autore: marcodedomenico | 18 luglio 2007

Ma quanti bei punti esclamativi!!!

categorie: Consigli, in pubblico

consultazione_175×135.jpgI segni di interpunzione sono indispensabili ai fini della buona lettura di un testo.

Hanno un valore prettamente logico, e aiutano a prendere i giusti respiri e ad appoggiare correttamente le frasi quando da scritte le tramutiamo in suoni.

Lavorando come speaker ho notato come spesso la punteggiatura venga usata un po’ a casaccio. A volte ho letto testi la cui punteggiatura sembrava essere rovesciata fra le parole un po’ come quando si scoglie il laccetto di una sacchetta e se ne versa il contenuto su un tavolo.

Niente di meglio per complicarci il lavoro.

Negli ultimi anni ho notato un abuso dei punti esclamativi e dei puntini di sospensione. Un uso “omeopatico” del punto di fine frase, e un uso del tutto arbitrario delle virgole.

Chiariamo che due punti esclamativi “!!” non raddoppiano l’effetto che si ottiene mettendone uno solo “!”.

I copywriter quando scrivono per la pubblicità, infarciscono i testi di punti esclamativi. Forse sperano che così vengano recitati meglio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Male, verranno recitati peggio!

L’uso improprio o eccessivo della punteggiatura è solo dannoso! Il punto esclamativo è uno solo, serve a sottolineare la sorpresa (Com’è bello!), il dolore (Ahi, che male!), la minaccia (Marco, ubbidisci!).

Si può accoppiare il punto esclamativo al punto interrogativo (!?)  per aggiungere una sfumatura di incredulità (ma come… non mi hai portato le pannocchie?!).

Lo stesso discorso vale per il punto di domanda. Serve allo scrittore per rendere interrogativa una frase, ne basta uno.

E poi ci sono i puntini di sospensione, che sono tre (…) e non più di tre. Metterne di più non serve, ne abusano spesso gli adolescenti nel loro scambio di sms.

Il punto e virgola (;) è oramai confinato a ruolo puramente decorativo, non si usa quasi più se non per separare all’interno della frase dei gruppi di incisi e quando non si vuole mettere un punto. Alessandro Manzoni : “Il lembo estremo, tagliato dalle foci de’ torrenti, è quasi tutto ghiaia e ciottoloni; il resto, campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna”

Le virgole sono il tallone d’Achille dei copywriter. Sono ovunque e a sproposito o più spesso non ci sono.

Poco male, le aggiungiamo noi speaker.

La resa sonora di un testo scritto è per gli speaker una grande sfida. Possiamo peggiorare molto la qualità di un testo o conferirgli grande dignità letteraria, in misura della nostra perizia.

Lo speaker deve leggere per sé tutto il testo, prima di trasformarlo in voce.

Proprio per i motivi che ho tentato di elencare in questo blog, è opportuno che lo speaker dia una letta approfondita al testo, ne faccia suoi i contenuti logici, e armato di matita o di biro si segni i punti in cui a priori ha deciso che appoggerà la voce in una certa maniera.

La grafìa in questo senso è libera, ogni speaker si senta nel pieno diritto di pasticciare il foglio a suo piacimento, tanto ogni segno grafico è puramente di comodo.

E dunque prima di leggere per gli altri, leggiamo per noi. Io arrivo a fotografare i paragrafi sulla pellicola della mia testa, immaginando come verranno le parole in voce un istante prima di pronunciarle. Questo lavoro di precursione mi porta a risultati di gran lunga migliori.

Ma è la mia tecnica personale, e francamente non so se si possa applicare universalmente.

Quanto meno si può provare.

E poi impariamo ad essere obiettivi con i segni di interpunzione. Non fossilizziamoci su quella virgola o su quel punto. Facciamo opera di editing del testo, non prendiamolo sempre per definitivo e quindi immutabile.

C’è una virgola che per noi è del tutto inutile? Via, la saltiamo.

Secondo voi manca un punto vicino a quella parola? Lo mettiamo.

Con la voce possiamo davvero mettere a posto un testo mal scritto, ma quest’opera è possibile solo se abbiamo una conoscenza almeno discreta della lingua italiana.

Uno speaker non è completo se non conosce la nostra lingua, se non è in grado di fare un minimo di analisi logica e del periodo.

Vero, la voce è il nostro strumento musicale ma non è “il tutto”. Il tutto è piuttosto un essere umano, un individuo col suo bagaglio culturare (il bech gràun, come lo chiamava Verdone in Troppo Forte) e la sua percezione del mondo e delle sue culture.

Il compito delicatissimo di trasformare in suoni la parola scritta, spetterebbe ai professionisti. I veri professionisti sanno bene come analizzare un testo e migliorarlo con la voce. La punteggiatura “verbale” sarà l’unica ad andare “on air” e farà le veci di quella scritta, che rimarrà nel cassetto di chi ha scritto il testo.

Pensare a questa cosa ci spingerà a rivisitare con la voce la punteggiatura di un testo. E il merito di un buon risultato complessivo sarà anche nostro.

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Commenti (5)

  1. |

    A parte il fatto che anche io, come molti, sono colpevole di cattiva punteggiatura!

    Volevo comunque evidenziare che il processo di lettura avviene anche attraverso un principio di subvocalizzazione “nella testa” delle persone.

    E quindi anche quando produciamo un testo scritto lo stiamo preparando per uno speaker!

    E’ il nostro lettore. Che, proprio perché non esperto, ha bisogno di segnali quanto più chiari e precisi possibile.

    Innit?

  2. |

    Yes it is, Piernicola.

    Quando leggiamo un testo, tendiamo a “speakerarlo” in maniera subvocalizzata. Solo per noi.

    Approfitto del tuo commento al mio post per aggiungere un breve concetto.
    Chi scrive, dovrebbe sapere a priori se sta scrivendo per il media “stampa” o per altro media che preveda la voce.

    E dovrebbe regolarsi di conseguenza. Per esempio in un discorso in voce è ammessa l’omissione del verbo, perchè sottointeso o evocato da un’immagine.

    In un testo scritto non mettere il verbo all’interno della frase è considerato un errore.

    Anche le pause sono diverse, ecco perchè suggerisco allo speaker di verificare la punteggiatura del testo che si accinge a leggere, perchè probabilmente non si adatta alla verbalizzazione.

    E’ un discorso stimolante e complesso, presto lo approfondiremo.

    Intanto grazie Piernicola.

  3. |

    Qualcuno ha detto che il punto esclamativo in fondo a una frase corrisponde a un applauso che lo scrivente si concede da solo.
    Non capisco perché l’uso generoso del punto esclamativo non corrisponde a un uso altrettanto generoso degli altri segni di interpunzione; è una palese ovvietà, ma non posso fare a meno di dire che essi sono indispensabili per una corretta comprensione del discorso; sono infiniti gli esempi di frasi che cambiano totalmente di significato a seconda della posizione di una virgola.
    Soprattutto le nuove generazioni sembrano ignorare questa banalità.

  4. |

    ke kommento devo lasciare
    in qst blog nn c’è nnt di interexante
    mah

  5. |

    Potevi anche non scrivere nulla…

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