dimenticate, il bergamasco chiuso e gutturale, il milanese schiacciato e a vocali tutte aperte, il piemontese fighetto e borghese, il siciliano colorato, austero e incomprensibile, il napoletano assoluto e irriproducibile da un non napoletano, il marchigiano mix di accenti del centro Italia, e tutti gli altri.

In spiaggia, qui a Castiglione della Pescaia li ascolti tutti, hai tutti gli accenti che vuoi, e pure gratis.

Solo questo (parlo da ammalato del mio lavoro) vale una vacanza qui.

Poi… la compagnia giusta, una Corvette blu, e cene in luoghi da sogno fanno tutto il resto.

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Commenti (2)

  1. |

    Il toscano è LA lingua, maremma buchaiola.

    Ciao
    A.

    p.s.
    una corvette BLU? Non esiste!
    Nera o rossa.

    O bianca o gialla, se vuoi tamarrare.
    Ma blu???

  2. |

    Eh, caro Osky… la mia Corvette è blu perchè come già correttamente scrivi, la Corvette è un’auto piuttosto tamarra.
    Se l’avessi acquistata nera, o gialla… beh. sarei stato davvero da ascrivere al registro degli indagati! :)
    Concordo con te che la lingua buchaiola ellè il toscano, maremma ‘mpestata!
    Ciao, a presto, leggimi sempre!

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