autore: marcodedomenico | 3 agosto 2007

Bla bla bla… parlarsi addosso fà male alla comunicazione

categorie: Consigli, radio

bla_bla1.jpgNel giugno dello scorso anno ho trascorso qualche giorno a Taranto, a casa dei genitori di una mia amica. A parte l’aver rilevato che l’accento tarantino è in sostanza un non accento, perché è debole assai poco caratteristico, ho avuto modo di ascoltare le radio locali del Salento.

Partivo piuttosto prevenuto, mi aspettavo di ascoltare dei dj più o meno scarsi, con forte accento locale.

E invece ascoltando le varie radio ho notati che praticamente tutti quanti parlavano con un buon accento italiano, ma commettevano l’errore degli errori. Bla bla bla… che bella giornata di sole… bla bla bla… il sole si è fatto spazio fra le nubi… bla bla bla… c’è proprio una bella temperatura primaverile.

Insomma una sequela quasi infinita di banalità da spiaggia, ripetute a vario titolo modificando solo leggermente l’ordine degli addendi.

Mi veniva da ridere e anche un po’ di rabbia.

Sicuri che fare la radio signifihi dire per forza qualcosa? Ci viene imposto, me ne rendo conto, ma pagherei cento euro a quel dj che se non ha nulla da dire accoppia due dischi con un jingle e buona notte.

Niente di peggio per un ascoltatore medio (io mi sento un po’ più che medio, diciamo un ascoltatore anulare…) che sentire una serie di inutili sciocchezze uscire dalla propria radio.

I dj in fase di formazione, quelli troppo giovani per fare questo lavoro (che è un lavoro insospettabilmente per adulti), quelli un po’ vuoti di loro, e tutti gli aspiranti dj ma chiaramente inabili, dovrebbero registrare ogni passaggio di ogni puntata e riascoltarsi la sera, a casa, con calma.

E nel riascolto criticarsi: era veramente utile dire quella cosa in quel momento? A chi sarà servito quel mio discorso simpatico sulle api da allevamento?

E successivamente contare quante parole si sono usate per quel discorso. Normalmente (parlo anche per me, che mi occupo di radio da 13 anni e ne ho 32) si tende ad adoperare molte più parole di quel che occorrano per esprimere un concetto.

I bravi comunicatori (ed ecco lo scopo di questo post) usano il minor numero possibile di parole nell’unità di tempo.

Queste parole però sono molto ricche di significato, ci aprono ampi spazi mentali, sono efficaci e solide.

Chi parla molto, normalmente parla di nulla. Questo è un mio difetto, che per correttezza pubblicizzo senza timore, e anche un po’ per monito a me stesso.

Quindi se vogliamo comunicare bene, dobbiamo farlo in economia. In sensata economia.

Lo stesso naturalmente vale per i conduttori radiofonici, che parlano alle masse.

Se c’è poco da dire, meglio non dire niente. Se c’è molto da dire, meglio farlo con poche ma efficaci parole. Niente di peggio che un vaniloqio per convincere gli ascoltatori casuali a cambiare subito canale.

Ed ora… Non ti muovere, di Sergio Castellitto.  Con Castellitto, la Gerini e la Cruz, su Canale 5. Un venerdì sera di assoluto relax, dopo una giornata agostana di lavoro, non guasta mai.

 Buona comunicazione a tutti.

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Commenti (7)

  1. |

    Ciao marco! è proprio vero… a volte per esprime un concetto si parla e riparla, con il rischio di diventare molto pesanti con chi ci sta difronte…

    [quote]Quindi se vogliamo comunicare bene, dobbiamo farlo in economia. In sensata economia.[/quote]

    sono d’accordissimo… ma non solo per le radio (ovviamente tu parli per il tuo lavoro, io parlo per il mio) questo vale anche per le pubbliche relazioni, marketing… tutto ciò che riguarda la comunicazione in un’azienda… se non si è in grado, è effettivamente meglio che ci si faccia dell’ìaltro (ovviamente, novizi esclusi)

    tante volte sono stato a convegni e seminari e i relatori sapevano fare benissimo il loro lavoro, ma a livello linguaggio… zero…

  2. |

    sì è vero, spesso a volte il bla bla radiofonico ha una scarsa densità di concetti. Forse per l’inesperienza degli speaker, forse perché si vuole solo riemipire un vuoto. Io dalle mie parti sento sempre un tipo che ad ogni lancio dice: “Ed ecco un grande artista che ci ha regalato tante emozioni, signori ecco a voi…” Al lancio successivo le parole non cambiano. Forse siamo noi ascoltatori che cambiamo. Frequenza.

    Personalmente mi piacciono quei programmi in cui c’è un lavoro redazionale dietro. Con una scaletta che determina le aree tematiche d’affrontare. Non mi dispiacciono quei programmi in cui lo speaker è un bravo improvvisatore (ad esempio tale Marco De Domenico… :) .

    Per quanto riguarda la comunicazione aziendale, e qui mi riferisco al contributo di Mattia, noto che da più parti c’è una tendenza alla sovrabbondanza di segni. Tante cose da dire, troppe e spesso inutili. Buone solo a far rumore.

    Spesso l’azienda indulge nella celebrazione entusiasta dei propri benefit (scontissimi! superofferte! occasioni uniche!), così comuni alla concorrenza. La comunicazione è impostata su codici espressivi e forme retoriche ormai abusate. Sempre le stesse cose.

    Penso che il miglior modo di costruire un discorso persuasivo – ed anche d’intrattenimento come in radio – sia sapere dove andare a parare. Dare ordine, struttura, senso.

    Invece, sempre ’sto bla bla bla. E’ più gradevole il gracidare d’un ranocchio. Almeno lui fa ‘cra cra’. :)

  3. |

    Bravissimo Francesco!
    Hai colto in pieno il senso del mio post.
    Vuoi fare il redattore insieme a me di Usalavoce?

  4. |

    Perché no. Il sito e il modo in cui l’hai strutturato mi garba molto. Per me sarebbe un piacere.

  5. |

    la comunicazione aziendale ormai non esiste quasi più… basta pensare che le pubblicità attuali concentrano la loro attenzione solo su di loro non pensando che il loro principale obbiettivo è il cliente e quindi le sue esigenze…

    ma a parte questo, manca proprio la capacità di comunicare in ogni ambito, e sarà sampre peggio (mia previsione) in quanto i ragazzi stanno prendendo la brutta piega di accorciare troppo le loro parole. perdono così di fantasia e tutti i media gli vanno dietro, innescando una ruota che non si ferma più…

  6. |

    E questa cosa mi terrorizza, Mattia.
    Penso spesso al modo di scriveve tutto compresso e sincopato degli adolescenti.
    Negli anni ‘90, gli anni della mia adolescenza, al massimo ci si spingeva al TVB.
    Adesso è pazzesco, a volte leggo dei commenti all’interno di blog di adolescenti che sembrano i cablo del KGB. Comunque grazie Mattia, leggimi sempre.

  7. |

    Io invece toccherei più il tema della comunicazione “virtuale” che a volte semplifica e aiuta il “contatto” con le persone ma molte volte allontana … EVVIVA LA VOCE!!!

    (ogni riferimento è puramente casuale!!!).

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