Qualche sera fa, in chat con una mia amica, si parlava del didgeridoo, lo strumento etnico usato dagli aborigeni dell’outback australiano.
Si tratta di uno strumento di legno a forma di tubo, cavo, lungo circa un metro e mezzo, che in virtù delle sue caratteristiche fisiche emette un’unica nota molto grave. Il suono è molto evocativo, sembra vibrarti nell’anima. Per suonarlo in maniera continuativa, e quindi senza pause per respiare, occorre imparare quella che è detta “respirazione circolare“.
In due parole, la respirazione circolare è una tecnica mediante la quale si continua a soffiare anche mentre si respira. L’effetto è ottenuto immagazzinando parte dell’aria fra le guance, che si comprimono contro l’imboccatura dello strumento, mentre nel frettempo occludiamo l’epiglottide per dirigere l’aria fresca che dal naso va a riempire i polmoni.
Che c’entra la respirazione circolare con l’uso professionale della voce?
Nel mio sito personale www.marcodedomenico.com scrivo che i fiati di uno speaker concorrono all’atmosfera che lo speaker crea attorno a se durante la sua performance. Ed è tutto vero. I fiati, ossia i respiri, hanno per timbro, lunghezza e forza, le stesse caratteristiche artistiche del resto dell’incisione.
Un bravo doppiatore usa il suo respiro non solo per alimentarsi del “comburente cellulare”, ma anche per pennellare l’opera artistica. Imparare a respirare bene, usando il diaframma, è come imparare ad andare in bici se si vuol correre in moto. Prestissimo vi parlerò meglio di questo muscolo nascosto che tutti noi possediamo, ma che in pochissimi sanno usare a dovere.
Respirate gente, respirate!

autore: marcodedomenico | 3 luglio 2007
La respirazione circolare, una tecnica utile anche per parlare
categorie: Consigli, in privato, in pubblico







