autore: marcodedomenico | 5 luglio 2007

Church reading

categorie: altro, in pubblico

leggioe.jpgLeggere in chiesa è una delle cose più difficili.

Anzitutto perchè si legge nella Casa del Signore. Si può essere credenti o meno, ma non c’è dubbio che la location crea una certa atmosfera. E poi perchè il pubblico è particolarmente attento. Diversamente da un’infinità di altre situazioni, la fruizione del messaggio è pressocchè totale. Si può tenere accesa la tv del salotto mentre si fanno le pulizie e non guardarla nè ascoltarla. Si può accendere l’autoradio per stondare i suoni del traffico circostante, e non ascoltarla. Ma se qualcuno parla in chiesa, o lo ascolti o fai apposta e ti deconcentri.

Il lettore lo sa bene, sente su di sé gli occhi del pubblico, percepisce l’attenzione e la tensione. E mediamente si produce in pessime figure.

Preso atto del perché in chiesa si tenda a leggere male, cerchiamo di trovare qualche valida soluzione al problema.

Sempre a patto che per voi sia un problema, s’intende.

I lettori in chiesa si dividono in tre categorie. I robottini, gli aspiranti sacerdoti e i fantasisti.

I robottini in questa sede non li trattiamo. I robottini leggono qualunque cosa come se fosse una cosa sola, come si legge alla fine del primo quadrimestre della prima elementare, come se fra vivere e morire non ci fosse alcuna differenza. Non si impegnano minimanente se non nel non sbagliare. Si scelgono un tono e lo tengono dal titolo al punto di fine lettura. Fine.

Gli aspiranti sacerdoti invece accordano lo strumento voce sulle note dei prelati. La cantilena è quella tipica, non occorre spiegarvela. Anche quella lettura per me, speaker, è un po’ patetica. A me personalmente inoltre fa anche un po’ di effetto ipnotico, credo un po’ a tutti.

Ma concentriamoci sui fantasisti. Il trucco è sempre quello: capire a fondo quello che si legge, trasformare la parola scritta in suono ricordando sempre che chi ci ascolta non ha a disposizione il testo, ma solo la nostra voce come strumento di comunicazione. Il nostro auditorio farà suoi i concetti che gli giungono dalla nostra voce, solo dalla nostra voce. Il testo è solo per noi, lettori. Su questo argomento tornerò tante altre volte, in futuro.

Il fantasista fa suoi i concetti che trova scritti, e cerca di dare un senso a quello che legge. Anche in Chiesa, dove tutto è più difficile.

Spesso vengo invitato a leggere, ai matrimoni dei miei amici. Insomma, sono abiutato a leggere in pubblico, a leggere alle masse, ma in Chiesa ho difficoltà.

Ho notato però due cose, le voglio condividere con voi. Appena arrivo sul palchetto in legno, mi prendo per lo meno una ventina di secondi di silenzio tutti per me. La gente si incuriosice, mi guarda sempre strano. Immagino le domande all’interno delle loro teste: “oh, ma comincia o no”?

E io non comincio, aspetto ancora un po’. Quando la mia concentrazione è massima, e anche la loro, attacco.

Leggo sempre adagissimo, per due motivi. Primo perché la eco in Chiesa è fortissima, quindi per evitare che i suoni si impastino fra di loro, leggo adagio e scandisco le parole. Secondo, questa tecnica gioca sempre a favore di chi legge. Leggere adagio è un gran mestiere, si rischia assai meno di incastrarsi, i punti si trasformano in maniera naturale in lunghe pause di respiro. La pausa di respiro ha la sua bella utilità, permette a chi ascolta di metabolizzare i concetti appena appresi e di farli suoi.

E quindi, se leggete in chiesa ricordate di posizionarvi comodi davanti al leggio e di non cominciare prima di aver trovato la concetrazione. Leggete adagio scandendo bene le parole, e la lingua viaggerà morbida all’interno della bocca. Cercate di capire bene quello che dite, e sforzatevi di farlo capire a chi vi ascolta… Non leggete monocorde, come i robottini disumani, non leggete a cantilena, come gli aspiranti ai Voti, leggete come se anche voi voleste capire bene i concetti.

E se vi incastrate ricominciate dalla virgola precedente, e non direttamente dalla parola mal detta. Facilita la comprensione del periodo.

La bella figura è assicurata.

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Commenti (1)

  1. |

    io invece mi trovo bene a leggere in chiesa,non ho nessuna difficoltà,anzi…mi rilassa la cosa…perchè sono riuscita ad aquisire un linguaggio senza inflessioni dialettali con gli accenti al posto giusto…e la giusta espressione alle frasi….

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