Luca e Paolo, i comici di Camera Cafè, delle Iene e di molti altri programmi trasmessi dalle Reti Mediaset ci hanno fatto anche parecchi scatch comici.
Ogni volta che occorre tradurre da una lingua straniera all’italiano in tempo reale si chiama “l’interprete”.
La figura dell’interprete è leggendaria, perchè fa la sua comparsa in situazioni molto importanti.
Fate mente locale, quante volte li abbiamo ascoltati in TV? Un’infinità.
E ogni volta che nei telegiornali fanno un servizio al Parlamento Europeo, o al Palazzo dell’ONU, si vedono sempre i politici mentre indossano delle cuffiette. Ovviamente in cuffia hanno la traduzione nella loro lingua d’origine del discorso che sta tenendo qualcuno che non parla la nostra lingua.
Il servizio è utilissimo, nulla da obiettare.
Scrivo questo blog però dal punto di vista dello speaker, del professionista della voce.
Gli interpreti non si impegnano minimamente a rendere accettabile la versione italiana dal punto di vista dell’intonazione e della dizione.
Perchè tutti gli interpreti, e sottolineo TUTTI, devono usare quel tono da robot?
Io credo che tendano ad imitare loro stessi. Sono convinto che gli interpreti usino quel tono monocorde perchè credono che un buon lavoro si faccia così. Lo hanno sempre sentito fare in quella maniera, fin da quando studiavano per diventare interpreti, e perpetuano la specie imitando i loro predecessori.
Cosa c’è che non va?
Diamo per scontato che un bravo interprete padroneggi la lingua dalla quale traduce nella nostra. Non ho dubbi sul fatto che la concentrazione sia massima, sono chiaramente sotto pressione.
Ma perchè non cambiare marcia, e fornire un servizio che scavalchi di molto quello offerto dai propri colleghi?
Sono certo che un interprete che traduce con un buon accento italiano e un’intonazione più naturale lavorerebbe molto di più.
Cosa occorre?
Anzitutto un buon corso di dizione. In Italia ci sono eccellenti scuole di dizione, e ai lombardi io posso suggerire il CTA, Centro Teatro Attivo di Milano.
Un giorno sul CTA scriverò un intero post, senza dubbi se lo merita.
E poi, sarebbero sufficienti dei rudimenti di recitazione per ottenere uno squisito accento italiano senza compromessi.
Quanto sarebbe bello poter ascoltare in TV una traduzione simultanea valida non solo nei contenuti ma anche nella forma!
Mi irrita parecchio quella cadenza robotica, proprio quella che Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu imitano con divertimento nei loro schetch del passato, quelli sul finto Bin Laden che in realtà parla in genovese.
Già che ci sono, faccio un po’ di polemica anche alle cassiere del supermercato.
Un attimo prima hanno una voce splendida, naturale, delicata, molto femminile.
Un secondo dopo aver schiacciato il pulsante magico dell’interfono si ascolta un: “l’addetto al reparto rosticceria è atteso in cassa centraleeeeeeeeeeeeeeee” con un chilometro di “e” in coda e un tono da gallina guercia.
Perchè? Anche questo resta un mistero! Forse la consapevolezza di essere ascoltati da una moltitudine di persone, crea in loro una finta necessità. Forse si illudono di essere ascoltate meglio se parlano così, in questa maniera innaturale e molto “da supermercato“.
Anche in questo caso temo si tratti principalmente di imitazione. Le loro colleghe lo hanno sempre fatto, e lo fanno anche loro.
Non mi spingo a suggerire un corso di dizione alle cassiere dei supermercati, sarebbe davvero troppo. Però se solo qualcuno facesse notare loro che nessuno parla così, magari un po’ di redenzione ci sarebbe.
La naturalezza è la chiave di tutto, in ogni ambito. Non conosco un aspetto della nostra vita in cui l’artificio sia più apprezzato della naturalezza.
Alle cassiere dei supermercati suggerisco di parlare nell’impianto di amplificazione esattamente come parlerebbero a me, che sono in cassa a pagare.
Agli interpreti invece regalo questo post, nella speranza che possa convicencere loro di quanto risulti davvero patetico quel tono da C3-PO. Luke Skywalker sarebbe senza dubbi d’accordo con me.






















ciao molto interessante, non è che hai li anche qualche esempio di questi robotici interpreti?
Ciao Sammy, presto potrai ascoltare la voce degli interpreti robotici di cui parlo nell’articolo.
Continua a seguirmi, ogni giorno un nuovo post.
A presto.
M.
ciao Marco, ho letto quasi per caso questo tuo post. Complimenti vivissimi, è molto bello e utile per tutti.
A proposito, a quando un post in cui ci dai qualche suggerimento su come parlare meglio al telefono?
Prestissimo caro Stefano.
Continua a leggermi!
Secondo me, il tono monocorde dei doppiatori é dato dal fatto che sono totalmente concentrati sull’afflusso di parole che ascoltano e che devono tradurre ascoltando già ciò che verrà dopo. Penso sia davvero molto difficile per loro concentrarsi anche su dizione ed intonazione, visto il grande sforzo mentale che la loro performance richiede.
Può ben essere Arrigo, non lo escludo affatto.
In effetti parlando con chi lo fa di mestiere siamo giunti alla conclusione è veramente difficile concentrarsi anche sull’uso della propria voce.
Eppure, ti assicuro che per me che sono un doppiatore, la dizione e l’intonazione sono un assoluto automatismo.
Se lo diventasse anche per gli interpreti?
E’ un esperimento che qualche bravo interprete potrebbe fare, e quindi col tempo smentirmi o darmi ragione.
Intanto mille grazie per il tuo prezioso commento.
A preso, leggimi sempre.
Caro Marco,
un’amica mi ha segnalato il tuo sito, e l’ho visitato volentieri.
Non sono un’interprete professionista, ma mi è capitato sovente di dover fare traduzioni simultanee, o consecutive o chuchotage, e dunque so di cosa si tratta. ll tono ‘monocorde’, come lo chiami tu, è conseguenza della necessità (specie nella simultanea) di tradurre nell’immediato una frase, e intanto nella tua testa parte già la successiva. Il tuo cervello ha un gran daffare a star dietro alla sequenza delle parole (tieni anche conto che tu praticamente NON senti quel che dici per evitare di confonderti sulle frasi che arrivano a raffica… ) e quindi NON c’è il tempo, nè il modo di riuscire a dare anche un’intonazione. Anzi, io spesso penso di darla, l’intonazione, ma non ho neanche modo di verificare se ciò avviene, perchè non mi sento!
Da ultimo, spesso si traducono cose che, per l’interprete, sono prive di significato.
Prova tu a dare un senso ad una conferenza sui vantaggi dell’utilizzo delle sonde di cloruro d’argento rispoetto al Rame / solfuro di rame, nell’abito della protezione dalle corrosioni elettrolitiche !! Poi mi saprai dire …
Con tanta simpatia,
Clara
Porca paletta !!
il commento di arrigo era praticamenet uguale al mio…
e l’ho visto solo ora.. che figura…
Ciao Clara, questo post stà raccogliendo l’indignazione degli interpreti, è una cosa che considero del tutto naturale.
In fondo, come tu stessa rilevi, Arrigo ha scritto più o meno ciò che hai scritto te.
Però senti, ti racconto due cose del mio lavoro di speaker e doppiatore.
Chi fa il mio lavoro, ha un controllo così preciso della propria emissione (pensa ai cantanti professionisti) che ritiene del tutto inutile ascoltarsi.
Un doppiatore (per definizione e per perizia professionale) sa esattamente come stà appoggiando una frase. Non ci occorre alcun feedback, possiamo parlare al buio. E quando dici che la tua voce non la senti mentre svolgi il tuo lavoro di interpete, in realtà dici un’inesattezza, perchè la nostra voce non la ascoltiamo solo dalle orecchie, ma anche (e soprattutto) dalla nostra stessa scatola cranica. Non volerla sentire con una manovra logica di esclusione è un altro conto.
Quindi apprezzo moltissimo il tuo commento, ma da doppiatore continuo a pensare che gli interpreti si fermino a un punto oltre al quale semplicemente non hanno mai deciso di andare. Tutto qui. Accetto le tue critiche (sarebbe da idioti rigettarle) ma continuo a pensare ciò che ho scritto nel post originale.
Esperimento: far seguire a un interprete (uno bravo) dei corsi di dizione, doppiaggio e recitazione a microfono. Poi metterlo in sala di doppiaggio (occorrono anni, per altro) per diventare bravo, e infine vedere che succede facendolo lavorare di nuovo come interprete, ma con un mondo di colori, di intonazioni e di appoggiature dentro di se.
Fantasie di un doppiatore, porta pazienza.
E grazie per aver reso la tua testimonianza, preziosa come tutte le altre.
Questo post è vivo grazie a voi che siete i principali artefici dei suoi contenuti.
Marco