Provate a tapparvi un orecchio e ad ascoltare un suono.
Farete fatica a capire da dove proviene.
La fonte sonora è di fronte a me? O di fianco dall’altro lato? Magari è dietro.
Ciò accade perchè solo attraverso l’uso combinato e sincrono di entrambe le orecchie, il cervello è in grado di ricostruire al suo interno la spazialità.
L’immagine sonora stereofonica viene “visualizzata” dal cervello attraverso le orecchie, entrambe.
Ecco perchè tappandocene uno il suono percepito risulta vuoto, meno profondo, e soprattutto diverso da quanto siamo abituati a sentire.
Addirittura normalmente le nostre orecchie sentono in maniera leggermente diversa una dall’altra.
Fate questo esperimento. Trovate la maniera di generare un suono stabile. Io uso Pro Tools su computer, e genero una forma d’onda. Chi non ha sottomano nulla può limitarsi ad ascoltare lo stesso pezzo di canzone da un CD.
In ogni caso potete ascoltare qui un’onda sinusoidale da 20hz. Qui una da 1khz e qui una da 15khz .
Scommetto che il 20hz non riuscite a sentirlo, vero? Poi vi spiego il perchè.
Ad ogni modo, riproducete gli audio, e tappate alternativamente un orecchio e l’altro.
Scoprirete che la percezione dei suoni è leggermente diversa. Da un orecchio sentirete un suono leggermente più acuto, più ricco sulle altre frequenze. Con l’altro orecchio invece il suono sarà leggermente più ovattato.
Non siamo perfettamente simmetrici.
In medicina questa cosa si sa bene, siamo soltanto sommariamente simmetrici. Due braccia, due gambe, due polmoni, due reni, due orecchie e due occhi.
Ma se vi mettete di fronte a uno specchio scoprirete che gli occhi non sono proprio simmetrici rispetto al naso, nessuno li ha così, salvo forse qualche modella professionista.
Così come i nostri occhi hanno una percezione del colore leggermente distonica, lo stesso si può dire delle orecchie.
Dipende anche dalla forma dei padiglioni auricolari.
E dunque, se noi stesso percepiamo il suono in maniera differente fra un orecchio e l’altro, immaginate come possa essere completamente diverso fra due esseri umani.
Vi siete mai posti il problema? Ogni persona sente a modo suo.
Chi più cupo, chi più squillante, chi meno e chi più, chi rileverà meglio certe frequenze piuttosto che altre, e così via.
Poi, sebbene esistano delle regole fisiche di “psicoacustica” che uniformano la percezione dei suoni da parte delle orecchie umane, è naturale immaginarci cospicue variazioni all’interno di ogniuno di noi.
A me da molto fastidio ad esempio il rumore dei motori diesel. Lo trovo ruvido, mi mette ansia.
Alla stessa maniera, il famoso suono del gessetto sulla lavagna non mi dà alcun fastidio. Anche le posate strisciate sui piatti non mi irritano particolarmente. Ma se fra le dita tengo un batuffolo di cotone idrofilo… il suono, seppure debolissimo, che genera, mi manda all’altro mondo.
Faccio questi esempi non tanto nell’intento di apparire originale a tutti i costi, ma per evidenziare quanta differenza passa nell’ambito della percezione dei suoni da un essere umano all’altro.
I maschi adulti normalmente sentono un po’ meno dei bambini e delle donne. Sentono meno soprattutto le alte frequenze.
In generale l’orecchio umano è in grado di rilevare le frequenze comprese in un range che va teoricamente da 20 hz a 20 khz.
Nella realtà, ciò che è sotto i 50hz e ciò che è sopra i 15khz in pratica non lo sentiamo, se non a volumi da terremoto. Riprovate ad ascoltare i file che ho allegato in questo post.
Per una percezione quanto più vicina alla realtà del suono quindi, occorrono due orecchie e tanto cervello.
Allenarsi a usare bene le orecchie, a renderle più obiettive (e scevre quindi da opinioni personali in ambito acustico) ci aiuterà a svolgere meglio il nostro lavoro di artisti della voce.
Lo speaker è anzitutto un eccellente ascoltatore, ricordate?
Cotonfioc per tutti!










Provo a fare una domanda,, magari non conosci la risposta, ma ci provo comunque…
Il livello di percezione del suono può variare anche a seconda del tono di voce che una persona ha? ovvero, dici che donne e bambini sentono di più rispetto agli uomini adulti, ma se ci facciamo caso, generalmente le donne hanno la voce più acuta.
Possono essere collegate queste due cose?
Grazie!
Mattia,
il timbro (quell’attributo della sensazione uditiva che consente all’ascoltatore d’identificare la fonte sonora, rendendola distinguibile da ogni altra) della voce di ogniuno di noi è diverso dagli altri. Una specie di impronta digitale.
Caratterizzano il timbro della voce la forma della laringe, il posizionamento, le dimensioni e la densità delle corde vocali, oltre alla forma del petto che funge da cassa di risonanza. Contribuiscono al suono definitivo della propria voce anche la forma del cranio e del naso.
Le donne e i bambini quindi sento meglio dei maschi non in conseguenza del loro “tono di voce” ma perchè hanno un apparato uditivo più sensibile.
Le femmione hanno una voce generalmente più acuta perchè anatomicamente la loro laringe è più sottile e più lunga di quella dei maschi.
Per semplificarti il concetto, pensa alle canne di un organo. Quelle basse e larghe generano un suono profondo, grave, quelle sottili e alte invece generano un suono molto acuto. Lo stesso accade per gli esseri umani, è un principio fisico.
Presto scriverò un blog sulle armoniche della voce.
Spero di essere stato esaustivo.
Continua a leggermi, mi raccomando.
Marco
Ciao Marco innanzitutto complimenti per questo blog che è davvero utile.
A proposito di rieducazione e allenamento dell’orecchio ti chiedo se ascoltare musica classica può essere un sistema efficace.
Ho letto infatti che una teoria francesce consiglia questo metodo prima di iniziare un corso di dizione.
Grazie
Tommy
CIao Tommy,
grazie per i complimenti.
La musica classica è considerata a tutt’oggi la massima espressione dell’arte musicale.
Naturalmente la definizione di “musica classica” è ampia e opinabile, poichè la definizione di “classico” è generalmente suggerita dai posteri.
Però diciamo che per “musica classica” intendiamo tutta la composizione mitteleuropea che va dalla seconda metà del ‘700 fino ai primi dell’800.
Autori come Haydin, Mozart, Beethoven, Schubert, Liszt, Wagner, Brahms dovrebbero essere ascoltati da tutti.
Ricchissima di armoniche, commistione di un’infinita varietà di strumenti musicali che suonano cose diverse fra loro e unite nell”effetto sonoro generale, la musica classica è la musica in assoluto più completa, oltre che più colta.
L’ascolto della musica classica apre la nostra “mente uditiva” un po’ come lo studio della lingua latina apre la mente all’analisi logica.
Quindi Tommy, al di la della teoria francese che citi, penso che l’ascolto della musica classica sia funzionale all’educazione delle nostre orecchie.
E come sai, senza orecchie non si può essere bravi speaker.
A presto, leggimi ogni giorno!
Marco
hum…ok…pensavo potesse esserci un collegamento più diretto tra voce e sensibilità percettiva del suono, ma invece mi dici che è solo un fattore fisico…
peccato…pensavo di aver fatto una scoperta ancora irrisolta… allora alla prossima….