Dietro a molte delle azioni dei politici ci sono scelte molto precise. Non c’è aspetto dell’immagine di una personalità pubblica che non venga attentamente vagliato e successivamente deliberato.
Senza entrare troppo nel merito della politica, della quale mi importa poco come uomo e nulla come speaker, vi consegno due esempi preziosi di come un corso di dizione possa migliorare l’arte oratoria di una persona. Presto entrerò più nello specifico, vi fornirò tutti gli strumenti per parlare bene (bène) in pubblico.
Apro però quest’area del blog proprio facendovi ascoltare due esempi. La voce di Silvio Berlusconi nel discorso che segna la sua discesa in campo nel gennaio 1994 e la voce dello stesso Silvio Berlusconi all’interno di una manifestazione tenutasi nel dicembre del
Nel suo primo discorso la voce è flebile, imprecisa, carica del suo accento milanese. Ascoltate la consonante “esse”, sempre pronunciata un po’ come se fosse èsce piuttosto che esse. Inoltre la vocale “e” è sempre bella chiusa, proprio come si conviene a un lombardo doc.
Dal punto di vista tecnico la voce di Berlusconi formato ‘94 è pessima, non contiene alcuna energia, l’effetto è pesante. Nel 2006 la voce è totalmente diversa.
Silvio Berlusconi ha imparato a parlare in pubblico, e lo dimostra sfoderando un migliorato accento italiano, farcito di parole pronunciate finalmente in maniera corretta. Ad esempio la parola insième è detta come si deve, con la vocale “e” aperta. Inoltre il tono è ben diverso da quello di un tempo, si sente la spinta tipica della respirazione diaframmatica (spiegherò meglio in seguito di che si tratta), e le appoggiature della voce sono cariche di energia.
Si può essere in totale disaccordo sui contenuti politici dei discorsi di Berlusconi, ma non si può non apprezzare il fatto che i suoi discorsi sono potenti, tonanti, trascinanti.
C’è il pathos, c’è la carica emotiva, si percepisce il desiderio di arrivare all’animo della platea. Parlare bene in pubblico significa coinvolgere integralmente la propria audience, convincerla della bontà delle proprie idee.
Ringrazio indirettamente Nicola Savino di Radio Deejay, che all’interno del programma Deejay chiama Italia mi ha fatto notare questo cambiamento.
Ci sono molti aspetti da tenere in considerazione, non ci si può fermare a una buona dizione italiana, che in molti casi sebbene consigliata non è indispensabile.
Per ora mi fermo qui, presto su questo blog spiegherò meglio quali strumenti occorrono per parlare bene in pubblico. Intanto dò un 8 in pagella all’eloquio di Berlusconi.










Molto interessante questo argomento. E apre una vastità di spunti per altre discussioni.
Ne propongo una io:
che ne dici di fare un’analisi del famoso faccia a faccia da Vespa tra capitan Berlusca e padre Prodi?
(e con le due apposizioni credo di aver già dato una mia impressione).
E’ indubbio che l’impostazione oratoria (essendo metodo espressivo di una posizione umana di fronte alla realtà) riflette, consciamente o inconsciamente, anche un certo contenuto politico.
Vale la pena però di rimanere sganciati (come hai ben fatto) dal giudizio in merito.
Sarebbe interessante fare un’analisi tecnica dei due sistemi e una sottolineatura dei punti cardine.
Perfino il modo con cui si rivolgevano al moderatore è analizzabile (a volte remissivo, a volte invece rivendicativo)…
Aspetto un post.
Bè la differenza in effetti si nota … grande Nicola Savino!!! :0)
La prima registrazione per quanto a livello di dizione corretta si sentiva un po’ “insicura” …